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I più piccoli cantano il loro modo di vedere il mondo

L’evento, realizzato dai bambini per i bambini, rappresenta la fase conclusiva del concorso “Un Testo per noi” promosso dall’Associazione Coro Piccole Colonne, che ha invitato le classi primarie di tutti i continenti a scrivere con il proprio insegnante il testo di una canzone.

Sono stati selezionati undici vincitori: provengono da molte città d’Italia, dalla Slovenia e perfino dall’Argentina. Successivamente grandi artisti nazionali – tra i quali Al Bano, Dario Baldan Bembo e molti altri -, hanno scritto le linee melodiche e realizzato le basi musicali e gli elaborati delle classi sono diventati canzoni.

Nel corso delle due serate, presentate da Lorenzo Branchetti – il folletto Milo Cotogno della Melevisione, celebre programma di Rai Yoyo -, il Coro Piccole Colonne interpreterà le canzoni realizzate sulla base dei testi vincitori e ogni classe animerà con splendide coreografie il proprio brano.

Tutto è pronto per il XIV Festival della Canzone europea dei Bambini, momento conclusivo del concorso Un Testo per noi, promosso dall’Associazione Coro Piccole Colonne e rivolto a tutte le classi primarie d’Italia e del mondo (purché in esse si studi l’italiano). L’evento è strutturato in due spettacoli e si svolgerà sabato 28 (alle 20,30) e domenica 29 aprile (alle 15.00) all’Ice Rink di Baselga di Piné, sull’Altopiano di Piné (Trento), in collaborazione con l’Apt Altopiano di Piné e Valle di Cembra, l’Ice Rink Piné, la Comunità Alta Valsugana e Bersntol, il Comune di Baselga di Piné, la Provincia Autonoma di Trento e la Regione Trentino Alto-Adige. Presentatore di quest’anno sarà nuovamente Lorenzo Branchetti (che già aveva condotto il Festival nel 2016), noto ai più piccini come il simpatico folletto Milo Cotogno, protagonista dello storico programma “Melevisione” in onda su Rai Yoyo. Il bando di “Un Testo per noi” ha invitato i bambini a ideare e comporre, con la guida del proprio insegnante, le parole di una canzone: gli undici componimenti selezionati dalla giuria tecnica tra 251 partecipanti (numero che rappresenta il record di partecipazione nella storia del concorso), sono stati realizzati da classi provenienti da tutta Italia dalla Slovenia e pure dall’Argentina, musicati da grandi artisti del panorama nazionale e, infine, dopo essere stati raccolti nel CD “E’ davvero un tesoro” appena uscito, saranno cantati durante il festival dal Coro Piccole Colonne, composto da una trentina di bimbi tra i 6 e i 14 anni. Coreografia e animazione delle canzoni spetterà invece alle classi autrici, che saranno chiamate a sfoderare la propria fantasia e creatività.

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Val di Fiemme, “capitale” del suono perfetto

Il pianoforte acustico torna al centro della musica grazie ad artisti talentuosi dotati di un innato senso dello spettacolo come Stefano Bollani. Ed è proprio lui il testimonial del Congresso internazionale Europiano 2018 degli accordatori, dei riparatori e dei progettisti di pianoforte che tornerà, dopo otto anni, in Val di Fiemme, nella culla degli alberi della musica.

Trascorrono la vita alla ricerca del suono perfetto gli oltre quattrocento tecnici, provenienti da tutto il mondo che, dal 20 al 24 maggio 2018, parteciperanno a quattro giornate di studio tradotte in quattro lingue, fra jam session e concerti di pianoforte, al centro congressi Palafiemme di Cavalese. Gli esperti del suono puro, profondo e armonico hanno scelto Bollani come simbolo della rinascita di interesse del pianoforte acustico.

Il Congresso Europiano, che si tiene ogni tre anni in un diverso Stato europeo, torna in Val di Fiemme, dopo il successo dell’edizione del 2000, grazie al presidente del congresso 2018 Fabio Ognibeni, amministratore delegato dell’azienda produttrice di tavole armoniche Ciresa della Val di Fiemme, e a Luciano Del Rio, presidente dell’Aiarp, Associazione italiana accordatori e riparatori di pianoforti, con il sostegno di Fazioli Pianoforti.

Il momento più atteso sarà il concerto, aperto a tutti, del duo Stefano Bollani – Francesco Grillo, con due pianoforti Fazioli, che si terrà al Palafiemme di Cavalese martedì 22 maggio, alle 21.00.

L’eclettico e trascinante Stefano Bollani, compositore, pianista, cantante, scrittore, attore e conduttore radiotelevisivo, tornerà in Trentino dove ha partecipato più volte al Festival di musica in quota “I Suoni delle Dolomiti” e dove, nel 2012, la Val di Fiemme e la Magnifica Comunità di Fiemme gli hanno intitolato un abete di risonanza del “Bosco che Suona”, un itinerario musicale (in Valmaggiore, sopra Predazzo) dove gli abeti rossi portano il nome di grandi musicisti.

