Guido Brigadoi

Cavalese in cartolina, una mostra e laboratorio per bambini

Il Festival delle Terre Alte, giunge alla quarta tappa. Dopo Bedollo, Canale d’Agordo e Lago di Tesero, il prossimo appuntamento denominato “Cavalese in cartolina” è previsto per il pomeriggio di Sabato 11 Agosto 2018 a Cavalese, precisamente al Parco della Pieve.

L’evento si svolgerà dalle ore 17,00 alle ore 19,00. E’ sufficiente passare in questo periodo di tempo, sarà così possibile con creatività realizzare la propria cartolina personalizzata.

Coordinatrice dell’iniziativa sarà Chiara Paoli, professionista dei beni culturali.

L’organizzazione sarà a cura del Gruppo CTG “Terre Alte”, con il sostegno del Comune di Cavalese e con il patrocinio del CTG Nazionale, della Comunità Territoriale della Val di Fiemme e del Distretto Famiglia della Val di Fiemme.

Questa volta, sarà proposto un laboratorio “ a ciclo continuo” destinato ai bambini dai 3 anni in su. All’interno del Parco della Pieve, si prevede l’allestimento, di una piccola mostra temporanea che narra la storia della nascita della cartolina.

La prima cartolina postale del mondo fu la Correspondenz-Karte, emessa dalle poste dell’Impero Austro-Ungarico il 1º ottobre 1869. Essa fu inventata da Emanuel Alexander Herrmann, professore d’economia all’accademia militare teresiana, con l’intento di sostituire, per la breve corrispondenza, le più onerose lettere. Herrmann scrisse un lungo articolo sul Neue Freie Presse intitolandolo “Nuovo mezzo di corrispondenza postale”con il quale attirò l’attenzione del direttore generale delle poste austriache, il barone Od-Maly. Il 25 settembre 1869 Od-Maly ottenne il decreto di emissione delle cartoline postali che apparve nel Bollettino delle leggi dell’Impero, con il quale si fissava la data di emissione nel primo ottobre.”

Attraverso fogli opportunamente plastificati, verrà illustrata un racconto affascinante della cartolina, che oggi va scomparendo, sostituita da fotografie, cellulari smartphone e i “social network” (in modo particolare whatsapp ed instagram).

Una visita guidata ed un laboratorio pensati per far scoprire assieme a loro “un piccolo pezzo di storia”, uno strumento di comunicazione molto utilizzato nell’ambito del turismo. Seguirà poi la realizzazione, in un’ottica di mail art, una cartolina ricordo, con immagini legate a Cavalese.

Ai partecipanti, saranno inoltre forniti simpatici francobolli adesivi da mettere sulla cartolina (affrancatura non valida ai fini della spedizione, ma la stessa può essere spedita con busta e francobollo postale!), su cui va apposto eventualmente il timbro.

La cartolina può essere anche scritta con indicato un ricordo legato a Cavalese e alla Val di Fiemme, o con i saluti da inviare a parenti e amici.

La partecipazione sarà libera e gratuita.

In caso di forte maltempo, l’iniziativa avrà luogo al coperto. All’ingresso del Parco della Pieve (Viale Mendini, termine sud) sarà presente segnaletica per raggiungere il luogo preciso.

Alla sera di Sabato 11 Agosto, a Cavalese presso il Palazzo della Magnifica Comunità di Fiemme, avrà luogo ad ore 21 la tavola rotonda dal titolo “Papa Luciani e la Valle di Fiemme, un incontro d’arte” a cura della Fondazione Papa Luciani di Canale d’Agordo e del Museo del Palazzo della Magnifica Comunità di Fiemme. Anche il Gruppo CTG “Terre Alte”, ha voluto concedere il patrocinio a questa iniziativa culturale, ritenendola molto valida e importante passo in avanti per quanto riguarda i rapporti di amicizia tra due vallate dolomitiche, quali la Val di Fiemme e la bellunese Val del Biois.

 

Per ulteriori informazioni: cell. 389-8703984, E-Mail: terrealte@ctg.it, Pagina Facebook Gruppo CTG “Terre Alte”, Pagina Instagram Gruppo CTG Terre Alte.

