News

Quando l’orso attraversa il Lagorai

Ebbene sì, anche Fiemme e Fassa sono interessate dal passaggio degli orsi. Si tratta solo di orsi maschi giovani che si muovono due volte l’anno dal Brenta alla zona del bellunese e viceversa. Si conoscono bene le loro abitudini e quali sono i sentieri abituali lungo i quali effettuano i loro spostamenti. Va detto innanzitutto che il loro passaggio avviene solo tra la fine di giugno e l’inizio di luglio quando i giovani maschi tra i due e i cinque anni si allontanano (forse sarebbe meglio dire che più spesso vengono allontanati dai maschi adulti dominanti) dal branco che vive nella zona delle Dolomiti del Brenta. Scendono quindi a valle e attraversano l’Autostrada del Brennero e la ferrovia in due punti particolari dove esistono sottopassaggi non naturali ma creati dall’uomo per l’uomo. Al contrario, in aprile, dopo il risveglio dal letargo, tornano sul Brenta a cercare una femmina e percorrono il medesimo sentiero in senso opposto. C’è quindi la possibilità, pur remota, di viaggiare in auto (o peggio ancora in moto o in bicicletta) nel posto sbagliato e nel momento sbagliato, trovandosi in un tunnel di fronte ad un orso che attraversa la strada. Gli orsi in questione sono sempre diversi perché ovviamente cambiano di stagione in stagione, non più di una decina e sono in transito nella valle dell’Adige fondamentalmente di notte. I due punti sono a nord di Trento, in coincidenza con le foci dell’Avisio che passano sotto il cavalcavia della A4, e a sud di Rovereto. In Val di Fassa, ci sono almeno un paio di punti d’accesso, soprattutto il Passo del Costalunga dove arrivano attraverso la Val d’Ega per poi proseguire lungo la destra orografica dell’Avisio fino al Fedaia. Vi sono molti dati rilevati intorno alla Malga Sacile. In passato, agli inizi del progetto Life Ursus, si era avuta notizia di passaggi dall’Alto Adige attraverso il Passo Sella. In Val di Fiemme invece c’è attualmente una direttrice di spostamento dalla Valsugana lungo la catena del Lagorai su fino al Veneto».

Continue reading Quando l’orso attraversa il Lagorai

Le dighe “ sporcano” l’Avisio

 

Il pericolo maggiore per la fauna dei nostri torrenti è costituito dall’inquinamento e dalla periodica pulizia dell’invaso artificiale del lago di Pezzè tra Soraga e Moena e quello di Stramentizzo. Con la realizzazione dei depuratori e la crescita di una maggiore sensibilità ambientale la qualità delle acque dell’Avisio è decisamente migliorata. Paradossalmente l’Avisio è più in salute in Valle di Fiemme che in Fassa. Le analisi condotte dagli organi provinciali infatti classificano le acque tra Predazzo e Stramentizzo di prima – seconda classe mentre al punto di rilevamento di Soraga la qualità scende la terzo livello. La spiegazione sta nella forte pressione antropica presente in Valle di Fassa nei periodi di forte afflusso turistico. È proprio in estate e in inverno che i depuratori non riescono a far fronte al loro compito e la qualità delle acque decade. Ogni tre anni poi si aprono le paratie della diga di Pezzè e l’acqua trascina, nel tratto a valle del torrente Avisio, i sedimenti raccolti nel lago. Un tempo lo svaso veniva eseguito senza troppe attenzioni. Per migliorare la pulizia del bacino si utilizzavano anche le ruspe. Le acque torbide e povere di ossigeno uccidevano molte forme di vita e il letto dell’Avisio, specialmente il tratto più vicino alla diga, subiva pesanti danni. Con l’introduzione di un disciplinare più stringente le procedure si sono fatte più attente. Sensori di torbidità sono installati a Soraga (ingresso dell’Avisio nel bacino artificiale) Moena, Predazzo e Tesero. Le acque sono campionate ogni ora per valutare la quantità di ossigeno disciolto e viene misurata la portata. In base a queste variabili viene regolata l’apertura delle paratie in maniera che l’impatto sul torrente sia ridotto. Viene inoltre riconosciuto un danno quantificato in cinque mila euro annui che va all’associazione pescatori. Per ora non si sono trovate alternative percorribili alla procedura dello svaso che se risolve (in parte) i problemi del bacino di Pezzè, aggrava quelli di Stramentizzo: un rompicapo per tecnici e politici la cui soluzione è rimandata di anno in anno . Ormai il bacino di Stramentizzo si è ridotto del 50% della sua originaria capacità e il processo continua inesorabile. Ci sono alcune soluzioni proposte, come quella di creare un “limodotto” in grado di pompare le particelle più fini dal lago al sottostante paesino di Piazza, frazione di Valfloriana. L’impresa libererebbe il fondale da un pesante incomodo, trasformando in terreno fertile dove sviluppare l’agricoltura. Prima di questa destinazione è necessario sapere, tramite analisi, i contenuti dei limi per evitare forme di inquinamento del suolo. Una seconda possibilità è rappresentata da quelle brutte ferite inferte alle montagne della bassa Val di Cembra dove si è estratto porfido in maniera selvaggia. Il limo potrebbe servire per un’operazione di “plastica ambientale” destinata a rimodellare gli squarci provocati nella montagna.

