Guido Brigadoi

Il primo Natale senza campane (di plastica)

Entro fine anno la Val di Fiemme sarà libera dalle campane gialle e blu. A breve anche a Predazzo, ultimo dei paesi fiemmesi, sarà avviata la raccolta a porta a porta di carta, vetro, alluminio e plastica. Un nuovo sistema voluto dalle amministrazioni comunali per migliorare la qualità della differenziata, puntando a una maggior responsabilizzazione dei cittadini. “Siamo stati più veloci del previsto – annuncia Andrea Ventura, direttore di Fiemme Servizi -. Abbiamo iniziato lo scorso maggio a Ziano, estendendo il sistema gradualmente agli altri paesi. In queste settimane stiamo terminando la distribuzione a Predazzo, dove le campane saranno tolte presumibilmente verso metà dicembre. Entro primavera contiamo di entrare in contatto con tutti i proprietari di seconde case, così da concludere la distribuzione”.

Diamo qualche numero?

“Abbiamo consegnato in tutta la valle 28.000 bidoni singoli e 3.000 condominiali, grazie al lavoro di 4 squadre di distribuzione. Sono 8 i nuovi assunti a tempo indeterminato per la gestione delle nuove raccolte, per le quali abbiamo acquistato 5 mezzi. Tra maggio e ottobre, sono stati 8.300 gli utenti che hanno chiesto informazioni o materiale ai nostri sportelli. Numeri che danno l’idea di quanto lavoro sia stato svolto in questi mesi da tutta la squadra di Fiemme Servizi”.

Come è stato accolto il nuovo sistema a porta a porta?

“Durante le 14 serate informative nei diversi Comuni abbiamo avuto la partecipazione di 3.500 persone. Gli incontri pubblici sono stati l’occasione per ascoltare dubbi e perplessità. La popolazione ha dimostrato una grande maturità: ho recepito tanta voglia di capire e migliorarsi per contribuire a una raccolta differenziata sempre più di qualità”.

Avete già notato un miglioramento nella qualità della raccolta?

“Il miglioramento è evidente. Le campane erano diventate per alcuni il luogo dove gettare di tutto. L’accurato lavoro di differenziazione di molti rischiava di venire vanificato dalla disattenzione o dalla malafede di pochi”.

Quali sono gli errori più frequenti nella raccolta differenziata casalinga?

“Nel bidone della plastica si possono gettare solo gli imballaggi leggeri, che devono essere vuoti e puliti. Non si possono, quindi, conferire nel bidone casalingo altri oggetti in plastica, come giocattoli o soprammobili. La domanda da farsi è: questo rifiuto ha contenuto qualcosa? Se sì, posso gettarlo nel bidone blu, altrimenti va nel secco o conferito ai Centri di raccolta. Particolare attenzione va prestata alle confezioni in plastica poliaccoppiata, abbinata cioè ad altri materiali: questo tipo di imballaggi non è riciclabile, va quindi gettato nel secco. Altro errore frequente riguarda le confezioni in Tetrapak che non vanno nella carta, ma possono essere conferite ai Centri di raccolta”.

Sui bidoni svuotati vengono eseguiti controlli?

“Certamente. Ogni bidone, prima di essere svuotato, viene controllato dai nostri operatori. Se i rifiuti non sono conformi, viene lasciato un adesivo di segnalazione. Puntiamo a informare, non a punire. Per questo, in caso di ripetuti errori contattiamo telefonicamente gli utenti per spiegare meglio come differenziare. In futuro, nel caso di elevate quantità di rifiuti non conformi, lo svuotamento potrà essere conteggiato come uno svuotamento del secco”.

E i turisti come si organizzano con questo nuovo sistema?

“Nei condomini più grandi e centrali è stata privilegiata la scelta dei bidoni condivisi, per una questione pratica di velocizzazione degli svuotamenti e anche di decoro urbano. I turisti che soggiornano in condomini che hanno adottato questa soluzione non hanno, quindi, nessun problema. Gli altri possono ricorrere a cartoni e sacchi a perdere da lasciare sul ciglio della strada. Rimane ancora da risolvere il nodo dei camperisti: i Comuni dovranno individuare alcune aree di sosta dedicate, dove offrire servizi anche per i rifiuti”.

State organizzando dei percorsi formativi: su quali argomenti?