A fianco di Bollani suonerà Francesco Grillo, audace pianista e compositore, che recentemente ha inciso, con Sony Music, una sua trascrizione per pianoforte delle Quattro Stagioni di Vivaldi. Questa sua operazione, apparentemente spregiudicata, ha ottenuto un rilevante successo.

Suona una nuova musica in Val di Fiemme. La valle delle Foreste dei Violini è pronta a plasmare la voce del pianoforte.

INFO: Tel. 0462 241111 – www.visitfiemme.it – www.europiano2018.it – www.ciresafiemme.it

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Anche il “fitness” dell’auto salva la vita

“È prima di tutto una questione di sicurezza”. Fausto Mich non si stanca di ripeterlo. A 20 anni dalla costituzione del Consorzio Autoriparatori delle Valli di Fiemme e Fassa, di cui è presidente, pone l’accento sulla mancanza di consapevolezza da parte di molti utenti dell’importanza della revisione degli autoveicoli. Da un’indagine del Centro Studi e Documentazione di Direct Line del 2015, emerge che il 12% degli intervistati, nonostante sia a conoscenza del valore della manutenzione, non effettua alcun intervento alla propria automobile per i costi troppo elevati e per il fatto che, se l’auto è ormai datata, ritiene che non valga la pena spenderci soldi. “Stiamo assistendo a una grande contraddizione – spiega il presidente -. Da una parte è in aumento l’attenzione alla cura e al benessere del proprio corpo, in particolare per quanto riguarda l’alimentazione e il fitness, anche e soprattutto con l’avanzare dell’età; dall’altra non ci si rende conto di quanto possa essere pericoloso per sé e per gli altri circolare su un’auto vecchia e malandata”, sottolinea Fausto Mich, che per il ventennale del Consorzio sta pensando a una campagna informativa proprio su questo tema. “La sicurezza alla guida è basata su quattro fattori: le condizioni della strada, la capacità di guida dell’autista, il suo stato psico-fisico e lo stato del veicolo. Ecco allora che la cura di sé passa anche per l’attenzione verso i mezzi che si utilizzano e a come si mantengono nel tempo – aggiunge il presidente del Consorzio -. Per questo diventa fondamentale rivolgersi a riparatori certificati, anche al momento della revisione, vista ancora da molti solo come un obbligo da rispettare e non come una garanzia prima di tutto per se stessi”.

“Purtroppo con la crisi – precisa Mich – c’è chi punta al risparmio rivolgendosi ad officine che offrono prezzi stracciati, ma in cambio di poca qualità. Non sono rari gli incidenti stradali di cui in un primo momento non si riesce a comprenderne il motivo e vengono attribuiti a un malore del conducente, per poi scoprire che la causa va cercata in un cedimento meccanico che si poteva evitare con una corretta manutenzione”. Ecco perché è importante la revisione, obbligatoria dopo quattro anni dalla prima immatricolazione e poi biennale, così da mantenere controllate le principali componenti della vettura, dagli airbag al sottoscocca, dagli pneumatici ai fari, dai freni alle emissioni… per poi viaggiare più tranquilli.

Fondato nel 1998, è oggi una realtà consortile solida e apprezzata. Riunisce 28 aziende tra officine e carrozzerie, accomunate da un unico obiettivo, quello di offrire un servizio di revisione degli autoveicoli professionale e competente, grazie all’esperienza di imprese artigiane locali. Prima (e ancora unica) realtà consortile tra aziende nelle Valli di Fiemme e Fassa, dispone di un centro revisione a Ziano di Fiemme, in funziona dal 2005 e dotato di due moderne linee per auto e una per moto (aperto anche il sabato mattina), e uno a Soraga, così da agevolare gli utenti fassani. Diverse le modalità di prenotazione: telefonicamente al numero 0462 570104, on-line dal sito del Consorzio www.autotrentino.it, dalla pagina Facebook Carff (Consorzio Autoriparatori Fiemme e Fassa). Entrambe le sedi saranno a breve dotate di colonnine per la ricarica di vetture e biciclette elettriche.

Sono 8.000 i veicoli revisionati ogni anno: un numero consistente, che ha permesso al Consorzio, senza scopo di lucro, di investire in servizi e migliorie. Come il soccorso stradale per auto in panne, attivato nel 2005, disponibile 24 ore su 24, 7 giorni su 7 (telefonando al numero verde 800-816826), in grado di rispondere in breve tempo alla chiamata grazie alla presenza di 12 carri attrezzi, messi a disposizione delle officine consorziate. O come la creazione di Cristal Assist, un network per la riparazione e la sostituzione dei cristalli presso il proprio meccanico di fiducia. Un servizio senza precedenti in regione e fuori, che sfrutta la capillarità sul territorio di officine e carrozzerie, e permette, grazie a un accordo con le maggiori agenzie assicurative, un cambio veloce e professionale del vetro del parabrezza.

