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I campionati assoluti di sci alpino all'Alpe Lusia/S. Pellegrino dal 25 al 28 marzo

Ancora una volta la FISI ha scelto la ski area Alpe Lusia/San Pellegrino, per le gare dei Campionati Italiani Assoluti di Sci Alpino: una gradita dimostrazione di stima e riconoscenza verso un comprensorio sciistico che punta molto sulla qualità delle piste sempre perfettamente innevate e apprezzate dagli sciatori di qualsiasi età e livello di preparazione.

C’è grande attesa tra gli appassionati di sci perché oltre a rappresentare un importante evento sportivo che chiama a raccolta tanti campioni, quest’anno I Campionati Italiani Assoluti di Sci Alpino saranno l’occasione per festeggiare una stagione agonistica da record che ha regalato all’Italia straordinari successi internazionali con ben 43 podi.

Da Peter Fill a Dominik Paris e Manfred Moelgg, passando per Sofia Goggia e Federica Brignone, i grandi protagonisti dello sci azzurro daranno spettacolo sulle piste dell’Alpe Lusia e del Passo San Pellegrino contendendosi i titoli di campioni assoluti nelle varie discipline.

Si comincerà nel weekend di sabato 25 e domenica 26 marzo sulla pista Mediolanum dell’Alpe Lusia, con il gigante maschile e femminile, più il recupero del gigante del Campionato italiano Giovani non disputato nelle settimane scorse a causa del maltempo. Le discipline veloci si svolgeranno invece sulle piste Nuova Cima Uomo e Le Coste al Passo San Pellegrino con il seguente programma: lunedì 27 marzo combinata alpina (supergigante e slalom) maschile e femminile, mentre martedì 28 marzo supergigante maschile e femminile. L’organizzazione è a cura dello Sci club 2000 di Mason Vicentino in collaborazione con le società impianti a fune.

Al termine della manifestazione, martedì 28 marzo verso le ore 15.00, presso lo Chalet Cima Uomo, avrà luogo la conferenza stampa di bilancio del progetto Piste Azzurre 2016-2017 che vede la Val di Fassa centro di allenamento della Nazionale di sci alpino in accordo con la Federazione Italiana Sport Invernali, nel corso della quale verranno celebrati i vincitori in Coppa del Mondo 2016/17 Federica Brignone, Peter Fill, Sofia Goggia, Manfred Moelgg e Dominik Paris, la neocampionessa del Mondo Junior di Slalom Gigante Laura Pirovano e tutti i Testimonials Val di Fassa dello sci alpino, nordico, snowboard e freestyle Chiara Costazza, Cristian Deville, Stefano Gross, Federico Liberatore, Caterina Ganz, Sebastiano Pellegrin, Caterina Carpano, Mirko Felicetti, Emil Zulian e Giovanni Battista Zulian.

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Music for Evolution, il powering/rock dei Resilienza

Resilienza è una band nata nel maggio del 2016 da tre ragazzi della Val di Fiemme:  Mauro Morandini(basso e voce principale), Mauro Tonini(batteria), Alvaro Croce(Chitarra e voce).

Il genere musicale che la band propone è il Powering\Rock, caratterizzato da testi ed arrangiamenti mirati alla divulgazione della resilienza, potenziamento personale e dell’amore. Un concetto estremamente attuale e mai come ora è necessario imparare dai propri errori, rialzarsi contro ogni avversità, trovare soluzioni a ogni problema e concentrare il focus sul vero scopo della propria esistenza.

Dopo i primi Live estivi e i primi consensi da parte del pubblico, nel novembre del 2016  hanno registrato a Verona il loro primo disco in presa diretta su nastro di 9 pezzi. Il disco si intitola Get-up! Il titolo dell’album intende chiamare all’azione. Infatti l’opera, rappresenta un percorso che porta l’ascoltatore ad un esperienza di presa di coscienza e potenziamento personale.