 

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A Predazzo il camp estivo

La pista d’atletica del campo sportivo si è rivelata ancora una volta un’attrattiva turistica. Anche l’ASD Atletica Insieme di Bussolengo (Verona) ha scelto, infatti, Predazzo per il proprio camp estivo. Dal 29 luglio al 4 agosto, una sessantina di atleti delle categorie dai cadetti (14/15 anni) agli assoluti (oltre i 20 anni) ha trascorso una settimana tra allenamenti, giochi e uscite in montagna, in compagnia degli allenatori. Per la società non è la prima esperienza a Predazzo, già due anni fa erano stati ospiti del paese per la trasferta estiva. “Non è scontato trovare una pista da atletica in un luogo così bello paesaggisticamente: un abbinamento che ha conquistato tutti e che probabilmente riproporremo ai nostri atleti anche il prossimo anno”, commenta uno degli allenatori della squadra, Paolo Tagliapietra.

L’assessore allo Sport Giovanni Aderenti ha voluto incontrare anche questo gruppo di sportivi, come già fatto con le altre società che quest’anno hanno scelto Predazzo per il loro camp estivo: “Non voglio solo portare a ragazzi e allenatori il saluto dell’Amministrazione comunale, ma voglio dare loro il benvenuto dell’intero paese, che li accoglie con l’ospitalità di cui è sempre capace, ma anche con la qualità dei nostri impianti sportivi, apprezzati da tutti coloro che hanno la possibilità di usufruirne”.

 

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“Letture racconti & peluche”

Continuano gli appuntamenti dell’estate per i piccoli lettori della biblioteca di Cavalese. Martedì 7 agosto alle ore 17.00 in biblioteca “Letture racconti e peluche”: storie per tutte le stagioni di e con Claudia Maria Pezzini e Alessio Kogoj dei Teatri Soffiati.

I due narratori racconteranno storie ai bambini, condite da una sana dose di teatro i cui ingredienti principali sono la comicità, la dolcezza e l’allegria. Ma la loro particolarità è che raccontano le storie non solo ai bambini, genitori e nonni, ma anche ai loro peluches. Pertanto i bambini sono inviati a portare il loro orsacchiotto preferito, il loro pupazzetto, il loro inseparabile peluche che sarà coinvolto nei racconti.

Partecipazione libera e gratuita.

cavalese@biblio.infotn.it 

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Stella Bolaffi presenta ”ridammi la vita”

Lunedì 6 agosto alle 17.30, nell’aula magna del municipio di Predazzo, Stella Bolaffi Benuzzi presenterà il suo ultimo libro. Dopo la biografia del padre “Giulio Bolaffi. Un partigiano ribelle”, l’autobiografico “La balma delle streghe” (sulla sua infanzia tra leggi razziali e lotta partigiana) e il romanzo “La grotta della foca monaca”, la psicoanalista torinese, affezionata frequentatrice di Predazzo, propone un testo di tutt’altro genere: “Ridammi vita – Dai Salmi di Davide a una visione etica contemporanea” è stato pubblicato nella Collana del dialogo ebraico-cristiano dalla casa editrice Salomone Belforte & C. Si tratta di uno studio del pensiero del rabbino Giuseppe Laras e del cardinale Carlo Maria Martini che diventa diario personale di un viaggio senza fine per la costruzione di un’etica individuale e collettiva. Bolaffi ripercorre il suo percorso di studi e le sue esperienze professionali con i pazienti, partendo dai Salmi di Davide, che diventano così lo strumento per agire nella realtà e per celebrare la vita. Il libro è stato selezionato anche per la partecipazione al Martini International Award.

