Guido Brigadoi

La cestovia della discordia
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Lo scorso 1 aprile, come di consueto all’inizio di primavera, ha riaperto la cestovia della Marmolada, lo storico impianto che collega il Fedaia al Pian dei Fiacconi a quota 2.600. Di questi tempi, la cestovia viene scelta da chi sale al rifugio per l’abbronzatura alpina, dagli scialpinisti che puntano alla vetta e risparmiano 600 metri di dislivello e dagli appassionati di sci alpino che si godono le piste non affollate e il freeride.

Tutto bene? Non proprio dato che la vetta più alta delle Dolomiti non riesce a trascorrere un giorno lontano dalle polemiche. Vecchie e nuove.

Le più recenti riguardano la proprietà e il futuro dell’impianto, di per sé virtualmente inefficiente da un punto di vista economico dato che la sua attività si limita a un mese di primavera e a poche settimane d’estate. La famiglia Graffer che aveva realizzato la cestovia nel 1974, poche settimane fa ha ceduto la medesima alla cordata dei quattro fratelli gardenesi Mahlknecht che fanno sapere di non voler concedere interviste in questo momento e che si riservano di spendere tutto il 2017 a ripianare vecchie pendenze legali e amministrative legate all’impianto. Impianto che, peraltro, era stato promesso – con tanto di accettazione della caparra – a un imprenditore fassano che si è visto scippato del business e ha intentato causa. Il futuro e il giudice ci diranno se la manovra gardenese era legale (così come accade con la compravendita di immobili, restituendo al defraudato il doppio della caparra stessa) o meno.

Tutto ciò, però, non basta a placare la montagna della discordia. Che farsene dell’impianto? Intanto il medesimo deve rimanere aperto per non perdere la concessione e poi? C’è un progetto turistico condiviso dietro alle decisioni? Dubitiamo che i Mahlknecht abbiano investito al buio. Si vuole ampliare l’area sciabile e moltiplicare le attività della zona? E il Trentino cosa ne pensa? Se le istituzioni provinciali vorrebbero allungare l’impianto fino a Sass Bianchet, fermandosi prima della cresta, molti fassani vorrebbero arrivare direttamente a Punta Rocca, dove già arriva il terzo tratto della funivia che sale da Malga Ciapela ma pare sarebbe possibile solo al costo di un vero abuso della vetta.

Gli ecologisti si sono ovviamente fatti sentire con un campeggio in quota e l’esposizione di striscioni. L’occasione era troppo ghiotta perché non alzassero la voce anche i veneti che rivendicano un accordo firmato nel 2002 con Trento (ma forse doveva esserci anche Bolzano) per l’utilizzo incondizionato di una parte del ghiacciaio. Accordo (pare) però mai ratificato. Accordo di cui manca una copia negli archivi del Comune di Canazei che invece si rifà al patto concordato dal Presidente Pertini che nel 1982 metteva tutta la cresta all’interno dei nostri confini.

Guido Trevisan, proprietario e gestore da oltre 15 anni del Rifugio Pian dei Fiacconi, laureato in ingegneria dell’ambiente e del territorio (sarà stato ascoltato e coinvolto nelle scelte?), attende che qualcosa si muova all’ombra della Marmolada.

Enrico Maria Corno

 

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L’elicottero tarda, ore di paura

“Ci assicurano che in caso di emergenza possiamo fare affidamento sull’elicottero, ma come facciamo a stare tranquilli quando l’elicottero può essere impegnato altrove o impossibilitato a volare a causa delle condizioni meteo avverse?” A chiederselo in questo momento sono tutti i residenti di Fiemme e Fassa. Ad alcuni è toccato viverlo in prima persona.

“Mio papà era ricoverato a Cavalese per gravi problemi di salute: nel giro di poche settimane ha avuto due serie emorragie che hanno reso necessario un doppio trasferimento in elicottero a Trento “, racconta M. D. di Cavalese. “La prima volta, la più grave, il mezzo è arrivato in pochi minuti, mentre la seconda volta ci ha messo più di un’ora e mezzo. Fortunatamente, l’emorragia è stata tenuta sotto controllo dalla primaria, presente in reparto nonostante fosse sabato”.

Perché l’elicottero ci ha messo tanto ad arrivare? “Era impegnato per un’urgenza ostetrica ad Arco, dove hanno chiuso il punto nascita, proprio come a Cavalese”, spiega M. D.

Ecco allora che si torna al nocciolo della questione: “Si tolgono servizi alle periferie, affidandosi all’elicottero che però non riesce a intervenire tempestivamente perché le urgenze da gestire diventano troppe”.