L’album è uscito il 4 febbraio 2017 ed è possibile scaricarlo dal sito della band www.resilienzaband.com nella sezione appositamente dedicata e disponibile su tutte le piattaforme digitali quali spotify, Itunes, deezer, ecc.. La musica sarà scaricabile gratuitamente dal nostro sito. I Resilienza hanno deciso di rendere il download gratuito per fare in modo che la loro musica possa raggiungere tutti quelli che lo desiderano senza alcun tipo di limitazione.

Il primo gennaio 2017 il singolo “Pray for me” è stato pubblicato su youtube tramite un video che riprende la band in studio di registrazione, video realizzato da Federico Modica.

La promozione di get up prevederà eventi live nella stagione estiva, un evento studiato a doc e collaborazioni con professionisti del settore.

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Nel prossimo weekend a Passo San Pellegrino i Campionati Italiani di sci per atleti paralimpici

Ad un anno di distanza dalla tre giorni di Coppa del Mondo di snowboard per atleti paralimpici, SportABILI, l’associazione fiemmese che dal 1997 è impegnata nell’organizzazione di attività e competizioni sportive per le persone disabili, torna in prima linea, facendosi carico di un evento di grande importanza come i Campionati Italiani di sci alpino, che si svolgeranno sulle piste di Passo San Pellegrino da venerdì 24 a domenica 26 marzo. Le specialità sono quelle dello slalom del gigante e del superG, nelle quali si distribuiranno una sessantina di atleti provenienti da Trentino, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Piemonte, Abruzzo, Val d’Aosta e Toscana con diverse tipologie di disabilità. Si contenderanno i titoli italiani sciatori non vedenti e ipovedenti, con amputazioni degli arti e con paraplegia lieve, divisi nelle categorie previste dall’Ipc, la federazione internazionale.

Da anni la FISIP presieduta da Tiziana Nasi, la Federazione Sportiva Paralimpica alla quale il Comitato Italiano Paralimpico ha demandato la gestione delle attività, ha trovato in SportABILI un riferimento importante sia in campo organizzativo sia sul piano agonistico, avendo contribuito a costruire atleti di livello mondiale, che difendono i colori dell’associazione fiemmese, come Alessandro Daldoss e il giovane Giacomo Bertagnolli, con la sua guida e compagno di scuola Fabrizio Casal. Un successo che non sarebbe stato possibile senza l’apporto della Scuola Alpina della Guardia di Finanza di Predazzo, dell’Apt della Valle di Fiemme e delle amministrazioni locali.

Le gare si svolgeranno sulle piste del Passo San Pellergino, nel comprensorio sciistico dell’Alpe Lusia – San Pellegrino, Falcade, Moena, che si è messo a disposizione di SportABILI insieme all’Apt della Val di Fassa. Venerdì 24, a partire dalle ore 8,30, toccherà al super G, sabato 25 allo slalom, prima manche alle 9,30, seconda alle 11,30, domenica 26 allo slalom gigante, prima manche alle 9, seconda alle 11. Le premiazioni avranno luogo sulle piste dopo il termine delle competizioni.

Fra i 15 non vedenti in gara vi saranno Giacomo Bertagnolli (B3) con la guida Fabrizio Casal, Nicolas Marzolino (B1) con la guida Alice Blanck, Paolo Fulli (B2) con la guida Massimo Zangrando, Lorenzo Bernard (B2) con la guida Ylenia Sabidussi. In campo femminile troviamo Flavia Rosso (B3) con la guida Luca Bertagnolli e Martina Vozza Martina (B3) con la guida Tommaso Pilat.

