Guido Brigadoi

"Volontari , tutti sul tetto".

Cercasi volontari per il completamento della palestra di Mirandola (Modena). Fra gennaio e febbraio occorre montare il tetto. Poi, si potrà inaugurare la palestra donata dalla Val di Fiemme e dal Trentino alla città emiliana colpita dal terremoto nell’estate del 2012.  Paolo Deville, responsabile del progetto Uniti per l’Emilia, è orgoglioso: “Questa commuovente mobilitazione di valle ha coinvolto scuole, comuni, enti, società sportive, commercianti, albergatori, artigiani, famiglie, aziende, la Magnifica Comunità di Fiemme, la Comunità Territoriale, i Mondiali di Sci Nordico Fiemme 2013, gli Amici del Presepio di Tesero e molte associazioni locali”.  Tantissimi volontari della Val di Fiemme, infatti, hanno contribuito alla riuscita di questa operazione di solidarietà. “Nel gennaio 2016 monteremo il tetto della palestra delle Scuole Montanari a Mirandola – annuncia Deville -, con la preziosa direzione degli Alpini del Trentino e l’aiuto di quanti vorranno unirsi alla squadra”.  Per raggiungere l’obiettivo, il Comitato Uniti per l’Emilia cerca persone di buona volontà che possono partecipare al montaggio del tetto. La copertura in legno proviene dalle foreste della Val di Fiemme ed è stata realizzata con la collaborazione di alcune aziende locali.  La palestra ha una superficie coperta di circa 1.500 metri quadrati, con un rettangolo di gioco adatto qualsiasi attività sportiva. La struttura sarà a servizio delle Scuole medie Montanari e, negli orari extra scolastici, sarà aperta alle società sportive mirandolesi.

Info: Paolo Deville di Uniti per l’Emilia, cell. 348 3627130; Corrado Zanon di ANA Trentino, cell. 340 5103612..

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La Gloria della Marcialonga

Entrata in Marcialonga per una sostituzione di maternità, mai avrebbe immaginato che quel contratto si sarebbe protratto per oltre 25 anni. Era il 1988 quando Gloria Trettel ha mosso i primi passi nell’organizzazione della granfondo di Fiemme e Fassa: assunta come segretaria a tempo determinato, addetta alle telefonate e alle iscrizioni, è oggi colei che muove i fili dell’evento. Una storia di successi e gratifiche iniziata alle selezioni per un posto da segretaria per i Campionati del Mondo di Sci Nordico del 1991: Gloria, infatti, si era proposta per il ruolo, ma la scelta cadde su un’altra candidata. Angelo Corradini, allora segretario generale di Marcialonga, membro della commissione esaminatrice, la notò e la contattò per una sostituzione.  Dal 2005 Gloria Trettel è segretaria generale di Marcialonga. Anni ricchi di novità e progetti, ma soprattutto di successi. Marcialonga sta vivendo infatti un momento felice, come è emerso dalla conferenza stampa di presentazione della programmazione 2016, tenutasi ad Expo in ottobre. A beneficiarne tutto il territorio, visto che l’indotto Marcialonga è stato calcolato intorno agli 8 milioni di euro annui.  Gloria viene da una famiglia appassionata di sci nordico. Lei stessa pratica il fondo fin da bambina, tanto che ha partecipato a numerose granfondo in giro per il mondo, alla ricerca di idee da riproporre anche in Fiemme e Fassa. Da queste esperienze Gloria è sempre tornata a casa con la certezza della qualità del lavoro portato avanti da Marcialonga: «Siamo tra i migliori al mondo, ma non dobbiamo adagiarci».

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4 ragazze alla conquista del fondo

Gaia Vuerich, Giulia Stürz, Ilenia Defrancesco e Monica Tomasini hanno meritato la maglia – anzi, la tuta – azzurra della nazionale nelle rispettive categorie. Hanno tutte preso una medaglia agli ultimi Campionati Mondiali di Skiroll che si sono tenuti in settembre in Valle di Fiemme. Riusciranno quest’inverno a replicare sulla neve i successi che hanno ottenuto sull’asfalto? Gli allenatori azzurri dicono che tutte le ragazze si sono preparate bene quest’estate. il fatto di non avere grandi appuntamenti in calendario come le Olimpiadi o i Mondali durante l’inverno permette loro di programmare con calma tutta la stagione agonistica che avrà il culmine nel Tour de Ski che si concluderà, come da tradizione, con la salita del Cermis».

 

Nella foto Monica Tomasi

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Bandiera verde per Stava

Legambiente ha pubblicato, anche per il 2015, il dossier Carovana delle Alpi, premiando con le bandiere verdi le buone pratiche ambientali e con le bandiere nere le “ferite aperte” nell’ambiente alpino. Per quanto riguarda il Trentino Alto Adige, la bandiera verde è andata alla Fondazione Stava 1985 onlus che mantiene viva ed attiva l’attenzione sull’emblematica tragedia dovuta a scarsa attenzione e rispetto per il territorio. A trent’anni dalla catastrofe il riconoscimento vuole evidenziare le attività messe in campo per il mantenimento della memoria di quanto accaduto a Stava attraverso un percorso nei luoghi simbolo realizzato in tre lingue e giornate di formazione su tutela ambientale e responsabilità civile e d’impresa.

