Maurizio Tomè

Noi crediamo alle favole

Grande emozione, martedì 7 ottobre, nella sezione bolzanina del Trento Film Festival, alla cerimonia di premiazione del concorso indetto dal Dolomiti Superski “Tre personaggi in cerca di… Dolomiti Super Summer”. Il progetto estivo del carosello numero uno al mondo ha visto competere dodici valli fra Trentino, Veneto e Alto Adige, con racconti, immagini e video dedicati la fascino delle Dolomiti d’estate.
Alla “Casa della pesa” di Bolzano, ha premiato i vincitori una giuria composta da Roberto De Martin, presidente del Trento Film Festival, Luana Bisesti, direttore del Trento Film Festival, Federica Pellegatti, coordinatrice del Film Festival e Enrico Franco, direttore del Corriere del Trentino e del Corriere dell’Alto Adige.
Nella categoria “Miglior video” è stato premiato il filmato dell’Azienda per il Turismo della Val di Fiemme “Noi crediamo alle favole” di Graziano Bosin, videomaker di Predazzo, con la regia di Federica Cerri e la sceneggiatura di Beatrice Calamari. Fra gli attori protagonisti del video, Giorgio Delvai dell’Apt Val di Fiemme, Elena Osler e Guido Maurizio Ciocca, accompagnatori turistici e attori dei racconti spettacolari della Val di Fiemme e il giovane figlio d’arte Nicholas Ciocca. Per svolgere questa attività di storytelling a più voci, il team della Val di Fiemme si è avvalso della collaborazione del noto fotografo Pierluigi Orler.
La Val di Fiemme ha raccontato la storia di un ragazzino che fa scoprire la magia delle Dolomiti ai genitori. Prima increduli, papà e mamma scoprono infine che alberi e corvi parlanti sono realtà, almeno per chi è in grado di sintonizzarsi sulla loro lunghezza d’onda. “Credere nelle favole è già una cosa contro-corrente di questi tempi”, ha commentato il presidente De Martin. La giuria ha apprezzato gli spunti nuovi, emersi dal video, che raccontano “una montagna amica alla portata di tutti, custode di sogni e valori per chi ha ancora voglia di stupirsi”. Le Dolomiti, viste dalla Val di Fiemme, quindi “non sono solo una meta adrenalinica mordi e fuggi, ma un luogo di meditazione e ispirazione”. Nella categoria “Miglior racconto” il primo premio è andato a Francesco Chiamulera con “Cortina a colori” e una menzione speciale è stata consegnata a Beatrice Calamari per la narrazione del fantasioso incontro fra un bambino, un corvo parlante e un uomo albero che ha ispirato la sceneggiatura del video “Noi crediamo alle favole”. Per la categoria “Miglior album fotografico” ha vinto Christian Tschurtschenthaler della Sextner Dolomiten in Alta Pusteria. La competizione, ideata per far gareggiare tra di loro le valli dolomitiche, prevedeva la formazione di squadre composte da uno scrittore, un fotografo e un videomaker chiamati a dare prova di talento, fantasia e spirito innovativo. I dodici team si sono cimentati nella realizzazione di un racconto, un album fotografico e un video sulle proprie storie dolomitiche. Il Dolomiti Supersummer aprirà un nuovo confronto creativo fra le sue dodici valli, nell’estate del 2015, per stimolare la conoscenza di linguaggi nuovi e originali che possano veicolare con efficacia l’offerta complessiva delle sue località.

IL VIDEO.
IL RACCONTO DI BEATRICE CALAMARI E LA FOTOGALLERY DI PIERLUIGI ORLER.