“Ai nostri sportelli sono aperte le iscrizioni a corsi gratuiti di cucina con gli scarti, compostaggio domestico e riduzione degli imballaggi. Il nuovo sistema di raccolta procede di pari passo a un lavoro di formazione e sensibilizzazione sul riciclo e la lotta agli sprechi”.

 

I RIFIUTI SONO… CHIACCHIERE DA BAR!

È senza dubbio il Bar H (Bar…acca, per chi non avesse colto l’ironia) quello più buffo della Val di Fiemme. È il locale itinerante, proposto dalle Ecosisters durante le serate pubbliche di Fiemme Servizi sul nuovo sistema di raccolta rifiuti. In bocca agli avventori del locale, le perplessità di gran parte dei fiemmesi: dove mettere i nuovi bidoni, dove gettare questo o quel rifiuto, i dubbi sull’effettivo riciclo finale… Insomma, tra una risata e l’altra, il gruppo teatrale di Ziano, tutto al femminile, è riuscito a creare un clima rilassato e propositivo. “Abbiamo accolto con piacere la proposta di pensare a un breve spettacolo per parlare in modo leggero dei rifiuti. Abbiamo pensato al bar perché nei nostri paesi è qui che si discute e ci si confronta sui temi caldi del momento”, rivelano le attrici Ivana Mattioli e Tatiana Tulini. Lo sketch è piaciuto: “Credo che più o meno tutti si siano riconosciuti in uno o l’altro personaggio”. La serranda del Bar H rimane alzata: le Ecosisters assicurano che verrà riproposto in altri spettacoli, con nuovi personaggi.

Le Ecosisters sono nate una decina di anni fa da un gruppo di mamme appassionate di teatro, sensibili ai temi ambientali. Oltre a Ivana Mattioli e Tatiana Tulini, ne fanno parte Chiara Giacomuzzi, Licia Deflorian, Tatjana Piccolin, Valentina Deflorian, Laura Bonomi, Patrizia Mich e Elena Corradini.

L’associazione gestisce anche l’Ecoimpronta di Ziano, dove è attivo un servizio di riuso che a gennaio verrà rinnovato per lasciare spazio a nuove iniziative sul riciclo e la lotta allo spreco. In quest’ottica anche gli swap party: una sorta di shopping condiviso, con gli abiti che non vengono acquistati ma scambiati. Tra i servizi anche il prestito di bicchieri per feste e ritrovi, così da ridurre le quantità di rifiuti. In questi anni ne hanno prestati ben 6.957.

Le Ecosisters ci invitano così ad affrontare il riciclo e l’ecosostenibilità sempre con il sorriso sulle labbra.

Monica Gabrielli

 

 

 

 

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Una nursey così morbida

Ogni anno, la transumanza di pecore provenienti dalla Valsugana, supera il Passo Fedaia per approdare nella bassa Val di Fassa, quindi si sposta in Veneto. Il viaggio incessante, nel periodo di fine ottobre e inizio novembre, si concede una pausa, grazie a un evento eccezionale quanto affascinante: la nascita di più di 300 agnelli nel giro di pochi giorni.

L’evento, puntualmente atteso dagli abitanti della valle, avviene in un angolo di paradiso, scelto dai pastori per la sua tranquillità ed estensione territoriale. Parliamo di Larzonei (Larcionè in fassano), un piccolo borgo della Val di Fassa sotto il comune di Vigo (oggi ormai divenuto “San Jean” di Fassa), che non a caso è stato eletto quest’anno insieme ad altre 6 frazioni del comune, uno tra i borghi più belli d’Italia.

Questo luogo incantato, dove il tempo sembra essersi fermato, ospita, come una grande nursery, le mamme e i loro piccoli. Non sarà quindi inconsueto ascoltare i belati e i richiami dei piccoli agnellini appena nati e vedere le mamme allattare e ad accudire la prole. La pecora è un animale che ama vivere in gruppo, e questa caratteristica facilita enormemente tutte le operazioni di spostamento del gregge.

Non esiste un capo gruppo, per questo i cani da pastore sono le vere guide di questi animali. Gli ovini hanno una gestazione di 150 giorni e la loro riproduzione è stagionale, con un’attività sessuale massima alla fine dell’estate e in autunno, in concomitanza della diminuzione della durata del giorno, e minima in primavera e inverno. Oggi, con le tecniche di fecondazione mirata, si può programmare quante pecore possono restare incinte.