 

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Emendamento azzardo

(riceviamo questa lettera che volentieri pubblichiamo)

Tre anni fa nel 2015, proprio negli stessi giorni caldi di fine luglio, avevamo festeggiato la legge provinciale n.13 “Interventi per la prevenzione e la cura della dipendenza da gioco d’azzardo”, che collocava il Trentino all’avanguardia rispetto al resto d’Italia, prevedendo tra l’altro importanti misure di contenimento del mercato dell’azzardo sul nostro territorio. La legge infatti prevedeva che entro un lasso di tempo di 5 anni l’offerta di gioco dovesse essere ubicata altrove e quindi gli esercenti gestori di sale slot e vtl, dovessero rispettare determinate distanze da luoghi sensibili quali le scuole, gli ambulatori, i centri per anziani… Le possibilità di gioco infatti si trovano “sotto casa” e resistere a tante tentazioni è davvero difficile, come ci spiegano decine e decine di giocatori e famiglie disperate, che abbiamo incontrato in questi anni. Oltre alle storie delle singole famiglie diverse ricerche a livello internazionale affermano quanto la prossimità ai luoghi di gioco d’azzardo costituisca un fattore di rischio nello sviluppo di una dipendenza.

Ricordiamo inoltre il trend del volume di gioco d’azzardo, per quanto riguarda il settore delle Newslot-Vlt e comma 7 la cui raccolta nella regione Trentino Alto Agide è passata da 886 milioni di euro nel 2014, a 898 milioni di euro nel 2015 fino a 916 milioni di euro nel 2016. Sembra quindi parecchio riduttivo pensare che il problema dell’azzardo sia rappresentato solo dal gioco online, che sicuramente preoccupa e apre nuove fette di mercato, ma come è evidente dai dati non elimina le problematiche già presenti.

Inaspettatamente la decisione del consiglio provinciale di Trento di votare favorevolmente l’emendamento proposto dal consigliere di Forza Italia Giacomo Bezzi che sposta di altri 2 anni, al 2022 l’applicazione della norma, ci lascia stupefatti e delusi perché rappresenta un passo indietro nella lotta all’azzardo e un cedimento alle pressioni delle lobby di chi guadagna sulle fragilità dei cittadini.

In particolare ci chiediamo quali siano le motivazioni alla base di questa decisione, considerato che la legge 13 (proposta dai consiglieri Plotegher e Viola, tra l’altro appartenenti a diversi schieramenti) era stata votata all’unanimità, mentre questa proroga è stata votata anche dell’assessore alla sanità Luca Zeni, che ben conosce i problemi della dipendenza da gioco d’azzardo patologico e che quindi per mandato dovrebbe porsi a tutela dei cittadini più fragili e della loro salute.

Sorprende quindi che ci sia una voto favorevole da parte dell’assessore alla salute, mentre l’assessore competente Olivi si è astenuto e alcuni consiglieri del Partito Democratico hanno espresso voto contrario.

A nome dell’associazionismo, del volontariato, delle famiglie dei giocatori d’azzardo e delle tante realtà che in questi anni hanno lavorato per sensibilizzare le persone sul tema del gioco d’azzardo, chiediamo all’assessore alla salute e politiche sociali di motivare questa scelta che ci sembra più vicina ai poteri forti dell’azzardo che alla salute di tutti. Chiediamo inoltre al presidente del consiglio provinciale Bruno Dorigatti, di invitare i capigruppo a riflettere e a valutare l’ipotesi di correggere la norma e ripristinare quanto previsto dalle legge originaria.

Vincenzo Passerini, Presidente C.N.C.A. Trentino Alto Adige – Cecilia Dal Rì, Presidente Associazione A.M.A. – Paola Pisoni, Presidente Forum delle Associazioni Familiari del Trentino

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Quel poligono di tiro dell’Ottocento

Il Casino di bersaglio comunale di Campitello rientra nella rete dei poligoni di tiro sorti nell’Ottocento in tutto il territorio del Tirolo storico per l’esercizio dell’uso delle armi. Venne costruito nel 1905 e restò in funzione fino allo scoppio della Grande Guerra quale sede degli Scizeres, i tiratori o “Bersaglieri immatricolati” di Campitello, Mazzin e Canazei. Successivamente venne adibito ad abitazione privata e, infine, utilizzato come deposito comunale, ma la struttura è una delle poche giunte pressoché integre fino ad oggi, nonché l’unica ancora presente in Val di Fassa.

Vista l’importanza storica e sociale della struttura, il Comune di Campitello (coadiuvato dalla Soprintendenza per i Beni culturali della Provincia di Trento, dall’Istituto Culturale Ladino e con il prezioso contributo del Consorzio dei Comuni – BIM Adige) ne ha predisposto il recupero, permettendo così che la storia e le vicende delle milizie territoriali fassane possa essere rivissuta e ricordata.