Lo sa bene Livio Caviola di Castello di Fiemme che, in una piovosa mattina di inizio novembre, ha dovuto aspettare l’arrivo dell’elicottero per oltre tre ore: “Mi sono rivolto al pronto soccorso dell’ospedale di Cavalese perché avevo il battito del cuore rallentato, una condizione chiamata bradicardia – racconta -. Mi hanno subito comunicato che avrei dovuto essere trasferito d’urgenza a Rovereto, visto che a Trento non c’era posto, per l’impianto di un pacemaker”. L’attesa si è però protratta per ore: “Il tempo era brutto e l’elicottero era impegnato altrove”, ricorda la moglie Luisa. “In pronto soccorso mio marito è stato seguito in modo ottimale. Gli è stato messo un pacemaker provvisorio, ma si percepiva la preoccupazione del personale sanitario per il ritardo dell’elicottero, arrivato tre ore e mezzo dopo l’accesso al pronto soccorso. Lui era tranquillo, ma per me l’attesa è stata infinita: il tempo sembrava non passare più”.

Fortunatamente non ci sono state conseguenze: Livio è arrivato in tempo a Rovereto e ora sta bene. “Non pretendiamo che a Cavalese ci sia il reparto di cardiochirurgia: sappiamo che in questi casi il trasferimento in un ospedale più grande è necessario, però, chiediamo garanzie e sicurezze. Non ci stiamo a vedere smantellare giorno dopo giorno il nostro ospedale”.

Monica Gabrielli

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Tutti pazzi per l’estremo

Una volta li chiamavano sport estremi. Erano in pochi a praticarli, il livello di adrenalina prodotta arrivava ai massimi e le immagini che passavano in televisione – erano i primissimi tempi del web lasciavano tutti a bocca aperta. Stiamo parlando di parapendio, di free climbing, di freeride, di downhill con le bici, di skyrace a 3000 metri di quota…

Oggi tutto questo è diventato una pratica quotidiana per il popolo dell’outdoor (a parte le rare ma dovute eccezioni) e chi cerca emozioni sportive alternative deve trovare eventi sportivi alternativi. Il caso più eclatante è quello che porta la data del prossimo primo luglio quando la “divisione eventi pazzi” di Red Bull – la stessa che organizza gare di corsa e parapendio di oltre 1000 km in autonomia, dall’Austria a Montecarlo, attraverso le Alpi, la stessa che organizza gare di sci con centinaia di atleti per volta o gare di nuoto in apnea sotto il ghiaccio – arriverà ai trampolini di Predazzo per la prima gara italiana del circuito mondiale delle Red Bull 400.

Stiamo parlando di corse a piedi di soli 400 metri il cui tracciato però si inerpica su un pendio estremamente ripido che, dalla partenza all’arrivo, raggiunge i 200 metri di dislivello positivo. Sono proprio i trampolini dove d’inverno si svolgono le gare di salto con gli sci ad essere la sede perfetta per queste gare. I trampolini o, meglio ancora, i declivi a fianco dei medesimi, versanti erbosi pressoché inutilizzati dove i runner devono dare il proprio meglio sfidando l’inclinazione proibitiva. In alcuni casi all’estero – la competizione è giunta alla settima edizione e coinvolge 13 paesi in tutto il mondo – è stata adagiata sul pendio anche una sorta di rete di corde per agevolare “l’arrampicata” degli atleti che, allo Stadio del Salto G. Dal Ben, si confronteranno con una pendenza massima di 38 gradi. L’evento prevede quattro categorie di partecipanti (la Full distance Men o Gara individuale uomini, la Full distance Women o Gara individuale donne, la Mixed relays o Staffetta 4×100 mista e la Men relays o Staffetta 4×100 uomini). Le iscrizioni sono ancora aperte sul sito www.redbull.com/400valdifiemme. Tutti i runner iscritti dovranno affrontare le batterie di qualificazione al mattino che selezioneranno i 50 migliori di ogni categoria di accedere alle finali del pomeriggio.

