Arteterapia, che specchio magico

Quando arte e terapia si incontrano, non servono più le parole per scavare in se stessi: le proprie creazioni parlano da sole. E raccontano i conflitti, le paure, i blocchi emotivi, i disagi, ma anche le emozioni positive, la voglia di stare meglio, i desideri inespressi. Così, modellando la creta, disegnando, pitturando o realizzando un collage si superano blocchi e si elaborano problemi.

Che l’arteterapia funzioni per davvero, Elena Corradini lo ha prima di tutto sperimentato su se stessa. E, dopo un percorso artistico più classico, con la laurea all’Accademia delle Belle Arti, si è specializzata alla Scuola Artea, metodo Polisegnico® di Achille Gregorio, iscrivendosi poi al relativo albo professionale. Da sempre attenta a unire arte e sociale, Elena ha collaborato in passato con musei, cooperative, biblioteche, proponendo laboratori e progetti pedagogici ed educativi. Da qualche settimana riceve privatamente nello studio di terapie naturali di Cavalese “RitmoNatura”.

Elena mette in chiaro: “L’arteterapia non significa sfogarsi disegnando. Al contrario, è un percorso estremamente strutturato, proprio come una terapia classica basata sulla parola. Si tratta di un metodo che rispetta le difese di ognuno, perché non si è costretti a parlare e a raccontarsi, ma allo stesso tempo lavora sull’inconscio. Io non interpreto le singole creazioni, ma decodifico l’insieme dei lavori, che col passare del tempo fanno emergere il problema e piano piano lo sviluppano e provano a superarlo. Questi cambiamenti artistici portano a un reale cambiamento della persona”. L’utente sperimenta i vari materiali con cui è possibile lavorare per individuare quello con cui può esprimersi meglio, scegliendo tra materiali secchi, come matite, pastelli, gessetti o pennarelli, materiali umidi, come colori ad olio, acrilici o gli acquerelli, e materiali plastici come la creta. Si può anche lavorare con materiale digitale, con i collage o, ancora, con i fumetti. “Ogni tecnica si addice a tematiche diverse: per esempio, la scultura lavora sul corpo, la pittura sulle emozioni, il materiale grafico sugli aspetti più mentali”.

Elena aggiunge: “L’arteterapia è nata negli anni Cinquanta in ambito psichiatrico. Con la sua diffusione, si è scoperto che fa bene a tutti: dai bambini che possono elaborare emozioni e sentimenti, agli anziani che concentrandosi sull’oggetto concreto riescono a lavorare sul loro vissuto; dai disabili che attraverso le creazioni superano blocchi emotivi e fisici, agli adulti che puntano a conoscersi meglio. Si tratta di un vero e proprio percorso di crescita mediato dall’arte”.

Monica Gabrielli

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