Il Consorzio è impegnato anche nel sociale: è stato, infatti, il promotore, quindici anni fa, dell’associazione Bambi Onlus, che appoggia economicamente e moralmente i bambini malati e le loro famiglie. Ancora oggi parte del ricavato delle revisioni viene donato all’associazione. Un sostegno spesso silenzioso, che rende concreto e reale lo slogan del Consorzio: “Assistenza dalle persone alle persone, non solo alle auto”.

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Cavalese rivoluzione della viabilità

Cavalese guarda al futuro. E punta sulla vivibilità. Uno dei punti cardine del programma presentato in campagna elettorale è proprio il sistema di viabilità del paese. Il susseguirsi di dubbi e voci sulla realizzazione di una via alternativa alla Statale 48 ha spinto i rappresentanti a fare chiarezza.

Silvano Seber, vicesindaco, è stato molto esaustivo nell’affrontare il tema, partendo dalle origini dello stesso: “Il primo studio di fattibilità risale al 2008, con l’incarico affidato all’architetto Dallavalle, e prevedeva l’ipotesi di una circonvallazione in zona sud. Le difficoltà oggettive hanno portato ad affidare all’ingegner Moroder un approfondimento ulteriore per dare uno slancio all’economia del paese, senza stravolgere l’idea originale”.

La prima ipotesi suggeriva la realizzazione di un tunnel che partisse dall’Albergo Stella, scavando nella zona nord, ai confini dell’abitato, per terminare di fronte al PalaFiemme, ricavando tre parcheggi nei pressi delle due uscite del traforo stesso e ampliando l’area di sosta esistente nella zona di partenza dell’impianto dell’Alpe Cermis. Tutto ciò per consentire ai cittadini di raggiungere la zona a traffico limitato a piedi o con i mezzi pubblici.

Il costo dell’operazione, però, costringe ad attendere l’intervento della Provincia, in quanto il Comune da solo non può reperire le risorse per provvedervi autonomamente. In attesa dei fondi provinciali, il progetto è stato modificato, integrando altre soluzioni.

Una di queste prevede il collegamento tra via Lagorai e via Marco, il cui appalto dovrebbe essere assegnato nel 2018. Si vuole quindi chiudere al traffico il centro storico, riqualificare di alcune zone come piazza Dante, piazza Italia, piazza Scopoli e piazza Verdi e recuperare sponde del Rio Gambis.

Via Bronzetti sarà chiusa al traffico nei periodi di maggior interesse turistico. In attesa della tanto agognata galleria, il flusso delle automobili da piazza Scopoli percorrerà via Mendini fino al nuovo svincolo, che collegherà via Conti Firmian alla Stazione di Trentino Trasporti, per poi, da via Lagorai appunto, reimmettersi sulla statale in direzione Tesero.

Gli accordi con Trentino Trasporti, inoltre, elimineranno il parcheggio dei pullman del servizio pubblico, in modo da agevolare la circolazione. Intanto, il piano sulle nuove linee pubbliche Ora-Penia, che avranno una cadenza sempre più frequente, consentirà agli utenti di preferire il mezzo pubblico all’utilizzo della propria automobile. Anche via Mendini subirà una serie di miglioramenti, tra cui un accesso pedonale al Parco della Pieve tramite un viale alberato, il cui appalto è già allo studio per il 2018.

L’iniziativa, per la cui illustrazione è stato organizzato un evento pubblico il 7 marzo, che ha visto l’intervento di Roberto Andreatta di Trentino Trasporti, ha lo scopo di pianificare il miglioramento costante della vivibilità di Cavalese. La pedonalizzazione del centro storico e commerciale non deve essere vista come un limite, ma come una notevole opportunità, in quanto integrata organizzando accessi comodi a tutte le zone coinvolte. Non resta che attendere.

L’Assessore al Turismo di Cavalese, Paolo Gilmozzi, che si occupa anche di arredo urbano, è intervenuto sulla questione del piano di viabilità e di chiusura al traffico di alcune zone dell’abitato.

Gilmozzi ha precisato che la realizzazione della zona a traffico limitato non deve essere vista come l’unico obiettivo: “È un’iniziativa più ampia per arrivare a una vivibilità migliore. Solo i mezzi pesanti in transito verso Tesero, ad esempio, che non ha un accesso attrezzato dalla fondovalle per smaltirlo, ci spinge a trovare una soluzione per non farlo gravare sulle arterie centrali di Cavalese. Via Bronzetti, che non è centro storico, è comunque la principale zona commerciale e questo progetto è volto a aumentarne la godibilità, magari anche favorendo la possibilità di sistemare i tavolini esterni degli ambienti pubblici”.

