In nome dell’orso

Matteo Zeni, ex guardaparco del Parco Naturale Adamello-Brenta, racconta la storia dell’orso bruno in Trentino e sulle Alpi, dalla sua caduta al suo ritorno, e del difficile e insieme misterioso rapporto tra il grande carnivoro e l’uomo. Un volume che è metà racconto, coinvolgente e poetico, e metà manuale, con informazioni chiare e approfondite sull’orso stesso, sul progetto di reintroduzione, sui comportamenti da tenere, sulle strategie concrete per una convivenza possibile. È stato realizzato con il contributo del Muse e di Montura Editing

Autore: Matteo Zeni-Casa editrice: Il Piviere- Pagine: 432- Prezzo: 20 euro- Nelle librerie e online

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Resilienti. Siamo nati per resistere

Pino Dellasega torna in libreria con un volume dedicato alla capacità di non arrendersi: la resilienza, un tempo semplicemente chiamata “forza del cuore”, viene narrata attraverso le storie di persone all’apparenza normali ma straordinarie nei fatti, che hanno realizzato grandi sogni o superato grandi ostacoli. Dellasega riflette sulla resilienza mentre percorre in solitaria il Cammino del Cristo Pensante, da Pietralba a Passo Rolle. Il percorso descritto nel libro tocca il dolore, lo stress, la perseveranza, il coraggio, i cambiamenti e la malattia.

Autore: Pino Dellasega- Casa editrice: Artimedia – Valentina Trentini-Pagine: 240- Prezzo: 20 euro- Nelle librerie e online

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Sboccia l’orienteering a Lavazé

A primavera l’orienteering italiano avrà gli occhi puntati sull’altopiano di Lavazé, dove il 19 e il 20 maggio si disputeranno i Campionati Italiani Middle e Staffetta. Armati della mappa, circa un migliaio di atleti sfideranno i cronometri alla ricerca dei punti di controllo, le cosiddette “lanterne”. Si prospetta un weekend pieno di emozioni sia per chi è alla caccia di un titolo italiano, sia per i principianti che avranno la possibilità di avvicinarsi a questo sport grazie a percorsi semplificati.

Chi non ha mai provato l’orienteering potrà capire come funziona, divertendosi alla ricerca delle bandiere bianche e rosse nascoste lungo i sentieri. Grazie ai contributi della Provincia Autonoma di Trento, del Bim e dell’Amministrazione comunale di Varena, la zona è stata rilevata da un tecnico competente per stampare una cartina di gara aggiornata e particolareggiata.

Il comitato organizzativo vede collaborare fianco a fianco ben tre società sportive della Val di Fiemme: U.S. Lavazè di Varena, G.S. Castello di Fiemme e U.S. La Rocca Daiano. L’evento è aperto a tutti (sono attesi anche atleti dalla Svizzera e dall’Austria). Le iscrizioni verranno aperte a fine aprile e potranno essere fatte tramite il sito dell’orienteering italiano (www.fiso.it), sia dal sito dell’evento (lavazeorienteering2018.strikingly.com).

Stefania Monsorno

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Il selvaggio del Lagorai

Un libro che parla di natura, da vivere, rispettare e conservare, di cui noi stessi siamo parte. Memorie ed esperienze si mescolano a sogni e visioni. Fantasia e realtà si alternano nella descrizione dettagliata di alcune escursioni sulle Dolomiti e su altre catene montuose. Le rocce, le grotte, i fiori, i tanti incontri speciali – con il cervo Pascolino, con il fiume Chiacchierino o con l’orso Miele – ricordano al protagonista il suo passato, che serve a spingerlo a lavorare per un futuro migliore e una maggior vivibilità sulla terra.

Autore: Mariano Berti- Casa editrice: Youcanprint- Pagine: 338- Prezzo: 20 euro- Nelle librerie e online

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Scuola, se il voto online deresponsabilizza

Di dematerializzazione della burocrazia se ne parla non solo negli uffici ma anche nel mondo della scuola. Il processo è iniziato qualche anno fa, con il decreto legge n. 95 del 6 luglio 2012 che ha introdotto pagella elettronica e comunicazione online delle valutazioni a partire dall’anno scolastico 2012-2013. In rete sono numerosi i dibattiti che si aprono a proposito di questo strumento. Mentre siamo tutti d’accordo che un estratto conto o una bolletta possano avere la stessa funzionalità se ricevute via email sotto forma di pdf, non tutte le parti coinvolte in questa modernizzazione nel mondo della scuola hanno la stessa opinione.