Un ruolo di primo piano durante l’inaugurazione è stato riservato all’associazione di tiro Schützenkompanie Ladins de Fasha, promotrice dell’intitolazione del Casino di Bersaglio ad Antonio Rizzi, Capitano e poi Maggiore delle milizie fassane durante le insurrezioni antinapoleoniche.

Emily Molinari

 

 

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Io, unica donna guida alpina

 È il simbolo della montagna al femminile. Marica Favè, ladina fassana, è l’unica guida alpina donna del Trentino (14 in tutta Italia su oltre 1.100) iscritta all’albo professionale internazionale: un sogno realizzato il suo, un obiettivo raggiunto con impegno sulla spinta di una passione infinita, che la fa vivere quasi in simbiosi con la montagna.

“Un giorno – confida Marica – mi capitò di leggere una frase di Goethe: La montagna è un’insegnante muta per discepoli silenziosi. Mi restò dentro perché riportava la mia mente a una domanda frequente per chi vede, da fuori, l’alpinismo come un’attività pericolosa, faticosa e inutile, la conquista dell’inutile. Perché si fa alpinismo? Le risposte sono diverse, i motivi sono intimi e personali. Io ho iniziato ad andare veramente a scalare in montagna quando ho concluso la mia attività agonistica sugli sci. È stata una scelta naturale, legata all’ambiente in cui vivo, al mio carattere che accetta le sfide, alla mia attitudine di cercare di tirare sempre fuori il meglio di me, e maturata con certezze sempre più forti, fino ad affiancare al mio lavoro di maestra di sci, quello di guida alpina”.

È una professione che la rende felice, un capitolo nuovo in una storia d’amore con la montagna che ha radici profonde.

“È stato molto importante mio padre Renzo, guida alpina, maestro di sci, vigile del fuoco, per un quarto di secolo alla guida del Soccorso Alpino Auta Fascia, che ancora sento vicino, nonostante sia venuto a mancare a 58 anni, nel 1993. Anche mia madre Anna mi ha sempre seguito e incoraggiato quando gareggiavo sugli sci”.

Il suo rapporto con la montagna è stato fatto di neve e di gare per tanto tempo.

“A tre anni ho iniziato a sciare e a sei a gareggiare. Per 20 anni ho fatto gare di sci, di cui otto per la Squadra Nazionale di sci alpino, dal 1989 al 1997, quando ho concluso il corso per diventare maestra di sci. Nello stesso anno, grazie a una borsa di studio, sono partita per gli Stati Uniti, al Sierra Nevada College a Lake Tahoe in Nevada e per due anni ho studiato all’Incline Village e gareggiato nello Ski Team del College, viaggiando molto in Nord America. Nel 1999, al ritorno in Italia, ho concluso il corso per diventare allenatrice di sci alpino”.

La lunga parentesi sportiva le ha dato soddisfazioni?

“Poteva forse arrivare qualcosa di più, ma è andata così. Ho gareggiato in Coppa del Mondo come super gigantista e discesista. In super G ho conquistato una vittoria in Coppa Europa a Sestola, ed è stato uno dei momenti più belli, oltre a qualche piazzamento sul podio. Al Campionato italiano assoluto in discesa libera nel 1992 sono arrivata seconda dietro a Barbara Merlin e davanti a Isolde Kostner. In quel periodo in squadra c’erano anche Karen Putzer e la grandissima Deborah Compagnoni, tutte brave e belle persone, serie e determinate. Ho legato, anche fuori dalle piste, soprattutto con Isolde, equilibrata, tranquilla, genuina, priva di invidie, modesta: è sempre rimasta se stessa. Tra i colleghi maschi, Kristian Ghedina, persona acuta, sensibile, intelligente, grande dal punto di vista umano, come Peter Runggaldier”.

Chiuso il capitolo sci agonistico, diventata maestra di sci e allenatrice, si è rimessa in gioco. Quanti sacrifici ha comportato la scelta di un mestiere ancora quasi esclusivamente maschile?