Nel caso del gregge in transito in Fassa, gli arieti non selezionati per la procreazione stagionale vengono dotati di uno speciale grembiule, che non permette loro la fecondazione della femmina, così che si possa avere una stima precisa e mirata delle nascite autunnali. Trascorsi i cinque mesi di gestazione, avviene il parto. La pecora inizia a belare e muoversi di continuo. Dopo l’apparizione del sacco amniotico, nasce l’agnello già con il cordone ombelicale spezzato, perché madre natura pensa sempre a tutto.

Appena nato cerca la madre, che inizia a leccarlo, e dopo pochi minuti è in grado di stare in piedi da solo. Barcollando, si dirige verso i capezzoli della madre per nutrirsi di colostro, sostanza essenziale per la reazione immunitaria, in quanto l’agnellino nasce senza anticorpi e l’assenza di assunzione di colostro nei primi minuti di vita, può determinare la cagionevolezza dell’animale e la sua successiva mortalità.

La Nursery di Larzonei” brulica di piccoli nati e offre speranza anche per i più deboli, i quali vengono tenuti al caldo di notte nel camper dei pastori, con coperte di lana create apposta per loro.

Federica Giobbe

 

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Una casa di riposo a 5 stelle
sdr

Tesero, 21 agosto 2017: la Casa di Riposo “Giovanelli”, Azienda Pubblica di Servizi alla Persona, si trasferisce dal grande edificio storico situato sul dosso di Pedonda alla nuova struttura in località Le Valene. A 8 anni dall’avvio del cantiere (2009) e a 13 dal primo progetto (2004) – passando, come noto, per un tortuoso iter burocratico purtroppo molto penalizzato dal concordato preventivo della ditta appaltatrice dei lavori, con conseguenze deleterie per tutti i suoi fornitori (comprese le aziende locali subappaltatrici per il ricovero), la nuova sede è ora realtà. Ci appare imponente lungo Via Mulini, la strada che dal ponte di Tesero sale verso Stava: l’abbiamo visitata per voi.

“La lunga e impegnativa avventura è giunta finalmente al termine, per la soddisfazione di ospiti, CdA, personale e collettività – afferma il presidente Diego Canal -. Grazie a quanti hanno collaborato, in particolare i direttori avvicendatisi in questi anni, Carlo Corradini, Luca Nicolelli e Roberta Bragagna, i progettisti ingegner Lucio Zeni (parte statica), architetto Paolo Chiocchetti (parte architettonica) e ingegnere Manuel Ghetta (direttore lavori), nonché le amministrazioni comunali di Tesero con i sindaci Gianni Delladio, Francesco Zanon ed Elena Ceschini.

Il trasferimento degli ospiti è stato completato in tre giorni, dal 21 al 23 agosto. “Tutto si è svolto con notevole sforzo – racconta la dottoressa Roberta Bragagna, direttrice dal 2016 – però, anche con grande entusiasmo: non vedevamo l’ora di entrare nella nuova sede. Avevamo anche un po’ di timore, come è normale quando si affronta un nuovo percorso. Nonostante i sopralluoghi per prendere confidenza con gli spazi, è solo lavorandoci quotidianamente che si capisce come muoversi, con quali tempistiche e problematiche. Ringrazio tutti i dipendenti per il grande impegno nel trasloco e nel lavoro quotidiano. Grazie poi alla Casa di Riposo di Predazzo per averci prestato il pullmino, alla Croce Bianca di Tesero che ha provveduto al trasporto delle persone non auto-sufficienti, nonché al Gruppo ANA Tesero e ai Nu.vol.A Val di Fiemme per il supporto logistico con diversi volontari e mezzi”.

