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15 anni di Arcimboldo

Arriva il momento che anche il giornalista fa notizia. È il caso di Michele Zadra, storico cronista del Trentino e dell’Avisio, che dal 2009 è direttore del giornale scolastico Arcimboldo dell’Istituto d’Istruzione La Rosa Bianca di Cavalese e Predazzo.

Questa primavera l’Arcimboldo festeggia 15 anni di vita e oltre 30 numeri pubblicati. Il notiziario accompagna la vita scolastica degli studenti, permettendo loro di avvicinarsi al mondo dell’informazione sia scrivendo articoli sia visitando redazioni e tipografie. Qualcuno di questi giovani redattori ha già intrapreso una collaborazione giornalistica con i giornali locali, fra cui anche L’Avisio di Fiemme e Fassa.

L’Arcimboldo ha liberato, quindi, talenti e passioni, gettando le basi dell’informazione di domani.

In questa occasione di festa Michele Zadra per una volta si lascia intervistare, rispondendo divertito alle domante di una collega.

Quale emozione le ha dato questo percorso di scrittura giornalistica con i giovani?

“È stata un’esperienza importante per le studentesse e gli studenti che hanno scritto sul giornale in questi anni. Ma è stata ugualmente importante anche per il sottoscritto che ha imparato molto dal lavoro d’assieme per ognuno dei venticinque numeri dell’Arcimboldo realizzati. Ritengo che in questo mestiere, come in molti altri, non si deve procedere a senso unico con le proprie conoscenze ma conti invece molto condividere esperienze per continuare a migliorare e a migliorarsi”.

Come scrivono gli studenti di oggi?

“Con una varietà di stili interessante. Negli anni ne ho conosciuti tantissimi, direi compresi tra l’essenziale e l’articolato, con qualche spazio anche per l’originalità, tutti a loro modo redditizi per fare informazione”.

Avete visitato diverse redazioni di giornali. Ne ricorda qualcuna in particolare?

“Quella della La Stampa a Torino per la sua dimensione decisamente innovativa. Poi abbiamo trovato grande disponibilità a far conoscere le mille sfaccettature del fare informazione anche nelle redazioni della Repubblica, del Corriere della Sera, della Gazzetta dello Sport, della Rai a Saxa Rubra, di Report, del Resto del Carlino, di Radio Deejay, della televisione austrica Orf, di Salzburger Nachrichten, di Rttr e L’Adige”.

Qual è l’importanza di un giornale scolastico?

“Un giornale scolastico è una grande risorsa per una scuola. Innanzi tutto è uno dei luoghi che permette a studentesse e studenti di misurarsi con la realtà lavorativa, nella quale entreranno direttamente o dopo l’università, con tutto quello che ne consegue come impegno, rispetto dei tempi, svolgimento di mansioni in squadra e organizzazione. Inoltre, permette loro di avvicinarsi ai temi dell’attualità aprendo confronti di idee produttivi. E poi il giornale è una vetrina per far conoscere la scuola e le tante cose che al suo interno vengono realizzate al territorio che la circonda e per mettere a punto nuove iniziative”.

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Una caranese a Copenhagen

Secondo il Rapporto Mondiale della Felicità, redatto dall’Onu nel 2016, il Paese dove gli abitanti sono più felici è la Danimarca. L’Italia è al 50esimo posto su una classifica di 156 Paesi. In Danimarca ha trovato la felicità, da più di tre anni, anche una 25enne di Carano, Valentina Dagostin. L’amore per le lingue e per il turismo l’hanno spinta a viaggiare molto, fino a fermarsi nel Paese della felicità. È certamente stata una scelta coraggiosa, visto che è partita conoscendo molte lingue ma non il danese.

“Sono sempre stata affascinata dalla Scandinavia – spiega Valentina Dagostin – e durante il mio percorso di studi a Trento ho sentito molto parlare del sistema scolastico scandinavo. Dopo la triennale, ho deciso di fare un’esperienza all’estero. Quindi, ho inviato la mia domanda. È stata una bella sorpresa quando ho ricevuto la lettera che mi comunicava l’ammissione a programma dell’università di Kolding. Un paio di mesi dopo ho fatto la valigia e sono partita”.

È diverso il sistema scolastico?

“È decisamente diverso da quello italiano. Innanzitutto è molto più informale e c’è un rapporto di quasi parità tra studenti e professori. Le classi sono molto più piccole e c’è tanto spazio per il dialogo. Gli orari sono molto flessibili, per permettere agli studenti di avere un lavoro al di fuori dell’università. Inoltre, il tutto si svolge in modo molto più pratico e non ci sono interi libri di nozioni da imparare quasi a memoria per saper rispondere alle domande degli esami. Nel primo anno e mezzo il programma è diviso tra lezioni teoriche e lavoro sul campo con aziende e organizzazioni danesi. Questo serve poi per poter scrivere la tesina per ogni esame, che riporta risultati concreti e reali, non un elenco di domande prese da un libro di testo. L’ultimo semestre invece è dedicato alla tesi, che ho avuto il privilegio di poter scrivere in collaborazione con il Ministero della Cultura danese”.

Come è stato l’impatto con la cultura scandinava? 

