Guido Brigadoi

E filava la lana

Nell’epoca dei telai computerizzati capaci di produrre in poco tempo migliaia di tele tutte perfette, ma tutte identiche, scoprire un telaio in legno del 1956 ancora funzionante, in una casa di Tesero, ha il sapore di un ritorno al passato. Ma Franca Vanzetta, 67 anni, è convinta che la tessitura a mano abbia ancora un futuro. Ha imparato a usare il telaio nella scuola di tessitura di Tesero, fondata nel 1938 dall’allora podestà di Cavalese Angelo Betta e da Fulvia Piazzi, con l’obiettivo di insegnare un mestiere alle giovani in modo da non costringerle ad andare nelle città a lavorare come inservienti domestiche. All’epoca in val di Fiemme c’erano tante pecore, quindi la lana non mancava. Alle ragazze veniva insegnato a filarla e a lavorarla. Quando Franca si è iscritta alla scuola, nel 1962, le allieve erano 13: avevano molte richieste di lavoro e in estate presentavano le loro creazioni alle mostre dell’artigianato locali, ma anche a Firenze e a Milano. Le ragazze percorrevano a piedi la Val di Fassa per portare negli hotel i depliant con i loro prodotti: tende in lino e canapa, tappeti, scialli, scarpe, lenzuola, copriletto, stoffe mezzalana. «La scuola, che si trovava nell’attuale Casa della Cultura, possedeva anche un follatore, un macchinario che serviva per lavorare la stoffa utilizzata per giacche e cappotti. All’inizio degli anni Settanta cominciarono a mancare le iscrizioni: «Si vendeva meno, alcune ragazze preferivano lavorare nel settore industriale e l’allora sindaco aveva fatto un appello alle donne affinché restassero a casa, a occuparsi della famiglia. In poco tempo siamo rimaste in tre: abbiamo rilevato i telati della scuola e continuato l’attività per conto nostro. Poi per varie ragioni sono rimasta sola: ho continuato a tessere, ma non ho potuto portare avanti una vera e propria attività». Le sue creazioni però sono molto richieste: recentemente le tende per il Comune di Tesero e quelle per l’assessorato provinciale alla solidarietà, ricamate con i loghi dei due enti. Franca oggi collabora con il museo etnografico di San Michele, con l’ecomuseo di Pejo, partecipa a manifestazioni e rievocazioni. E da una decina di anni tiene corsi nelle scuole: «Con La Rosa Bianca abbiamo fatto un progetto di semina, raccolta e tessitura del lino ad Anterivo. Ho tenuto lezioni ad adulti e, con piccoli telai anche fai da te, alle elementari e medie, ricavando dall’entusiasmo e dalla curiosità dei bambini molta gioia». Ultimamente Franca ha riscoperto un’altra arte, anche questa tramandata per secoli, le creazioni con le foglie di granoturco. Il suo sogno? «Trovare qualcuno desideroso di iniziare un’attività di tessitura: è vero, è un lavoro faticoso, che richiede tempo, pazienza, precisione, ma anche fantasia e creatività. La concorrenza dei telai automatizzati è forte. Ma ci sono ancora molte persone capaci di riconoscere e pagare il valore di un lavoro artigianale. Io sono pronta a insegnare tutto ciò che ho imparato in oltre cinquant’anni passati al telaio».

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40 anni, ma non li dimostra

Verona,12 ottobre 2014, ore 18.30. Un nostro lettore ci ha postato questa bella immagine dell’Arena di Verona. Lo spettacolo in scena è Jesus Christ Superstar. Nel teatro all’aperto più grande e prestigioso del mondo, si sono celebrati i 40 anni del più conosciuto musical dell’era moderna. Con questo evento l’Arena ha chiuso i battenti di una stagione lunga e ricca di spettacoli, proponendo, come sempre, dall’opera lirica al musical, dai grandi concerti rock al balletto. Per gli appassionati di Jesus Christ Superstar l’appuntamento si sposta al teatro degli Arcimboldi a Milano.

