MaverInk : La Sportiva punta sulla personalizzazione

La scarpetta d’arrampicata rappresenta per gli arrampicatori uno dei pochi “attrezzi” indispensabili per riuscire nelle proprie imprese, piccole o grandi che siano, e per ogni scalatore corrisponde tendenzialmente un tipo diverso di scalata e quindi di conseguenza anche scarpette diverse, o diversamente adattabili al proprio piede. La scelta della scarpetta corretta per la morfologia del proprio piede e per il tipo di scalata che si andrà a praticare è infatti una delle parti più complesse e che richiede un ragionamento importante su quale sia la propria scarpetta ideale.

Alla questione prettamente funzionale si associa poi quella più squisitamente estetica: sono lontani infatti gli anni in cui i produttori di scarpette d’arrampicata erano soliti lanciare i propri modelli in colorazione unica, spesso unisex, iconizzando il prodotto oltre che per funzionalità anche per estetica, un po’ per ragioni di marketing e soprattutto per ragioni produttive. Oggi giorno è quindi molto frequente trovare lo stesso modello in diverse colorazioni, un po’ come da sempre accade per le sneakers ad esempio, d’altra parte l’arrampicatore non fa eccezione e come tutti gli altri sportivi vuole anch’egli esprimere la propria personalità mentre pratica lo sport che ama.

Spazio quindi a colore e grafiche diverse capaci di risaltare sulla roccia e perché no, a personalizzazioni proprie realizzate con pennarelli o inchiostri da tatuatori: basta dare un’occhiata ai piedi delle falesie o all’interno delle palestre indoor e notare come sia tutt’altro che raro trovare scarpette totalmente stravolte nell’estetica da disegnini, scritte, dediche fatte per rendere ancora più speciale e personalizzato quell’attrezzo tanto personale ed importante.

Nasce da questa osservazione il nuovo prodotto di casa La Sportiva, da sempre leader mondiale nel settore dell’arrampicata, con tecnologia No-Edge: MaverInk.
Come suggerisce il nome, Maver-INK (da ink, inchiostro) è interamente personalizzabile nell’estetica attraverso i pennarelli inclusi nella confezione affinchè il climber possa “tatuarvici” la grafica desiderata. No solo estetica però dato che il prodotto è pensato in particolare per un pubblico giovanile: ogni elemento costruttivo è stato pensato per non ostacolare la crescita del piede evitando punti di compressione eccessivi, di conseguenza la calzata è molto morbida e confortevole e per questo la calzatura è adatta ad utilizzi prolungati. Maverink supporta la scalata in maniera fluida e naturale assecondando i movimenti più istintivi dei giovani climber ed è l’ideale punto di accesso alla tecnologia No-Edge (particolare tipo di costruzione che prevede l’assenza dei classici spigoli presenti normalmente sulle calzature tradizionali) grazie alla possibilità di essere calzata “comoda” e non troppo stretta.

Creatività al comando dunque con MaverInk, il prossimo livello nella personalizzazione delle calzature d’arrampicata.

Video: https://www.youtube.com/watch?v=IkKOOhDsbhc

 

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Piano giovani per il 2017

Sono sei i progetti approvati dal Tavolo per le Politiche Giovanili di Fiemme per il Piano Giovani di Zona 2017. Gli assi ritenuti prioritari, sui quali incentrare i programmi, erano cittadinanza attiva, educazione civica e legalità, prevenzione e sani stili di vita, cyber bullismo e utilizzo consapevole dei social. Tematiche, quindi, vicine alla quotidianità dei ragazzi. Ecco i progetti selezionati, che verranno realizzati nel corso dell’anno:

Trans-lagorai- il docufilm: dopo un percorso formativo, una troupe di professionisti seguirà i partecipanti nella produzione di un docufilm girato sul Lagorai. Si parlerà di ambiente, storia, tradizioni e della faticosa gioia di fare uno dei trekking più selvaggi e affascinanti dell’arco alpino.

Economia circolare in Val di Fiemme: il progetto intende portare in Val di Fiemme il concetto di economia circolare partendo dallo scarto industriale: imprese selezionate forniranno ai ragazzi il materiale di scarto del loro ciclo produttivo, che verrà rivalorizzato.