“Inizialmente ero stupita dalle loro abitudini molto diverse dalle nostre e dal loro essere molto più distaccati e riservati. Cosa che non si può certo dire degli italiani. Però, devo dire che essere una studentessa ha reso l’integrazione molto più semplice, perché incontri quotidianamente i tuoi compagni di corso ed è molto più semplice venire a contatto con persone nuove.

Quali sono le grandi differenze tra Italia e Danimarca dal punto di vista lavorativo?

“L’ambiente lavorativo è molto più informale, a partire da cose banali come l’abbigliamento fino alla quasi inesistente gerarchia. Non parliamo poi della parità dei sessi, che qui vige sovrana: sono le donne a dettar legge. Non ci sono così tante discriminazioni come in Italia e avere donne con cariche alte è una cosa del tutto normale. Una cosa che mi ha sicuramente colpito, è quanto tengano in considerazione i giovani. Certo, anche qui si deve fare la gavetta (giustamente), però non vieni snobbato a priori perché sei un neo laureato. E non devi fare anni di tirocinio non retribuito prima di poter, forse, avere una proposta di lavoro. Le aziende qui tendono a valorizzare molto i giovani, le loro idee e incentivano a provare cose nuove e innovative. Quindi è normale che il tuo capo ti chieda un’opinione, ascolti le tue idee con interesse e se ritiene che esse siano valide decida anche di farti provare a metterle in pratica”.

Come se la passano i suoi coetanei danesi? 

“Per certe cose devo dire che i giovani danesi sono un po’ viziati dal loro Paese. Nel senso che ricevono l’educazione gratuita, vengono pagati per studiare e hanno tutta una serie di benefit che noi in Italia ci scordiamo. Per questo a volte non sono molto abituati a stringere i denti e lottare per quello che vogliono, perché comunque molte cose le ricevono di diritto. Il che non è nulla di male, ma credo che alle volte dover fare dei sacrifici per ottenere quello in cui crediamo faccia bene e insegni molto. Detto questo, essere un giovane in Danimarca non è decisamente una cattiva esperienza, anzi: come detto prima, qui i giovani vengono incentivati e sostenuti al 100 percento, perché si ritiene che siano loro il futuro. Di conseguenza ci si sente presi in considerazione, apprezzati e trattati alla pari degli adulti”.

È difficile stare lontani da casa? 

“Di certo non è semplice. Ora sono più di tre anni e mezzo che sono qui. Per fortuna ho trovato buoni amici che mi sostengono e sono sempre presenti. Però, non è per niente facile arrivare in un Paese dove non conosci assolutamente nessuno, nessuno parla la tua lingua, il cibo è diverso, le persone sono diverse… non parliamo poi del clima! L’inverno è lungo e buio, le ore di sole sono davvero poche e piove praticamente sempre. Non è semplice abitare lontani dalla propria famiglia e magari non poter essere a casa quando vorresti, perdere compleanni, lauree, omenti importanti. E ovviamente la cucina della mamma. Però piano piano ci si abitua e si impara a fare da soli tante cose, come traslochi, assemblare i tuoi nuovi mobili dell’Ikea, aggiustare la bici, prendersi cura della casa. Sono cose che fanno crescere, ed è una grande soddisfazione quando ti rendi conto che sei completamente autosufficiente. Non è stata una passeggiata, ma sono davvero fortunata ad avere una famiglia fantastica che mi ha sempre sostenuta ed aiutata in tutto e degli amici altrettanto meravigliosi che mi hanno fatta sentire a casa fin da subito”.

Cosa consiglia a chi vuole visitare la Danimarca? 

“Non fermatevi solamente a Copenhagen. Ci sono dei posti veramente meravigliosi che nessuno purtroppo prende in considerazione. E non scordatevi una giacca antipioggia”.

Come si vive in una città così grande ma così ecologica? 

“Copenhagen è una città meravigliosa. E’ grande, ma a misura d’uomo e molto vivibile. Ci sono piste ciclabili letteralmente ovunque, e ci sono più bici di macchine. Tutti prendono la bici per andare al lavoro, e c’è chi, come i reali danesi, ogni giorno porta tutta la famigliola a scuola su una delle famose cargo bikes. Inoltre, ci sono parchi. È verde ovunque, quindi, non sembra neanche di vivere in una capitale”.

Che lavoro fa? 

“Lavoro come sales and operation manager in una l’agenzia che fa da fornitrice ai tour operator. Tutto è iniziato l’anno scorso, quando a una fiera di settore a Berlino ho incontrato i responsabili di mercato della mia azienda attuale. Dopo neanche tre settimane sono stata assunta e ho iniziato a lavorare per il mercato francese della mia azienda. Creo viaggi che partono da tutto il mondo con destinazione Scandinavia. Viaggi che poi vengono rivenduti ai tour operator più conosciuti. Non consiglio semplicemente alla gente dove andare, cosa vedere e dove dormire. Mi occupo di disegnare un itinerario, prendo contatto con tutti i fornitori, stipulo contratti e negozio tariffe. Poi creo un’offerta, che devo promuovere e vendere ai tour operator. Proprio quelle offerte che poi arrivano anche alle vostre agenzie di viaggi”.

Deve viaggiare molto per lavoro? 

