Calcio, la scalata di Piazzi

Luca Piazzi da Castello di Fiemme è il nuovo responsabile del settore giovanile del Parma, una grande del calcio italiano che lo ha scelto per ricostruire la strada verso i successi internazionali degli anni passati. Come ha fatto un fiammazzo ad arrivare ai vertici dello sport nazionale con un incarico di grande prestigio e in una società dal grande avvenire?

“Mi piace l’appellativo fiammazzo. Sono fiero di essere fiammazzo. Ho 53 anni, e questo è il mio primo vero lavoro lontano da casa. Però, sono molto legato alle mie origini”.

Luca Piazzi è sempre stato innamorato del pallone. Da ragazzino leggeva libri sul calcio e giocava tutto il giorno, con gli amici nei prati e nei cortili, così come nella San Giorgio, la squadra di Castello. “Sono stato giocatore e allenatore, sia nella San Giorgio sia nella Latemar di Cavalese che tanti anni fa si fusero insieme. Con la Latemar riuscimmo a fare un gran bel percorso, passando dalla Terza Categoria alla Promozione in soli quattro anni. Quando vincemmo anche l’ultimo campionato, fui chiamato dal Mezzocorona ad allenare nella Categoria Eccellenza. Rimasi quattro anni e poi due al Bolzano e poi ancora al Mezzocorona, quando il presidente mi chiese anche di riorganizzare ed essere il responsabile di tutta l’area tecnica della società. Mi sentivo più un allenatore che un dirigente, quindi, accettai con qualche perplessità. Eppure mi si aprì un mondo che ad oggi mi ha regalato tante soddisfazioni. Si vinse il campionato di Eccellenza, andammo in Serie D, poi in LegaPro arrivano anche alle Finali Playoff. Al terzo anno di LegaPro con il Mezzocorona mi chiamò il Sudtirol: al primo anno vincemmo quella che allora si chiamava C2 e in C1 arrivammo a due finali playoff in sette anni. La scorsa estate sentivo l’esigenza di fare nove esperienze ed è arrivata la proposta da Parma”.

Si parlava anche di un interessamento dell’Inter…

“La mia estrazione tecnica mi ha portato ad appassionarmi allo studio delle metodologia di allenamento e di quelle organizzative. La chiamata del Parma mi ha affascinato perché mi permette di fare quallo che più amo, cioè sviluppare un’idea di calcio partendo dai più piccoli per portarla avanti fino alla prima squadra”.

Luca è arrivato quest’anno a Parma. Si trova molto bene sia in città (“molto bella e tranquilla. E poi questa è una terra di calcio”) sia con la società con cui condivide le ambizioni.

Come viene vissuto oggi il calcio in Fiemme e Fassa?

“Una volta c’era molta più gente che giocava a calcio, soprattutto a livello giovanile. É un problema sociale che riguarda l’Italia, non solo l’ambiente trentino. I ragazzi vivono passivamente – occupati dai videogame e dai social – e si mangiano ore di gioco pomeridiano. Faticano molto anche quelle finestre sociali rappresentate degli oratori. Mancano perfino i prati dove giocare liberamente. Un minor numero di praticanti porta, ovviamente, a un minor numero di talenti e tutto si riflette sul movimento calcistico. Tutto lo sport andrebbe inserito nel pacchetto formativo della scuola, come accade nei sistemi scolastici americano e tedesco”.

Quanti trentini oggi giocano nel calcio professionistico?

“Direi sette o otto, sparsi tra Serie A e Serie B. I più noti sono certamente l’interista Andrea Pinamonti di Cles che a 18 anni è considerato una delle più credibili promesse del calcio italiano. E poi il difensore Riccardo Fiammozzi, nato e cresciuto a Mezzocorona e ora al Bari. Anche Fabio De Paoli della Vallagarina, oggi centrocampista del Chievo Verona”.

Enrico Maria Corno

 

 

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