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E’ bello stare insieme

Il tendone si riempirà di nuovo sabato e domenica prossima cosi’ come e accaduto sabato scorso. Per il quinto anno consecutivo, Predazzo accoglierà una marea di persone che hanno riscoperto il piacere di stare insieme. Non a Monaco di Baviera, ma in valle di Fiemme. Una idea, quella dell’Oktoberfest made in Fleimstal, geniale nella sua semplicità. Non era affatto scontato che i ragazzi e in tale numero, avrebbero accolto con entusiasmo questo tuffo nel passato. E non era affatto ovvio che i meno giovani vi avrebbero aderito con tanta partecipazione. Forse, però, la cosa più bella dell’Oktoberfest di Predazzo è che in questa manifestazione, le famiglie riscoprono il piacere di stare insieme: i giovani con i vecchi, le nuove generazioni dell’era della rete con coloro che guardano al passato con nostalgia. Chi se ne importa se è solo per mangiare, bere e ballare. E’ comunque un buon auspicio per il futuro della nostra comunità.

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L’arcobaleno di Karin

Sono parole delicate, in alcune pagine anche forti. Parole dolci e allegre o tristi e amare, specchio di emozioni e di esperienze personali. Sono le poesie di Karin Giacomelli raccolte nel libro “Il mio arcobaleno”, un libro di poesie e fotografie: mix perfetto per evocare magia, suscitare riflessioni.
Si tratta della prima raccolta pubblicata da Karin. Fino ad ora le sue poesie hanno partecipato (vincendo anche qualche premio) ad alcuni concorsi a livello nazionale e sono apparse puntualmente una ogni numero, sulle pagine di “El Paes”, il giornalino di Ziano. Viste tutte insieme, però, queste poesie fanno un altro effetto. Leggendole di seguito si ha l’impressione di leggere un diario: e di questo, infatti, si tratta. Perchè per Karin scrivere poesie è uno sfogo personale, un modo per affrontare la vita, fissare le emozioni. Le parole nascono spontaneamente nel suo cuore e nella sua mente e le scrive di getto, senza pensarci troppo. Per Karin pubblicare questo libro è stata una grande sfida con se stessa. Ha significato mettersi a nudo davanti a tutti perchè nelle sue poesie c’è lei, la sua vita. Riuscire a vincere questa sfida ha significato, però, anche realizzare un sogno che da tanto tempo teneva nel cassetto.

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La crisi nell’edilizia crea anche conflitto