Fra i 22 atleti che sciano in piedi saranno al via Cristian Lanthaler (Lw 2), Ugo Bregant (Lw 2), Jacopo Garrone (Lw 2), Simone Salucci (Lw 2), Andrea Valenti (Lw 9-2), Isabella Timpu e Melania Corradini. Fra quelli che competono seduti sul monosci troviamo Michael Stampfer (Lw 10-2), Sandro Emanuelli (Lw12-1), Francesco Cosenza (Lw 12), Federico Gigliotto (Lw 12), Alessio Signorini (Lw 12-1), Italo Pisetta (Lw 12-1), René De Silvestro (Lw 12-1), Aldo Baudino (Lw 11), Marco Boffa (Lw 11). In campo femminile Silvia Di Stefano (Lw 11) e Francesca Stanquellini (Lw 11).

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Attenzione ai falsi addetti che propongono visite mediche

In questi giorni sono giunte diverse segnalazioni da parte di cittadini per avvertire che alcune persone, spacciandosi per operatori dell’Apss, si presentano al domicilio di persone disabili con la motivazione di effettuare visite medico-legali per l’invalidità e cercano di introdursi nelle case.

 Si segnala che tale comportamento non rientra nelle modalità operative del personale dell’Apss che di regola concorda con la famiglia l’appuntamento per la visita domiciliare e che esibisce il documento di identificativo.

Si invita pertanto la cittadinanza a informare le forze dell’ordine nel caso vengano contattati da sedicenti incaricati dell’azienda sanitaria.

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Continuo a correre ma per mio figlio

Se Claudia Morandini si è sempre ritrovata dalla parte dell’intervistatrice, questa volta è lei a rispondere alle nostre domande. E lo fa da Monaco dove vive da due anni con il compagno Matteo e il figlio Giovanni. Dopo tanto correre fra piste da sci e studi televisivi, ora si sta dedicando alla famiglia, non senza sentire un po’ di nostalgia per la sua Val di Fiemme.

Questo è un momento magico per tracciare un primo bilancio di vita e per immaginare un nuovo futuro, visto che ha solo 36 anni. Lei ha vissuto due carriere differenti. Specialista di slalom speciale e slalom gigante, per dieci anni è stata una sciatrice della Nazionale italiana (1998- 2008) ma ha anche gareggiato con le Fiamme Gialle. Quindi, è stata conduttrice e commentatrice televisiva di trasmissioni sportive.

Ha vissuto a Ziano di Fiemme fino a 30 anni, poi, per qualche periodo a Roma, Milano, Los Angeles e in California. Ora ha rallentato i ritmi lavorativi per godersi in pieno l’amore per il suo piccolo e il suo compagno. Ma lascia presagire che presto tornerà in pista con nuovi progetti.

Quando e come si è avvicinata allo sci?

“Mi sono avvicinata allo sci già da bambina, grazie alla passione trasmessa da mio padre che aveva fatto dello sci anche la sua professione. Crescere in valle, inoltre, significa avere un continuo invito ad avvicinarsi alle piste e a mettere gli sci ai piedi”.

Come è avvenuto il salto al mondo televisivo?

“Quando ho lasciato lo sci agonistico, ho dovuto pensare a cosa avrei voluto fare ‘da grande’. Avevo la necessità di reinventarmi. Dai 25 ai 32 anni ho raccontato lo sport, mi piaceva dare valore ai personaggi sportivi e mi sentivo portata a questa professione. Tutto è cominciato con Eurosport fino ad arrivare a commentare i Giochi Olimpici su Cielo, un’esperienza che considero, finora, l’apice della mia carriera”.

È più difficile diventare una campionessa di sci o una conduttrice televisiva?

“Sono consapevole di essere stata un’ottima sciatrice, ma ciò non ha fatto di me una campionessa, non sono mai riuscita a superare i miei limiti e a compiere quel passo decisivo, soprattutto per quanto riguarda l’aspetto mentale. Oltre a ciò, alcuni problemi fisici mi hanno imposto di fermarmi anzitempo. A volte rimpiango di non aver continuato, per vedere fino a che livello sarei potuta arrivare”.

Trova delle analogie tra queste due sue passioni?

“Sì, la pressione e le aspettative che si creano sono molto simili. Dallo sci ho sicuramente imparato a concentrarmi e a lavorare duramente per raggiungere i miei obiettivi. Nessuna delle due si è rivelata essere un’impresa facile”.