La nuova struttura ha dimensioni veramente notevoli ed è in una posizione con una vista suggestiva sull’ambiente circostante. L’edificio, a pianta ellittica, racchiude un ampio cortile interno, attraversato da un avveniristico corridoio su due piani che collega ulteriormente le due ali. A monte, oltre il giardino, sono stati ricavati i posti auto per il personale. A piano terra trovano spazio gli uffici amministrativi, il reparto fisioterapia, un ampio salone, la cappella e i servizi alberghieri (cucina e lavanderia). Ai piani superiori, invece, ci sono quattro nuclei (“giallo” e “azzurro” al 1° piano, “verde” e “arancio” al 2°) da 20 posti letto ciascuno, per un totale di 80 letti suddivisi su 24 stanze singole e 28 doppie: alcuni sono gestiti dall’Unità Valutativa Multidisciplinare in base a una convenzione con l’Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari, mentre la maggior parte – a pagamento – vengono assegnati ai richiedenti sulla base di una lista d’attesa. Vi sono inoltre, per ogni piano, un’infermeria, un soggiorno, ben due sale da pranzo e la stanza per i servizi di parrucchiera e podologia.

Massimo Cristel

 

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Un nuovo gruppo difende l’Ospedale di Fiemme

Viaggia a una velocità impressionante il nuovo gruppo di Facebook creato da alcuni abitanti delle Valli di Fiemme, Fassa, Cembra e Primiero.

“Fiemme – Giù le mani dall’ospedale di Fiemme – Cavalese Trento” è il gruppo nato l’11 dicembre, dopo che su varie pagine di Facebook qualcuno ha iniziato a cancellare post e iniziative rivolte a difendere la riapertura del Punto Nascita di Cavalese.

Amministrano il gruppo Patrizia Caviola di Molina di Fiemme, ideatrice della pagina, e Rita Rasom della Val di Fassa. Mentre scriviamo, il gruppo sta raggiungendo i 2500 utenti, ma continua a crescere di ora in ora.

“Superando le aspettative, abbiamo raggiunto i 2500 membri in meno di 48 ore – spiega il portavoce del gruppo Paolo Scarian -. Siamo uniti contro questo silenzio politico inconcepibile. Siamo persone che hanno a cuore la riapertura non solo del punto nascita, problema sentito da valli intere come Fiemme, Fassa Cembra e Primiero, ma del pieno regime di tutti i reparti. Ci saranno seguendo anche dalla Svizzera e dalla Germania e in Italia dalla Sicilia al Brennero. Il gruppo è nato dalla capacità e dalla volontà di provare tutto e il tutto per tutto per assicurare ai nostri figli ma anche alle generazioni futuri una Valle Viva, attiva e sicura al cento percento”.

Il gruppo non intende fermarsi, in base alle decisioni che saranno prese giovedì 14 dicembre dall’assessore alla Sanità della Provincia autonoma di Trento Luca Zeni e il direttore dell’Azienda Sanitaria trentina Paolo Bordon. “Andremo avanti, portando il nostro lavoro oltre le elezioni provinciali del 2018”.

 

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L’Alpe Cermis apre una porta sul Lagorai

La prossima estate i turisti e gli amanti della montagna avranno una nuovo sentiero escursionistico attrezzato per attraversare la Val di Fiemme. Per allora, infatti, saranno terminati i lavori di sistemazione del percorso di 3 chilometri di lunghezza che collegherà la partenza dalla cima del Paion del Cermis alla cima del Castel di Bombasel, puntando verso il lago omonimo. Oltre il lago ci sarà un nuovo sentiero di cresta e l’attacco di una via ferrata a quota 2.374, un percorso attrezzato con gradini e funi di sicurezza che porterà fino alla cima del Castel di Bombasel. Da lì poi si scenderà sul vecchio sentiero risistemato.

“Stiamo lavorando su questo progetto da circa tre anni con uno studio a monte della parte normativa della faccenda”, ci ha raccontato Silvano Seber, amministratore delegato di Funivie Alpe Cermis SpA. “Ora siamo al momento della realizzazione. L’idea è nata direttamente su una serie di segnalazioni delle guide alpine locali che non hanno potuto fare a meno di notare quanto in Val di Fiemme manchino le vie ferrate. Va da sè che la morfologia delle nostre montagne non permetta lo sviluppo delle vie ferrate classiche ma un’alternativa come questa può portare tante persone ad avvicinarsi con facilità e con piacere anche a questo tipo di attività all’aria aperta, senza dover andare altrove sulle Dolomiti”.