La crisi economica ha colpito pesantemente l’edilizia: a pagarne le spese non sono soltanto muratori, costruttori e operai, ma anche architetti, ingegneri, periti e geometri. Le “menti” del settore si trovano ad affrontare una diminuzione degli incarichi sia da parte del pubblico sia da parte dei privati. Meno lavoro per tutti ha comportato anche un inasprimento dei rapporti, che già in passato non sono sempre stati rosei, tra i vari professionisti. Alla base di tutto una normativa poco chiara che non permette di tracciare un confine netto tra le competenze dei laureati e quelle dei diplomati.Alberto Winterle, architetto di Cavalese, presidente dell’Ordine degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Trento, riconosce il difficile momento che sta attraversando il settore: «Siamo in una fase di contrazione davvero importante e temo che non si sia ancora arrivati in fondo. A causa dei tagli ai finanziamenti, gli enti pubblici non hanno più la capacità di investire e fare progetti. Anche i privati in questa fase di incertezza preferiscono attendere: in tutti i Comuni si sta registrando una riduzione delle domande di concessione edilizia, tanto che il settore è quasi paralizzato. La liberalizzazione delle tariffe ha portato ad un’ulteriore riduzione dei compensi. La concorrenza nel libero mercato è positiva, ma purtroppo nel nostro settore è andata a discapito della qualità. Il nostro è un lavoro non solo tecnico, ma anche intellettuale, ma spesso di ciò non si tiene conto».L’architetto Armando Loss conferma: «Pubblico e privato non investono più nell’edilizia. I pochi che decidono di costruire o restaurare lo fanno puntando alrisparmio. E molti professionisti stanno a questo gioco, offrendo dei ribassi enormi pur di lavorare. Tra i committenti sono pochi coloro che sanno riconoscere un lavoro ben fatto e quindi si perde in qualità. Se aggiungiamo a questa situazione difficile il fatto che i pagamenti arrivano in ritardo o spesso non arrivano proprio, devo dire che peggio di così non potrebbe andare». L’architetto Luca Donazzolo di Predazzo aggiunge: «La crisi è stata devastante per la nostra professione. Molti cantieri sono fermi e questo ha conseguenze non solo economiche: senza nuovi incarichi i curricula professionali non possono essere aggiornati e se non puoi presentare nuove realizzazioni rischi di restare fuori dalle gare d’appalto».Questa situazione difficile ha, quindi, complicato i rapporti tra le diverse categorie economiche. «C’è sempre stata una forte conflittualità – racconta Loss -. Negli anni Ottanta abbiamo fatto ritirare alcuni progetti firmati da geometri che erano palesemente in disaccordo con la normativa, che già di per sé è poco chiara perché dice che i geometri possono occuparsi di costruzioni di “modesta entità”. Ma cosa significa modesta? Senza numeri a cui affidarsi, il concetto è relativo e si presta a più interpretazioni. Inoltre, purtroppo, ci sono sempre stati architetti che si prestavano a mettere firme compiacenti a progetti non loro. Se in passato sono stato combattivo su questo tema, ora mi rendo conto che è una battaglia persa. L’ente pubblico chiude gli occhi sulla questione, non commissionando i progetti ai professionisti di competenza e non controllando da chi sono firmati i progetti presentati alle commissioni edilizie. Nelle nostre zone, poi, i geometri sono più forti perché più rappresentati, quindi c’è davvero poco da fare». Winterle aggiunge: «Nel settore c’è una grande confusione sulle competenze: anche se la normativa tenta di definire la linea di demarcazione, a causa di una legge poco chiara ci sono degli sconfinamenti e tutti tendono a fare tutto. Quando il lavoro non mancava, nessuno ci faceva caso, ora tutti sono più sensibili e spesso si finisce in tribunale». La soluzione potrebbe venire da una maggior collaborazione tra professionisti: «Le competenze andrebbero definite meglio per legge, ma le varie lobby non hanno mai permesso che fosse fatta chiarezza. Attualmente per un lavoro viene incaricato un unico progettista: credo, invece, che la soluzione sarebbe di incaricare più tecnici per le varie fasi. Una singola pratica edilizia, infatti, prevede diverse competenze: se tutto il lavoro è affidato a un unico professionista ci sono sconfinamenti che provocano malumori. Personalmente, se ricevo un incarico per un progetto completo, incarico figure esterne per le parti non di mia competenza: in questo modo si dà lavoro a tutti e si facilitano i rapporti. E per i committenti coinvolgere più professionisti non significa necessariamente spendere di più”. Sulla stessa lunghezza d’onda anche Donazzolo: «Se fino a qualche anno fa il superamento dei confini esisteva ma veniva tollerato perché c’era lavoro per tutti, ora con la crisi tra le diverse professioni è aumentato l’astio e tutti cercano di difendere il proprio orticello. Noi architetti, soprattutto grazie al nostro percorso di studi, siamo portati al lavoro di gruppo e quindi ci viene naturale coinvolgere altri professionisti. Altri tecnici, invece, preferiscono tenere in mano l’intero progetto, anche se ciò significa sconfinare nelle competenze di altri». Sulla questione della collaborazione interviene anche il geometra di Ziano Lorenzo Vanzetta: «Il problema è che tutti fanno tutto a causa di una legislazione vaga. Se ogni professionista facesse ciò che è di sua competenza sarebbe tutto più facile. Io personalmente collaboro con architetti e ingegneri e non ho mai avuto problemi, ma so che ci sono delle recriminazioni da parte dei laureati nei confronti di noi diplomati, perché a volte abbiamo più lavoro noi geometri. D’altra parte nelle nostre zone gli edifici sono piccoli e quindi quasi tutti i lavori rientrano nella “modesta entità” di cui parla la legge.