Un’altra grande novità nel calendario sportivo locale – e forse anche nazionale – è l’iniziativa totalmente indigena degli organizzatori della Fiemme Heroes Race. Domenica 18 giugno infatti tra il Cermis e Ziano si terrà un vero e proprio pentathlon dell’outdoor a squadre: immaginate infatti una gara a staffetta che comprenda cinque atleti (tra cui almeno una donna) e cinque discipline diverse, a cominciare dalla frazione con gli skiroll che parte da Predazzo e corre in piano per 13 km fino alla salita finale sull’Alpe Cermis che termina a Doss dei Laresi con 260 metri di dislivello, a replicare la logica della ben più famosa salita del Tour de Ski invernale. Ci si darà il cambio davanti al rifugio quando comincerà lo sforzo di un runner che dovrà raggiungere di corsa la cima del Paion superando ben 1.000 metri di dislivello, una vera e propria “vertical race”. Il successivo testimone verrà passato “al volo” ad un atleta che si butterà dall’alpe con il parapendio che a sua volta atterrerà allo Stadio del Fondo di Lago di Tesero. Qui un ciclista in sella a una MTB coprirà 15.3 km su e giù per i boschi fino a Ziano di Fiemme, dove all’arrivo si ricongiungerà agli altri quattro compagni di squadra per terminare la prova con un tratto di 4.3 km di rafting sull’Avisio (info: apconsultingevents@gmail.com).

Se questo non bastasse, sempre in Val di Fiemme si propongo due nuove “ventiquattro ore non stop” in bicicletta – il 14 giugno la Dolomitics 24 sull’asfalto di Pampeago e il 2 settembre la 24ore Val di Fiemme Mountain Bike nella zona attorno a Lago di Tesero – e una gara riservata alle bici a scatto fisso il 2 giugno a Predazzo, all’interno delle manifestazioni collaterali alla Marcialonga Bike.

La Val di Fassa risponde invece con i suoi celebri cavalli di battaglia a forte contenuto ciclistico – la Hero di mountain bike, le Enduro Series al Belvedere e la maratona Dles Dolomites su strada – oltre ovviamente alla Skyrace sul Pordoi che la rende una delle destinazioni più conosciute da chi corre in montagna. La grande novità di quest’estate però sarà la prima edizione fassana del Campionato Europeo di Arrampicata Sportiva delle discipline Lead (quella che misura la capacità di superare ostacoli di varie difficoltà) e Speed (la classica gara di velocità in parallelo) che si svolgerà a Campitello dal 29 giugno al 1 luglio e sarà organizzato dall’associazione Fassa Climbing. La sede della gare sarà ovviamente la grande palestra di Ischia, a pochi metri dalla stazione di partenza della Funivia del Col Rodella, aperta nel 2014 dopo l’incendio che qualche anno prima aveva distrutto la struttura precedente. Con l’organizzazione di questo evento, Campitello entra definitivamente nel ristrettissimo novero delle località italiane riconosciute a livello internazionale tra le migliori destinazioni per l’arrampicata.

Enrico Maria Corno

 

EVENTI SPORT FIEMME E FASSA ESTATE 2017

4 giugno – Marcialonga Cycling Craft, Fiemme e Fassa (granfondo di ciclismo su strada)

14 giugno – Dolomitics24, Pampeago (gara ciclismo 24 ore no stop)

17 giugno – Sellaronda Hero, Canazei (MTB marathon)

18 giugno – Italian Enduro Series, Canazei (Circuito italiano MTB)

18 giugno – Fiemme Heroes Race, Val di Fiemme (gara multisport a squadre)

25-30 giugno – Val di Fassa Running, Val di Fassa (giro podistico a tappe)

29 giugno – 1 Luglio – Campionati Europei Arrampicata, Campitello

1 luglio – Red Bull 400, Predazzo (vertical running race)

1 luglio – Vertical Vulcano Buffaure, Pozza (vertical running race)

2 luglio – Maratona Dles Dolomites, Canazei (granfondo ciclistica)

21 luglio – Dolomites Vertical Km, Alba (vertical running race)

22 luglio – Dolomites Skyrace, Canazei (Corsa in montagna internazionale)

6 agosto – La Vecia Ferrovia, Molina (gara MTB)

2 settembre – 24H Val di Fiemme Mountain Bike, Lago Tesero (gara mtb 24 ore no stop)

3 settembre – Marcialonga Running Coop, Val di Fiemme e Fassa (gara mezzofondo)

16 settembre – Rollerski Cup, Val di Fiemme (weekend di gare di skiroll)

17 settembre – Trofeo Passo Pampeago, Tesero (cronoscalata ciclismo)

 

 

 

 

 

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Il valzer delle vetrine

Ci avete fatto caso? In questo periodo, passeggiando per le vie di Cavalese si percepisce un certo brulicare, come se tante formichine, ciascuna con la propria briciola sulla schiena, si stessero spostando operose da un posto all’altro. Queste briciole sono cariche di idee, di volontà e di voglia di cambiamento.

Sono i commercianti e gli artigiani di Cavalese che, come travolti dalla brezza primaverile, hanno deciso di cambiare qualcosa nella propria vita e così facendo hanno portato in paese molte novità. Ma entriamo nel dettaglio, perché ciascuno ha la propria storia e merita di essere ascoltata.