Quali possono essere i risvolti pedagogici di tale innovazione? Ne parliamo con Marco Felicetti, dirigente dell’Istituto d’istruzione “La Rosa Bianca” e Mirella Florian, dirigente della Scuola Ladina di Fassa.

“IL REGISTRO ELETTRONICO
NON SOSTITUISCE I COLLOQUI”

“Il grosso vantaggio è che la comunicazione avviene in tempo reale – riflette Marco Felicetti -. Le comunicazioni avvengono, ma poi devono essere anche verificate e lette dai genitori che vi devono accedere. Va detto che il registro elettronico resta un appannaggio delle famiglie che si interessavano dell’andamento didattico-disciplinare dei figli già prima della sua introduzione, quindi spesso va rinforzato da comunicazioni su carta”. Inoltre, afferma Felicetti, un uso davvero efficace del registro elettronico dovrebbe andare oltre al mero trasferimento di informazioni, fornendo anche servizi come la prenotazione delle udienze o dei corsi di recupero e perché no, un domani dei colloqui online.

Anche i docenti sono stati coinvolti in prima persona da questo cambio, in primo luogo imponendo dimestichezza con gli apparecchi elettronici, spingendo tutti di fatto a possederne uno, senza però poter usufruire del bonus di 500 euro per l’acquisto di materiali e strumenti didattici perché non previsto nella Provincia di Trento. In secondo luogo responsabilizza ulteriormente gli insegnanti che per garantire la fruibilità delle comunicazioni, devono provvedere alla compilazione immediata, aspetto che Felicetti ha messo nero su bianco in un regolamento interno.

Mentre alcuni docenti sono entusiasti delle nuove modalità che permettono una compilazione ordinata, standardizzata ed efficace, va certo valutato il cambiamento forte che ha implicato per gli insegnanti. È necessario avere un dispositivo connesso. Molte volte la connessione nelle scuole è inadeguata e la compilazione, per cause di forza maggiore, deve avvenire a casa. Come sottolinea Mirella Florian: “Dopo un periodo di transizione, adesso la compilazione è più puntuale anche da parte dei docenti. Sicuramente, l’introduzione di questo strumento ha implicato mettersi in gioco e aggiornarsi sulle competenze informatiche necessarie. Presso la Scuola Ladina questa è una delle attività di aggiornamento per gli insegnanti”.

Il registro online sembra essere, quindi, un passo importante e obbligato che reca più vantaggi che svantaggi. Questi ultimi, ad ogni modo, non mancano. Il primo tra tutti è l’elevato costo del software che molto spesso viene acquistato dalla singole scuole dal mercato libero che fornisce prodotti più efficaci rispetto al registro elettronico fornito dalla Provincia Autonoma di Trento.

“Un’occasione mancata per la Provincia: un registro elettronico ben studiato ed efficace che fosse unitario per tutte le scuole della Provincia poteva essere anche un elemento di unitarietà, di identità della scuola trentina e di immagine”. Secondo Mirella Florian “il rischio più grosso è quello che il genitore si accontenti di vedere le valutazioni e che non approfondisca altri aspetti pedagogici e didattici a tu per tu con gli insegnanti, che si vada quindi a perdere quel contatto diretto con la scuola”.

La notifica di un voto non potrà mai sostituire un colloquio diretto, in cui magari quel voto viene anche spiegato, in cui insegnante e genitore si chiedono insieme cosa non sia andato bene e che cosa abbia portato a quel voto: mancanza di studio? Spiegazione carente in classe? Fattori emotivi? Felicetti fa notare anche che nessun registro elettronico potrà mai sopperire alla mancanza di partecipazione attiva delle famiglie.

I GENITORI SONO PIÙ TOLLERANTI

Che fine fanno, infine, quelle “marine” alle quali intere generazioni sono sopravvissute? Non sono certo diminuite con l’uso del registro elettronico, anzi, i genitori spesso ne sono al corrente e finiscono col giustificare comunque le assenza in realtà ingiustificate dei figli. Il modo per marinare quindi si trova sempre, con il paradosso che i genitori, come dice Felicetti, sono adesso molto più giustificativi nei confronti dei figli.