E ora?

“Vivo a Monaco con la mia famiglia. È stata una scelta di cuore, anche se ho rinunciato in parte al mio lavoro. Al momento sto valutando alcune nuove proposte. Anche se la mia priorità ora è la famiglia, non rinuncerei mai a lavorare. Avere degli obiettivi personali mi permette di essere una donna più serena e solare”.

Come gestisce il lavoro ora che è mamma?

“Mio figlio e l’amore per la famiglia danno un senso a tutta la mia vita. Ecco dove trovo le energie per continuare ventiquattro ore al giorno”.

Da quando c’è anche suo figlio dedica meno tempo allo sport? 

“Stare dietro a un bimbo di due anni è classificabile come sport… È quasi più faticoso che correre il Tour de France. Ciò, però, non scalfisce la mia vecchia passione e la voglia di tornare sulle piste. Sono stata addirittura convinta a fare sci di fondo da alcuni amici della Marcialonga. Di certo non rinuncio a prendermi qualche attimo per ossigenare la mente in bicicletta. Lo sport mi aiuta a creare”.

A quali sport non ha rinunciato con la carriera televisiva?

“Non ho rinunciato a nulla, ho gestito il tempo in maniera differente e, di conseguenza, anche lo sport. Fare attività fisica non è stato il focus della mia vita, ma del mio cervello. Mi ha aiutata a creare scalette per le mie puntate, domande da porgere e nuovi format televisivi”.

Le mancano le sue montagne e l’ambiente di casa?

“Mi mancano molto i miei monti, la mia aria, i miei boschi. La Val di Fiemme è, e sempre rimarrà, nel mio cuore. Torno a casa 3 o 4 volte l’anno. Ogni volta che entro in Valle con Matteo canto l’inno Trentino e mi commuovo al ritornello: o gemma dell’alpe o amato Trentino”.

Quali progetti ha per il futuro?

“Sto portando avanti nuovi e stimolanti progetti professionali che pian piano stanno prendendo forma. Mi sono accorta che ho ancora tanto da dare nel settore televisivo. A livello personale mi auguro di continuare ad essere una luce per la mia famiglia, a diffondere serenità e a offrire il giusto appoggio a tutti e due. Poi, chissà, magari la famiglia si allargherà e mi ritroverò a correre ancora di più, ma nelle mie vene scorre sangue ‘fiammazzo’. Siamo proprio tosti dalle nostre parti”.

Chiara Facchini

 

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Stiamo molto attenti alla pianta urticante. Si trova sia in Fiemme che in Fassa. Segnalate la sua presenza alle Stazioni Forestali delle nostre Valli.

Nel brano musicale dal titolo “The returns of Giant Hogweed” contenuto nell’album “Nursery crime” del 1971, i Genesis raccontano, in maniera surreale e con scenari quasi apocalittici, di una pianta erbacea, introdotta in Inghilterra da esploratori vittoriani, che si propaga a dismisura, tramando vendetta contro la razza umana colpevole di averla barbaramente strappata dalla sua terra di origine per portarla in tutta Europa. Si tratta dell’Heracleum mantegazzianum, pianta dagli effetti urticanti sull’uomo la cui diffusione in Europa costituisce un pericolo per la salute umana.

La specie è perenne, appartenente alla famiglia delle Apiaceae (o Umbrelliferae). Presenta fusti vigorosi cavi, spesso macchiati di rosso, del diametro di 5-10 cm, che raggiungono grandi dimensioni (fino a 5 m di altezza).

La pianta può vivere molti anni (anche 12 in determinate condizioni). La radice a fittone può raggiungere 60 cm di lunghezza e consente alla pianta di crescere rapidamente. Le foglie son grandi alcune decine di cm, si presentano profondamente incise, a 3 o 5 segmenti, con margine dentellato, di colore verde chiaro brillante, talvolta tendenti al giallo.