La Cartolibreria Spazzali, per esempio, vanta una storia secolare che trova le sue origini 112 anni fa. Tutto ha inizio nel 1905, quando Giuseppe Spazzali, bisnonno omonimo dell’attuale titolare, dopo anni di apprendistato in Valsugana, decide di aprire nei locali a piano terra della casa di famiglia, nel centro di Cavalese, un negozio di manifatture e mercerie. L’attività viene portata avanti fino agli albori della Grande Guerra, quando un avvenimento cambia tutto: Giuseppe e sua moglie vengono arrestati e deportati nel campo di internamento a Katzenau in Austria. Nonostante ciò il negozio non chiude ma viene gestito da Teresina Cavada.

Nel 1919 Giuseppe torna dalla prigionia per gestire la bottega di mercerie fino al 1935. Da questa data fino al 1942 l’attività si affida alla guida di Carlo Spazzali, nonno di Giuseppe, e alla moglie Maria Longo. Ancora una volta l’intervento della guerra cambia le carte in tavola con qualche anno di chiusura, fino al 1950 quando i locali a piano terra di Casa Spazzali vengono ristrutturati proponendo due negozi distinti. Ad Est si rivende lana e filati della famiglia Dalsasso, mentre nella parte a Ovest apre una filiale della Banca di Trento che presto si trasforma in un negozio di pane e dolci, gestito prima da Corrado Piazzi di Tesero, poi, dal 1969, da Paolo Baldassarra e dal 2003 dal figlio Simone che lo gestisce tuttora (teniamo bene a mente questo nome, lo ritroveremo strada facendo).

Negli anni ’60, nell’altro negozio, Lidia Polo apre un punto vendita di abbigliamento, poi dal 1971 Carlo Alberto Spazzali, padre di Giuseppe, apre la cartolibreria. Nel 2002 Giuseppe subentra al padre. Finalmente, arriviamo ad oggi, con la conclusione di 46 anni di attività nel campo della cartoleria ed oltre un secolo nel settore del commercio in senso lato.

La brezza primaverile girerà con il suo soffio le pagine della libreria che aprirà al posto della cartolibreria a partire dalla prossima estate.

Mentre a casa Spazzali l’idea della cartolibreria cominciava a prendere forma, su via Bronzetti qualcun altro gettava le fondamenta per il proprio futuro: Vito Marcantoni e Pia Trettel 38 anni fa aprivano il Bar Roma.

Nei primi anni ’70 Vito arriva in Val di Fiemme da Cavedine, in stagione lavora a bar dell’hotel Pampeago, il resto dell’anno per la società d’impianti. Qui apre un locale e poi, assieme a Pia, prende in gestione l’albergo Ancora di Tesero. Alla fine degli anni ’70 Vito e Pia prendono in gestione il bar Roma e ne divengono proprietari qualche anno dopo. Ora Vito ha deciso che è arrivato il momento di lasciarsi alle spalle questa magnifica esperienza. “Una mattina – racconta -, tornando dall’edicola dove aveva preso i giornali per il bar, ho avuto un’idea, così, istintivamente, sono entrato nella pasticceria Cose buone da Paolo e ho proposto a Simone Baldassarra (eccolo di nuovo) di acquistare il locale”. Un fulmine a ciel sereno, per entrambi, ma anche una carica di positività: a volte nella vita si sente che si ha bisogno di qualcosa di diverso, ma non si capisce cosa, poi, quando la proposta arriva all’improvviso non si può che esserne felici. Questa volta la brezza primaverile porta un fiume di idee per un locale tutto nuovo che rispecchi la nuova gestione. Il nome resterà lo stesso, del resto nemmeno Vito l’ha voluto cambiare quando ha acquistato il locale, ma all’interno verrà realizzato un soppalco, sfruttando l’alto soffitto e abbassando il locale a livello della strada; il tema sarà il viaggio, per richiamare tutti quelli che Simone ha fatto, assieme a suo fratello Tomaso, secondo una semplice filosofia: “Vorrei che questo posto mi rispecchiasse, come fino ad ora ha rispecchiato Vito e Pia”. Verrà realizzata una zona calda e accogliente dove i clienti potranno gustare il tè, si punterà molto sull’aperitivo alla veneta con stuzzichini sfiziosi e ricercati, seguendo l’idea di un cafè-cicchetteria. “Sarà un’esperienza bellissima, se tutto s’incastrerà come si è incastrato fino ad ora”, concludono unanimemente Vito e Simone.