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I Vadoinmessico sono anche cavalesani

Fanno base a Londra e Berlino , hanno un nome italiano ma provengono da varie parti del mondo. Il quintetto dei Vadoinmessico è composto da Giorgio Poti e Alessandro Morrosu, entrambi italiani, Salvador Garza, messicano, Stefan Micksh austriaco e Joe White che viene dall’Inghilterra. Il loro album di debutto”Archaeology of The Future” viene considerato dalla critica più attenta, una ottima opera prima, densa di atmosfere psichedeliche ma anche di sperimentazioni surf-world ma, quello che più conta, di splendide canzoni. I paragoni con alcuni dei maggiori rappresentanti della musica indie si sprecano primo fra tutti quello con i “Vampire Weekend”. Ciò detto, cosa centra Cavalese con loro? Giorgio Poti, mente creativa della band è il nipote del notaio Adriano Poti notissimo in Fiemme ed ha trascorso a Cavalese molti mesi della sua infanzia. Il notaio Poti ci ha anche confermato che Giorgio torna ogni anno in Valle per una breve visita allo zio e per rivedere un luogo importante della sua adolescenza. Forse la valle di Fiemme può essere stata ispiratrice di qualche sua composizione. Ci piace pensarlo.

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La casa di riposo è in attesa

La residenza anziani di Vigo di Fassa è salita improvvisamente agli onori della cronaca nel mese di marzo quando i giornali locali diedero grande risalto al fatto che tre operatori erano oggetto delle attenzioni della magistratura di Trento. Per il terzetto l‘accusa di maltrattamenti nei confronti di alcuni ospiti della casa. Accusa che per ora non è passata ancora al vaglio di un processo. Ovviamente grande fu lo sconcerto della Valle di Fassa alla notizia dei fatti avvenuti, secondo l’accusa, tra il mese di maggio e quello di luglio 2013. La tensione è salita tra i famigliari, gli amministratori e in tutti coloro che hanno a cuore il benessere delle persone in età. Il consiglio di amministrazione e la direzione, arrivati alla naturale scadenza di mandato, non sono stati rinnovati. La Giunta provinciale ha commissariato entrambe le cariche per la durata massima di sei mesi. Alla guida della struttura l’assessore competente ha nominato il dottor Guido Piazza, già primario dell’ospedale di Cavalese, mentre la direzione è retta temporaneamente da Fabrizio Demartin che da anni ricopre lo stesso ruolo nella residenza anziani di Predazzo. Il primo obiettivo: riportare fiducia e serenità a operatori, famigliari e volontari attraverso un dialogo continuo. Nel frattempo sono stati rivisti gli incarichi e ricoperti i ruoli mancanti. Dal primo mese di agosto è operativa una dottoressa con 18 ore di servizio diretto e reperibilità dalle otto alle venti per cinque giorni in settimana. I tre operatori indagati sono stati indirizzati ad altri ruoli mentre si concluderanno nel prossimo mese le procedure per la selezione di due nuovi operatori previsti nella pianta organica della struttura. «Il nostro compito – spiega Guido Piazza – è quello di individuare i problemi esistenti e avviarne la soluzione. Il nostro mandato è a tempo e chiediamo alla Giunta provinciale di essere puntuale nel dare alla Ciasa de Paussa un nuovo consiglio di amministrazione, un presidente e un direttore. Noi siamo qui per svolgere un servizio alla residenza degli anziani e non ai politici». L’esortazione è diretta all’assessore Borgonovo Re e al presidente Rossi perché non attendano la scadenza elettiva dei Comuni della prossima primavera. Per statuto ogni amministrazione della Valle dovrà indicare un proprio nominativo, una persona capace e non un mero rappresentante di campanile. Dopo l’approvazione della Giunta provinciale, i sette nominati faranno parte del consiglio di amministrazione. Solo allora sarà possibile designare un presidente e successivamente avviare le procedure per assumere un nuovo direttore. Una sequenza delicata di passaggi istituzionali per ricreare alla Ciasa de Paussa una guida per il prossimo quinquennio.