Il Cermis è la montagna più accessibile per i turisti. È la più vicina alla pianura, quella servita meglio dagli impianti. Questo nuovo sentiero e la relativa ferrata possono essere considerati un passo verso la realizzazione di un Parco Outdoor del Cermis? “Il sentiero e la ferrata non sono stati realizzati con questo scopo e questa non è la nostra priorità né il nostro modo di guardare alla montagna”, continua Silvano Seber. “È vero che gli impianti che arrivano in quota all’alpe sono un vanto della valle. È vero che in estate sui sentieri si possono vedere appassionati delle mountainbike che salgono e scendono e che si può praticare il parapendio, così come il rafting a fondovalle sull’Avisio, con una base accanto alla stazione a valle della telecabina. Detto questo, però, noi vediamo il Cermis solo come una porta d’accesso verso la natura. La fortuna del Cermis è proprio quella di essere all’interno della catena del Lagorai che non è ancora antropizzata. Posti come la Val Moena sono veri paradisi naturali. Nei nostri intenti il Cermis e questo sentiero saranno una porta d’ingresso verso questo paradiso”.

Enrico Maria Corno                                                                                                                                                                                                                                                                                         foto: Federica Cerri

 

 

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Parcandole

Raccolta di detti, proverbi, filastrocche in dialetto

Seconda edizione rivista, corretta ed aggiornata di un volume che è frutto di una trasmissione di Radio Fiemme del 1981, alla quale era abbinato un concorso intitolato “Déti e proverbi déla nòza val”. Dai contributi di molti radioascoltatori è nata la prima edizione del libro, ora riproposta con nuovi testi, anche in questo caso raccolti attraverso trasmissioni radiofoniche. Il libro propone proverbi, filastrocche, modi di dire e aneddoti di vita passata.

Autore: Tarcisio Gilmozzi / Pagine: 159 / Prezzo: 18 euro /  Nelle librerie di Fiemme

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Uniti per l’ambiente assieme a Redo Upcycling
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Marcialonga e l’ambiente, il rapporto d’amore prosegue nel riutilizzo di oggetti quali banner, striscioni, pettorali di gara, materiali divenuti obsoleti ma che “riprendono vita” grazie all’arte del riciclo. Arriva così il progetto che Marcialonga e Fiemme Ski World Cup, in collaborazione con REDO upcycling – il marchio di design sostenibile promosso dalla A.L.P.I., la cooperativa sociale trentina specializzata nel riciclo creativo, hanno promosso congiuntamente a partire dalla stagione invernale 2018: “L’idea nasce dalla voglia di cercare insieme altre vie, più sostenibili ed etiche, per gestire alcune tipologie di “rifiuti”, in coerenza con l’anima profondamente verde della Val di Fiemme e con la passione per il design funzionale che si coniughi con lo spirito sportivo di entrambe le società”.

Ė stata così realizzata una collezione di borse casual utilizzando i banner pubblicitari impiegati in Valle, per non parlare dei sacchetti portascarpe creati mediante l’utilizzo dei pettorali di gara.

Chi deciderà dunque di acquistare una delle borse o un sacchetto portascarpe della collezione recycling si troverà in mano un pezzo unico, fatto a mano con cura e attenzione nei particolari, mentre gli oggetti da smaltire hanno dato la possibilità di attivare un meccanismo, attraverso la creatività di giovani designer e del lavoro di persone svantaggiate, che permette di dar vita a prodotti con un impatto sociale alto e un impatto ambientale basso, a dimostrazione del fatto che con creatività e lavoro si può dar vita a progetti innovativi e soprattutto senza il pericolo di mettere a repentaglio la salute del pianeta.

L’ambizioso pacchetto sull’Economia Circolare della Commissione Europea consente di realizzare significativi risparmi di energia e benefici per l’ambiente, crea posti di lavoro a livello locale, offre opportunità di integrazione sociale ed è strettamente correlato alle priorità dell’UE in materia di posti di lavoro, crescita, investimenti, agenda sociale e innovazione industriale.

L’economia europea va necessariamente orientata verso una direzione più sostenibile, con il passaggio ad un’economia più razionale, che consideri l’intero ciclo di vita dei prodotti; seguendo appieno questa nuova prospettiva europea Marcialonga e Fiemme Ski World Cup hanno deciso di fare un primo passo insieme, a cui ne seguiranno sicuramente altri negli anni a venire.