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Nicolò sogna la serie A

29 anni, di Carano, Nicolò Varesco è cresciuto a “pane e sport”: il papà è stato arbitro in serie D maschile e A femminile e ha trasmesso, a lui e ai suoi due fratelli, l’amore per il calcio e per lo sport in generale. Nicolò ha praticato calcio, sci di fondo e corsa campestre, anche a livello agonistico, ma la sua strada non è stata quella dello sport professionistico. Già durante l’università, ha lavorato come preparatore fisico del Mezzocorona Calcio, per poi passare al F.C. Südtirol. Questa stagione sarà, invece, occupato con il settore giovanile del Trento. Nicolò sa che nel suo lavoro l’aggiornamento è continuo e fondamentale. Come l’allenamento, per non essere da meno degli atleti che prepara. Il cammino verso la serie A è lungo e in salita: «Spesso non basta essere competenti, ma servono anche gli agganci giusti. Comunque vada, io darò il meglio di me perché nello sport la sfida vera non è con gli altri, ma con sé stessi».

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Claudia e la sua “corsa” in Formula Uno

Un licenziamento improvviso che si rivela un’opportunità: Claudia Griot, 28 anni di Predazzo, non si è fatta scoraggiare da quello che poteva essere motivo di sconforto e ha saputo cogliere la palla al balzo. E la perdita del lavoro l’ha catapultata nientemeno che nel mondo della Formula Uno: un’esperienza durata una stagione, ma che ha lasciato il segno. Quando il suo datore di lavoro le ha comunicato che, causa crisi, dovevano licenziarla, sono iniziati per Claudia alcuni mesi di indecisione e dubbi su cosa fare. Fino a quando un amico non le ha regalato un libro che le ha indicato la strada: «L’uomo che voleva essere felice» di Laurent Gounelle. Claudia, dopo averlo letto, ha cambiato modo di vedere le cose: le nuove opportunità è andata a cercarsele. Destinazione Londra. Un primo impiego come lavapiatti si è rivelato un imbroglio: in una notte i proprietari del ristorante hanno sgomberato i locali e sono scappati senza pagare i dipendenti. Qualche mese in un ristorante italiano e in un wine bar, un viaggio di un mese negli Stati Uniti e poi, sola a casa nel giorno di Natale, ha trovato su internet la proposta di lavoro che aspettava: un’impresa di catering cercava una cameriera e hostess per il team di Formula 1 Sahara Force India. Nel giro di pochissimi giorni, si è candidata per il posto, ha fatto il colloquio ed è stata assunta. Il 15 febbraio 2014 la prima partenza: «Mi sono recata in aeroporto – racconta – con due borse di plastica piene di vestiti e effetti personali. Lì mi aspettavano i miei nuovi colleghi con la valigia ufficiale del team e la divisa. Quel primo viaggio è durato un mese e mezzo: un impatto faticoso con un mondo che non conoscevo assolutamente, perché non sono mai stata appassionata di gare automobilistiche». Il lavoro era duro: sveglia alle 4 di mattina e poi di continuo fino a quasi mezzanotte. Claudia lavorava nel bar-ristorante del team, da allestire e attrezzare ogni volta che il gruppo raggiungeva una nuova location. Il primo viaggio per Claudia è stato in Bahrein. Ne sono seguiti tanti altri in giro per il mondo: Australia, Singapore, Giappone, Stati Uniti, sempre al servizio del team della Formula Uno.

Se volete leggere l’articolo completo consultate l’ultimo numero dell’Avisio

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Per sottoporre all’attenzione dell’amministrazione un tetto pericolante, un tronco in mezzo alla strada o una buca sul marciapiede basta andare sul sito Internet del Comune di Ziano (www.comune.ziano.tn.it) oppure, metodo ancora più immediato, inviare un messaggio al numero 333.8018328 con WhatsApp, nota applicazione per smartphone. La nuova piattaforma è un’evoluzione della versione on-line dal 2012, utilizzata da numerosi Comuni trentini che gradualmente passeranno al nuovo aggiornamento, arricchito da importanti funzioni: il servizio ora è accessibile da qualsiasi strumento di navigazione (non solo computer, ma anche smartphone e tablet), è dotato di una mappa che permette di localizzare le diverse segnalazioni e permette l’utilizzo con Whatsapp, con l’opportunità di allegare anche immagini scattate con il telefonino, per una comunicazione in tempo reale. Per l’accesso è richiesta una registrazione che permetterà di evitare usi impropri del servizio. L’utente avrà poi modo di verificare on-line se la sua segnalazione è stata presa in carico, se il problema è stato risolto o il consiglio tenuto in considerazione. Non si tratta, quindi, di uno strumento a senso unico, ma di una piattaforma che permette una vera e propria comunicazione tra amministratori e cittadini. In futuro è anche prevista l’integrazione delle funzioni con la possibilità di consultare la popolazione su alcuni temi di particolare interesse.