Polis 2017: percorso che mira a favorire la conoscenza del sistema politico-democratico e a stimolare la partecipazione attiva ai processi decisionali e politici. Inoltre, si vuole accrescere nelle istituzioni locali la consapevolezza di poter e dover essere stimolo e supporto per una partecipazione attiva dei giovani alla vita della comunità.

Conoscersi e conoscere per poter scegliere il proprio benessere: il progetto si focalizza sull’acquisizione, oltre che di informazioni corrette relative ai comportamenti a rischio, anche sull’acquisizione di competenze di natura emotiva, relazionale e comunicativa. I ragazzi saranno chiamati a partecipare in prima persona e a creare, seguiti da un operatore formato, un video di comunicazione sociale.

Ciak, si gira il mondo!: il cinema come mezzo per comunicare, informare, sensibilizzare e mobilitare la popolazione alle grandi sfide del pianeta. I film propongono allo spettatore situazioni interessanti che, grazie alla capacità narrativa e al fattore emozionale, possono suscitare dialogo e interazione e mettere in evidenza pregiudizi e luoghi comuni contribuendo, così, a sradicarli.

Mobilità Avisio 2.0: il progetto si propone di coinvolgere i giovani per la definizione di un nuovo scenario della mobilità sostenibile nelle valli di Fiemme e Fassa. Sono previsti tre incontri: uno di presentazione dell’argomento, il secondo e il terzo di attività partecipate. A conclusione è prevista la presentazione dei risultati nel corso di un evento pubblico

Quest’ultimo progetto contiene un’importante novità: per la prima volta i Piani Giovani di Zona di Fiemme e Fassa collaborano per un’iniziativa aperta ai ragazzi delle due valli. “Speriamo che sia solo il primo di una serie di progetti condivisi: l’obiettivo è quello di incentivare la partecipazione, mettendo in contatto i giovani di due valli spesso divise per quanto riguarda proposte e iniziative, ma che, data la vicinanza, potrebbero trovare nuove occasioni di incontro e confronto”, spiega Marta Luchini, referente organizzativa del Tavolo per le Politiche Giovanili di Fiemme.

 

 

 

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Sostegno dell’occupazione femminile

Anche quest’anno il Servizio Sociale della Comunità Territoriale della Val di Fiemme ha selezionato cinque donne per Intervento 19, il progetto dell’Agenzia del Lavoro che punta all’inserimento lavorativo dei soggetti più deboli. Da metà maggio a dicembre, saranno impegnate in attività a sostegno del servizio di assistenza domiciliare, per tutti quei compiti per i quali non è richiesta una qualifica specifica. Aiuteranno, quindi, gli assistiti a sbrigare le commissioni quotidiane, li accompagneranno a visite mediche o a trovare i parenti, daranno una mano in casa e a fare la spesa. “Negli anni scorsi questo progetto è stato apprezzato sia dalle donne coinvolte sia dagli assistiti. Noi lo riteniamo importante perché ci permette di lavorare per un duplice obiettivo – spiega Manuela Silvestri, responsabile del Servizio Sociale della Comunità di Fiemme -. Riusciamo a garantire interventi accessori ma importanti per la qualità di vita dei nostri anziani e offriamo a cinque donne un’esperienza professionale che può favorire il loro inserimento lavorativo futuro, evitando la cronicità dell’assistenzialismo”.

Le cinque donne, di cui una con funzioni di caposquadra, saranno seguite dalle assistenti sociali Elisa Rizzi, Elisa Taller e Marika Osti.

 

 

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Cani e padroni, strane coppie

Spesso l’istinto e l’amore non bastano a stabilire una sintonia di coppia. Soprattutto se uno dei due è un cane. Non è sempre facile comprendere il linguaggio del proprio amico fedele. Qualche volta i suoi comportamenti sembrano strani. Ciò che a noi appare incomprensibile, però, può avere un significato preciso.

Le soluzioni fai da te non sempre aiutano a migliorare la relazione di coppia cane-padrone. E così ecco padroni che si fanno portare a spasso dal cane o cani frustrati che si fanno trascinare lontano dai loro simili.

Abbiamo incontrato Alessio Bolognani, con cui abbiamo già parlato presentando il suo Happy Dog Garden di Ziano di Fiemme. Siamo tornati da lui per chiedergli di raccontarci qualche storia di conflitto uomo-animale che è stata risolta in questo giardino, grazie alla presenza di esperti.