C’ERA UN VOLTA IL MOMENTO GIUSTO
PER COMUNICARE UN INSUCCESSO

Ci si chiede anche se quella parte di responsabilità e quindi di crescita personale che vede protagonista un alunno nel comunicare un insuccesso scolastico alla famiglia, quel trovare il momento giusto e le parole giuste, il prendersi la responsabilità di quell’insuccesso, non rischi forse di venir meno. “Prof., l’ha già scritto il voto sul registro? Mi sa che faccio il giro lungo per andare a casa”. Il voto online oscura anche la gioia di comunicare un bel voto. “Prof., l’ha già scritto il mio voto sul registro? Peccato! Volevo dirlo io alla mamma”.

Silvia Vinante

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I più piccoli cantano il loro modo di vedere il mondo

L’evento, realizzato dai bambini per i bambini, rappresenta la fase conclusiva del concorso “Un Testo per noi” promosso dall’Associazione Coro Piccole Colonne, che ha invitato le classi primarie di tutti i continenti a scrivere con il proprio insegnante il testo di una canzone.

Sono stati selezionati undici vincitori: provengono da molte città d’Italia, dalla Slovenia e perfino dall’Argentina. Successivamente grandi artisti nazionali – tra i quali Al Bano, Dario Baldan Bembo e molti altri -, hanno scritto le linee melodiche e realizzato le basi musicali e gli elaborati delle classi sono diventati canzoni.

Nel corso delle due serate, presentate da Lorenzo Branchetti – il folletto Milo Cotogno della Melevisione, celebre programma di Rai Yoyo -, il Coro Piccole Colonne interpreterà le canzoni realizzate sulla base dei testi vincitori e ogni classe animerà con splendide coreografie il proprio brano.

Tutto è pronto per il XIV Festival della Canzone europea dei Bambini, momento conclusivo del concorso Un Testo per noi, promosso dall’Associazione Coro Piccole Colonne e rivolto a tutte le classi primarie d’Italia e del mondo (purché in esse si studi l’italiano). L’evento è strutturato in due spettacoli e si svolgerà sabato 28 (alle 20,30) e domenica 29 aprile (alle 15.00) all’Ice Rink di Baselga di Piné, sull’Altopiano di Piné (Trento), in collaborazione con l’Apt Altopiano di Piné e Valle di Cembra, l’Ice Rink Piné, la Comunità Alta Valsugana e Bersntol, il Comune di Baselga di Piné, la Provincia Autonoma di Trento e la Regione Trentino Alto-Adige. Presentatore di quest’anno sarà nuovamente Lorenzo Branchetti (che già aveva condotto il Festival nel 2016), noto ai più piccini come il simpatico folletto Milo Cotogno, protagonista dello storico programma “Melevisione” in onda su Rai Yoyo. Il bando di “Un Testo per noi” ha invitato i bambini a ideare e comporre, con la guida del proprio insegnante, le parole di una canzone: gli undici componimenti selezionati dalla giuria tecnica tra 251 partecipanti (numero che rappresenta il record di partecipazione nella storia del concorso), sono stati realizzati da classi provenienti da tutta Italia dalla Slovenia e pure dall’Argentina, musicati da grandi artisti del panorama nazionale e, infine, dopo essere stati raccolti nel CD “E’ davvero un tesoro” appena uscito, saranno cantati durante il festival dal Coro Piccole Colonne, composto da una trentina di bimbi tra i 6 e i 14 anni. Coreografia e animazione delle canzoni spetterà invece alle classi autrici, che saranno chiamate a sfoderare la propria fantasia e creatività.

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Val di Fiemme, “capitale” del suono perfetto

Il pianoforte acustico torna al centro della musica grazie ad artisti talentuosi dotati di un innato senso dello spettacolo come Stefano Bollani. Ed è proprio lui il testimonial del Congresso internazionale Europiano 2018 degli accordatori, dei riparatori e dei progettisti di pianoforte che tornerà, dopo otto anni, in Val di Fiemme, nella culla degli alberi della musica.

Trascorrono la vita alla ricerca del suono perfetto gli oltre quattrocento tecnici, provenienti da tutto il mondo che, dal 20 al 24 maggio 2018, parteciperanno a quattro giornate di studio tradotte in quattro lingue, fra jam session e concerti di pianoforte, al centro congressi Palafiemme di Cavalese. Gli esperti del suono puro, profondo e armonico hanno scelto Bollani come simbolo della rinascita di interesse del pianoforte acustico.