Le infiorescenze sono organizzate in strutture ombrelliformi a 50-150 raggi, di colore bianco, che raggiungono fino a 50 cm di diametro.

Oltre ai problemi ecologici H. mantegazzianum rappresenta un serio pericolo per la salute umana. La sua linfa contiene infatti diverse furanocumarine, molecole fototosensibili che a contatto con la pelle e in combinazione con le radiazioni ultraviolette (esposizione al sole)  provocano reazioni  epidermiche.

La reazione fototossica può essere attivata dalle radiazioni ultraviolette solo 15’ dopo il contatto, con un picco di sensibilità che può essere raggiunto tra i 30’ e le 2 ore.

Le fotodermatiti causate dal contatto con la linfa si presentano sottoforma di arrossamenti cutanei, vesciche e bolle (anche se la reazione sulla pelle varia a seconda della sensibilità individuale), mentre il contatto con gli occhi può causare cecità temporanea o permanente. Approssimativamente una settimana dopo il contatto, nell’area interessata avviene una iperpigmentazione, che può perdurare anche per alcuni mesi, mentre la pelle colpita può rimanere sensibile ai raggi ultravioletti per anni.  La pianta mantiene la capacità fototossica per diverse ore anche dopo il taglio

È importante che le piante non vengano toccate a mani nude, o che comunque non vengano a contatto con la pelle e gli occhi. Le persone più a rischio sono coloro che possano venire in contatto con la pianta per lavoro, come giardinieri e agricoltori, e i bambini. In tal caso è necessario lavare abbondantemente la parte interessata con acqua, sottrarla alla luce solare per almeno 48 ore, e contattare immediatamente il medico.

In valle di Fiemme e Fassa sono già stati rilevati alcuni popolamenti di queste piante. Una zona di insediamento è situata lungo il rio Val dei Piani in un’area con presenza di acqua, visibile dal ponte sulla strada tra Cavalese e Tesero. 

Altre piante sono state individuate a lato della stessa strada in Val di Piera, e sono visibili sia dal ponte che dal parcheggio della zona industriale adiacente.

Una popolazione abbastanza estesa è situata tra Bellamonte e Paneveggio, alla base della rampa stradale, in loc. La Pozza. La specie è stata segnalata anche nella parte alta del centro abitato di Bellamonte, in un prato adiacente le abitazioni,  in posizione isolata. In val di Fassa a Campitello è stata accertata la presenza di un esemplare di notevoli dimensioni, già eradicato, nell’aiuola di un albergo e di alcune giovani piante in un prato di pertinenza di un’abitazione  nel centro del paese.

Da parte sua l’Ufficio Distrettuale Forestale di Cavalese sta tenendo sotto controllo la situazione ed è già intervenuto, laddove la zona è accessibile, per eliminare queste piante di pànace, anche se bisogna aspettare la ripresa vegetativa per valutare il grado di efficacia del lavoro.  Sono comunque di grande aiuto tutte le segnalazioni (Stazione forestale di Cavalese 0462.241550, Stazione forestale di Predazzo 0462.501134, Stazione forestale di Pozza di Fassa 0462.763146, Ufficio distrettuale forestale di Cavalese 0462.241510) riguardanti la presenza, soprattutto se si tratta di zone poco visibili e lontane dal bosco.

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Una ladina a Bruxelles

Bruxelles è ormai la sua seconda casa. Sabrina Rasom, responsabile dei Servizi linguistici e culturali del Comun general de Fascia, lo scorso maggio è stata nominata vice presidente dell’Npld, il network paneuropeo che promuove le diversità linguistiche. E già il prossimo giugno trasformerà per tre giorni Soraga nella “capitale” delle minoranze linguistiche.

Saranno sessanta i delegati dell’Npld che, dal 7 al 9 giugno, arriveranno a Soraga per l’assemblea generale annuale e per il convegno su turismo e lingue di minoranza.