“Il mio lavoro richiede una conoscenza del territorio molto elevata, quindi devo viaggiare abbastanza spesso in Scandinavia, per conoscere fornitori, partner, provare le esperienze che vendo e cercare ispirazione per nuovi prodotti”.

Che lingue usa? È stato difficile imparare il danese? 

“Uso principalmente inglese e danese. Per quanto riguarda il lavoro invece, dal momento in cui il mio ufficio è veramente multiculturale, parlo anche quotidianamente tedesco e francese. Ovviamente, parlo anche italiano, ma talmente di rado che a volte devo usare un traduttore per ricordarmi come si dice qualcosa. Imparare il danese è stata un’avventura. I suoni sono veramente strani e diversi da quelli a cui siamo abituati, quindi all’inizio si fa molta fatica e riuscire a capire e articolare le parole. Di sicuro i miei amici danesi si sono divertiti all’inizio quando provavo a esercitarmi con loro”.

Sara Bonelli

 

 

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Quel bar immobile come il lago

Bello, ma per ora non operativo, il complesso a Lago di Tesero realizzato per iniziativa del Provincia di Trento e il Comune di Tesero. Si tratta di una grande terrazza sul lago, un punto ristoro, campi da gioco con spogliatoi, parco giochi e area sosta camper riqualificata con la costruzione di due fuochi e tavoli al coperto per cucinare.

Il complesso, realizzato in legno secondo i dettami delle case clima, è nato dieci anni fa per iniziativa della giunta guidata da Gianni Delladio, ulteriormente definito poi sotto il mandato del sindaco Franco Zanon.

Ora manca davvero poco. Il Servizio ripristino della Provincia ha eseguito la pavimentazione e sistemato gli spogliatoi della società sportiva di tamburello.

La zona ha già la sua illuminazione. Occorre, però, completare l’area ristoro per rendere vivo un impianto non solo attrattivo durante il periodo estivo, ma anche in quello invernale. L’area infatti è situata in prossimità del Centro del fondo dove si sono disputate edizioni dei Campionati del Mondo di Sci Nordico del 1991, 2003 e 2013. Per questo la località è un punto strategico per chi pratica sci nordico e per chi vuole pattinare nella pista di pattinaggio all’aperto. C’è un ristorante a cento metri, un negozio alimentari a trecento metri e la possibilità di noleggiare attrezzature per lo sport. Insomma, la struttura di Lago ha sicuramente un futuro e darebbe senso agli investimenti già compiuti tra cui anche il ponte pedonale realizzato e attualmente poco utilizzato.

Il piccolo specchio lacustre, i prati curati e il colore variopinto delle casette in legno confinanti con la grande terrazza costituiscono sicuramente un forte richiamo turistico per la frazione di Tesero. Potrebbero utilizzarlo non solo i turisti di passaggio ma gli abitanti di Lago e di Tesero tramite il percorso ciclo-pedonabile di Sottopedonda.

“I lavori, a carico dell’amministrazione di Tesero – spiega il geometra comunale – riguardano gli impianti termici e idraulici e quindi l’arredamento. A lavori conclusi il bar sarà assegnato, tramite gara, a privati che gestiranno il locale in autonomia”. Parole rassicuranti, ma non siamo riusciti a conoscere i tempi effettivi perché l’investimento realizzato possa dirsi concluso. Non vorremo che la struttura di Lago di Tesero entrasse nella lista di tante opere iniziate e mai concluse.

Gilberto Bonani

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Porte aperte alla Scola Ladina

Chi l’ha detto che fare scuola è solo stare dietro ai banchi? Sulla scia della pedagogia del fare e verso la co-costruzione della conoscenza in cui l’alunno è protagonista del processo di apprendimento, ormai da tre anni nelle scuole medie della Scola Ladina de Fascia si stanno portando avanti iniziative che fanno sì che alunni e insegnanti abbandonino cattedra e banchi e si aprano verso l’esterno.

Il risultato è una giornata a porte aperte in cui genitori, nonni, fratelli, ma anche compaesani sono invitati a imparare con gli studenti. Un’iniziativa rivolta a persone esterne alla realtà scolastica che dà quindi una cornice di senso a quanto fatto e studiato a scuola.

Nella scuola di oggi, quella in cui al termine del primo ciclo d’istruzione si valutano non solo le discipline scolastiche, ma anche competenze trasversali quali l’imprenditorialità, l’imparare a imparare, le capacità sociali e civiche, la giornata a porte aperte rappresenta un ottimo banco di prova.

Il bello di queste situazioni è che vengono fuori i talenti nascosti, quelli che spesso la scuola non valuta: creatività, senso pratico, disponibilità, collaborazione e progettualità. Ma anche per gli insegnanti lavorare interdisciplinariamente comporta sapersi mettere in gioco, significa infatti rivedere i tempi della propria programmazione, trovare un accordo con i colleghi, mediare tra le proprie esigenze e quelle altrui.

L’iniziativa è partita in via sperimentale nel 2015, nella sola sede di Moena con il tema “Alimentazione”, connesso all’esperienza Expo delle due terze di allora. Collaborazione con gli chef di Slow Food, video interviste, piramidi dell’alimentazione in formato gigante: insegnanti che si mettono in gioco e alunni che lavorano alacremente per un obiettivo vivo e vero: accogliere e guidare le famiglie alla scoperta di un modo diverso di alimentarsi nel rispetto del pianeta.