Intanto Video Uno, una delle colonne portanti del commercio cavalesano, chiude dopo 60 anni di attività. La concorrenza con l’e-commerce è diventata spietata, impossibile starne al passo, con una rete di ridistribuzione così ampia è facile far calare i prezzi e coloro che scelgono di comprare dal negozio rappresentano davvero una bassa percentuale.

A proposito di cambiamenti, anche Gardener, il negozio di abbigliamento, attrezzatura sportiva, pelletteria e calzature, che ha una storia lunga oltre un secolo ed è stato rinnovato tre volte, potrebbe riservarci qualche piccola sorpresa e decidere qualche cambiamento. Maggio per i titolari sarà un mese di riflessione.

In via fratelli Bronzetti alcuni negozi restano sfitti, ma ci sono novità nei dintorni della “Tana del Grillo” dove aprirà, dall’8 maggio, il negozio di prodotti professionali per capelli The Hair Shop.

Mentre in via Pretura, al posto di Gi&Ba, che per ragioni di spazio si è trasferito in Galleria Thaler, ci sarà Kiki Bakery, una pasticceria, caffetteria, gelateria americana. Arriveranno così in paese le variopinte torte newyorchesi (anche da matrimonio), ma anche autentici brunch da gustare all’ora di pranzo ogni sabato e domenica.

C’è infine qualcuno che vorrebbe aprire un locale notturno per i giovani in pieno centro. Per ora è solo un sogno.

Chiara Facchini

 

 

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Quei pescatori "abusivi"

Catturano i pesci senza licenza per la “gioia” dei pescatori, con i quali peraltro condividono la capacità di attendere. Oltre agli aironi cenerini, ormai stanziali, il Distretto Forestale di Fiemme e Fassa ha segnalato la presenza del cormorano da sei anni. Le due specie non autoctone, ma protette, controllano le acque di Fiemme, Fassa e Cembra.

L’airone si apposta anche sui ruscelli, dove riesce a condurre la sua “caccia all’aspetto”, restando immobile con il lungo collo eretto o camminando molto lentamente. Con una rapida distensione del collo cattura le sue prede, quindi le lancia in aria e le ingoia dalla testa per non ferirsi con le squame. Gradisce anche le rane, i girini, le bisce d’acqua, gli invertebrati e i piccoli mammiferi, che trafigge grazie al robusto becco.

L’airone cenerino si distingue dagli altri per le sue grandi dimensioni: da adulto essere alto quasi un metro, mentre l’apertura alare può raggiungere i 170 cm. Trovarsi a pochi metri dal suo becco scatena una certa emozione. Lorenzo Delugan se ne è trovato uno davanti, aprendo la finestra della sua casa di Zaluna e con prontezza è riuscito a fotografarlo.  Altre specie di airone sono di passaggio, come l’airone bianco o la sgarza ciuffetto. Al cormorano invece piace tuffarsi nelle pozze ed è per questo che, durante l’inverno, apprezza il mite lago di Stramentizzo. Poi, prende il volo per il Nord Europa.

M. C.

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Lassù qualcuno si parla

I radioamatori sono le ombre amiche dei viaggiatori di mare. Le voci e la vita che continuano chissà dove. Le voci che rompono il silenzio ossessivo e troppo lungo di certe solitudini, che mi hanno seguito e amato. Volti nascosti e inimmaginabili che non vedrò mai. Ma anche a loro devo la forza di essere sempre arrivato a destinazione” queste le parole di Ambrogio Fogar, tratte dal suo libro “Solo la forza di vivere”. Essere radioamatori affascina, forse per l’estrema facilità con la quale è possibile raggiungere e conversare con persone che si trovano in qualsiasi angolo sperduto della terra. Per arrivare ad essere on air, cioè a trasmettere, ai radioamatori occorre fare le cose sul serio: prendere patente e licenza, sostenendo esami ministeriali di teoria e tecnica, ma anche tanta passione. Ma cosa vuol dire essere radioamatori oggi, soprattutto per chi vive in due realtà piccole del trentino come le Valli di Fassa e Fiemme? Ce lo racconta chi questa passione la coltiva sin da bambino e ne ha fatto un vero hobby da professionista Giuseppe Spazzali: “Un radioamatore (in gergo specifico OM o YL – acronimo dall’inglese Old Man o Young Lady) è uno sperimentatore del mezzo radio e delle radiocomunicazioni intese nella più ampia accezione del termine. In Val di Fiemme negli anni, siamo arrivati ad esser 58, mentre, attualmente, in attivo siamo una decina. Cosa ben diversa per ‘I figli di Marconi’ di Fassa, diciassette in tutto; che quest’anno festeggiano una novità: tra i nuovi radiantisti di valle spicca anche una figura femminile, Federica Giobbe, prima Young Lady di Fassa, dopo un’altra quota rosa, la prima delle due valli, Ada Defrancesco di Panchià.