 

Continue reading Le dighe “ sporcano” l’Avisio

Pensierino della sera

Quando squilla il telefono fisso potremmo scommettere su chi è dall’altra parte del filo. Non è che abbiamo doti divinatorie ma, oramai, una bella dose di esperienza. Chi ancora possiede ( anche in Fiemme e Fassa) , nel proprio ufficio o nella propria abitazione un telefono fisso, sa certamente di cosa parliamo essendo anch’egli subissato di chiamate da prestigiose aziende che hanno deciso di rivolgere la loro attenzione a noi, comuni mortali. Lo scopo? Offrirci occasioni imperdibili . Di norma sono compagnie aeree, gestori di elettricità e tante altre multinazionali delle quali conosciamo marchio e fama. Le più fedeli e tenaci sono però le compagnie telefoniche. Sembra quasi che abbiano ormai un filo diretto con noi. Non ci mollano mai e usano il nostro telefono per proporci di lasciare il nostro gestore e traslocare da loro. Se decidiamo di farlo stiamo pur certi che verremo chiamati per fare marcia indietro, naturalmente a condizioni particolarmente vantaggiose. Avessimo tempo da perdere, sarebbe divertente saltare di fiore in fiore per vedere l’effetto che fa.

Continue reading Pensierino della sera

I 5 maialini di casa nostra

I Piglets nascono dall’incontro fortuito e fortunato di cinque musicisti fuoriusciti da precedenti esperienze musicali. Quando nell’aprile 2013 si trovarono per la prima prova, alcuni di loro neanche si conoscevano. Dopo le dovute presentazioni, bastarono poche note per accorgersi che quei cinque semisconosciuti erano destinati ad essere un gruppo. Non appena Roberto Dax Dassala iniziò a suonare la chitarra, Werner Uorner Mestrinaro il basso, Erwin Erbung Zanon le tastiere, Mauro Pix Dellasega la batteria e Raffaella Raffy Cordelli diede voce al microfono, la sala prove iniziò a vibrare a ritmo di puro rock. Il repertorio attuale conta circa cinquanta pezzi, che spaziano tra i maggiori successi di gruppi come Led Zeppelin, Extreme, Ac/Dc, Aerosmith, Creedence. Le indiscutibili doti tecniche dei musicisti, la grande aderenza al sound originale, la sincronia e l’affiatamento della band rendono i live uno spettacolo avvincente. La durezza dei suoni rock è addolcita e aggraziata dalla bella presenza della cantante Raffy, dotata di una voce versatile e potente, capace di interpretare in modo impeccabile e originale i maggiori successi della storia del rock. Per i Piglets fare musica significa innanzitutto coltivare un’enorme passione, ma anche soddisfare il desiderio di protagonismo e la fame di adrenalina.