Questa rete paneuropea conta sia gli idiomi ufficiali (basco, frisone, galiziano ecc.), sia quelli non riconosciuti ufficialmente (bretone, corso, sami, ecc.), collaborando con l’Unione Europea.

Tra gli ospiti del meeting anche Sixto Molina, segretario esecutivo della “Carta Europea delle lingue regionali e minoritarie” (che l’Italia ha riconosciuto ma mai ratificato), i rappresentanti delle dodici minoranze linguistiche riconosciute in Italia e gli esponenti della politica trentina, ladina e friulana.

Artefice di questo straordinario convegno, che pone la Val di Fassa sul palcoscenico internazionale, è una ladina che ha conquistato un ruolo di rilievo, con impegno e arguzia.

“Nel 2012, durante un incontro su lingue di minoranza e sport – racconta Sabrina Rasom – ho conosciuto il direttore esecutivo dell’Npld che mi ha invitata, poco dopo, in Frisia ai seminari della rete. Al mio rientro ho proposto al servizio minoranze linguistiche della Provincia di Trento di entrare nell’Npld, coinvolgendo pure mocheni e cimbri”. Da allora la Provincia finanzia il progetto delle minoranze trentine con 15 mila euro l’anno. “A fronte di questa cifra, che entra nel bilancio dell’Npld, si mettono a punto progetti e congressi di formazione sul prestigio della lingua nella scuola, nello sviluppo di sistemi informatici per gli idiomi o nello sport”. Ed è proprio con “L ladin tel sport” (che coinvolge alcune associazioni come Pavei d’arjent, Fassa Falcons, ecc.) che Sabrina si è messa in luce. “Purtroppo, i fondi a disposizione in Europa stanno diminuendo e, quindi, è particolarmente importante approfittare della forza di questa rete”. Infatti, le minori disponibilità economiche non frenano il network, i cui vertici qualche mese fa hanno incontrato a Bruxelles anche Tibor Navracsics, commissario europeo per istruzione, cultura, multilinguismo e gioventù. L’incontro ha dato buoni frutti. “Il commissario, che ha come priorità l’alta formazione, è interessato ai nostri progetti sulla diversità linguistica”.

La carica di vicepresidente comporta un significativo impegno per Sabrina Rason, specie in vista del convegno di giugno, sostenuto dal Comun General de Fascia.

Quartier generale del meeting sarà la Gran Ciasa di Soraga, dove l’appuntamento cruciale (aperto a tutti) sarà la mattina dell’8 giugno. “Il tema del turismo, che può trovare spunti e punti di forza dalla presenza sul territorio di minoranze linguistiche, sarà trattato sia attraverso interventi, come quello dell’assessore regionale alle minoranze linguistiche Giuseppe Detomas, sia con la presentazione di ‘buone pratiche’ avviate in Val di Fassa. Inoltre, ci sarà spazio anche per iniziative e progetti, sempre di carattere turistico, sperimentati da aziende private, illustrate dai rappresentanti di altre minoranze, come quelle gallesi e catalane”. Nel pomeriggio di giovedì gli ospiti visiteranno il Museo ladino di Fassa e avranno modo di conoscere il territorio valligiano, raggiungendo anche il punto panoramico di Passo Sella. Nelle giornate di mercoledì e venerdì, invece, i delegati dell’Npld saranno impegnati nei lavori (a porte chiuse) dell’assemblea generale.

“C’è molto interesse – annuncia Sabrina Rasom – da parte di Patxi Batzarrika, presidente dell’Npld, e dei vari membri sia per il nostro territorio, sia per il tema che tratteremo. La nostra valle si presta particolarmente a diventare fucina di idee e progetti turistici: tra il resto, sono personalmente impegnata nello studio di una rete di turismo nei luoghi delle minoranze, con format di tour attuabili in realtà diverse, che valorizzino popolazioni e culture locali”.