“È stato un percorso duro, lungo e impegnativo. Mi ritengo una persona competitiva, mi piace mettermi alla prova, impegnarmi in quello che faccio e così sono andata avanti con decisione. Conclusa la carriera di sciatrice agonistica, ho iniziato a frequentare la montagna da alpinista sempre di più e ad arrampicare assiduamente, fino a quando il sogno ha iniziato a prendere corpo, sperando di arrivare a coronarlo. Nel 2006, dopo molti esami, sono diventata aspirante guida, e nello stesso anno ho fatto qualche gara di arrampicata su ghiaccio con qualche podio e un secondo posto nella classifica finale di Coppa Italia, conoscendo l’amica e collega Anna Torretta. Nel 2009 ho raggiunto il traguardo chiudendo il ciclo dei corsi guida e ottenendo il diploma UIAGM”.

Donna guida alpina: come è stato l’inizio?

“Mi venivano assegnate solo passeggiate, escursioni e qualche ferrata. Poi le cose sono cambiate, ora mi succede di accompagnare clienti anche sulle grandi classiche delle Alpi, Bernina, Ortles, Gran Zebrù, Cevedale, Monte Bianco, oltre naturalmente alle mie care Dolomiti, le montagne di casa che preferisco assieme al granito della Val di Mello. Di recente ho fatto esperienza in Patagonia, dove era stato mio papà nel 1971. È una professione che richiede allenamento, tecnica e fisicità, ma credo che le donne possano svolgerla molto bene. Un tempo i club alpinistici non vedevano di buon occhio le donne in parete, oggi la situazione è cambiata. Credo che le donne guida alpina abbiano quasi più pazienza, sensibilità, disponibilità, anche per una questione di carattere, in certe situazioni. Mi sento privilegiata a fare questo fantastico lavoro, che mi permette di divertirmi. Penso alla libertà delle sciate fuori pista nelle giornate di sci alpinismo. Il vero lavoro comincia quando arrivo a casa e devo seguire un po’ tutto, come una qualsiasi casalinga, e mia figlia Anja che ha sette anni”.

È cambiato il rapporto delle donne con la montagna?

“Moltissimo. Un tempo una donna un tempo seguiva il marito, oggi le donne arrampicano anche da sole, o con le amiche. Io preferisco essere prima di cordata, da seconda mi diverto meno, e l’ho fatto poche volte. Non mi piace invece scalare da sola perché si assumono rischi indipendenti e non si ha margine di errore. Penso a scalare in modo responsabile e quando è necessario, fermarsi”.

Così Marica è tra i 23 alpinisti che raccontano la loro esperienza di rinuncia nel libro di Massimo Dorigono “Montagne senza vetta. Il coraggio di sentirsi liberi”.

Persona simpatica, estroversa e determinata, l’alpinista ladina accetta sempre nuove sfide. Assieme ai fratelli bolzanini Martin e Florian Riegler ha partecipato, come controfigura, al film “Everest” del regista islandese Baltasar Kormakur, uscito nel 2015, che rievoca la vicenda del maggio 1996 quando otto alpinisti di due spedizioni partite per raggiungere la vetta della cima più alta del mondo persero la vita.

“Fui scelta per interpretare la figura dell’alpinista giapponese, Yasuko Namba, che nella vita era una donna manager, perché il regista ritenne che le assomigliassi sia per l’aspetto fisico sia per capacità e tenacia in montagna. È stata una bella esperienza che mi ha arricchito, anche per l’amicizia nata sul set con i fratelli Riegler”.

Quindi cosa significa andare in montagna per lei?

“Tante cose… incanalare le energie, soddisfare un senso di competizione che fa parte del mio carattere. Non si tratta però di una competizione con gli altri, ma con me stessa. Crescere mettendomi alla prova, in situazioni di fatica o difficili gestendo paura e istinto. L’alpinismo non è solo un’attività sportiva. È uno stile di vita che ti porta a fare fatiche e sacrifici e ti premia con ambienti stupendi, benessere fisico e mentale e che ti insegna ad apprezzare anche le più piccole cose, dell’ambiente ma anche delle persone. L’essere donna poi è un qualcosa in più. Per la sensibilità; magari proprio nel capire i propri limiti o apprezzare lo scenario che ci circonda. Le motivazioni, il modo di affrontare la montagna è lo stesso, sfruttando qualità che noi abbiamo senza cercare modelli maschili, ma coltivando le qualità femminili”.