Ricordiamo che questo campo non è nato con fini agonistici o di ricerca della performance, ma come punto di riferimento per l’educazione, il gioco, l’addestramento e l’obbedienza. Alessio ci racconta due casi che si sono risolti felicemente, quello di Ciusko e quello di Rauth.

UNA RELAZIONE DIFFICILE

Ciusko al guinzaglio abbaiava e aggrediva i cani che incontrava. Era completamente disconnesso da Anita, la sua proprietaria. Lei cercava disperatamente di calmarlo in tutti i modi, ma senza risultati. Anita pensava che Ciusko “fosse aggressivo con gli altri cani”, e quindi non lo lasciava interagire con i suoi simili. Dopo altri percorsi che si sono rivelati poco efficaci, si è rivolta a noi come ultima speranza.
Il percorso è partito dalla gestione di Ciusko in casa, con l’obiettivo di de-responsabilizzare il cane e di trasformare Anita nel suo centro referenziale, un riferimento su cui il cane potesse fare affidamento nelle diverse situazioni. Quindi, è stato definito il motivo del comportamento di Ciusko, afflitto da insicurezza, frustrazione e ansia. A questo punto è stata trovata una strategia per migliorare la situazione. Durante questo percorso, Anita ha imparato a gestire il suo cane, a comunicare, ad avere fiducia, a farsi ascoltare, ma soprattutto a divertirsi con lui, insomma a instaurare una vera e propria relazione. Alla fine di questo percorso è stato emozionante vedere l’espressione soddisfatta e felice di Anita, mentre lasciava giocare Ciusko tranquillamente con altri cani al campo, libero dal guinzaglio.

Ciusko oggi è uno dei migliori allievi del corso nelle lezioni di gruppo, di agilità e di obbedienza.

Questo grazie alla tenacia di Anita e alla fiducia che ha riposto nel suo cane e in noi, e grazie alla stretta collaborazione con Luisa Demattio, veterinaria esperta in problemi del comportamento.
QUATTRO ZAMPE IPERATTIVE

Donato è un ragazzo giovane ma con un grande senso di responsabilità. Dopo aver capito di aver adottato un cane molto difficile da gestire nel contesto familiare e sociale, si è voluto mettere in gioco con una determinazione esemplare. Il primo incontro è avvenuto a casa, dove abbiamo definito la miglior strategia di gestione di Rauth. Successivamente, con alcune lezioni individuali, abbiamo affrontato l’aspetto psicologico del cane che manifestava continui latrati, abbai e forte agitazione. Insomma, un comportamento che è alla base del conflitto tra cane e padrone. Era un cane ansioso, sicuramente forgiato da un passato difficile, ma Donato, con molta pazienza, e fidandosi dei nostri consigli, ha imparato a comunicare bene con lui e a gestirlo nel modo migliore. Rauth ha raggiunto un sorprendente livello di obbedienza. Oggi vederli insieme, sia al campo sia nelle loro lunghe passeggiate in montagna, è un piacere. È magnifico il loro rapporto di complicità. Ed è bello anche vedere come riescono a stare assieme in modo attivo.

I problemi che Alessio Bolognani ha riscontrato fino ad oggi sono legati soprattutto alla poca informazione riguardo le reali esigenze del cane, alla scorretta gestione e ad alcune credenze, in particolare riguardo l’obbedienza, che inducono all’errore.

L’Happy Dog Garden invita chiunque abbia un cane, anche se apparentemente non manifesta particolari problemi, a raggiungere questa piccola oasi canina per una corsa tra gli ostacoli o per vivere momenti di gioco. Potrebbe essere l’occasione per un confronto costruttivo su questo splendido animale che ci accompagna fedele nella vita di tutti i giorni, da migliaia di anni.

Enzo Portolano

 

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15 anni di Arcimboldo

Arriva il momento che anche il giornalista fa notizia. È il caso di Michele Zadra, storico cronista del Trentino e dell’Avisio, che dal 2009 è direttore del giornale scolastico Arcimboldo dell’Istituto d’Istruzione La Rosa Bianca di Cavalese e Predazzo.