 

Continue reading I 5 maialini di casa nostra

Tappo dopo tappo

Il tappo “solidale” è una realtà che vale cinque mila euro in un anno. Ecco il segreto. Si raccolgono i tappi di plastica e si sminuzzano. Il macinato ottenuto è venduto a un’azienda che produce cassette per la frutta mentre il ricavato va a un piccolo progetto umanitario. E così una semplice raccolta di tappi diventa una scuola per bambini della degradata periferia di Nairobi in Kenia. A ideare la trafila benefica è una associazione veronese, l’Avsi (www.avsi.org), un’organizzazione non governativa riconosciuta dal Ministero degli esteri e impegnata in oltre cento progetti di cooperazione in 37 paesi del mondo. La raccolta è partita nell’estate del 2010 e oggi coinvolge un centro commerciale, 20 scuole (tra cui l’istituto comprensivo di Predazzo e Tesero), 15 enti pubblici e trenta privati. Ogni anno vengono raccolti dieci tonnellate di tappi che fruttano circa cinque mila euro. Certo, non è molto, ma sono comunque risorse che nascono dal nulla. La domanda più ovvia è perché si raccolgono i tappi e non i contenitori di plastica. La risposta è semplice. Fare la raccolta differenziata di bottiglie e contenitori è una pratica più complicata che già i Comuni di Fassa e Fiemme hanno realizzato da tempo (non dimentichiamo che oggi la plastica rappresenta il 16% dei rifiuti solidi urbani). Conservare un tappo ha invece più significati. Prima di tutto si tratta di polietilene, una plastica ad alta riciclabilità facile da trasportare e da immagazzinare. Poi c’è una “pedagogia del tappo”, un modo scherzoso per indicare cosa mette in moto un gesto a prima vista così banale. Prima di tutto è un atto che va ripetuto nel tempo e serve a consolidare il principio che niente va buttato. Non solo. Conservare un tappo aiuta a ricordare continuamente le realtà povere del mondo. Infine si comprende che grandi traguardi si raggiungono con un impegno quotidiano. Non ha forse ragione il vecchio adagio che recita: «La goccia, piano piano, riempe il mare?». Per chi volesse partecipare all’iniziativa può consegnare il suo “tesoro” in tappi ad Anna Vida (telefono 3291543080) o a Mario Varesco (telefono 3481766954).

Continue reading Tappo dopo tappo

Attenti al lupo

Tra i carnivori che vivono in Trentino vi è anche il lupo che è stato avvistato anche nelle nostre valli. Si ricorda ancora il rinvenimento di un lupo morto per cause naturali a Varena nel 2007. I lupi hanno una grande capacità di spostamento (anche di 900 chilometri) e di colonizzazione di un territorio. I lupi che vivono oggi in Trentino arrivano fondamentalmente dalla Slovenia e dal Centro Italia. C’è un branco che si è formato nel 2012 e che vive stabilmente nel Parco dei Monti Lessini, al confine tra Veneto e Trentino. Il maschio, dotato di radiocollare, era in arrivo dall’est europeo quando ha casualmente incontrato una lupa di ceppo italico e si sono riprodotti. É in circolazione anche un altro maschio, chiamato M24, che si ritiene risieda tra Val di Non e Val d’Ultimo aspettando una femmina di passaggio. Nella primavera 2014 è stato censito un terzo lupo in Val Rendena.