Il 2016 ha visto come protagonista il tema “Ambiente e territorio” e si è esteso anche alle medie di Campitello e Pozza, con la collaborazione di professori appartenenti a tutte aree disciplinari e coinvolgendo tutte le classi, per un totale quindi di circa 300 studenti. Le tre scuole medie hanno accolto le famiglie, durante tutta una mattinata, organizzando percorsi sensoriali, plastici, video realizzati e montati da loro, giochi in tema, percorsi con la mountain bike, fiabe, rappresentazioni teatrali, musica dal vivo. L’attenzione era rivolta sia alla scoperta dell’ambiente in senso lato, che alla sua tutela. Come guide e ciceroni, naturalmente i ragazzi sono stati i protagonisti.

Il tema centrale della giornata a porte aperte di quest’anno, giovedì 18 maggio, sarà invece la Mobilità sostenibile”, alla ricerca di alternative sostenibili e comportamenti che limitino il traffico di merci e persone e di conseguenza permettano di godere del silenzio e dell’aria pulita delle nostre Dolomiti, patrimonio Unesco.

L’idea riprende quella alla base della via “Via le moto dal Sella”, aperta nel 2001 da Edy Boldrin e così chiamata poiché molto spesso negli ultimi anni la montagna è stata invasa e pervasa dai mezzi motorizzati (5 mila passaggi in una sola giornata, record registrato al Passo Sella). Non solo inquinamento atmosferico, ma anche acustico. Non solo un’aria meno pura, ma anche animali infastiditi che cambiano abitudini e alpinisti disturbati dal rombo delle moto che sgasano sui passi.

Da questa idea, formulata già quest’autunno, è partito un lavoro di coordinamento da parte degli insegnanti, e successivamente coinvolgendo gli alunni. Ma vediamo quali saranno alcune delle attività che potrete provare nella giornata a porte aperte.

All’insegna di un vero e proprio coinvolgimento della popolazione, le scuole opereranno nei comuni di Moena (con gli alunni di elementari e medie), Pozza (con gli alunni di elementari e medie), Vigo (con gli alunni delle elementari) Campitello (con gli alunni delle medie) e Canazei (con gli alunni delle elementari). Stand con delle guide (naturalmente i ragazzi stessi), spesa a km zero (ma non sveliamo come!), mappatura dei licheni per verificare l’effetto dell’inquinamento sull’ambiente, pedibus, percorsi di mountain bike, il viaggio sostenibile di Ulisse e altri giochi in sintonia con la mobilità e la sostenibilità. Le scuole stanno lavorando sull’iniziativa e tante sono le idee che bollono in pentola.

L’iniziativa rafforza naturalmente anche l’idea di educare i ragazzi alla tutela dell’ambiente e di farli riflettere fin da subito su quanto il nostro comportamento e le nostre abitudini quotidiane possano influenzare l’ambiente e quanto il nostro pianeta sia nelle nostre mani, anche quelle di bambini e ragazzi.

Silvia Vinante

 

 

 

 

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L’allarme sicuro, chiama il 112

Gli allarmi di negozi, alberghi, laboratori e perfino quelli delle stalle hanno proprie logiche. Per scegliere coerentemente il miglior antifurto per la casa, è importante comprendere quale genere possa essere più funzionale, in base alle dimensioni dell’abitazione, al numero delle stanze, alla presenza di animali domestici e al tempo in cui la casa non è abitata.

Mai come in questo caso, la qualità del prodotto va pagata. L’antifurto wireless (appena più costoso di quello a filo) vanta un’ottima duttilità che gli permette di adattarsi ad abitazioni anche molto diverse. Opera tramite collegamenti senza filo e i vari elementi comunicano via radio. I prezzi, piuttosto contenuti, concorrono al suo successo.

È consigliabile scegliere i modelli con sistemi anti inceppamento e a doppia frequenza per assicurarsi che il segnale non venga disperso o sopraffatto e per averne garantito il funzionamento anche in caso di black out.

Scegliere di avere anche il supporto GSM significa che l’impianto è in grado di avvisare telefonicamente nel caso accade qualcosa di anomalo in casa, tramite sms, messaggio vocale, mandando una foto o addirittura un video fino a otto numeri telefonici diversi. Uno di questi può essere eventualmente una Centrale Operativa attiva 24 ore su 24, tutti i giorni dell’anno, che può, in caso di intrusione, verificare quanto sta succedendo e inviare immediatamente un segnale alle Guardie Giurate e alle forze dell’ordine.

  1. M. C.

 

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Non aprite quella porta

Nonostante le nostre valli possano dirsi più tranquille rispetto alle metropoli, chi non ha mai chiuso la portiera dell’auto oggi ha inevitabilmente cominciato a farlo, spinto anche dalla suggestione delle notizie di furti.

Lo stesso vale per le porte di casa: le vendite di quelle blindate crescono per la necessità di garantire un altro grado di sicurezza ai tentativi di scasso. Si chiama “difesa passiva” e il livello di resistenza delle porte è composto da sei “classi di sicurezza anti-effrazione”: per proteggere un appartamento in condominio si sceglie una classe 2 ma per abitazioni unifamiliari e villette sono consigliate le classi 3 e 4.