Elisa Salvi

 

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L’hockey rosa visto da un’azzurra

“Giocare a Hockey, in una famiglia di hockeisti, sembrava la scelta più logica e naturale”, confessa Alice Gasperini, cavalesana di 19 anni, attuale attaccante della Nazionale femminile senior di Hockey su ghiaccio. “Avevo 5 anni. Mio fratello giocava e mio papà allenava. Ho seguito la scia segnata da loro”. Da allora non ha più smesso di farlo.

Come hanno reagito i tuoi genitori quando hai scelto stecca e dischetto invece di tutù e scarpette?

“Un giorno ho detto a mia mamma che volevo giocare anch’io e la risposta è stata: Prova, sei vuoi provare! Non era una risposta ironica la sua. I miei genitori mi hanno sempre sostenuta e incoraggiata. La mia scelta non è mai stata giudicata strana”.

Giocavi con altre ragazze o eri l’unica femmina?

“Va detto innanzitutto che in Italia fino alla categoria under 16 maschi e femmine giocano insieme. I primi anni oltre a me c’erano anche altre due ragazze. Ma in seguito hanno abbandonato lo sport perché si sono trasferite, mentre una terza gioca ancora con me. Si chiama Romy Pardatscher”.

La divisione in squadre maschili e femminile è una prassi internazionale?

“No, in molti altri Paesi, come la Svizzera e la Germania, giocano insieme anche gli adulti, a meno che non si tratti di categorie di professionisti”.

Recentemente leggevo un articolo che spronava a non pensare che esistano “sport per ragazze” e “sport per ragazzi”. Cosa ne pensi?

“Credo che il giornalista abbia espresso un concetto saggio. Lo sport è sport: qualunque esso sia può arricchire chiunque lo pratichi”.

Nella tua carriera da hockeista, hai trovato discriminazioni tra te e i tuoi colleghi maschi?

“No, ho sempre giocato come tutti anche nella squadra mista. Sicuramente è stato importante anche il mio carattere forte. Comunque, non contava il sesso: eravamo una squadra, sia dentro sia fuori il campo. Secondo me sono maggiori le differenze tra sessi nella vita di tutti i giorni: il rispetto è uno dei pilastri dello sport, inteso nel senso più profondo”.

In quali squadre hai giocato partendo dall’inizio della tua carriera?

“Ho iniziato a Lago di Tesero con la Cornacci, dove ho giocato fino all’under 10. Poi ho giocato a Cavalese con il Fiemme per quattro anni, di cui uno in contemporanea a Egna con le Lakers. Dopodiché ho fatto parte delle Eagles di Bolzano per tre anni. Attualmente gioco nuovamente a Egna con le Lakers. Ma dal 2012 ho portato avanti anche l’impegno con la Nazionale under 18 e dal 2015 con la Nazionale senior”.

Quali emozioni hai provato quando sei stata convocata in Nazionale?

“Non mi aspettavo di essere convocata. È arrivata l’email dalla Fisg e ho dovuto leggerla due volte per rendermene conto. È stata un’emozione incredibile! Il primo mondiale l’ho giocato in Scozia a Dumfries. Con le altre ragazze avevo già avuto contatti, anche perché siamo in poche nell’ambiente dell’hockey femminile. Il clima è molto scherzoso tra noi, anche durante le partite”.

Ti ha fatto crescere come persona l’esperienza azzurra?

“Mi ha innanzitutto fatto conoscere altre culture, altre realtà hockeistiche e anche imparare un po’ di inglese durante le trasferte. Il primo Mondiale con la Nazionale senior, in Cina è stata un’esperienza incredibile. A Pechino la vita sembra molto simile alla nostra, ma durante il viaggio verso la Muraglia Cinese abbiamo visto con i nostri occhi la povertà assoluta della gente delle campagne. E questo mi ha turbata molto. Anche il pubblico era molto diverso. C’è un grande calore e lo sport è molto seguito. È stata l’esperienza più bella che mi ha regalato l’hockey”.

Hai altre esperienze nel cuore?