Filippo Gregori

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Il turismo fra trent’anni

Le Valli di Fiemme e Fassa si trovano in questi anni a dover girare attorno ad una boa virtuale per dare una svolta alla vita della comunità e rinnovare l’offerta turistica. Nei prossimi tre decenni il mondo cambierà radicalmente e il comparto del turismo lo seguirà di conseguenza. Sono tantissime le sfide che ci attendono. Per immaginare il nostro futuro e per cominciare a pianificare nel medio-lungo termine, bisogna aprire la nostra mente e guardare lontano.

Cominciamo, quindi, a considerare una serie di domande, meno scontate di quanto forse appaiano: “Lo sci è arrivato al suo massimo? Si può pensare che cresca ancora anche tra Cavalese e Canazei? Tra poco si scierà solo sopra i 2.000 metri”?

ACCOGLIEREMO
CHI FUGGE DALLE METROPOLI

“Il turismo in montagna sarà una grande opportunità. È il futuro”. Ne paiono certi i migliori sociologi e economisti a cui la grandi banche e le società finanziarie ordinano costantemente studi di settore. Si prevede infatti che nei prossimi trent’anni ci sarà un ulteriore grande accentramento della popolazione verso i grandi centri. Le metropoli diventeranno megalopoli. L’attuale mercato immobiliare milanese lo conferma. E le città saranno sempre più inquinate. Negli ultimi anni è già accaduto che Parigi raggiungesse i livelli di smog di Pechino, mentre a Milano hanno smesso di contare i giorni in cui le polveri sottili hanno superato la soglia concessa dalle leggi.

Nei prossimi anni tutti avranno bisogno di scappare temporaneamente da questi enormi agglomerati urbani e sceglieranno la montagna, sia d’estate sia d’inverno. Anche senza neve, la montagna in inverno è comunque sinonimo di benessere e trasmette la sensazione di un ambiente sano e naturale.

Questa tendenza è già avviata: secondo le analisi del Dolomiti SuperSki, oggi chi acquista un giornaliero finisce per sciare in media meno di tre ore, il che significa che deve trovare qualcos’altro da fare sia sulla neve sia in paese. La percentuale di “slons” (snow lovers, no skiers) crescerà esponenzialmente.

In futuro si andrà per rifugi fino ai 2.000 metri anche in inverno, a piedi e in mountain bike. Per questa ragione il primo comprensorio o la prima valle che si struttura per dare questo tipo di servizi al turista avrà grande successo. La rivoluzione però avverrà quando la montagna – e di conseguenza anche gli impianti – vivranno 12 mesi l’anno e non succederà più di trovare alberghi e ristoranti chiusi il 15 giugno, né il 30 settembre, né il 15 dicembre come accade oggi. Tutto rose e fiori? Non molto. Thomas Mussner, general manager del Dolomiti SuperSki, ha recentemente dichiarato alla Rivista Sci di essere preoccupato per il futuro dell’offerta alberghiera: “Non molti hanno ancora realizzato che potremmo avere problemi con la prossima generazione di albergatori. Se una parte degli alberghi chiudesse perché non vale più la pena rimanere in attività, se l’offerta alberghiera non alzasse ulteriormente l’asticella della qualità o se semplicemente i figli degli albergatori scegliessero la via più facile trasferendosi in città, dove troveremo i posti letto di cui abbiamo bisogno? E ne avremo bisogno sempre di più…”.

FORSE, AVREMO ANCORA LA NEVE

È anacronistico o quantomeno diffiicle porsi questa domanda dopo un inverno così bianco. Sarà superfluo ma lo diciamo anche noi: il riscaldamento globale che oggi occupa le prime pagine dei quotidiani dipende principalmente da un ciclico effetto naturale che inquinamento e buco nell’ozono stanno solo accelerando. E accentuando. A conferma di ciò, la scienza stabilito che Ötzi – la mummia di Similaun trovata nel 1991 in Val Senales – 3200 anni fa camminava sull’erba dove oggi c’è un ghiacciaio. Al contrario, è vero anche che le temperature medie odierne sono più alte di quelle degli anni pre-industriali.