Il Congresso Europiano, che si tiene ogni tre anni in un diverso Stato europeo, torna in Val di Fiemme, dopo il successo dell’edizione del 2000, grazie al presidente del congresso 2018 Fabio Ognibeni, amministratore delegato dell’azienda produttrice di tavole armoniche Ciresa della Val di Fiemme, e a Luciano Del Rio, presidente dell’Aiarp, Associazione italiana accordatori e riparatori di pianoforti, con il sostegno di Fazioli Pianoforti.

Il momento più atteso sarà il concerto, aperto a tutti, del duo Stefano Bollani – Francesco Grillo, con due pianoforti Fazioli, che si terrà al Palafiemme di Cavalese martedì 22 maggio, alle 21.00.

L’eclettico e trascinante Stefano Bollani, compositore, pianista, cantante, scrittore, attore e conduttore radiotelevisivo, tornerà in Trentino dove ha partecipato più volte al Festival di musica in quota “I Suoni delle Dolomiti” e dove, nel 2012, la Val di Fiemme e la Magnifica Comunità di Fiemme gli hanno intitolato un abete di risonanza del “Bosco che Suona”, un itinerario musicale (in Valmaggiore, sopra Predazzo) dove gli abeti rossi portano il nome di grandi musicisti.

A fianco di Bollani suonerà Francesco Grillo, audace pianista e compositore, che recentemente ha inciso, con Sony Music, una sua trascrizione per pianoforte delle Quattro Stagioni di Vivaldi. Questa sua operazione, apparentemente spregiudicata, ha ottenuto un rilevante successo.

Suona una nuova musica in Val di Fiemme. La valle delle Foreste dei Violini è pronta a plasmare la voce del pianoforte.

INFO: Tel. 0462 241111 – www.visitfiemme.it – www.europiano2018.it – www.ciresafiemme.it

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Anche il “fitness” dell’auto salva la vita

“È prima di tutto una questione di sicurezza”. Fausto Mich non si stanca di ripeterlo. A 20 anni dalla costituzione del Consorzio Autoriparatori delle Valli di Fiemme e Fassa, di cui è presidente, pone l’accento sulla mancanza di consapevolezza da parte di molti utenti dell’importanza della revisione degli autoveicoli. Da un’indagine del Centro Studi e Documentazione di Direct Line del 2015, emerge che il 12% degli intervistati, nonostante sia a conoscenza del valore della manutenzione, non effettua alcun intervento alla propria automobile per i costi troppo elevati e per il fatto che, se l’auto è ormai datata, ritiene che non valga la pena spenderci soldi. “Stiamo assistendo a una grande contraddizione – spiega il presidente -. Da una parte è in aumento l’attenzione alla cura e al benessere del proprio corpo, in particolare per quanto riguarda l’alimentazione e il fitness, anche e soprattutto con l’avanzare dell’età; dall’altra non ci si rende conto di quanto possa essere pericoloso per sé e per gli altri circolare su un’auto vecchia e malandata”, sottolinea Fausto Mich, che per il ventennale del Consorzio sta pensando a una campagna informativa proprio su questo tema. “La sicurezza alla guida è basata su quattro fattori: le condizioni della strada, la capacità di guida dell’autista, il suo stato psico-fisico e lo stato del veicolo. Ecco allora che la cura di sé passa anche per l’attenzione verso i mezzi che si utilizzano e a come si mantengono nel tempo – aggiunge il presidente del Consorzio -. Per questo diventa fondamentale rivolgersi a riparatori certificati, anche al momento della revisione, vista ancora da molti solo come un obbligo da rispettare e non come una garanzia prima di tutto per se stessi”.

“Purtroppo con la crisi – precisa Mich – c’è chi punta al risparmio rivolgendosi ad officine che offrono prezzi stracciati, ma in cambio di poca qualità. Non sono rari gli incidenti stradali di cui in un primo momento non si riesce a comprenderne il motivo e vengono attribuiti a un malore del conducente, per poi scoprire che la causa va cercata in un cedimento meccanico che si poteva evitare con una corretta manutenzione”. Ecco perché è importante la revisione, obbligatoria dopo quattro anni dalla prima immatricolazione e poi biennale, così da mantenere controllate le principali componenti della vettura, dagli airbag al sottoscocca, dagli pneumatici ai fari, dai freni alle emissioni… per poi viaggiare più tranquilli.