La prossima edizione della Marcialonga si svolgerà il 28 gennaio, mentre il comitato Fiemme Ski World Cup proporrà le sfide del Tour de Ski il 6 e 7 gennaio e la Coppa del Mondo di combinata nordica dal 12 al 14 gennaio.

Per info:

www.marcialonga.it/marcialonga_ski/IT_design-sostenibile.php e www.fiemmeworldcup.com

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Quel profumo essenziale

Si fa presto a dire Natale. Anche troppo presto, si passa in men che non si dica dai colori vivaci delle foglie dell’autunno alle luminarie natalizie e agli addobbi nelle vetrine. Forse, nel tempo si è perso il vero spirito della festa. Ma c’è chi ancora è fortemente radicato ed affezionato alla tradizione: sono le sorelle Braito dell’hotel Maria di Carano.

In memoria di tempi che sembrano ormai passati, Monica e Patrizia propongono ai loro clienti l’autentica atmosfera natalizia: alberi veri, che perdono gli aghi e profumano di resina, addobbati con fette di arancia essiccate e cannella. Una rarità al giorno d’oggi dove la plastica predomina.

“Natale per me significa niente sale né ghiaia sulle strade. Un tempo tutto il paese diventava una grande pista per le slitte. Quando da bambina andavo in paese a trovare la nonna mi godevo la luce che veniva dalle stalle, che erano tante allora. Emanavano tutte un grande senso di calore e un profumo, perché così era una volta. Ma la cosa migliore erano i dolci di Natale. Durante l’anno non si mangiavano quasi mai e questo era il periodo più bello per noi bambini. Zelten e biscotti, profumi autentici della tradizione che fanno subito casa”.

Ed è proprio questa autenticità che i clienti dell’Hotel Maria trovano in questo periodo di feste: decorazioni naturali, l’aroma e il gusto della cucina che ci rappresenta, le candele accese, le campane che invitano alla Santa Messa.

Le famiglie si riuniscono per il Natale e molte coppie ricercano il calore e la magia della tradizione. L’obiettivo delle sorelle Braito è quello di creare un legame non solo tra il cliente e l’albergo, ma col il paese stesso. Ogni inverno, tutti i lunedì, Patrizia accompagna personalmente i clienti per le vie del centro storico, seguendo il percorso di “Carano Pian Pian”, ideato e realizzato dal Museo Casa Begna e dai privati, alla scoperta degli affreschi di Camillo Rasmo e degli scorci più suggestivi dei buriei.

“I clienti si affezionano al paese. Anche chi già ha fatto l’uscita l’anno precedente è sempre curioso di farla ancora. Apprezzano moltissimo l’impegno del museo e dei singoli che di anno in anno ricreano magici panorami”, dice Patrizia. Troppo spesso si pensa più ai numeri delle presenze piuttosto che all’originalità della proposta turistica. L’hotel Maria ha sicuramente puntato sulla fedeltà dei clienti per dare valore non solo ad un’offerta ma a Carano stesso. È l’amore per il proprio territorio che ha portato questo hotel a mantenere la sua autenticità, senza uniformarsi allo stile spesso troppo commerciale che spesso intacca la tradizione di montagna.

La chef Monica vuole proporre questo attaccamento alla festività più attesa dell’anno e la vuole trasmettere a tutti. Naturalmente attraverso l’arte della cucina, e nello specifico dei dolci di Natale, è aperto a tutti il corso “Tradizione e dolcissimo” per imparare i segreti dei più buoni biscotti della pasticceria alpina, nei giorni del 22 e 23 dicembre. Il programma e le informazioni dettagliate sono sul sito www.hotelmariasas.it. Non ci resta che prendere spunto dalla passione e dall’amore per la tradizione delle sorelle Braito, anche per decorare al meglio le nostre casa e ritrovare l’autenticità di questa festa, amata da grandi e piccoli.

Sara Bonelli

 

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Una nursey così morbida

Ogni anno, la transumanza di pecore provenienti dalla Valsugana, supera il Passo Fedaia per approdare nella bassa Val di Fassa, quindi si sposta in Veneto. Il viaggio incessante, nel periodo di fine ottobre e inizio novembre, si concede una pausa, grazie a un evento eccezionale quanto affascinante: la nascita di più di 300 agnelli nel giro di pochi giorni.