Gli elementi necessari vanno dal telaio e controtelaio alle zanche incassate a muro, dalla lamiera in acciaio esterna ed interna al longarone rinforzato, oltre ovviamente alla serratura con cilindro di sicurezza, al deviatore di chiusura e ai montanti rinforzati. Per garantirne la piena efficacia, la porta va ovviamente installata da personale specializzato: è inutile ad esempio rinforzare la porta se poi il telaio della medesima non viene fissato al muro nel migliore dei modi.

Porta e muro devono essere un unico blocco, tanto che al bordo del telaio possono essere saldate zanche di acciaio che entrano nel muro per circa 10-15 cm e fissate con cemento a presa rapida per garantire la massima solidità.

Può essere necessario inoltre un eventuale consolidamento delle pareti con una rete metallica elettrosaldata o con miscele cementizie che si applicano a iniezione.

  1. M. C.

 

 

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Cronaca (non così) nera

Questa non è terra di omicidi e quei pochi, anzi pochissimi – da contarsi sulle dita di una mano negli ultimi trent’anni – li ricordiamo tutti. Sono stati omicidi passionali, il che non toglie nulla alla gravità del gesto, ma esclude la matrice della criminalità comune o di quella organizzata. Le rapine a banche, esercizi commerciali, uffici postali e portavalori sono ancora meno.

I reati contro la persona e il suo patrimonio, dalle nostre parti, si limitano agli scippi, ai furti in casa e soprattutto alle truffe:

Intanto, le statistiche nazionali parlano di una diminuzione del numero di omicidi ma di una crescita importante di quello dei furti in casa e degli scippi.

“Sono a Cavalese da pochi mesi ma, nonostante questo breve arco temporale, posso affermare che il controllo del territorio di Fiemme, Fassa, Cembra e Primiero da parte delle forze dell’ordine è molto attivo”, racconta il Capitano Enzo Molinari, Comandante della compagnia dei Carabinieri di Cavalese. La sua esperienza nella direzione di un’arma in montagna è notevole, se si pensa che ha guidato per otto anni la compagnia di Châtillon Saint-Vincent in Valle d’Aosta. “I delitti sono minimi. Del resto, avere pochissime vie di comunicazione facilita il compito di sorveglianza della zona. Come è avvenuto in passato, possiamo dire che quei pochi reati di solito vengono commessi da gente che viene da fuori, soprattutto dal Veneto, più nel periodo estivo che in quello invernale. Ad essere presi di mira spesso sono i turisti e le seconde case. Possiamo dire con orgoglio che le frodi agli anziani sono in deciso calo, grazie anche alla nostra politica di conferenze che organizziamo in giro nei paesi. Andare a parlare preventivamente con gli anziani e metterli in guardia, è molto utile per tutta la comunità e li salvaguarda da ogni tentativo di raggiro”.

Ha un consiglio generico ma utile da dare al singolo cittadino che ci legge?

“Il fatto che le valli di montagna siano una piccola comunità dove tutti si conoscono è un valore. Quindi, quando un cittadino vede un’auto sospetta con due o tre visi sconosciuti a bordo, fa bene a chiamare il 112. Una telefonata non fa mai male e spesso può risolvere i problemi”.

Come sta cambiando la criminalità negli anni nelle nostre valli?

“Al di là dei reati moderni, come lo stalking o le truffe telematiche, la delinquenza sulle montagne è sempre la stessa – conclude il Capitano Molinari -. Piuttosto si può affermare che il tasso di delinquenza salga e scenda ciclicamente, con dei periodi di intensità maggiore e minore che si alternano. Questi sono mesi piuttosto tranquilli ma bisogna essere pronti”.

La pensa allo stesso modo Mauro Morandini, webmaster di Predazzo Blog e soprattutto titolare della ben nota pagina Facebook su “Furti e segnalazioni in Fiemme e Fassa”: “Da sempre mi arrivano sul sito di Predazzo Blog numerose segnalazioni di questo genere, tante che stavano prendendo troppo spazio. Per questa ragione ho scelto di separare le due faccende e la soluzione di Facebook – per quanto il numero degli utenti sia limitato – si è rivelata vincente. Ad oggi la pagina sulle segnalazioni conta 2700 membri e altri sono in lista d’attesa”. Più o meno un valligiano su dieci partecipa attivamente alle segnalazioni: “Il gruppo è chiuso (termine tecnico che indica che diventarne membri non è automatico al momento dell’iscrizione ma dipende dalla scelta di chi lo dirige) e finisce per moderarsi da solo. Non ho mai avuto casi di iscritti che hanno abusato dello spazio per insultare o per lasciarsi andare a commenti impropri. Piuttosto, oggi posso dire che sia stata una buona idea invitare la Polizia Postale e tutte le forze dell’ordine ad essere presenti sulla pagina. So che apprezzano il nostro impegno. Ora facciamo parte anche di Shelly, una app che, grazie alle segnalazioni geolocalizzate, condivide in tempo reale informazioni di sicurezza e di utilità vicino alla posizione in cui ti trovi o nei pressi dei luoghi a te più cari. Scarichi la app, ti registri. ti geolocalizzi e lo smartphone ti avvisa se qualcosa sta accadendo o è accaduto nell’area in cui ti trovi”.