Fondato nel 1998, è oggi una realtà consortile solida e apprezzata. Riunisce 28 aziende tra officine e carrozzerie, accomunate da un unico obiettivo, quello di offrire un servizio di revisione degli autoveicoli professionale e competente, grazie all’esperienza di imprese artigiane locali. Prima (e ancora unica) realtà consortile tra aziende nelle Valli di Fiemme e Fassa, dispone di un centro revisione a Ziano di Fiemme, in funziona dal 2005 e dotato di due moderne linee per auto e una per moto (aperto anche il sabato mattina), e uno a Soraga, così da agevolare gli utenti fassani. Diverse le modalità di prenotazione: telefonicamente al numero 0462 570104, on-line dal sito del Consorzio www.autotrentino.it, dalla pagina Facebook Carff (Consorzio Autoriparatori Fiemme e Fassa). Entrambe le sedi saranno a breve dotate di colonnine per la ricarica di vetture e biciclette elettriche.

Sono 8.000 i veicoli revisionati ogni anno: un numero consistente, che ha permesso al Consorzio, senza scopo di lucro, di investire in servizi e migliorie. Come il soccorso stradale per auto in panne, attivato nel 2005, disponibile 24 ore su 24, 7 giorni su 7 (telefonando al numero verde 800-816826), in grado di rispondere in breve tempo alla chiamata grazie alla presenza di 12 carri attrezzi, messi a disposizione delle officine consorziate. O come la creazione di Cristal Assist, un network per la riparazione e la sostituzione dei cristalli presso il proprio meccanico di fiducia. Un servizio senza precedenti in regione e fuori, che sfrutta la capillarità sul territorio di officine e carrozzerie, e permette, grazie a un accordo con le maggiori agenzie assicurative, un cambio veloce e professionale del vetro del parabrezza.

Il Consorzio è impegnato anche nel sociale: è stato, infatti, il promotore, quindici anni fa, dell’associazione Bambi Onlus, che appoggia economicamente e moralmente i bambini malati e le loro famiglie. Ancora oggi parte del ricavato delle revisioni viene donato all’associazione. Un sostegno spesso silenzioso, che rende concreto e reale lo slogan del Consorzio: “Assistenza dalle persone alle persone, non solo alle auto”.

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Cavalese rivoluzione della viabilità

Cavalese guarda al futuro. E punta sulla vivibilità. Uno dei punti cardine del programma presentato in campagna elettorale è proprio il sistema di viabilità del paese. Il susseguirsi di dubbi e voci sulla realizzazione di una via alternativa alla Statale 48 ha spinto i rappresentanti a fare chiarezza.

Silvano Seber, vicesindaco, è stato molto esaustivo nell’affrontare il tema, partendo dalle origini dello stesso: “Il primo studio di fattibilità risale al 2008, con l’incarico affidato all’architetto Dallavalle, e prevedeva l’ipotesi di una circonvallazione in zona sud. Le difficoltà oggettive hanno portato ad affidare all’ingegner Moroder un approfondimento ulteriore per dare uno slancio all’economia del paese, senza stravolgere l’idea originale”.

La prima ipotesi suggeriva la realizzazione di un tunnel che partisse dall’Albergo Stella, scavando nella zona nord, ai confini dell’abitato, per terminare di fronte al PalaFiemme, ricavando tre parcheggi nei pressi delle due uscite del traforo stesso e ampliando l’area di sosta esistente nella zona di partenza dell’impianto dell’Alpe Cermis. Tutto ciò per consentire ai cittadini di raggiungere la zona a traffico limitato a piedi o con i mezzi pubblici.

Il costo dell’operazione, però, costringe ad attendere l’intervento della Provincia, in quanto il Comune da solo non può reperire le risorse per provvedervi autonomamente. In attesa dei fondi provinciali, il progetto è stato modificato, integrando altre soluzioni.

Una di queste prevede il collegamento tra via Lagorai e via Marco, il cui appalto dovrebbe essere assegnato nel 2018. Si vuole quindi chiudere al traffico il centro storico, riqualificare di alcune zone come piazza Dante, piazza Italia, piazza Scopoli e piazza Verdi e recuperare sponde del Rio Gambis.