New entry anche per Mauro Murer, che ha raggiunto il suo sogno quest’anno. Ma cosa si raccontano i radioamatori fra loro? Intanto si scambiano notizie tecniche, suggerimenti, consigli di ricezione. Al termine della conversazione tutto viene registrato per legge, inviando alla stazione collegata la cartolina contenente tutti i dati del collegamento. Inoltre, i radioamatori “offrono un grande supporto alla protezione civile – racconta il radioamantista e soccorritore alpino Michele Longo -, infatti ,sono spesso attivi in questo ambito tramite numerose associazioni riconosciute a livello nazionale. Quando ci sono guasti sui ripetitori di alta e bassa frequenza, si rivelano utili i canali radioamatoriali. Infatti, le radiostazioni oggi sono formate da ripetitori alimentati con pannelli fotovoltaici che garantiscono un’autonomia di trasmissione che va dalle 24 alle 48 ore”.

”Essere radioamatore oggi – precisa Longo – non vuol dire solo comunicare via radio, ma anche avere capacità elettrotecniche e di risoluzione di problemi tecnici. Infatti ogni mese, le prefetture fanno prove radio, dove i radioamatori sono chiamati a collaudare le attrezzature radioelettriche, telegrafiche e dispositivi Tsk (il nuovo metodo di trasmissione in analogico oggi fruibile anche in Fiemme e Fassa). Oltre a collegarsi direttamente, i radioamatori utilizzano delle stazioni ripetitrici automatiche. Questi ripetitori, in vhf e uhf, consentono collegamenti vocali oltre le portate dei singoli apparati ricetrasmittenti. Da neofita dell’etere posso dire che non siamo solo un esercito di ‘pescatori di segnali’. La rete è fatta di antenne, attese pazienti, prove e riprove. Siamo anche tecnici e sperimentatori; una trama cucita insieme dal filo della solidarietà, che fa spuntare il sorriso su mille volti che non si conoscono e che, probabilmente, non si incontreranno mai. Sotto una corazza, apparentemente asettica, fatta di codici e abbreviazioni gergali, ci si mette a nudo nel sognare un mondo migliore. Di notte, con tutte le apparecchiature accese sembra di essere alla guida di un aereo. Ascoltando segnali in arrivo e osservando le luci, ci si sente immersi tra tante piccole lucciole che indicano la rotta della fantasia e portano con sé voci lontane, che riscaldano il cuore.

 

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Il maggio dei libri

La biblioteca comunale di Predazzo aderisce anche quest’anno all’iniziativa “Il maggio dei libri” con un ricco programma che si svilupperà durante tutto il mese.

Si inizierà lunedì 8 maggio alle ore 20.30 con l’incontro in biblioteca del gruppo di lettura “Golosi di libri” che parlerà del romanzo di Alan Bradley “Flavia de Luce e il delitto nel campo di cetrioli”, primo titolo della bibliografia “Ragione e sentimento” ispirata all’opera di Jane Austen nel bicentenario della sua morte. I romanzi della bibliografia rimarranno esposti in biblioteca per tutto il mese. Ricordiamo che il gruppo di lettura è un gruppo aperto cui chiunque può partecipare senza bisogno di prenotarsi.

Giovedì 11 maggio alle ore 20.30 nell’aula magna del municipio si terrà la prima assemblea degli utenti della biblioteca. Un incontro aperto ovviamente a tutti i cittadini (ancor più quelli che non sono utenti della biblioteca) per illustrare l’attività realizzata e le prospettive future e per confrontarci sul progetto culturale della nuova biblioteca.

Sabato 13 maggio l’appuntamento è con “Una festa in testa” riservata ai più piccoli, bambini dai 4 ai 9 anni. Alle 15.30 e 17.00 si potrà partecipare ad un laboratorio creativo ispirato alla festa della mamma con letture a tema. La partecipazione è limitata per cui è necessaria la prenotazione in biblioteca.

Per chi ci segue su Facebook, proponiamo fino al 25 maggio “Posta poesie”, un concorso di poesia dorsale che consiste nel disporre a proprio piacimento una serie di volumi in sequenza in modo fa formare, titolo dopo titolo, una frase di senso compiuto, una poesia. Infine si scatta una foto e la si invia all’indirizzo mail della biblioteca predazzo@biblio.infotn.it, specificando il proprio nome, cognome e telefono. Le poesie più belle saranno premiate giovedì 25 maggio in biblioteca.