La pagina “Furti e segnalazioni in Fiemme e Fassa” ha ovviamente un regolamento e si affida alla buona fede e sopratuttto al buon senso dei suoi membri: “Si possono segnalare situazioni di disagio, atti di vandalismo, truffe, persone o veicoli sospetti, atti di bullismo, smarrimenti o ritrovamenti di animali, biciclette e oggetti, abbandono di rifiuti e danni ambientali. Si possono segnalare situazioni di pericolo, dagli incendi alle frane, dagli allagamenti agli incidenti stradali e comunque qualunque notizia possa essere di pubblica utilità. Il diritto alla privacy? Noi suggeriamo di indicare il paese, la zona o la via in cui qualcosa è accaduto ma non a chi è accaduto. Volti e targhe nelle foto vengono oscurati. Il gruppo ha il solo scopo di creare una rete di segnalazioni e diffondere le informazioni tra i cittadini. Vogliamo fare gruppo e vigilare e non sostituirci a Polizia e Carabinieri. L’affidabilità dell’informazione è fondamentale e ciascun utente risponde personalmente della eventuale bufala che pubblica o condivide”.

La pagina è aperta dal mese di ottobre dell’anno scorso e ha già aiutato molta gente. Qualche esempio? “È stata ad esempio segnalata – anche ai Carabinieri – la presenza di più persone che si spacciavano per dipendenti di Fiemme Servizi incaricati di sostituire i bidoni delle immondizie previo pagamento di diverse decine di euro. Non sono mancati gli avvisi di fare attenzione a falsi medici di una sedicente Associazione di invalidi civili che casa per casa chiedeva un’offerta per l’acquisto di un pulmino né di altri finti operatori dell’Inps che, con la scusa di una visita di protocollo, distraevano gli anziani per rubare denaro e preziosi”. Non mancano avvisi di ragazzi scomparsi, notizie di riciclaggio di merce rubata… La pagina è servita di recente anche a smascherare uno straniero che rubava sci di alto livello nei noleggi a Campitello e perfino a comunicare la presenza di un paio di balordi che avvicinavano i bambini davanti ad un supermercato.

È utile anche per i minimi problemi quotidiani, per chi perde (o ritrova) un mazzo di chiavi o uno smartphone e per chi è semplicemente interessato ad eventuali modifiche alla viabilità.

Enrico Maria Corno

 

 

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La cestovia della discordia
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Lo scorso 1 aprile, come di consueto all’inizio di primavera, ha riaperto la cestovia della Marmolada, lo storico impianto che collega il Fedaia al Pian dei Fiacconi a quota 2.600. Di questi tempi, la cestovia viene scelta da chi sale al rifugio per l’abbronzatura alpina, dagli scialpinisti che puntano alla vetta e risparmiano 600 metri di dislivello e dagli appassionati di sci alpino che si godono le piste non affollate e il freeride.

Tutto bene? Non proprio dato che la vetta più alta delle Dolomiti non riesce a trascorrere un giorno lontano dalle polemiche. Vecchie e nuove.

Le più recenti riguardano la proprietà e il futuro dell’impianto, di per sé virtualmente inefficiente da un punto di vista economico dato che la sua attività si limita a un mese di primavera e a poche settimane d’estate. La famiglia Graffer che aveva realizzato la cestovia nel 1974, poche settimane fa ha ceduto la medesima alla cordata dei quattro fratelli gardenesi Mahlknecht che fanno sapere di non voler concedere interviste in questo momento e che si riservano di spendere tutto il 2017 a ripianare vecchie pendenze legali e amministrative legate all’impianto. Impianto che, peraltro, era stato promesso – con tanto di accettazione della caparra – a un imprenditore fassano che si è visto scippato del business e ha intentato causa. Il futuro e il giudice ci diranno se la manovra gardenese era legale (così come accade con la compravendita di immobili, restituendo al defraudato il doppio della caparra stessa) o meno.

Tutto ciò, però, non basta a placare la montagna della discordia. Che farsene dell’impianto? Intanto il medesimo deve rimanere aperto per non perdere la concessione e poi? C’è un progetto turistico condiviso dietro alle decisioni? Dubitiamo che i Mahlknecht abbiano investito al buio. Si vuole ampliare l’area sciabile e moltiplicare le attività della zona? E il Trentino cosa ne pensa? Se le istituzioni provinciali vorrebbero allungare l’impianto fino a Sass Bianchet, fermandosi prima della cresta, molti fassani vorrebbero arrivare direttamente a Punta Rocca, dove già arriva il terzo tratto della funivia che sale da Malga Ciapela ma pare sarebbe possibile solo al costo di un vero abuso della vetta.

Gli ecologisti si sono ovviamente fatti sentire con un campeggio in quota e l’esposizione di striscioni. L’occasione era troppo ghiotta perché non alzassero la voce anche i veneti che rivendicano un accordo firmato nel 2002 con Trento (ma forse doveva esserci anche Bolzano) per l’utilizzo incondizionato di una parte del ghiacciaio. Accordo (pare) però mai ratificato. Accordo di cui manca una copia negli archivi del Comune di Canazei che invece si rifà al patto concordato dal Presidente Pertini che nel 1982 metteva tutta la cresta all’interno dei nostri confini.