Giuseppe Sangiorgi

 

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Il RespirArt Day con Maria Concetta Mattei

Nel Parco RespirArt, nel mese di luglio, 3 nuove installazioni d’arte si aggiungono alle 19 già presenti. Gli artisti ospiti della 10a Manifestazione d’arte ambientale RespirArt 2018 sono: Duilio Forte (italo-svedese), Mariano Vasselai (Panchià-TN) e Elio Vanzo (Cavalese-TN).

Le opere sono inaugurate da Maria Concetta Mattei, conduttrice del Tg2 e appassionata d’arte nella natura, sabato 28 luglio, dalle 9.30 alle 12.30, durante la festa itinerante RespirArt Day. Il ritrovo è alle 9.30 davanti al Rifugio Agnello, quindi, una passeggiata guidata rivela le nuove opere, in compagnia degli artisti. L’evento si conclude con un aperitivo allo Chalet Caserina intorno alle 12.00. La risalita, la visita guidata e l’aperitivo sono gratuiti, con prenotazione obbligatoria al numero 335 1001938 (entro il 27 giugno).

INFO: respirartgallery@gmail.com, www.respirart.comwww.latemar.it – www.visitfiemme.it

Il Parco d’Arte RespirArt

RespirArt è uno dei più alti parchi d’arte al mondo. Si snoda fra le quote 2.000 e 2.200 a Pampeago di Tesero, in Val di Fiemme. Nato nel 2011 da un progetto della giornalista e curatrice d’arte Beatrice Calamari e dell’artista Marco Nones (premio d’arte Expo 2015 Fondazione Triulza), accompagna alla scoperta di installazioni artistiche che dialogano con i pascoli e le cime dolomitiche del Latemar, un territorio di incomparabile bellezza dichiarato dall’Unesco Patrimonio Naturale dell’Umanità.

Nel giro ad anello di 3 km, fra il Rifugio Monte Agnello e lo Chalet Caserina, si affacciano opere d’arte ambientale create da artisti di fama internazionale, fra cui quella del gotha dell’arte giapponese Hidetoshi Nagasawa.

Il Parco è in continua evoluzione. Ogni anno, nuove installazioni vengono ad aggiungersi, mentre quelle più vecchie si lasciano modellare dagli agenti atmosferici oppure vengono travolte dalle abbondanti nevicate. Alcune installazioni sono visibili anche d’inverno dalla pista da sci Agnello dello Ski Center Latemar.

I bambini si divertono con giochi di legno ispirati alle installazioni d’arte, come il telefono senza fili, il labirinto, la corda che suona e le finestrelle colorate sul Latemar. Ad attenderli anche i laboratori del Rifugio Monte Agnello di Pampeago dedicati alla meteorologia (il mercoledì mattina) e alla cucina di montagna (il giovedì pomeriggio). Nel parco RespirArt prendono vita concerti, spettacoli e escursioni teatrali, come il racconto spettacolare intitolato “Non chiamatemi… El Krampus”, in scena ogni venerdì mattina, o “Cuccioli d’Om Selvadec crescono al Rifugio dai venti”, ogni martedì mattina.

Pampeago si apre a un’area naturalistica di notevole pregio con sentieri tematici ispirati alle Dolomiti: il Latemarium (raggiungibile con la seggiovia Latemar). RespirArt si trova nell’area Latemar.Art. Si raggiunge più rapidamente da Pampeago, con la seggiovia Agnello, ma anche da Predazzo e Obereggen.

LA FILOSOFIA: Il gesto creativo di “lasciare andare” opere d’arte nella natura invita ad affidarsi ai mutamenti e, quindi, alla vita stessa che è continua trasformazione. Gli agenti atmosferici non rovinano le opere, tutt’altro, essi le completano, plasmandole e mutandone i colori. RespirArt invita a RILASSARSI NELLA CONTINUA MUTEVOLEZZA della natura. Le sue opere permettono di riscoprire il senso di meraviglia, cogliendo il “nuovo” come un’opportunità irripetibile.