Avremo ancora neve nel 2050? “Il riscaldamento globale negli ultimi 20 anni ha aumentato parecchio le temperature”, ci anticipa il colonnello Mario Giuliacci, 76 anni, già direttore del centro meteorologico di Milano, co-fondatore del Centro Epson Meteo e ora docente di meteorologia all’Istituto Aeronautico Locatelli di Bergamo. “Ovviamente, oggi anche il livello dello zero termico è più alto. Nevica ma ad altitudini maggiori, oltre i 2000 metri di quota. Il Global Warming è la causa principale della mancanza di neve a quote basse ma diffidate di quegli scienziati talebani che dicono che la colpa è tutta dell’uomo: non sono credibili, esattamente come i negazionisti. La verità sta a metà strada. Si tenga anche conto che il sole ha un ciclo di 11 anni e ciò che cambia, tra un ciclo e l’altro, è il numero di macchie solari. Nei periodi di massima concentrazione arriviamo a 170 macchie ma nel 2014 sono state solo 75, il valore più basso degli ultimi 100 anni. Se il trend fosse confermato, in futuro avremo un sole più pigro che favorirebbe le ondate di freddo. Il riscaldamento globale oggi vale 0,8 gradi in più rispetto alla media del secolo scorso e una auspicabile bassa attività solare potrebbe far scendere le temperature ai livelli degli anni ‘70′ e ‘80”. Quando a Canazei c’erano spesso metri di neve anche in paese. “E poi c’è El Niño, l’anomalo surriscaldamento delle acque dell’Oceano Pacifico fino a 200 metri di profondità, oggi di 2 gradi più calde. El Niño ha un ciclo di 60 anni: nei primi trenta la temperatura sale e nei successivi trenta scende. Ora siamo vicini al giro di boa ma la Niña, responsabile dell’abbassamento delle temperature, darà una mano agli sciatori solo nel prossimo decennio. A partire dal 2020 anche le acque dell’Atlantico Settentronale cominceranno a raffreddarsi e intorno al 2030 avremo anche livelli minori di inquinamento, dato che per quella data consumeremo il 50% di energia pulita e rinnovabile. Oggi siamo solo al 20%”.

Anche ritenendo probabile o possibile che nevichi sempre di meno (a pensarci bene, negli anni ’80 senza la neve programmata, non sempre si sciava nel weekend dell’Immacolata), nei prossimi anni avremo sistemi di innevamento che ci permetteranno di sciare sempre e comunque.

Enrico Maria Corno                                                                                                                foto: Orlerimages.com

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La Sportiva: 90 anni di storia a Trento

La Sportiva, azienda leader mondiale nella produzione di calzature ed abbigliamento tecnico per vivere la montagna, spegne quest’anno le novanta candeline: novanta sono infatti gli anni trascorsi dalla sua fondazione nel 1928 per mano del calzolaio Narciso Delladio di Tesero (Valle di Fiemme, Trentino), quasi un secolo di storia che ha visto il piccolo laboratorio artigianale denominato “La Calzoleria Sportiva”, crescere costantemente ed evolvere nel brand globale che è oggi, leader mondiale nel settore outdoor, in particolare nelle nicchie di mercato dell’arrampicata, sci alpinismo, trail running e dell’alta montagna, attraverso una produzione di calzature ed abbigliamento tecnico totalmente studiata e sviluppata tra le montagne del Trentino. Quattro le generazioni della Famiglia Delladio, rappresentata oggi dal CEO Lorenzo Delladio e dalla figlia Giulia, che hanno proseguito la tradizione imprenditoriale famigliare portandola al successo odierno: oltre trecento dipendenti, un fatturato in crescita che supererà nel 2018 i cento milioni di euro e un nuovo stabilimento di 15.000 metri cubi che sarà inaugurato entro la fine dell’anno e porterà in breve al potenziale raddoppio della produzione delle calzature d’arrampicata e d’alta montagna.

Tempo di celebrazioni quindi: mercoledì 23 maggio presso il Muse di Trento in occasione del sales meeting aziendale durante il quale si riuniranno i rappresentanti degli oltre 70 Paesi del mondo in cui è distribuito il marchio trentino, andrà in scena il 90th Anniversary Party, l’evento di celebrazione del novantesimo anniversario aperto a tutta la popolazione trentina e più in generale a tutti gli amanti della montagna e dei suoi protagonisti.

La montagna scende in città e La Sportiva abbraccia Trento in un evento che sa di storia e di leggenda con eventi di streetboulder nel centro storico nel corso del pomeriggio ed aperitivi a tema montagna presso i bar Plan e Pasi che per l’occasione celebreranno l’azienda nei sapori e nei colori. Dalle 17.00 presso il parco del Muse spazio alla musica con i dj di Climbing Radio, ed a sessioni drink & food grazie ai food trucks chiamati a raccolta e naturalmente all’arrampicata con gli atleti La Sportiva: nel parco delle Albere sarà allestita una parete boulder di 20 metri sulla quale sarà possibile provare ad arrampicare con tutta la famiglia ed assistere ad un avvincente contest serale tra i migliori arrampicatori al mondo. Alle 19.00 spazio ai grandi ospiti: sul palco con Lorenzo Delladio troveremo Simone Moro, Tamara Lunger ed Adam Ondra che con La Sportiva hanno fatto la storia dell’alpinismo e dell’arrampicata mondiale. Alle 21.00 sarà il turno dei climbers che si esibiranno nel contest di arrampicata. Presenti tra gli altri Kilian Fischhuber, Anna Stöhr, Angela Eiter, Stefano Ghisolfi, Adam, Ondra, Jacopo Larcher, Mina Markovic, Tommy Caldwell e tanti altri. Tra il pubblico: Manolo, Anton Krupicka e altre leggende di ieri e di oggi. Il gran finale? Alle 22.00 con finalissima del contest, Dj Set notturno by Johnny Mox e “surprise event” sulle pareti del Muse…