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Gemelli diversi

Vien da chiedersi che c’azzecca Ziano di Fiemme con la ceca Nové Meso na Morava, o Predazzo con la tedesca Hallbergmoos, le montagne di Moena con le isole della Scozia e Vigo di Fassa con la teutonica Remseck am Neckar. Semplice, sono gemelli, di quelli che non si somigliano. Il gemellaggio è un legame simbolico tra paesi che hanno, nelle loro storie o origini, punti in comune nei quali riconoscersi. Il fenomeno è nato nel secondo dopoguerra e in Italia ha avuto la sua stagione d’oro a partire dagli anni Ottanta. Quattro comuni di Fiemme e Fassa hanno già trovato i loro parenti o affini rigorosamente stranieri e le rispettive amministrazioni si danno da fare per far conoscere le loro realtà all’altro.
Se è vero che, per mantenere vivo il legame parentale, si organizzano manifestazioni i cui costi pubblici pesano sulle spalle delle amministrazioni, quelle locali dimostrano buon uso e parsimonia nello spendere le risorse, senza neppure attingere ai fondi elargiti dall’Unione Europea. Moena ha ratificato nel 1996 una dichiarazione di amicizia con la popolazione delle isole Orcadi, dove un suo cittadino, Domenico Chiocchetti “Goti”, sbarcò prigioniero per rinforzare le difese belliche del porto di Kirkwall. Domenico e altri prigionieri realizzarono una piccola chiesetta che al termine della guerra diventò l’Italian Chapel, monumento nazionale da custodire e preservare. Da qui si è sviluppato lo scambio culturale fra associazioni, cori e soprattutto studenti. Nel 2004, 2007 e 2011 gruppi di una trentina di studenti del comprensorio ladino hanno avuto modo di stringere belle amicizie con i coetanei scozzesi, mettendo alla prova le loro conoscenze linguistiche e approfondendole alla Grammar School di Kirkwall. Gli impegni di spesa per favorire questi viaggi si sono aggirati ogni volta sui 22, 24 mila euro, coperti per il 30% dai contributi regionali sui fondi per le minoranze linguistiche, in parte dalle quote di partecipazione individuali e soltanto per i restanti 4-5 mila euro dal Comune. Soldi ben spesi, sostiene l’amministrazione. Anche i giovani isolani sono “sbarcati” tre volte nel paese ladino. Ospitati dalle famiglie, hanno fatto spendere i soldi pubblici solo per gli skipass, il noleggio dell’attrezzatura e le lezioni di sci, pizza party e trasporto da e per l’aeroporto, il minimo indispensabile per assicurare ai giovani ospiti un soggiorno interessante e piacevole.
Poi c’è Vigo di Fassa col gemello tedesco, Remseck am Neckar, una cittadina di 22 mila abitanti nel land del Baden-Wurttemberg. Si sono imparentati vent’anni fa, sulle nevi fassane tra volontari della Croce Rossa impegnati nelle gare di sci organizzate dai volontari locali. La prima ambulanza dotata di apparecchiatura di rianimazione e pinze idrauliche è stata donata a Vigo proprio da Croce Rossa e Vigili del fuoco di Remseck. L’amicizia è stata poi ufficializzata nel 1997 e ha favorito lo scambio e il confronto soprattutto tra le associazioni volontaristiche della protezione civile. Dieci anni dopo, grandi festeggiamenti in terra tedesca hanno coinvolto, oltre agli amministratori, la banda musicale e il Coro Valfassa. Allo scoccare del quindicesimo anno di fratellanza, nel 2012, il nuovo ponte sul Ruf de Pantl è stato battezzato col nome della città tedesca. Alle spese per trasferimenti e soggiorno a Remseck hanno concorso il Bim dell’Adige, la Provincia, la regione e l’allora comprensorio Ladino di Fassa.
Il gemellaggio predazzano con Hallbergmoos compie nel 2014 vent’anni e sarà organizzata presto una grande festa. La scelta tedesca è frutto di contatti spontanei, anche stavolta tra i Vigili del fuoco, ed è proseguita con costanti incontri, culminati nel 1994 con l’ufficializzazione del legame di amicizia. Regolarmente gli amici tedeschi frequentano Predazzo in occasione di eventi, sagre, desmontegade e, ovviamente, l’Oktoberfest, ospitati da privati cittadini, mentre al Comune resta solo il pensiero del vitto presso le feste campestri. Lo stesso trattamento viene riservato ai predazzani in quel di Hallbergmoos. Alcuni anni fa un gruppo di studenti locali vi si è recato per imparare la lingua e alcuni di loro, allora studenti universitari, hanno trovato lavoro.
Del gemellaggio con Nové Mesto Na Morave, città della repubblica Ceca col comune di Ziano si è pressoché persa memoria. C’è stata una visita a livello di amministratori a ridosso degli anni Novanta, poi più nulla. A ricordarlo, una deliberazione consiliare dell’aprile del 1999 che sancisce un patto di amicizia seguito alla visita a Ziano dell’onorevole Antonin Baudis, allora ministro del governo della Repubblica Ceca, un’amicizia nata fra i rispettivi corpi dei Vigili del fuoco. L’atto pubblico, con cui si nominava una commissione per curare le relazioni tra i gemelli, impegnava pure una somma di sei milioni e seicentomila delle vecchie lire, forse mai spese.

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Nell’ultimo lavoro di Carlo Mazzacurati, “ la sedia della felicità”, la scena finale del film è stata girata sul Catinaccio in val di Fassa. Il racconto di questa commedia si conclude con un vivace confronto tra due stralunati pastori ed un orso che viene allontanato di forza dal loro gregge. Sconosciuto agli spettatori è però il fatto che l’orso in realtà è un “ attore” americano che è stato scritturato allo scopo di interpretare il plantigrado. Sicurezza e risparmio per la produzione. In effetti sia il costumone della controfigura, che le movenze dell’animale non fanno sospettare che non si tratti di un orso vero. L’idea potrebbe essere quella di scritturarlo per fare delle comparsate nei boschi trentini mettendo in pensione gli orsi veri. Sicurezza e risparmio assicurati.

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