SOSTENGONO RESPIRART: RespirArt è sostenuta dalla società di impianti di risalita Itap di Pampeago, in collaborazione con Magnifica Comunità di Fiemme, Azienda per il Turismo Val di Fiemme, Trentino Marketing e l’azienda leader mondiale nella produzione di scarpette d’arrampicata, scarponi per l’alta montagna e abbigliamento sportivo La Sportiva di Ziano. È fondamentale il contributo degli Hotel amici di RespirArt: il Beauty & Vital Hotel Maria di Carano, l’Hotel Olimpionico di Castello di Fiemme, il Park Hotel Azalea di Cavalese, l’Hotel La Roccia di Cavalese, l’Hotel Shandranj di Stava di Tesero e l’Hotel Scoiattolo di Pampeago.

Collaborano: il fotografo di Cavalese Eugenio Del Pero e il sindaco di Panchià Giuseppe Zorzi.

 

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Addio bar e play station

Dalla passione e l’intraprendenza di tre giovani fiemmesi lo scorso anno, a Carano è nata la Spartans Gym, una palestra tutta nuova, con una vasta offerta alla portata di tutti.

È Denis Corradini, classe 1991, di Carano ad avere l’idea e la voglia di aprire una palestra, ma trovare un posto adatto non è facile. Servono grandi spazi e una struttura di un certo tipo e così, parlando con Devin Perini, che di lavoro fa l’idraulico ma è appassionato di fitness, insieme trovano una soluzione. Assieme a loro, in seguito comincia a collaborare anche Federico Cavada, laureato in Scienze Motorie, come Devin classe 1992. Non è certo una passeggiata, servono numerosi permessi, attrezzature, incontri con le banche e poi progetti, studi sulla disposizione, capire quanta e quale utenza può essere interessata e quanti a lungo termine diventeranno clienti fissi.

Nonostante tutte le difficoltà e gli ostacoli, con pazienza e determinazione i ragazzi aprono la loro Spartans Gym a fine 2016. Una palestra divisa su due piani, uno dedicato alla sala pesi ed un altro riservato ai corsi, attrezzata con tutto quanto il necessario per il fitness ed il body bulding, il powerlifter e il weightlifter, tutte attività mirate al benessere fisico e agli obiettivi di dimagrimento e potenziamento del proprio corpo.

La palestra è inoltre dotata di una gabbia per il corpo libero, uno strumento essenziale e molto ricercato dagli appassionati di fitness. All’interno della struttura c’è anche lo studio del massofisioterapista Mirko Ceschini, il Fisio Zenith, non solo un’ulteriore offerta per i soci ma anche la comodità dell’accesso agli attrezzi per le riabilitazioni.

Ad oggi la clientela è numerosa e particolarmente giovane, ma non mancano le altre fasce d’età. “È bello sapere che possiamo essere una valida alternativa al tempo passato al bar. Ci sono addirittura dei ragazzi delle scuole superiori che, quando marinano la scuola, vengono ad allenarsi piuttosto che passare la mattina nascosti in qualche bar”, raccontano i ragazzi. La maggioranza della clientela è maschile ma le donne sono in crescita, “spesso molte sono spaventate dai pesi e dal rinforzo della muscolatura che rischia di togliere femminilità, ma si tratta di leggende. Ci sono degli ottimi programmi specifici che valorizzano il corpo e danno grandi risultati estetici”.

Ma ci sono anche numerosi corsi offerti dalla Spartans, con istruttrici preparatissimi e sempre in aggiornamento, si va dal piloxing al thai fit, ottimi per scaricare lo stresso abbinato un grande esercizio fisico a ritmo di musica e box, allo yoga e pilates per rilassare la mente e il corpo, ma anche per tonificare senza esagerare nei ritmi e portando grandi benefici ai muscoli e alla schiena. E poi c’è la pole dance, amatissimo sport che abbina femminilità e sensualità a coreografie impegnative che richiedono scioltezza, agilità e resistenza.