Ultimo appuntamento del nostro “maggio dei libri” è per giovedì 25 alle ore 20.30 con la grande festa finale. Una serata di gioco e poesia dove ci divertiremo a passeggiare tra gli scaffali della biblioteca alla ricerca di titoli per comporre la nostra poesia dorsale. In questa occasione ci sarà anche la premiazione del concorso “Posta poesie”. Finiremo la serata con un momento conviviale. Tutti sono caldamente invitati. Vi aspettiamo numerosi!

Durante tutto il mese di maggio la biblioteca di Predazzo promuoverà l’iniziativa “C’è un libro per te”. Due i momenti: il primo collaborando con la scuola dell’infanzia per aiutare i bambini a scoprire i loro libri preferiti ed il secondo disseminando il paese di tracce letterarie volte a destare la curiosità dei casuali lettori che saranno così invitati in biblioteca a prendere in prestito il libro che più li ha incuriositi.

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Benjamin,così giovane,così grande

Ci ha lasciati il 3 maggio il nostro caro collaboratore Benjamin Dezulian a soli 26 anni. Mentre cerchiamo di comprendere le dinamiche dell’incidente accaduto in località Sottosassa a Predazzo, il nostro primo pensiero va alla sua famiglia e ai suoi cari. Ed è a loro che dedichiamo questo ricordo.

Benjamin ha iniziato a collaborare con noi dieci anni fa insegnando ai bambini come si fa il giornalista al “Paese dei Ragazzi” di Predazzo. Pensare che lui era poco più che adolescente. La sua dedizione ci aveva letteralmente incantati e così è nata l’idea di affidargli i primi articoli giornalistici. Scrivere è sempre stata la sua più grande passione. C’era in lui il desiderio di dare valore a queste valli.

Ha scritto moltissime pagine del nostro periodico L’Avisio. Lo abbiamo visto crescere. Proprio una settimana fa gli abbiamo scritto che il suo lavoro era sempre “impeccabile”. In tanti anni non avevamo mai visto un agire così perfetto, non solo nella scrittura, ma nel profondo rispetto che provava quando intervistava qualcuno.

Ben presto abbiamo affidato a lui le inchieste e gli approfondimenti sui temi più delicati, sapendo di poterci fidare ciecamente. Da lui abbiamo sempre ricevuto un susseguirsi di proposte e progetti. L’ultima sua email ci è arrivata il giorno prima della sua scomparsa, il 2 maggio 2017.

Volontario della Croce Rossa, impegnato su mille fronti, attaccato alla vita e a ogni progetto di crescita della collettività, l’altruismo di Benjamin era un dono incessante per tutti noi. Il giornalismo era la sua più grande passione, fin dai tempi dell’Arcimboldo, il giornale dell’Istituto d’istruzione La Rosa Bianca.

Dentro di noi sapevamo che avrebbe avuto un ruolo fondamentale nell’informazione, anche alla luce delle sue esperienze di successo con una radio nazionale. Per tutto quello che è riuscito a scrivere e a testimoniare ci sentiamo di dirgli un grandissimo “Grazie”. È stato un onore lavorare con lui.

L’Avisio di primavera è appena uscito con i suoi articoli. Gli ultimi. È qualcosa difficile da realizzare. Ci mancherà molto, e non solo per il suo talento. Era un ragazzo stupendo. È un ragazzo stupendo. È stato uno sforzo crudele usare il passato per parlare di lui.

Benjamin è ancora qui con noi. E chissà, poi, cosa avrebbe scritto ancora delle nostre vite.

L’Avisio di Fiemme e Fassa

 

 

 

 

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La biblioteca oggi: per gettare le basi di quella del futuro

La biblioteca comunale di Predazzo, all’interno della manifestazione “Il maggio dei libri” ha organizzato per giovedì 11 maggio alle ore 20.30 nell’aula magna del municipio, un’assemblea degli utenti, ovvero di tutti i cittadini di Predazzo e della valle, ma anche dei graditi ospiti. Lo scopo è quello di illustrare l’attività della biblioteca di oggi per gettare le basi di quella del futuro in fase di progettazione. E’ la prima volta per la biblioteca di Predazzo (ma non ci sono notizie di iniziative simili da parte di altre biblioteche) che la popolazione, in quanto utente/socio, anche potenziale, della biblioteca, viene invitata ad un’assemblea, non di un’associazione, ma di un servizio pubblico. L’assemblea degli utenti è prevista infatti nella carta dei servizi approvata esattamente un anno fa (il 10 maggio 2016) dalla giunta comunale e che sarà presentata agli utenti, assieme all’attività svolta nel 2016 e alle proposte per il 2017. Il punto 5) della carta fa appunto riferimento alla partecipazione e afferma, tra l’altro, che la biblioteca “promuove una volta all’anno un’assemblea pubblica con i lettori per la presentazione dei risultati di servizio e per raccogliere le osservazioni degli utenti, anche favorendo la nascita di un’associazione di Amici della biblioteca. L’utente della biblioteca si impegna a partecipare alle iniziative di rilevazione con spirito collaborativo, nella consapevolezza che il suo contributo favorisce il miglioramento del servizio all’utenza”.