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Stefano Benatti ha tagliato il traguardo delle 150 maratone

Maratona: una parola che già da sola mette i brividi. Sono in molti quelli che, almeno una volta nella vita, vogliono provare a correre per poco più di 42 chilometri, magari con la scusa di un viaggio oltre oceano. Altri, invece, se ne innamorano e, anno dopo anno, ripetono l’esperienza di fatica ma anche di soddisfazione. Stefano Benatti, cinquantaquattrenne di Moena, nell’ultima domenica di ottobre ha concluso a Venezia la sua 150esima maratona. A festeggiarlo autorità locali, sportivi di prestigio, amici e tanti maratoneti che negli anni hanno percorso, magari casualmente, qualche chilometro al suo fianco. A Venezia lo conoscono bene, così come lui conosce molto bene Venezia. Ed è per questo che da diverse edizioni l’atleta trentino mette a disposizione la sua esperienza per illustrare le caratteristiche del percorso agli oltre otto mila iscritti. Ed è per questo, che l’organizzazione gli ha assegnato il pettorale numero 150, segno distintivo del traguardo raggiunto. Lui fa il modesto e ci tiene a sottolineare che nel Club Supermarathon di cui fa parte, si parla di numeri di gran lunga superiori, però nell’ambiente sportivo si elogia la sua corsa “di qualità” e i tempi dignitosi realizzati nonostante l’età. come Stefano, dimostrano che un allenamento accurato e uno stile di vita controllato possono portare a raggiungere straordinari obiettivi. Naturalmente, raggiunto questo ragguardevole traguardo, Benatti non ha pensato nemmeno per un momento di appendere le scarpette al chiodo. Nella sua testa ci sono altri viaggi e nuove avventure.

 

 

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BOMBINO, dalla tradizione sahariana a  Jimi Hendrix

Nato e cresciuto ad Agadez, in Niger, Goumour Almoctar appartiene al popolo tuareg, che da decenni combatte in Nordafrica a difesa della propria identità. Per questa ragione, inizialmente insieme alla famiglia e poi da solo, è stato costretto all’esilio in Algeria e in Libia, dove ha appreso i primi rudimenti di chitarra e si è meritato – per via della giovane età – lo pseudonimo che lo accompagna da allora, storpiatura del vocabolo italiano “bambino”. Tra coloro che ne apprezzavano le qualità c’era anche Dan Auerbach, cantante e chitarrista dei Black Keys: nel 2013 produttore del disco successivo, “Nomad”, testimonianza eloquente dell’incrocio fra la tradizione sahariana di provenienza e le sonorità rock blues di Jimi Hendrix, modello cui da sempre l’artista tuareg dichiara di ispirarsi. Da allora, Bombino ha girato ininterrottamente il mondo, calcando i palchi di alcuni tra i maggiori festival musicali del pianeta.  Arriverà a Trento lunedì 30 novembre e i riflettori del Teatro Sanbàpolis si accenderanno sul suo concerto alle ore 21.00.

 

 

 

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Mille NO al nostro ospedale mutilato

Tra le tante ipotesi e promesse sul futuro del nostro ospedale, ci è mancata, in questi anni, solo la proposta di farne una mega-discoteca oppure una multisala. Tutto il resto ce lo siamo sentito raccontare in ogni salsa. Progetti faraonici di ristrutturazione, centro ortopedico specialistico all’avanguardia ecc. ecc. ecc. Parole, parole parole, alternate a rassicurazioni: allarmi e poi ancora progetti dimostratisi farlocchi , raccontati con superficialità come se non si stesse parlando della salute e quindi della vita delle persone.  Ora, però, sembra che Fiemme e Fassa si siano stancate di questa pantomima e (a quanto si è visto poche ore fa davanti al nostro ospedale),i nostri concittadini, siano arrivati al capolinea della pazienza.  Vedere, dalle nostre parti, radunate un migliaio di persone per una manifestazione di “ piazza” è di certo un fatto storico, un fatto che dimostra certamente una consapevolezza nuova. Siamo tutti consci di essere più vulnerabili e potenzialmente a rischio. Ed è forse per questa ragione che le parole di alcuni operatori dell’ospedale di Fiemme,(che hanno denunciato i continui ritardi nelle decisioni che si potevano e dovevano prendere ben più di un anno fa), acquistano ora ancor maggiore rilevanza anche politica. Ed ora cosa succederà? Come qualcuno ha anticipato, si cercherà di mettere una pezza e si proveranno a ripristinare, alcuni sevizi minimi, promettendo di rimettere, al più presto, le cose al loro posto. Sentiremo nuovamente promesse e parole di rassicurazione mentre purtroppo tutti noi saremo dentro una sorta di roulette russa che ognuno spera, in cuor suo, di poter evitare. La vera speranza è che questo clima di mobilitazione non si spenga e che questo lume di partecipazione civile non vada a scemare o ancor peggio non venga utilizzato per scopi politici. Ci auguriamo che questa decisa prova di partecipazione civile, venga invece coltivata come il bene più prezioso che abbiamo, l’arma più forte per poter ribaltare una tendenza alla dismissione del nostro ospedale che oggi sembra quasi irreversibile.

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