Continue reading Attenti al lupo

Punto di domanda

Nell’ormai lontano passato vi è stato un tempo nel quale vi è stato uno scontro sportivo che appassionava davvero le nostre valli: il derby hockeystico tra Fiemme e Fassa. Era sempre un incontro aspro, una sfida epica sia dentro che fuori dal campo. Poi l’hockey in Fiemme si è perso e l’hockey Fassa ha vissuto molti anni in serie A senza però riuscire mai a emergere davvero in ambito nazionale. Ora “sono finiti i soldi” e a tenere alto l’onore della squadra fassana sono i giovani. Una squadra che vive intorno a ventenni entusiasti non può che mettere tutto l’ardore dell’età in mancanza di un’esperienza che ha bisogno del suo tempo per crescere. Ad aggiungersi alla delicatezza del momento c’è anche la mancanza di sponsor. Infatti, i ragazzi del Fassa scendono in campo indossando una maglia sulla quale spicca un punto di domanda. Il significato autoironico è la denuncia della mancanza di un forte supporto economico ma, volendo essere maliziosi, può anche significare un serio dubbio sul futuro stesso della società.

Continue reading Punto di domanda

Pensierini della sera

L’inverno è alle porte ed ognuno di noi lo vorrebbe a propria immagine e somiglianza. L’impiantista si augura una stagione fredda e con alta pressione. Se nevica troppo, come l’anno scorso, aumentano i costi per ripulire le piste e poi la gente scia di meno. L’albergatore preferisce un ambiente innevato. In questo modo il turista vive una atmosfera accattivante e magica. L’amministratore pubblico fa gli scongiuri perché nevichi, ma non troppo, altrimenti lievitano i costi di sgombero neve e con i parcheggi sono guai. Noi,  cittadini, gradiremmo un inverno mite per non vedere il nostro consumo energetico salire alle stelle ma vorremmo anche un Natale nevoso perché, si sa, ai bambini piace molto giocare con la neve e inoltre le precipitazioni ripuliscono l’aria. Speriamo in un miracoloso incrocio astrale che ci faccia tutti contenti.

Continue reading Pensierini della sera

Scout di montagna

Sono circa un centinaio, oggi, i seguaci di Baden Powell in Fiemme e Fassa, divisi tra lupetti, esploratori, rover e capi educatori. Il primo gruppo è stato fondato a Moena nel 2000 da Lorenzo Galbusera, attuale responsabile per le due valli. Nel 2011, dopo l’avvicinamento di alcuni genitori e ragazzi fiemmesi, si è deciso di creare una sezione anche a Cavalese. Le due unità portano avanti attività separate, ma anche alcuni momenti in comune. In Val di Fassa la lingua ufficiale è il ladino, che spesso non è parlato dalle nuove generazioni: mantenerlo vivo e ridargli una sua dignità si è rivelata una vera e propria esperienza educativa che ha avuto riscontri positivi anche nei risultati scolastici. In Fiemme, invece, l’approccio all’ambiente è perfettamente in linea con la storia millenaria e unica degli usi civici della valle.

Continue reading Scout di montagna

A Varena si balla country

I“Fiemme Country Devils” sono un gruppo, fondato nel 2006. Riunisce una quindicina di valligiani tra i 20 e i 57 anni, appassionati di balli country, ovvero coreografie in linea, con i ballerini l’uno a fianco all’altro, ballerini che eseguono gli stessi movimenti, senza contatti fisici. I “Fiemme Country Devils”, guidati dalla presidente Giulia Dagostin, non si fanno mancare le opportunità di divertimento, partecipando a raduni e feste a tema, presenziando a manifestazioni nelle piazze, ma anche semplicemente partecipando alle prove settimanali che si tengono a Varena e che sono l’occasione per sperimentare nuove coreografie, sempre più difficili. Tutto è iniziato per gioco. Un gruppo di amiche avevano deciso di passare una serata nel locale Happy Ranch di Cembra. In questo locale, dove alcune ragazze stavano ballando queste coreografie è nata la passione per il country ed è li che si sono conosciuti i primi rudimenti del ballo. Molto tempo è trascorso da allora ma la passione è rimasta immutata, passione che è anche un’alternativa alla palestra: si salta e si balla; un modo divertente per tenersi in forma».

Continue reading A Varena si balla country