Sarà anche l’occasione per parlare della nuova biblioteca in fase di progettazione esecutiva. Non tanto degli aspetti architettonici, quanto dei servizi che vorrà e potrà offrire. Un ulteriore confronto quindi con la popolazione sulle prospettive della nuova biblioteca, ma anche un’occasione di scambio di idee, proposte, suggerimenti, sia sui servizi, e quindi sulla carta dei servizi, sia sulle attività da proporre per il prossimo futuro, sia sui servizi da attivare nella nuova biblioteca.

A conclusione della serata si festeggerà con una torta e un rinfresco curato dalla bottega di Mandacarù, uno dei partner della biblioteca.

Poiché si sta svolgendo in queste settimane il corso sulla stampante 3D, che la biblioteca a fine corso metterà a disposizione degli utenti, si sta pensando anche alla stampa in 3D di un piccolo gadget per i partecipanti.

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Novità al Museo Ladino

Sarà ufficialmente aperta al pubblico la nuova sezione del Museo Ladino, destinata principalmente a scopi didattici (ma non solo) e concepita nell’ambito del progetto di riqualificazione della segheria frazionale di Pozza di Fassa recentemente ammodernata, graziealla collaborazione tra l’Istituto Culturale Ladino, la Scola de Fascia e l’Amministrazione Separatadei Beni di Uso Civico di Pozza (Asuc), proprietaria dell’immobile.

La sezione si colloca all’interno del sistema articolato di strutture di interesse etnografico recuperate negli ultimi 30 anni dall’Istituto Culturale ladino nei vari paesi della valle, con l’intento di mettere in evidenza il forte legame esistente fra i “segni” del passato e la realtà contemporanea della vallata e dare, nel contempo, uno spaccato straordinario sulle dinamiche di trasformazioneche hanno segnato e segnano la storia e il presente della comunità ladina.

L’elegante allestimento, dedicato principalmente al confronto tra le segherie ad acqua tradizionali e le moderne tecniche di lavorazione del legname, offre una panoramica esaustiva anche su tutti i settori produttivi legati alla selvicoltura. Partendo infatti dall’importanza dello sfruttamento del bosco per la Comunità di Fassa nel corso dei secoli, si possono individuare le principali essenze locali e conoscere tre delle professioni legate alla lavorazione primaria del legname: il boscaiolo, il segantino e il carpentiere. Ognuno dei vari settori è illustrato attraverso testi, immagini storiche, filmati e oggetti etnografici raccolti negli anni dall’Istituto Culturale Ladino, tra cui spicca l’imponente collezione “Bepo e Jan Cherlo” di Moena. Famiglia di carpentieri da generazioni, ha con passione conservato fino ad oggi gli attrezzi, i progetti, gli studi e i quaderni, mettendoli poi a disposizione per questo allestimento.

Particolarmente significativo è stato inoltre il coinvolgimento della Scola de Fascia, la quale ha formulato un proprio progetto didattico biennale dal titolo “Dò l troi del legn / Sulla via del legno”, che ha visto varie forme di collaborazione fra le due istituzioni, a iniziare da un percorso formativo rivolto agli studenti e ai docenti che sono stati coinvolti sul piano della ricerca, della progettazione e della fruizione didattica di tale struttura musearia, per finire quindi nelle successive fasi tecnicooperative.

Questa nuova sezione, la cui realizzazione è stata possibile grazie al sostegno finanziario del Servizio Foreste e Fauna e del Servizio Attività Culturali della Provincia Autonoma di Trento, della Ripartizione Minoranze Linguistiche della Regione Autonoma Trentino-Alto Adige, nonché del Comune di Pozza di Fassa, sarà inaugurata il 13 maggio alle ore 15.00 presso la Segheria frazionale di Meida (Pozza di Fassa) e andrà quindi ad arricchire l’offerta del Museo Ladino diFassa sul territorio, accanto alla Segheria di Penia, al Mulino di Pera e alla sezione dedicata alla Caseificazione, collocata presso il Caseificio Sociale val di Fassa a Pera.

L segat/La Silvicoltura

sabato, 13 maggio 2017

Segheria frazionale di Meida, ore 15.00

info: museo@istladin.net – tel. +39 0462 760182

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