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Il teatro può attendere

Lungo e accidentato il percorso che porterà alla riedificazione del teatro di Cavalese, andato a fuoco nella notte del 3 marzo 2013, notte che segnava la fine dei Mondiali di sci nordico in Valle di Fiemme. A un anno e mezzo da quel disgraziato evento non si hanno ancora certezze sui tempi di ricostruzione dell’edificio, ora precluso ad ogni attività artistica. «Per l’autunno – spiega al telefono il sindaco Silvano Welponer – avremo degli elementi concreti per disegnare il futuro del teatro, ma sarà la prossima amministrazione (nella primavera del 2015 molti cittadini del Trentino torneranno alle urne) a prendere le decisioni che contano». Nell’arco di tempo trascorso l’amministrazione ha compiuto alcuni passi preliminari destinati soprattutto a quantificare il danno subito e ipotizzare le modalità di ricostruzione. Nel primo mese dopo l’incendio, le cui cause non furono mai chiarite, l’amministrazione ha nominato un perito di parte con il compito di portare avanti le complesse trattative con l’Itas, la compagnia assicuratrice di tutti gli immobili del Comune di Cavalese. E qui è sorto il primo ostacolo. La polizza assicurativa è di tipo cumulativo, significa che l’amministrazione ha assicurato tutti gli immobili, oltre una trentina, non specificando quindi il valore singolo di ogni proprietà. Primo compito dei periti (di parte e della compagnia assicuratrice) è stato quello di analizzare tutti gli immobili, tra cui anche baite, per valutare l’esatto ammontare del valore assicurativo del teatro. Un lavoro certosino che ha preso del tempo. Intanto l’amministrazione comunale ha proceduto a un sondaggio informale tra la popolazione per avere indicazioni su come procedere nella fase di ricostruzione. Dai risultati ottenuti è emerso che buona parte della cittadinanza ha espresso la volontà di riavere il teatro secondo le linee architettoniche precedenti. Lo studio di Sergio e Michele Facchin ha lavorato su questa ipotesi formulando un progetto preliminare che richiede almeno quattro milioni di euro. Ma il quadro progettuale non è ancora chiaro. È più conveniente demolire completamente l’attuale rudere o è possibile risparmiare delle risorse mantenendo parti della struttura originale? La risposta è legata alla solidità dei muri non attaccati dalle fiamme. Di questo si è interessato un ingegnere statico che ha espresso un giudizio positivo su parte della struttura. «L’amministrazione comunale è quindi chiamata a scegliere tra due ipotesi – spiega il sindaco – tenendo conto che il nuovo edificio dovrà rispondere a criteri antisismici ed energetici non presenti nel vecchio teatro. In autunno avremo dati più precisi per illuminare il percorso di ricostruzione che sarà di competenza della nuova giunta». Il compito dei futuri amministratori sarà quello di reperire risorse finanziarie, lavoro non facile in tempo di crisi. Tra le possibilità dirottare somme dal budget quinquennale del Comune o trovare un contributo specifico. Entrambe le soluzioni richiedono comunque la certezza sull’indennizzo che l’Itas, compagnia assicuratrice, dovrà versare nelle casse comunali.