Guido Trevisan, proprietario e gestore da oltre 15 anni del Rifugio Pian dei Fiacconi, laureato in ingegneria dell’ambiente e del territorio (sarà stato ascoltato e coinvolto nelle scelte?), attende che qualcosa si muova all’ombra della Marmolada.

Enrico Maria Corno

 

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L’elicottero tarda, ore di paura

“Ci assicurano che in caso di emergenza possiamo fare affidamento sull’elicottero, ma come facciamo a stare tranquilli quando l’elicottero può essere impegnato altrove o impossibilitato a volare a causa delle condizioni meteo avverse?” A chiederselo in questo momento sono tutti i residenti di Fiemme e Fassa. Ad alcuni è toccato viverlo in prima persona.

“Mio papà era ricoverato a Cavalese per gravi problemi di salute: nel giro di poche settimane ha avuto due serie emorragie che hanno reso necessario un doppio trasferimento in elicottero a Trento “, racconta M. D. di Cavalese. “La prima volta, la più grave, il mezzo è arrivato in pochi minuti, mentre la seconda volta ci ha messo più di un’ora e mezzo. Fortunatamente, l’emorragia è stata tenuta sotto controllo dalla primaria, presente in reparto nonostante fosse sabato”.

Perché l’elicottero ci ha messo tanto ad arrivare? “Era impegnato per un’urgenza ostetrica ad Arco, dove hanno chiuso il punto nascita, proprio come a Cavalese”, spiega M. D.

Ecco allora che si torna al nocciolo della questione: “Si tolgono servizi alle periferie, affidandosi all’elicottero che però non riesce a intervenire tempestivamente perché le urgenze da gestire diventano troppe”.

Lo sa bene Livio Caviola di Castello di Fiemme che, in una piovosa mattina di inizio novembre, ha dovuto aspettare l’arrivo dell’elicottero per oltre tre ore: “Mi sono rivolto al pronto soccorso dell’ospedale di Cavalese perché avevo il battito del cuore rallentato, una condizione chiamata bradicardia – racconta -. Mi hanno subito comunicato che avrei dovuto essere trasferito d’urgenza a Rovereto, visto che a Trento non c’era posto, per l’impianto di un pacemaker”. L’attesa si è però protratta per ore: “Il tempo era brutto e l’elicottero era impegnato altrove”, ricorda la moglie Luisa. “In pronto soccorso mio marito è stato seguito in modo ottimale. Gli è stato messo un pacemaker provvisorio, ma si percepiva la preoccupazione del personale sanitario per il ritardo dell’elicottero, arrivato tre ore e mezzo dopo l’accesso al pronto soccorso. Lui era tranquillo, ma per me l’attesa è stata infinita: il tempo sembrava non passare più”.

Fortunatamente non ci sono state conseguenze: Livio è arrivato in tempo a Rovereto e ora sta bene. “Non pretendiamo che a Cavalese ci sia il reparto di cardiochirurgia: sappiamo che in questi casi il trasferimento in un ospedale più grande è necessario, però, chiediamo garanzie e sicurezze. Non ci stiamo a vedere smantellare giorno dopo giorno il nostro ospedale”.

Monica Gabrielli

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Tutti pazzi per l’estremo

Una volta li chiamavano sport estremi. Erano in pochi a praticarli, il livello di adrenalina prodotta arrivava ai massimi e le immagini che passavano in televisione – erano i primissimi tempi del web lasciavano tutti a bocca aperta. Stiamo parlando di parapendio, di free climbing, di freeride, di downhill con le bici, di skyrace a 3000 metri di quota…

Oggi tutto questo è diventato una pratica quotidiana per il popolo dell’outdoor (a parte le rare ma dovute eccezioni) e chi cerca emozioni sportive alternative deve trovare eventi sportivi alternativi. Il caso più eclatante è quello che porta la data del prossimo primo luglio quando la “divisione eventi pazzi” di Red Bull – la stessa che organizza gare di corsa e parapendio di oltre 1000 km in autonomia, dall’Austria a Montecarlo, attraverso le Alpi, la stessa che organizza gare di sci con centinaia di atleti per volta o gare di nuoto in apnea sotto il ghiaccio – arriverà ai trampolini di Predazzo per la prima gara italiana del circuito mondiale delle Red Bull 400.

Stiamo parlando di corse a piedi di soli 400 metri il cui tracciato però si inerpica su un pendio estremamente ripido che, dalla partenza all’arrivo, raggiunge i 200 metri di dislivello positivo. Sono proprio i trampolini dove d’inverno si svolgono le gare di salto con gli sci ad essere la sede perfetta per queste gare. I trampolini o, meglio ancora, i declivi a fianco dei medesimi, versanti erbosi pressoché inutilizzati dove i runner devono dare il proprio meglio sfidando l’inclinazione proibitiva. In alcuni casi all’estero – la competizione è giunta alla settima edizione e coinvolge 13 paesi in tutto il mondo – è stata adagiata sul pendio anche una sorta di rete di corde per agevolare “l’arrampicata” degli atleti che, allo Stadio del Salto G. Dal Ben, si confronteranno con una pendenza massima di 38 gradi. L’evento prevede quattro categorie di partecipanti (la Full distance Men o Gara individuale uomini, la Full distance Women o Gara individuale donne, la Mixed relays o Staffetta 4×100 mista e la Men relays o Staffetta 4×100 uomini). Le iscrizioni sono ancora aperte sul sito www.redbull.com/400valdifiemme. Tutti i runner iscritti dovranno affrontare le batterie di qualificazione al mattino che selezioneranno i 50 migliori di ogni categoria di accedere alle finali del pomeriggio.