Nonostante la giovane età in questa struttura si trovano grandi professionalità, giovani preparati che sanno consigliare e spronare i loro clienti, che spesso sono più degli amici. Perché entrare alla Spartans è come stare fra amici, dove mentre ci si allena si chiacchiera o si incontrano vecchie conoscenze, persone che non vedevi da anni, ma che grazie allo sport si ritrovano nello stesso posto.

“Voglio dare ai giovani lo stesso consiglio che anni fa fu dato a me – dice Denis -: vendete la play station ed investite quei soldi sulla vostra salute e sul benessere della vostra persona. Impegnatevi, imparate a mangiare sano e bene. State alla larga da sostanze che vi creano solo danni e non aiutano per niente i risultati. Per avere risultati dal punto di vista fisico ci vuole determinazione e costanza”.

Denis, Devin e Federico oltre ad una cultura del benessere stanno portando in valle un nuovo sport che è la pesistica, in alcuni stati praticata anche nelle scuole. Un’attività che unisce, sana e senza estremismi. “Sarebbe bello se fra qualche anno qualche fiemmese si facesse conoscere in questo mondo, ancora piuttosto sconosciuto. Sarebbe un buon modo di fare promozione sportiva e salutare” si augurano e ci augurano. Insomma, una nuova proposta per la nostra valle, che anche grazie a questi tre giovani sta ampliando sempre più la sua offerta.

Sara Bonelli

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Arteterapia, che specchio magico

Quando arte e terapia si incontrano, non servono più le parole per scavare in se stessi: le proprie creazioni parlano da sole. E raccontano i conflitti, le paure, i blocchi emotivi, i disagi, ma anche le emozioni positive, la voglia di stare meglio, i desideri inespressi. Così, modellando la creta, disegnando, pitturando o realizzando un collage si superano blocchi e si elaborano problemi.

Che l’arteterapia funzioni per davvero, Elena Corradini lo ha prima di tutto sperimentato su se stessa. E, dopo un percorso artistico più classico, con la laurea all’Accademia delle Belle Arti, si è specializzata alla Scuola Artea, metodo Polisegnico® di Achille Gregorio, iscrivendosi poi al relativo albo professionale. Da sempre attenta a unire arte e sociale, Elena ha collaborato in passato con musei, cooperative, biblioteche, proponendo laboratori e progetti pedagogici ed educativi. Da qualche settimana riceve privatamente nello studio di terapie naturali di Cavalese “RitmoNatura”.

Elena mette in chiaro: “L’arteterapia non significa sfogarsi disegnando. Al contrario, è un percorso estremamente strutturato, proprio come una terapia classica basata sulla parola. Si tratta di un metodo che rispetta le difese di ognuno, perché non si è costretti a parlare e a raccontarsi, ma allo stesso tempo lavora sull’inconscio. Io non interpreto le singole creazioni, ma decodifico l’insieme dei lavori, che col passare del tempo fanno emergere il problema e piano piano lo sviluppano e provano a superarlo. Questi cambiamenti artistici portano a un reale cambiamento della persona”. L’utente sperimenta i vari materiali con cui è possibile lavorare per individuare quello con cui può esprimersi meglio, scegliendo tra materiali secchi, come matite, pastelli, gessetti o pennarelli, materiali umidi, come colori ad olio, acrilici o gli acquerelli, e materiali plastici come la creta. Si può anche lavorare con materiale digitale, con i collage o, ancora, con i fumetti. “Ogni tecnica si addice a tematiche diverse: per esempio, la scultura lavora sul corpo, la pittura sulle emozioni, il materiale grafico sugli aspetti più mentali”.

Elena aggiunge: “L’arteterapia è nata negli anni Cinquanta in ambito psichiatrico. Con la sua diffusione, si è scoperto che fa bene a tutti: dai bambini che possono elaborare emozioni e sentimenti, agli anziani che concentrandosi sull’oggetto concreto riescono a lavorare sul loro vissuto; dai disabili che attraverso le creazioni superano blocchi emotivi e fisici, agli adulti che puntano a conoscersi meglio. Si tratta di un vero e proprio percorso di crescita mediato dall’arte”.

Monica Gabrielli

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