Via Bronzetti sarà chiusa al traffico nei periodi di maggior interesse turistico. In attesa della tanto agognata galleria, il flusso delle automobili da piazza Scopoli percorrerà via Mendini fino al nuovo svincolo, che collegherà via Conti Firmian alla Stazione di Trentino Trasporti, per poi, da via Lagorai appunto, reimmettersi sulla statale in direzione Tesero.

Gli accordi con Trentino Trasporti, inoltre, elimineranno il parcheggio dei pullman del servizio pubblico, in modo da agevolare la circolazione. Intanto, il piano sulle nuove linee pubbliche Ora-Penia, che avranno una cadenza sempre più frequente, consentirà agli utenti di preferire il mezzo pubblico all’utilizzo della propria automobile. Anche via Mendini subirà una serie di miglioramenti, tra cui un accesso pedonale al Parco della Pieve tramite un viale alberato, il cui appalto è già allo studio per il 2018.

L’iniziativa, per la cui illustrazione è stato organizzato un evento pubblico il 7 marzo, che ha visto l’intervento di Roberto Andreatta di Trentino Trasporti, ha lo scopo di pianificare il miglioramento costante della vivibilità di Cavalese. La pedonalizzazione del centro storico e commerciale non deve essere vista come un limite, ma come una notevole opportunità, in quanto integrata organizzando accessi comodi a tutte le zone coinvolte. Non resta che attendere.

L’Assessore al Turismo di Cavalese, Paolo Gilmozzi, che si occupa anche di arredo urbano, è intervenuto sulla questione del piano di viabilità e di chiusura al traffico di alcune zone dell’abitato.

Gilmozzi ha precisato che la realizzazione della zona a traffico limitato non deve essere vista come l’unico obiettivo: “È un’iniziativa più ampia per arrivare a una vivibilità migliore. Solo i mezzi pesanti in transito verso Tesero, ad esempio, che non ha un accesso attrezzato dalla fondovalle per smaltirlo, ci spinge a trovare una soluzione per non farlo gravare sulle arterie centrali di Cavalese. Via Bronzetti, che non è centro storico, è comunque la principale zona commerciale e questo progetto è volto a aumentarne la godibilità, magari anche favorendo la possibilità di sistemare i tavolini esterni degli ambienti pubblici”.

Filippo Gregori

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Il turismo fra trent’anni

Le Valli di Fiemme e Fassa si trovano in questi anni a dover girare attorno ad una boa virtuale per dare una svolta alla vita della comunità e rinnovare l’offerta turistica. Nei prossimi tre decenni il mondo cambierà radicalmente e il comparto del turismo lo seguirà di conseguenza. Sono tantissime le sfide che ci attendono. Per immaginare il nostro futuro e per cominciare a pianificare nel medio-lungo termine, bisogna aprire la nostra mente e guardare lontano.

Cominciamo, quindi, a considerare una serie di domande, meno scontate di quanto forse appaiano: “Lo sci è arrivato al suo massimo? Si può pensare che cresca ancora anche tra Cavalese e Canazei? Tra poco si scierà solo sopra i 2.000 metri”?

ACCOGLIEREMO
CHI FUGGE DALLE METROPOLI

“Il turismo in montagna sarà una grande opportunità. È il futuro”. Ne paiono certi i migliori sociologi e economisti a cui la grandi banche e le società finanziarie ordinano costantemente studi di settore. Si prevede infatti che nei prossimi trent’anni ci sarà un ulteriore grande accentramento della popolazione verso i grandi centri. Le metropoli diventeranno megalopoli. L’attuale mercato immobiliare milanese lo conferma. E le città saranno sempre più inquinate. Negli ultimi anni è già accaduto che Parigi raggiungesse i livelli di smog di Pechino, mentre a Milano hanno smesso di contare i giorni in cui le polveri sottili hanno superato la soglia concessa dalle leggi.

Nei prossimi anni tutti avranno bisogno di scappare temporaneamente da questi enormi agglomerati urbani e sceglieranno la montagna, sia d’estate sia d’inverno. Anche senza neve, la montagna in inverno è comunque sinonimo di benessere e trasmette la sensazione di un ambiente sano e naturale.

Questa tendenza è già avviata: secondo le analisi del Dolomiti SuperSki, oggi chi acquista un giornaliero finisce per sciare in media meno di tre ore, il che significa che deve trovare qualcos’altro da fare sia sulla neve sia in paese. La percentuale di “slons” (snow lovers, no skiers) crescerà esponenzialmente.