Il main event sarà trasmesso anche in diretta facebook sui canali ufficiali dell’azienda e l’hashtag per raccontare l’evento dal proprio punto di vista ed essere ripubblicati sui social wall aziendali sarà #TrentoLaSportiva: una definizione che ben si addice alla città con il più alto numero di persone in Italia che praticano sport attivamente. E non finisce qui: l’abbraccio de La Sportiva al proprio capoluogo proseguirà per tutto il mese di maggio con una mostra a tema alpinismo all’interno del Muse che sarà inaugurata il 26 aprile, iniziative collegate all’anniversario presso i punti vendita Sportler di Trento e l’evento di street boulder Bloc & Wall previsto per sabato 26 maggio sempre tra centro storico e parco del Muse.

Il programma completo è già disponibile sul sito dell’azienda all’indirizzo: https://www.lasportiva.com/it/anniversary-celebration
Happy Birthday La Sportiva!

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L’ultimo highlander ora è primo

È una mucca highlander, si chiama Giacomino ed è la mascotte della Val di Fiemme. La storia di questo straordinario esemplare di vacca scozzese è particolare quanto sorprendente. Nato in un allevamento di Predazzo da una mamma che fin da piccolo non lo ha accettato, Giacomino è stato dato in affido fin da piccino ad un allevatore che possedeva una stalla di vacche, allevandolo a mano con il biberon assieme a diversi vitellini, per poi farne carne da macello.

Man mano che Giacomino cresceva molti furono i tentativi di venderlo come toro. In realtà, nemmeno per scopi riproduttivi sembrava adatto, tant’è che non fu accettato nemmeno dalle altre mucche di razza highlander sue simili. Così fu castrato per poi esser venduto e macellato.

La vacca highlander (ossia delle Highlands, in scozia) resiste anche a temperature glaciali, grazie al suo lungo e folto pelo. Proprio per questo è apprezzata in Trentino Alto Adige e in Veneto, ed è molto richiesta e amata per la sua carne pregiata. Nonostante l’aspetto selvatico dato dall’ispida peluria, gli highlander sono animali dal carattere socievole e tranquillo, anche se non sono semplici da allevare per la loro provenienza da un territorio e un clima altamente selvaggio.

Il destino di Giacomino è cambiato l’estate scorsa, quando fu portato per l’alpeggio all’Agritur Malga Vallazza, sopra Predazzo, prima del Passo Valles. In quell’esatto momento la sua vita è cambiata per sempre e da lì non se ne è più andato. La proprietaria, Teresa Giacomelli, l’ha adottato subito e così Giacomino è diventato un po’ la mascotte della malga, tant’è che ha perfino partecipato come super ospite all’ultima Desmontegada de le vache di Predazzo, in qualità di prima mucca d’onore. La storia di Giacomino commuove e tocca il cuore di tutti, passato da un destino un po’ segnato ad essere una mucca un po’ speciale, e fa riflettere su un tema assai importante: non importa che vita tu abbia avuto o alla quale tu sia predestinato, all’improvviso tutto può cambiare.

Federica Giobbe                                                                                                                                                                                                                                                                                                 foto: Piero Gualdi

 

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La Pizolada al via

Cielo sereno, temperature primaverili, bella neve e un percorso ad alto contenuto tecnico: sono questi gli ingredienti della 42° Pizolada delle Dolomiti che domenica 8 aprile assicureranno una giornata indimenticabile ai veri amanti dello scialpinismo nella magica cornice del Passo San Pellegrino e della Val di Fassa.

“Le previsioni meteo sono molto buone e il manto nevoso è sempre abbondante, non potremmo chiedere di meglio” afferma Thomas Zanoner, responsabile tecnico della Pizolada. “Per ragioni di sicurezza, dopo l’ultimo sopralluogo, abbiamo deciso di apportare qualche modifica al percorso lasciando però alcuni dei tratti distintivi della Pizolada come la ripida salita del canalino Holzer, da percorrere dapprima a zig-zag e poi a piedi con gli sci vincolati allo zaino fino a quota 2250 metri, e l’adrenalinica discesa lungo il versante nord del Col Margherita”.

Gli agonisti si troveranno così ad affrontare un percorso meno lungo ma comunque tecnico, con cambi d’assetto piuttosto ravvicinati che daranno vita ad una gara estremamente avvincente sul piano tattico. L’escursione scialpinistica in compagnia delle Guide Alpine, aperta anche ai minorenni che hanno già compiuto il 15° anno di età, ricalcherà lo stesso tracciato con opportune varianti in base alle capacità e al numero dei partecipanti. Per tutti partenza alle ore 8:30 da Malga San Pellegrino.