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In 79 hanno aiutato oltre 1000 persone

Per andare in montagna in sicurezza bisogna amarla ma anche rispettarla. A volte, però tutto ciò non è sufficiente. Durante un’ escursione può anche accadere un imprevisto, un fatto imponderabile che può trasformare una splendida escursione in una brutta avventura. Per fortuna noi, in Fiemme abbiamo, da oltre sessant’anni, persone esperte, che possono toglierci dall’impaccio, operatori della montagna che in questi decenni hanno portato in salvo oltre mille persone. Sono volontari, appassionati e profondi conoscitori della natura e oggi hanno finalmente vissuto il coronamento di un sogno. A Tesero, infatti, è stata inaugurata la nuova sede della Stazione del Soccorso Alpino della valle di Fiemme. Una buona notizia per i soccorritori di Fiemme ma anche per tutti noi e per gli ospiti della nostra Valle. Ora potranno operare ancor meglio sul territorio, garantendo un maggiore protezione a tutta la nostra comunità. La cerimonia di inaugurazione si è svolta questo pomeriggio alla presenza di una folta rappresentanza di autorità provinciali e locali ,del capostazione di Fiemme Claudio Jellici, dei soccorritori e delle loro famiglie. La nuova sede ha ricevuto la benedizione del parroco di Tesero, don Bruno Daprà. Tutti insieme poi per un brindisi con l’augurio che la loro disponibilità e preparazione sia necessaria il meno possibile.

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Pino-Dellasega

Pino-Dellasega

“C’è bisogno di fare un passo indietro per poter andare avanti”. Con queste parole conclude la nostra chiacchierata Pino Dellasega, 59 anni, predazzano. Per chi non lo conoscesse, Pino è il deus ex machina della prima scuola italiana di nordic walking, nonche’ il promotore del progetto del Cristo Pensante, una idea che ha portato, nella sola estate del 2013, oltre 50.000 visitatori al Passo Rolle. Basterebbero questi due elementi per farne un personaggio di prima grandezza tenuto anche conto che queste due avventure sono iniziate solo nell’ultimo decennio, a partire dal 2004. Prima di allora, Pino è stato un ottimo atleta della Scuola Alpina della Guardia di Finanza. Sci di fondo, orienteering ed infine snowboard le sue specialità. Giunto all’età della pensione, a 45 anni, (davvero un altro mondo rispetto ad oggi), ha deciso di creare le condizioni per una sua seconda vita. La prima sfida è stata quella di mettersi alla prova con il trekking delle leggende (59 ore di camminata senza dormire) e successivamente, step by step, di fondare con il romano Fabio Moretti la prima scuola italiana di nordic walking. Oggi i numeri  di questa realtà nazionale sono impressionanti: 2500 istruttori tra i quali cinque medaglie d’oro olimpiche,  tre libri pubblicati, l’organizzazione di due festival del settore, (l’ultimo si è svolto a Predazzo pochi giorni fa). Tutto questo ed altro ancora gestito, con una moderna idea di marketing.
Una statuetta di un Cristo acquistata  a Praga alcuni decenni prima ed una intuizione nata da una camminata in val Venegia hanno dato il via all’altro progetto di Pino Dellasega, il trekking del Cristo Pensante. Anche in questo caso, Pino ha seguito, passo dopo passo, la propria “creatura” fino a farla diventare un must del turismo religioso.” Dopo l’uscita del libro che ho scritto su questo cammino, un breve trekking  che permette, tra straordinari scenari naturali, di giungere prima al cospetto delle Pale di S. Martino e successivamente davanti alla statua del Cristo Pensante,  ho ricevuto e continuo a ricevere continue richieste di incontri. Sono occasioni straordinarie per conoscere persone, spesso giovani, che desiderano coniugare la natura con la spiritualità. La maggior parte di loro, poi ,si organizza autonomamente per salire al Rolle e da quanto mi scrivono dopo questa esperienza, ne traggono un grande giovamento”. Ma nonostante i successi dei suoi progetti l’infaticabile Pino guarda sempre avanti, a nuovi scenari. Il prossimo? Già domani con un gruppo di trenta persone sul cammino di Santiago di Compostela in Spagna. Per camminare e pensare.

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