L’evento, puntualmente atteso dagli abitanti della valle, avviene in un angolo di paradiso, scelto dai pastori per la sua tranquillità ed estensione territoriale. Parliamo di Larzonei (Larcionè in fassano), un piccolo borgo della Val di Fassa sotto il comune di Vigo (oggi ormai divenuto “San Jean” di Fassa), che non a caso è stato eletto quest’anno insieme ad altre 6 frazioni del comune, uno tra i borghi più belli d’Italia.

Questo luogo incantato, dove il tempo sembra essersi fermato, ospita, come una grande nursery, le mamme e i loro piccoli. Non sarà quindi inconsueto ascoltare i belati e i richiami dei piccoli agnellini appena nati e vedere le mamme allattare e ad accudire la prole. La pecora è un animale che ama vivere in gruppo, e questa caratteristica facilita enormemente tutte le operazioni di spostamento del gregge.

Non esiste un capo gruppo, per questo i cani da pastore sono le vere guide di questi animali. Gli ovini hanno una gestazione di 150 giorni e la loro riproduzione è stagionale, con un’attività sessuale massima alla fine dell’estate e in autunno, in concomitanza della diminuzione della durata del giorno, e minima in primavera e inverno. Oggi, con le tecniche di fecondazione mirata, si può programmare quante pecore possono restare incinte.

Nel caso del gregge in transito in Fassa, gli arieti non selezionati per la procreazione stagionale vengono dotati di uno speciale grembiule, che non permette loro la fecondazione della femmina, così che si possa avere una stima precisa e mirata delle nascite autunnali. Trascorsi i cinque mesi di gestazione, avviene il parto. La pecora inizia a belare e muoversi di continuo. Dopo l’apparizione del sacco amniotico, nasce l’agnello già con il cordone ombelicale spezzato, perché madre natura pensa sempre a tutto.

Appena nato cerca la madre, che inizia a leccarlo, e dopo pochi minuti è in grado di stare in piedi da solo. Barcollando, si dirige verso i capezzoli della madre per nutrirsi di colostro, sostanza essenziale per la reazione immunitaria, in quanto l’agnellino nasce senza anticorpi e l’assenza di assunzione di colostro nei primi minuti di vita, può determinare la cagionevolezza dell’animale e la sua successiva mortalità.

La Nursery di Larzonei” brulica di piccoli nati e offre speranza anche per i più deboli, i quali vengono tenuti al caldo di notte nel camper dei pastori, con coperte di lana create apposta per loro.

Federica Giobbe

 

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L’architettura delle forme

Quando si parla di Matthias Sieff, audace artista di Fassa, subito tornano alla mente le sue figure antropomorfe, i suoi corpi colmi di forza, vitalità espressiva e “peso”, le sue sculture monolitiche che rievocano immobili tratti di antiche memorie stilistiche. Nato a Cavalese il 22 aprile 1982 e residente a Mazzin, tra le Dolomiti della Val di Fassa, Matthias celebra una carriera colma di successi e grandi sacrifici: dopo aver conseguito il diploma alla Scuola d’Arte di Pozza, ha ottenuto il diploma di laurea di Scultore del legno a Selva di Val Gardena, ma per ampliare i suoi orizzonti creativi, ha infine conseguito la Laurea in Arti Applicate a Vienna.

Una formazione ricca quanto complessa, dove l’artista di Campitello ha appreso il rigore accademico, la tecnicità delle forme e la plasticità della materia; ma il suo viaggio attraverso la questa raffinata ricerca artistica ha trovato radici nella sua personalità. Infatti, equilibrio, fantasia e sperimentazione si affacciano in un mondo fatto di corpi inseriti sapientemente nello spazio, creando essi stessi una loro “spazialità”.

“Per superare la barriera tradizionalistica dolomitica, con un imprinting piuttosto unilaterale – spiega l’artista –, ho voluto ampliare la mia conoscenza andando a Vienna. In quegli anni di università delle arti applicate viennese ho avuto una svolta nella mia visione artistica. Vienna mi ha aiutato a oltrepassare la barriera che delimitava gli orizzonti stilistici personali, dettati appunto dall’arte lignea locale, in ogni caso fondamentale per arrivare a un certo grado di plasticità tecnica. Avevo bisogno di esprimere me stesso appieno. Dalla mescolanza tra Sieff prima dell’accademia viennese e dopo, ha preso vita il Sieff di oggi”.