Un’altra grande novità nel calendario sportivo locale – e forse anche nazionale – è l’iniziativa totalmente indigena degli organizzatori della Fiemme Heroes Race. Domenica 18 giugno infatti tra il Cermis e Ziano si terrà un vero e proprio pentathlon dell’outdoor a squadre: immaginate infatti una gara a staffetta che comprenda cinque atleti (tra cui almeno una donna) e cinque discipline diverse, a cominciare dalla frazione con gli skiroll che parte da Predazzo e corre in piano per 13 km fino alla salita finale sull’Alpe Cermis che termina a Doss dei Laresi con 260 metri di dislivello, a replicare la logica della ben più famosa salita del Tour de Ski invernale. Ci si darà il cambio davanti al rifugio quando comincerà lo sforzo di un runner che dovrà raggiungere di corsa la cima del Paion superando ben 1.000 metri di dislivello, una vera e propria “vertical race”. Il successivo testimone verrà passato “al volo” ad un atleta che si butterà dall’alpe con il parapendio che a sua volta atterrerà allo Stadio del Fondo di Lago di Tesero. Qui un ciclista in sella a una MTB coprirà 15.3 km su e giù per i boschi fino a Ziano di Fiemme, dove all’arrivo si ricongiungerà agli altri quattro compagni di squadra per terminare la prova con un tratto di 4.3 km di rafting sull’Avisio (info: apconsultingevents@gmail.com).

Se questo non bastasse, sempre in Val di Fiemme si propongo due nuove “ventiquattro ore non stop” in bicicletta – il 14 giugno la Dolomitics 24 sull’asfalto di Pampeago e il 2 settembre la 24ore Val di Fiemme Mountain Bike nella zona attorno a Lago di Tesero – e una gara riservata alle bici a scatto fisso il 2 giugno a Predazzo, all’interno delle manifestazioni collaterali alla Marcialonga Bike.

La Val di Fassa risponde invece con i suoi celebri cavalli di battaglia a forte contenuto ciclistico – la Hero di mountain bike, le Enduro Series al Belvedere e la maratona Dles Dolomites su strada – oltre ovviamente alla Skyrace sul Pordoi che la rende una delle destinazioni più conosciute da chi corre in montagna. La grande novità di quest’estate però sarà la prima edizione fassana del Campionato Europeo di Arrampicata Sportiva delle discipline Lead (quella che misura la capacità di superare ostacoli di varie difficoltà) e Speed (la classica gara di velocità in parallelo) che si svolgerà a Campitello dal 29 giugno al 1 luglio e sarà organizzato dall’associazione Fassa Climbing. La sede della gare sarà ovviamente la grande palestra di Ischia, a pochi metri dalla stazione di partenza della Funivia del Col Rodella, aperta nel 2014 dopo l’incendio che qualche anno prima aveva distrutto la struttura precedente. Con l’organizzazione di questo evento, Campitello entra definitivamente nel ristrettissimo novero delle località italiane riconosciute a livello internazionale tra le migliori destinazioni per l’arrampicata.

Enrico Maria Corno

 

EVENTI SPORT FIEMME E FASSA ESTATE 2017

4 giugno – Marcialonga Cycling Craft, Fiemme e Fassa (granfondo di ciclismo su strada)

14 giugno – Dolomitics24, Pampeago (gara ciclismo 24 ore no stop)

17 giugno – Sellaronda Hero, Canazei (MTB marathon)

18 giugno – Italian Enduro Series, Canazei (Circuito italiano MTB)

18 giugno – Fiemme Heroes Race, Val di Fiemme (gara multisport a squadre)

25-30 giugno – Val di Fassa Running, Val di Fassa (giro podistico a tappe)

29 giugno – 1 Luglio – Campionati Europei Arrampicata, Campitello

1 luglio – Red Bull 400, Predazzo (vertical running race)

1 luglio – Vertical Vulcano Buffaure, Pozza (vertical running race)

2 luglio – Maratona Dles Dolomites, Canazei (granfondo ciclistica)

21 luglio – Dolomites Vertical Km, Alba (vertical running race)

22 luglio – Dolomites Skyrace, Canazei (Corsa in montagna internazionale)

6 agosto – La Vecia Ferrovia, Molina (gara MTB)

2 settembre – 24H Val di Fiemme Mountain Bike, Lago Tesero (gara mtb 24 ore no stop)

3 settembre – Marcialonga Running Coop, Val di Fiemme e Fassa (gara mezzofondo)

16 settembre – Rollerski Cup, Val di Fiemme (weekend di gare di skiroll)

17 settembre – Trofeo Passo Pampeago, Tesero (cronoscalata ciclismo)

 

 

 

 

 

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