Questa primavera l’Arcimboldo festeggia 15 anni di vita e oltre 30 numeri pubblicati. Il notiziario accompagna la vita scolastica degli studenti, permettendo loro di avvicinarsi al mondo dell’informazione sia scrivendo articoli sia visitando redazioni e tipografie. Qualcuno di questi giovani redattori ha già intrapreso una collaborazione giornalistica con i giornali locali, fra cui anche L’Avisio di Fiemme e Fassa.

L’Arcimboldo ha liberato, quindi, talenti e passioni, gettando le basi dell’informazione di domani.

In questa occasione di festa Michele Zadra per una volta si lascia intervistare, rispondendo divertito alle domante di una collega.

Quale emozione le ha dato questo percorso di scrittura giornalistica con i giovani?

“È stata un’esperienza importante per le studentesse e gli studenti che hanno scritto sul giornale in questi anni. Ma è stata ugualmente importante anche per il sottoscritto che ha imparato molto dal lavoro d’assieme per ognuno dei venticinque numeri dell’Arcimboldo realizzati. Ritengo che in questo mestiere, come in molti altri, non si deve procedere a senso unico con le proprie conoscenze ma conti invece molto condividere esperienze per continuare a migliorare e a migliorarsi”.

Come scrivono gli studenti di oggi?

“Con una varietà di stili interessante. Negli anni ne ho conosciuti tantissimi, direi compresi tra l’essenziale e l’articolato, con qualche spazio anche per l’originalità, tutti a loro modo redditizi per fare informazione”.

Avete visitato diverse redazioni di giornali. Ne ricorda qualcuna in particolare?

“Quella della La Stampa a Torino per la sua dimensione decisamente innovativa. Poi abbiamo trovato grande disponibilità a far conoscere le mille sfaccettature del fare informazione anche nelle redazioni della Repubblica, del Corriere della Sera, della Gazzetta dello Sport, della Rai a Saxa Rubra, di Report, del Resto del Carlino, di Radio Deejay, della televisione austrica Orf, di Salzburger Nachrichten, di Rttr e L’Adige”.

Qual è l’importanza di un giornale scolastico?

“Un giornale scolastico è una grande risorsa per una scuola. Innanzi tutto è uno dei luoghi che permette a studentesse e studenti di misurarsi con la realtà lavorativa, nella quale entreranno direttamente o dopo l’università, con tutto quello che ne consegue come impegno, rispetto dei tempi, svolgimento di mansioni in squadra e organizzazione. Inoltre, permette loro di avvicinarsi ai temi dell’attualità aprendo confronti di idee produttivi. E poi il giornale è una vetrina per far conoscere la scuola e le tante cose che al suo interno vengono realizzate al territorio che la circonda e per mettere a punto nuove iniziative”.

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Una caranese a Copenhagen

Secondo il Rapporto Mondiale della Felicità, redatto dall’Onu nel 2016, il Paese dove gli abitanti sono più felici è la Danimarca. L’Italia è al 50esimo posto su una classifica di 156 Paesi. In Danimarca ha trovato la felicità, da più di tre anni, anche una 25enne di Carano, Valentina Dagostin. L’amore per le lingue e per il turismo l’hanno spinta a viaggiare molto, fino a fermarsi nel Paese della felicità. È certamente stata una scelta coraggiosa, visto che è partita conoscendo molte lingue ma non il danese.

“Sono sempre stata affascinata dalla Scandinavia – spiega Valentina Dagostin – e durante il mio percorso di studi a Trento ho sentito molto parlare del sistema scolastico scandinavo. Dopo la triennale, ho deciso di fare un’esperienza all’estero. Quindi, ho inviato la mia domanda. È stata una bella sorpresa quando ho ricevuto la lettera che mi comunicava l’ammissione a programma dell’università di Kolding. Un paio di mesi dopo ho fatto la valigia e sono partita”.

È diverso il sistema scolastico?

“È decisamente diverso da quello italiano. Innanzitutto è molto più informale e c’è un rapporto di quasi parità tra studenti e professori. Le classi sono molto più piccole e c’è tanto spazio per il dialogo. Gli orari sono molto flessibili, per permettere agli studenti di avere un lavoro al di fuori dell’università. Inoltre, il tutto si svolge in modo molto più pratico e non ci sono interi libri di nozioni da imparare quasi a memoria per saper rispondere alle domande degli esami. Nel primo anno e mezzo il programma è diviso tra lezioni teoriche e lavoro sul campo con aziende e organizzazioni danesi. Questo serve poi per poter scrivere la tesina per ogni esame, che riporta risultati concreti e reali, non un elenco di domande prese da un libro di testo. L’ultimo semestre invece è dedicato alla tesi, che ho avuto il privilegio di poter scrivere in collaborazione con il Ministero della Cultura danese”.