La sua ricerca artistica si basa sullo studio del corpo femminile e maschile ed è caratterizzata da un’interpretazione forte e personale di personaggi asessuati ma colmi di significati antropologici e culturali.

Le figure, erette, hanno capi leggermente girati verso l’alto, un torace voluminoso che è sorretto dalle gambe forti e da piedi enormi, e spesso non presentano le braccia, perché tutto ciò che devono dire, l’essenziale, è già presente e non vi è la necessità di aggiungere, anzi, piuttosto di sottrarre. “I miei personaggi – confida Sieff – sono nati dalla mia fantasia e dai miei studi sull’anatomia, e ciò che posso dire oggi è che attraverso le mie opere, nel bene e nel male, vengono espresse emozioni e suscitano per questo diversi sentimenti in chi li osserva: dallo stupore, alla perplessità fino ad arrivare alla meraviglia. Ma è un bene, l’arte ha un suo giudizio soggettivo individuale, può piacere o meno, di certo però le mie sculture non lasciano indifferenti, tutti li osservano, e questo mi dà soddisfazione”. Le figure sono molto statiche e stabili, caratterizzate da una costruzione tettonica, dove ogni singolo elemento sorregge ed è sorretto, così come un edificio, costruito piano su piano. Il piedistallo di un certo volume e peso specifico, sottolinea sia la loro identità sia la plasticità scultorea.

“Attualmente sto sviluppando l’idea di basamenti in Cor-Ten, un acciaio dall’elevata resistenza corrosiva e meccanica, che rendono maggiormente questa idea di stabilità”.

Ogni figura nata nel suo studio a Campitello, presenta una costruzione basata sull’incrocio di assi orizzontali e verticali, e talvolta, per evidenziare maggiormente l’asse orizzontale, le figure vengono rappresentate con le braccia aperte. Ma queste forme e personaggi hanno un’origine d’ispirazione antica: dai Moai dell’Isola di Pasqua, al carattere ed all’immobilità della sfinge egizia che si trova innanzi alle Piramidi d’Egitto, fino a ricordare le figure monolitiche in argilla cotta delle civiltà mesopotamiche del IV millennio a.C., dai corpi squadrati e massicci, fino alla durezza ed essenzialità stilistica delle prime sculture arcaiche monolitiche, come i totem e le sculture votive dell’arte mesopotamica.

Inoltre, permane l’influenza dell’arte austriaca dello scultore Fritz Wotruba. “Interpreto la scultura come un modo di esprimersi che debba avere un certo spessore e carattere, una certa fissità e freddezza, come le figure antiche, fiere nella loro staticità statuaria”. La problematica delle forme corporee è importante per Sieff, poiché la raffigurazione del corpo deve oltrepassare le proporzioni, e le forme devono essere sempre in simbiosi tra loro, semplificate e geometrizzate, pur rimanendo sempre organiche, trovando sempre quella giusta tensione emozionale.

Per la rappresentazione stilistica, Matthias Sieff utilizza sempre materiali che, al contrario di tante forme d’arte attuali, danno una spiccata durabilità nel tempo, come ad esempio il legno di tiglio. “È il materiale che prediligo, un legno morbido, essenziale, senza nodi ed imperfezioni, pulito, puro e liscio per natura, utile per i lavori di superficie e le cromature di colore coprenti e brillanti, così che anche la superficie esterna possa assumere la sua importanza, quasi fosse un abito. Una grande soddisfazione per me quest’anno è stata quella di esporre alla collettiva “Legno Len Holz” curata da Gabriele Lorenzoni presso la Galleria Civica del Mart di Rovereto, un onore e sicuramente una spinta per proseguire e consolidare sempre meglio per la mia strada, anche se la sperimentazione non finisce mai”.

Un artista in continua evoluzione, che segue la dinamicità dell’arte e i suoi codici creativi, senza mai diventarne dipendente, ma al contrario, riuscendo a travalicare ogni confine stilistico, per esprimere al meglio la sua sensibilità creativa e il suo intuito plastico, regalandoci ancora emozionanti opere non ancora immaginate.

Federica Giobbe

 

 

Atelier ed esposizione

Piaz Veie 32
Campitello di Fassa
www.sieffmatthias.it

 

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