Tra gli iscritti appaiono già grandi nomi, quali lo scialpinista italiano dell’esercito Manfred Reichegger e la fortissima atleta di casa Margit Zulian.

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Lunga vita al Rio Bianco

Un albergo è luogo di passaggio: arrivi, permanenze più o meno prolungate, partenze. Se poi è aperto da oltre centotrent’anni allora diventa il punto di incontro con la Storia: parliamo del Rio Bianco, a Panchià, che in Val di Fiemme è uno degli alberghi più “longevi”. E usiamo questo aggettivo non a caso, perché il Rio Bianco, più che un luogo, è un personaggio. E con grande vitalità, sotto la gestione della famiglia Delugan, ha già scavalcato due secoli!

Una foto d’epoca, appesa nella hall, ci mostra com’era nel 1886, quando tutto ebbe inizio: un edificio in via di completamento, con le finestre all’ultimo piano ancora senza persiane e sulla facciata la scritta “Albergo All’Aquila”. Così lo aveva chiamato il suo fondatore, Francesco, già commerciante di vino. Dopo la morte di Francesco, con la Grande Guerra, l’albergo divenne poi “Gasthof zum schwarzen Adler”, quando fu requisito dai militari austriaci che ne fecero la sede del comando militare. Riebbe un nome italiano alla fine del conflitto, “Albergo della Posta”. Questo perché Carlo, il figlio di Francesco, aveva ottenuto la responsabilità di tenere l’ufficio postale proprio nella sede dell’albergo, dove oggi si trova la sala del bar.

Subito dopo la Guerra, i locali erano piuttosto malandati e i Delugan ricevettero una proposta d’acquisto, per seimila lire. Declinarono e fecero bene perché con la svalutazione, pochi giorni più tardi, la stessa cifra sarebbe servita a comprare solo un paio di stivali.

Ezio, il figlio di Carlo, pensò di riavviarne l’attività, con l’aiuto della moglie. Nel 1948, in tempi incerti, con tutto da ricostruire, la giovane coppia decise di fare una “prova” di riapertura al pubblico con una festa danzante per la sagra di San Valentino. La serata fu un successo, ma il giorno dopo Ezio si accorse che l’intero incasso era sparito. Non si scoraggiò, e andò avanti nel suo intento, prendendo inizialmente in affitto i letti e i materassi che gli servivano per le camere. Gli sforzi furono ricompensati e passo dopo passo riuscì a rimettere in sesto l’edificio e ampliarlo.

La voglia di fare e di mettersi in gioco non fu travolta nemmeno dall’alluvione del ’66 quando il torrente (da cui l’albergo aveva preso il nome definitivo) esondò. L’acqua per fortuna si fermò giusto a pochi metri dall’edificio, mentre molte altre case nei paraggi erano state travolte.

La storia del Rio Bianco possiamo vederla un po’ come lo specchio della storia della Val di Fiemme e, nelle vicende dei suoi protagonisti, nei loro sforzi e operosità, nei loro desideri e aspirazioni, quello delle epoche che si sono succedute. Gli uomini non erano i soli attori e l’intraprendenza maschile era supportata dall’industria, dall’inventiva e dal coraggio femminile.

Tra le “donne del Rio Bianco” quella cui sono legati i racconti più suggestivi è senza dubbio Adelina, figlia di primo letto di Francesco.

È il 30 marzo 1901. A notte fonda una carrozza con le ruote avvolte da stracci, per attutire il rumore, si ferma nel cortile. Si apre la porta di casa ed esce lei, considerata la ragazza più bella della Valle. Veloce sale nella vettura, che riparte e in breve s’allontana. Mentre è in viaggio, Adelina scarabocchia a matita una lettera per chiedere perdono alla donna sposata dal padre in seconde nozze, e che lei chiama madre. È diretta al convento, un desiderio nutrito ancora prima che morisse il padre, ma l’affetto e il senso del dovere l’avevano trattenuta. Ora che il padre non c’è più la fuga rimane l’unico modo di sottrarsi alle richieste di rimanere come sostegno nella conduzione dell’albergo. Fino alla fine della sua lunga vita, anche quando diventò Superiora Generale e poi Venerandissima Madre, Suor Maria Agnese, (questo il nome che prese insieme con i voti), non ritornò mai più sotto il tetto dove era nata e cresciuta, alle suore era vietato rientrare nella casa di origine.