Come è stato l’impatto con la cultura scandinava? 

“Inizialmente ero stupita dalle loro abitudini molto diverse dalle nostre e dal loro essere molto più distaccati e riservati. Cosa che non si può certo dire degli italiani. Però, devo dire che essere una studentessa ha reso l’integrazione molto più semplice, perché incontri quotidianamente i tuoi compagni di corso ed è molto più semplice venire a contatto con persone nuove.

Quali sono le grandi differenze tra Italia e Danimarca dal punto di vista lavorativo?

“L’ambiente lavorativo è molto più informale, a partire da cose banali come l’abbigliamento fino alla quasi inesistente gerarchia. Non parliamo poi della parità dei sessi, che qui vige sovrana: sono le donne a dettar legge. Non ci sono così tante discriminazioni come in Italia e avere donne con cariche alte è una cosa del tutto normale. Una cosa che mi ha sicuramente colpito, è quanto tengano in considerazione i giovani. Certo, anche qui si deve fare la gavetta (giustamente), però non vieni snobbato a priori perché sei un neo laureato. E non devi fare anni di tirocinio non retribuito prima di poter, forse, avere una proposta di lavoro. Le aziende qui tendono a valorizzare molto i giovani, le loro idee e incentivano a provare cose nuove e innovative. Quindi è normale che il tuo capo ti chieda un’opinione, ascolti le tue idee con interesse e se ritiene che esse siano valide decida anche di farti provare a metterle in pratica”.

Come se la passano i suoi coetanei danesi? 

“Per certe cose devo dire che i giovani danesi sono un po’ viziati dal loro Paese. Nel senso che ricevono l’educazione gratuita, vengono pagati per studiare e hanno tutta una serie di benefit che noi in Italia ci scordiamo. Per questo a volte non sono molto abituati a stringere i denti e lottare per quello che vogliono, perché comunque molte cose le ricevono di diritto. Il che non è nulla di male, ma credo che alle volte dover fare dei sacrifici per ottenere quello in cui crediamo faccia bene e insegni molto. Detto questo, essere un giovane in Danimarca non è decisamente una cattiva esperienza, anzi: come detto prima, qui i giovani vengono incentivati e sostenuti al 100 percento, perché si ritiene che siano loro il futuro. Di conseguenza ci si sente presi in considerazione, apprezzati e trattati alla pari degli adulti”.

È difficile stare lontani da casa? 

“Di certo non è semplice. Ora sono più di tre anni e mezzo che sono qui. Per fortuna ho trovato buoni amici che mi sostengono e sono sempre presenti. Però, non è per niente facile arrivare in un Paese dove non conosci assolutamente nessuno, nessuno parla la tua lingua, il cibo è diverso, le persone sono diverse… non parliamo poi del clima! L’inverno è lungo e buio, le ore di sole sono davvero poche e piove praticamente sempre. Non è semplice abitare lontani dalla propria famiglia e magari non poter essere a casa quando vorresti, perdere compleanni, lauree, omenti importanti. E ovviamente la cucina della mamma. Però piano piano ci si abitua e si impara a fare da soli tante cose, come traslochi, assemblare i tuoi nuovi mobili dell’Ikea, aggiustare la bici, prendersi cura della casa. Sono cose che fanno crescere, ed è una grande soddisfazione quando ti rendi conto che sei completamente autosufficiente. Non è stata una passeggiata, ma sono davvero fortunata ad avere una famiglia fantastica che mi ha sempre sostenuta ed aiutata in tutto e degli amici altrettanto meravigliosi che mi hanno fatta sentire a casa fin da subito”.

Cosa consiglia a chi vuole visitare la Danimarca? 

“Non fermatevi solamente a Copenhagen. Ci sono dei posti veramente meravigliosi che nessuno purtroppo prende in considerazione. E non scordatevi una giacca antipioggia”.

Come si vive in una città così grande ma così ecologica? 