In futuro si andrà per rifugi fino ai 2.000 metri anche in inverno, a piedi e in mountain bike. Per questa ragione il primo comprensorio o la prima valle che si struttura per dare questo tipo di servizi al turista avrà grande successo. La rivoluzione però avverrà quando la montagna – e di conseguenza anche gli impianti – vivranno 12 mesi l’anno e non succederà più di trovare alberghi e ristoranti chiusi il 15 giugno, né il 30 settembre, né il 15 dicembre come accade oggi. Tutto rose e fiori? Non molto. Thomas Mussner, general manager del Dolomiti SuperSki, ha recentemente dichiarato alla Rivista Sci di essere preoccupato per il futuro dell’offerta alberghiera: “Non molti hanno ancora realizzato che potremmo avere problemi con la prossima generazione di albergatori. Se una parte degli alberghi chiudesse perché non vale più la pena rimanere in attività, se l’offerta alberghiera non alzasse ulteriormente l’asticella della qualità o se semplicemente i figli degli albergatori scegliessero la via più facile trasferendosi in città, dove troveremo i posti letto di cui abbiamo bisogno? E ne avremo bisogno sempre di più…”.

FORSE, AVREMO ANCORA LA NEVE

È anacronistico o quantomeno diffiicle porsi questa domanda dopo un inverno così bianco. Sarà superfluo ma lo diciamo anche noi: il riscaldamento globale che oggi occupa le prime pagine dei quotidiani dipende principalmente da un ciclico effetto naturale che inquinamento e buco nell’ozono stanno solo accelerando. E accentuando. A conferma di ciò, la scienza stabilito che Ötzi – la mummia di Similaun trovata nel 1991 in Val Senales – 3200 anni fa camminava sull’erba dove oggi c’è un ghiacciaio. Al contrario, è vero anche che le temperature medie odierne sono più alte di quelle degli anni pre-industriali.

Avremo ancora neve nel 2050? “Il riscaldamento globale negli ultimi 20 anni ha aumentato parecchio le temperature”, ci anticipa il colonnello Mario Giuliacci, 76 anni, già direttore del centro meteorologico di Milano, co-fondatore del Centro Epson Meteo e ora docente di meteorologia all’Istituto Aeronautico Locatelli di Bergamo. “Ovviamente, oggi anche il livello dello zero termico è più alto. Nevica ma ad altitudini maggiori, oltre i 2000 metri di quota. Il Global Warming è la causa principale della mancanza di neve a quote basse ma diffidate di quegli scienziati talebani che dicono che la colpa è tutta dell’uomo: non sono credibili, esattamente come i negazionisti. La verità sta a metà strada. Si tenga anche conto che il sole ha un ciclo di 11 anni e ciò che cambia, tra un ciclo e l’altro, è il numero di macchie solari. Nei periodi di massima concentrazione arriviamo a 170 macchie ma nel 2014 sono state solo 75, il valore più basso degli ultimi 100 anni. Se il trend fosse confermato, in futuro avremo un sole più pigro che favorirebbe le ondate di freddo. Il riscaldamento globale oggi vale 0,8 gradi in più rispetto alla media del secolo scorso e una auspicabile bassa attività solare potrebbe far scendere le temperature ai livelli degli anni ‘70′ e ‘80”. Quando a Canazei c’erano spesso metri di neve anche in paese. “E poi c’è El Niño, l’anomalo surriscaldamento delle acque dell’Oceano Pacifico fino a 200 metri di profondità, oggi di 2 gradi più calde. El Niño ha un ciclo di 60 anni: nei primi trenta la temperatura sale e nei successivi trenta scende. Ora siamo vicini al giro di boa ma la Niña, responsabile dell’abbassamento delle temperature, darà una mano agli sciatori solo nel prossimo decennio. A partire dal 2020 anche le acque dell’Atlantico Settentronale cominceranno a raffreddarsi e intorno al 2030 avremo anche livelli minori di inquinamento, dato che per quella data consumeremo il 50% di energia pulita e rinnovabile. Oggi siamo solo al 20%”.

Anche ritenendo probabile o possibile che nevichi sempre di meno (a pensarci bene, negli anni ’80 senza la neve programmata, non sempre si sciava nel weekend dell’Immacolata), nei prossimi anni avremo sistemi di innevamento che ci permetteranno di sciare sempre e comunque.

Enrico Maria Corno                                                                                                                foto: Orlerimages.com

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