Sembra che fosse di indole assai diversa un’altra donna che legò il suo destino al Rio Bianco. I Delugan negli anni del secondo conflitto mondiale avevano affidato ad altri la conduzione dell’albergo. Fu allora che ricevettero una lettera anonima che li metteva in guardia da quello che capitava nei locali ceduti in affitto. A portare avanti l’attività era una donna, che qui chiameremo Ines, che si diceva fosse di dubbia moralità. Non si sa bene come stessero le cose, certo lei era avvenente, con una figura che sapeva valorizzare al meglio. Nel periodo bellico spesso le donne ricoprivano i ruoli lasciati dagli uomini, impegnati al fronte, Ines però era “avanti con i tempi”, in tutto e per tutto e questo non solo in quanto imprenditrice femminile ante litteram. Lei gestiva la propria vita con consapevolezza, e in risposta a chi le definiva troppo disinvolta con i clienti dichiarava che i giovani uomini andavano “introdotti alla vita”.

Chiusa la parentesi di Ines, con il ritorno alla gestione di famiglia, ecco spiccare tutta un’altra energia: quella della signora Ada, moglie di Ezio.

I due si conobbero poco più che ventenni, durante una scalata alle Torri del Vaiolet. La bellezza della ragazza era tale che Ezio ebbe la faccia tosta di fotografarla e con la scusa di inviarle la foto si fece dare il suo indirizzo. Lei sulla roccia se la cavava assai bene e la si può ammirare in un ritratto, anche questo appeso nella hall, in cui, con la gonna, procede su per una parete. Era di madre lingua tedesca e già fidanzata, ma l’intesa che si era subito stabilita tra i due fu più forte di tutto, persino dell’ostilità delle amiche, quando seppero del fidanzamento con un italiano.

Fu proprio grazie alla signora Ada che l’albergo si guadagnò il favore e la popolarità soprattutto dei turisti provenienti dalla Germania, perché, per pubblicizzare la nuova apertura, aveva preparato delle locandine in tedesco inviate poi alle agenzie turistiche oltre confine. Gli ospiti arrivavano numerosi, si trovavano bene e ritornavano.

Una salda intesa coniugale è alla base anche della conduzione successiva, con Rolando, figlio di Ezio, e la moglie Graziella, che scelgono di mantenere inalterata la struttura dell’albergo e quindi l’atmosfera, ma “sacrificano” delle stanze, per aggiungere piscina e zona benessere e ampliare gli spazi delle camere. E l’intesa sorregge anche la gestione attuale, contrassegnata dall’amicizia tra Carla, sorella di Rolando, e Stefania. A partire da questa stagione è poi ufficialmente entrata anche la quinta generazione Delugan con Silvia, figlia di Rolando, alla conduzione del nuovo ristorante chiamato “Aquila Nera” in ricordo dei primi tempi. Qui, seduti comodi a tavola, potrete scoprire altre storie dell’affascinante saga famigliare tutta fiemmese.

Roberta Zilio

 

 

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Book crossing alla biblioteca di Tesero

Il 17 aprile a Tesero sarà una giornata dedicata alla lettura e alla condivisione del piacere della parola scritta. La proposta viene dalle realtà scolastiche del territorio in collaborazione con la biblioteca comunale.

Tutti, bambini, ragazzi e adulti sono invitati a partecipare e/o collaborare: si può leggere una storia ai piccoli, si può leggere un brano del proprio libro preferito ai grandi, si può visitare la mostra dei libri fatti dai bambini, si può assistere all’inaugurazione della postazione per il book-crossing, si può partecipare agli eventi ascoltando gli altri.

Il programma delle attività è molto ricco sia al mattino, per quanto riguarda ciò che i ragazzi di varie classi, guidati dai loro insegnanti, proporranno ai loro compagni, sia al pomeriggio e sera, quando le iniziative sono aperte alla partecipazione di tutti.

In particolare segnaliamo due maratone di lettura dove tutti possono leggere o una storia ai bambini in biblioteca tra le 16.00 e le 18.00 o un brano al pubblico presente in Sala Bavarese a partire dalle 20.30. La serata sarà guidata da Ornela Marcon e sarà allietata da un intermezzo dei ragazzi della seconda sala del CFP Enaip alberghiero con degustazione di cocktails e letture abbinate.

Tutti possono dare il loro contributo e leggere di pomeriggio o di sera: è sufficiente contattare al più presto la biblioteca per prenotare uno spazio. Chi non se la sente di leggere, può partecipare comunque: ogni lettore ha bisogno di qualcuno che lo ascolti.

Nel tardo pomeriggio, alle 18.15, inoltre, nel parco della scuola primaria, sarà presentata e inaugurata una postazione per il “Book-crossing”, una piccola biblioteca sempre aperta e libera per tutti, dove trovare qualcosa da leggere e mettere in circolo le storie più amate.

Tutte le iniziative sono a libera e gratuita partecipazione.

Per ulteriori informazioni basta rivolgersi in biblioteca a Tesero, dove si può trovare il programma completo, presente anche on-line: https://www.facebook.com/BibliotecadiTesero/ e http://www.comune.tesero.tn.it/Servizi/Biblioteca/ .

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