“Copenhagen è una città meravigliosa. E’ grande, ma a misura d’uomo e molto vivibile. Ci sono piste ciclabili letteralmente ovunque, e ci sono più bici di macchine. Tutti prendono la bici per andare al lavoro, e c’è chi, come i reali danesi, ogni giorno porta tutta la famigliola a scuola su una delle famose cargo bikes. Inoltre, ci sono parchi. È verde ovunque, quindi, non sembra neanche di vivere in una capitale”.

Che lavoro fa? 

“Lavoro come sales and operation manager in una l’agenzia che fa da fornitrice ai tour operator. Tutto è iniziato l’anno scorso, quando a una fiera di settore a Berlino ho incontrato i responsabili di mercato della mia azienda attuale. Dopo neanche tre settimane sono stata assunta e ho iniziato a lavorare per il mercato francese della mia azienda. Creo viaggi che partono da tutto il mondo con destinazione Scandinavia. Viaggi che poi vengono rivenduti ai tour operator più conosciuti. Non consiglio semplicemente alla gente dove andare, cosa vedere e dove dormire. Mi occupo di disegnare un itinerario, prendo contatto con tutti i fornitori, stipulo contratti e negozio tariffe. Poi creo un’offerta, che devo promuovere e vendere ai tour operator. Proprio quelle offerte che poi arrivano anche alle vostre agenzie di viaggi”.

Deve viaggiare molto per lavoro? 

“Il mio lavoro richiede una conoscenza del territorio molto elevata, quindi devo viaggiare abbastanza spesso in Scandinavia, per conoscere fornitori, partner, provare le esperienze che vendo e cercare ispirazione per nuovi prodotti”.

Che lingue usa? È stato difficile imparare il danese? 

“Uso principalmente inglese e danese. Per quanto riguarda il lavoro invece, dal momento in cui il mio ufficio è veramente multiculturale, parlo anche quotidianamente tedesco e francese. Ovviamente, parlo anche italiano, ma talmente di rado che a volte devo usare un traduttore per ricordarmi come si dice qualcosa. Imparare il danese è stata un’avventura. I suoni sono veramente strani e diversi da quelli a cui siamo abituati, quindi all’inizio si fa molta fatica e riuscire a capire e articolare le parole. Di sicuro i miei amici danesi si sono divertiti all’inizio quando provavo a esercitarmi con loro”.

Sara Bonelli

 

 

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Quel bar immobile come il lago

Bello, ma per ora non operativo, il complesso a Lago di Tesero realizzato per iniziativa del Provincia di Trento e il Comune di Tesero. Si tratta di una grande terrazza sul lago, un punto ristoro, campi da gioco con spogliatoi, parco giochi e area sosta camper riqualificata con la costruzione di due fuochi e tavoli al coperto per cucinare.

Il complesso, realizzato in legno secondo i dettami delle case clima, è nato dieci anni fa per iniziativa della giunta guidata da Gianni Delladio, ulteriormente definito poi sotto il mandato del sindaco Franco Zanon.

Ora manca davvero poco. Il Servizio ripristino della Provincia ha eseguito la pavimentazione e sistemato gli spogliatoi della società sportiva di tamburello.

La zona ha già la sua illuminazione. Occorre, però, completare l’area ristoro per rendere vivo un impianto non solo attrattivo durante il periodo estivo, ma anche in quello invernale. L’area infatti è situata in prossimità del Centro del fondo dove si sono disputate edizioni dei Campionati del Mondo di Sci Nordico del 1991, 2003 e 2013. Per questo la località è un punto strategico per chi pratica sci nordico e per chi vuole pattinare nella pista di pattinaggio all’aperto. C’è un ristorante a cento metri, un negozio alimentari a trecento metri e la possibilità di noleggiare attrezzature per lo sport. Insomma, la struttura di Lago ha sicuramente un futuro e darebbe senso agli investimenti già compiuti tra cui anche il ponte pedonale realizzato e attualmente poco utilizzato.

Il piccolo specchio lacustre, i prati curati e il colore variopinto delle casette in legno confinanti con la grande terrazza costituiscono sicuramente un forte richiamo turistico per la frazione di Tesero. Potrebbero utilizzarlo non solo i turisti di passaggio ma gli abitanti di Lago e di Tesero tramite il percorso ciclo-pedonabile di Sottopedonda.

“I lavori, a carico dell’amministrazione di Tesero – spiega il geometra comunale – riguardano gli impianti termici e idraulici e quindi l’arredamento. A lavori conclusi il bar sarà assegnato, tramite gara, a privati che gestiranno il locale in autonomia”. Parole rassicuranti, ma non siamo riusciti a conoscere i tempi effettivi perché l’investimento realizzato possa dirsi concluso. Non vorremo che la struttura di Lago di Tesero entrasse nella lista di tante opere iniziate e mai concluse.

Gilberto Bonani

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Porte aperte alla Scola Ladina

Chi l’ha detto che fare scuola è solo stare dietro ai banchi? Sulla scia della pedagogia del fare e verso la co-costruzione della conoscenza in cui l’alunno è protagonista del processo di apprendimento, ormai da tre anni nelle scuole medie della Scola Ladina de Fascia si stanno portando avanti iniziative che fanno sì che alunni e insegnanti abbandonino cattedra e banchi e si aprano verso l’esterno.

Il risultato è una giornata a porte aperte in cui genitori, nonni, fratelli, ma anche compaesani sono invitati a imparare con gli studenti. Un’iniziativa rivolta a persone esterne alla realtà scolastica che dà quindi una cornice di senso a quanto fatto e studiato a scuola.

Nella scuola di oggi, quella in cui al termine del primo ciclo d’istruzione si valutano non solo le discipline scolastiche, ma anche competenze trasversali quali l’imprenditorialità, l’imparare a imparare, le capacità sociali e civiche, la giornata a porte aperte rappresenta un ottimo banco di prova.

Il bello di queste situazioni è che vengono fuori i talenti nascosti, quelli che spesso la scuola non valuta: creatività, senso pratico, disponibilità, collaborazione e progettualità. Ma anche per gli insegnanti lavorare interdisciplinariamente comporta sapersi mettere in gioco, significa infatti rivedere i tempi della propria programmazione, trovare un accordo con i colleghi, mediare tra le proprie esigenze e quelle altrui.

L’iniziativa è partita in via sperimentale nel 2015, nella sola sede di Moena con il tema “Alimentazione”, connesso all’esperienza Expo delle due terze di allora. Collaborazione con gli chef di Slow Food, video interviste, piramidi dell’alimentazione in formato gigante: insegnanti che si mettono in gioco e alunni che lavorano alacremente per un obiettivo vivo e vero: accogliere e guidare le famiglie alla scoperta di un modo diverso di alimentarsi nel rispetto del pianeta.

Il 2016 ha visto come protagonista il tema “Ambiente e territorio” e si è esteso anche alle medie di Campitello e Pozza, con la collaborazione di professori appartenenti a tutte aree disciplinari e coinvolgendo tutte le classi, per un totale quindi di circa 300 studenti. Le tre scuole medie hanno accolto le famiglie, durante tutta una mattinata, organizzando percorsi sensoriali, plastici, video realizzati e montati da loro, giochi in tema, percorsi con la mountain bike, fiabe, rappresentazioni teatrali, musica dal vivo. L’attenzione era rivolta sia alla scoperta dell’ambiente in senso lato, che alla sua tutela. Come guide e ciceroni, naturalmente i ragazzi sono stati i protagonisti.

Il tema centrale della giornata a porte aperte di quest’anno, giovedì 18 maggio, sarà invece la Mobilità sostenibile”, alla ricerca di alternative sostenibili e comportamenti che limitino il traffico di merci e persone e di conseguenza permettano di godere del silenzio e dell’aria pulita delle nostre Dolomiti, patrimonio Unesco.

L’idea riprende quella alla base della via “Via le moto dal Sella”, aperta nel 2001 da Edy Boldrin e così chiamata poiché molto spesso negli ultimi anni la montagna è stata invasa e pervasa dai mezzi motorizzati (5 mila passaggi in una sola giornata, record registrato al Passo Sella). Non solo inquinamento atmosferico, ma anche acustico. Non solo un’aria meno pura, ma anche animali infastiditi che cambiano abitudini e alpinisti disturbati dal rombo delle moto che sgasano sui passi.

Da questa idea, formulata già quest’autunno, è partito un lavoro di coordinamento da parte degli insegnanti, e successivamente coinvolgendo gli alunni. Ma vediamo quali saranno alcune delle attività che potrete provare nella giornata a porte aperte.

All’insegna di un vero e proprio coinvolgimento della popolazione, le scuole opereranno nei comuni di Moena (con gli alunni di elementari e medie), Pozza (con gli alunni di elementari e medie), Vigo (con gli alunni delle elementari) Campitello (con gli alunni delle medie) e Canazei (con gli alunni delle elementari). Stand con delle guide (naturalmente i ragazzi stessi), spesa a km zero (ma non sveliamo come!), mappatura dei licheni per verificare l’effetto dell’inquinamento sull’ambiente, pedibus, percorsi di mountain bike, il viaggio sostenibile di Ulisse e altri giochi in sintonia con la mobilità e la sostenibilità. Le scuole stanno lavorando sull’iniziativa e tante sono le idee che bollono in pentola.

L’iniziativa rafforza naturalmente anche l’idea di educare i ragazzi alla tutela dell’ambiente e di farli riflettere fin da subito su quanto il nostro comportamento e le nostre abitudini quotidiane possano influenzare l’ambiente e quanto il nostro pianeta sia nelle nostre mani, anche quelle di bambini e ragazzi.

Silvia Vinante

 

 

 

 

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L’allarme sicuro, chiama il 112

Gli allarmi di negozi, alberghi, laboratori e perfino quelli delle stalle hanno proprie logiche. Per scegliere coerentemente il miglior antifurto per la casa, è importante comprendere quale genere possa essere più funzionale, in base alle dimensioni dell’abitazione, al numero delle stanze, alla presenza di animali domestici e al tempo in cui la casa non è abitata.

Mai come in questo caso, la qualità del prodotto va pagata. L’antifurto wireless (appena più costoso di quello a filo) vanta un’ottima duttilità che gli permette di adattarsi ad abitazioni anche molto diverse. Opera tramite collegamenti senza filo e i vari elementi comunicano via radio. I prezzi, piuttosto contenuti, concorrono al suo successo.

È consigliabile scegliere i modelli con sistemi anti inceppamento e a doppia frequenza per assicurarsi che il segnale non venga disperso o sopraffatto e per averne garantito il funzionamento anche in caso di black out.

Scegliere di avere anche il supporto GSM significa che l’impianto è in grado di avvisare telefonicamente nel caso accade qualcosa di anomalo in casa, tramite sms, messaggio vocale, mandando una foto o addirittura un video fino a otto numeri telefonici diversi. Uno di questi può essere eventualmente una Centrale Operativa attiva 24 ore su 24, tutti i giorni dell’anno, che può, in caso di intrusione, verificare quanto sta succedendo e inviare immediatamente un segnale alle Guardie Giurate e alle forze dell’ordine.

  1. M. C.

 

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Non aprite quella porta

Nonostante le nostre valli possano dirsi più tranquille rispetto alle metropoli, chi non ha mai chiuso la portiera dell’auto oggi ha inevitabilmente cominciato a farlo, spinto anche dalla suggestione delle notizie di furti.

Lo stesso vale per le porte di casa: le vendite di quelle blindate crescono per la necessità di garantire un altro grado di sicurezza ai tentativi di scasso. Si chiama “difesa passiva” e il livello di resistenza delle porte è composto da sei “classi di sicurezza anti-effrazione”: per proteggere un appartamento in condominio si sceglie una classe 2 ma per abitazioni unifamiliari e villette sono consigliate le classi 3 e 4.

Gli elementi necessari vanno dal telaio e controtelaio alle zanche incassate a muro, dalla lamiera in acciaio esterna ed interna al longarone rinforzato, oltre ovviamente alla serratura con cilindro di sicurezza, al deviatore di chiusura e ai montanti rinforzati. Per garantirne la piena efficacia, la porta va ovviamente installata da personale specializzato: è inutile ad esempio rinforzare la porta se poi il telaio della medesima non viene fissato al muro nel migliore dei modi.

Porta e muro devono essere un unico blocco, tanto che al bordo del telaio possono essere saldate zanche di acciaio che entrano nel muro per circa 10-15 cm e fissate con cemento a presa rapida per garantire la massima solidità.

Può essere necessario inoltre un eventuale consolidamento delle pareti con una rete metallica elettrosaldata o con miscele cementizie che si applicano a iniezione.

  1. M. C.

 

 

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