“Sicuramente un camp della Fisg in Finlandia. Noi italiane eravamo state divise in differenti squadre con hockeiste di altri Stati. Nel mio gruppo, per esempio, c’erano una messicana, una turca e una svedese. Anche in camera eravamo tutte assortite e dovevamo per forza comunicare in inglese. Queste occasioni ti fanno conoscere altre culture, e anche modi differenti di vivere lo sport. Sono nate delle belle amicizie, quelle che rivelano la faccia bella dello sport: la sana competitività. Ci scriviamo su Facebook anche tra avversarie di Paesi diversi per sapere se ci vedremo o no nelle partite e tornei internazionali”.

Che messaggio lasci alle ragazze che si sentono prese in giro perché praticano uno sport che la gente percepisce come “maschile”?

“Continuate per la vostra strada, e tenete poco conto di ciò che pensano gli altri. L’importante è divertirsi mentre si pratica sport”.

Silvia Vinante                                                                           foto: Eugenio Del Pero

 

 

 

 

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20 e 21 Marzo 2017 Respect & Plurality

Ritornano, a Bolzano, le giornate contro le discriminazioni promosse dall’Associazione Nevo Drom con la Fondazione Alexander Langer Stiftung, l’Associazione Articolo 3 Osservatorio sulle discriminazioni, Enmigrinta, Impronta di Donna, Bottega del Mondo.

LUDEDI 20 MARZO 2017 – INCONTRI

Media e discriminazioni – Parole per abbattere i muri Ore 10.45 – 12.30

Seminario riservato agli studenti delle scuole superiori

Radames Gabrielli e Federico Faloppa incontrano gli studenti presso il Liceo Carducci.

Ore 18.00 – 20.00

Conferenza “Media e discriminazioni – Parole per abbattere i muri”

Sala dell’Antico Municipio, Via dei Portici, 30, Bolzano

Saluti iniziali

Radames Gabrielli – Associazione Nevo Drom

Gentiana Minga – giornalista e scrittrice

Input locali e nazionali

Monica Pietrangeli, USIGRai

Marco Angelucci, Associazione Stampa Bolzano

Gentiana Minga, giornalista e scrittrice

Lorenzo Guadagnucci, giornalista autore di “Parole sporche”

Carlo Berini, Presidente di Articolo 3 Osservatorio sulle discriminazioni

Interventi di

Federico Faloppa, Professore di Linguistica all’Università di Reading (UK)

Giovanni Maria Bellu, Direttore dell’Associazione Carta di Roma

Moderazione

Valentino Liberto, Salto.bz

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Quella mamma è una scienziata

Se dovessimo individuare una parola che rappresenti la costante quotidiana per Ornella Mich, il “filo rosso” che si srotola giorno dopo giorno, questa parola sarebbe di sicuro “ricerca”. Ricerca in campo scientifico, con il suo lavoro alla Fondazione Bruno Kessler (Fbk) di Trento. E ricerca come impegno a favore della famiglia, che per lei è assolutamente prioritaria, senza però perdere di vista la professione. E assommando queste due considerazioni, ricerca come analisi del rapporto famiglia-carriera professionale per permettere anche alle donne, a tutte le donne, soddisfazioni in famiglia e al lavoro.

Ornella Mich è di Tesero. Qui ha vissuto fino alla fine delle scuole medie per poi spostarsi a Bolzano dove ha frequentato il liceo scientifico. Poi l’Università di ingegneria elettronica di potenza, prima a Trento e poi a Padova, dove si è laureata. Il lavoro è arrivato subito, a Milano, alla Fabbrica Italiana Apparecchiature Radioelettriche (ora in Leonardo-Finmeccanica), progettando radar per i Tornado.

Quindi, è tornata un anno a Bolzano per insegnare e, dal 1989, è entrata alla Fondazione Bruno Kessler, allora Irst, dove tuttora è ricercatrice nel gruppo “i3”, interfacce intelligenti e interattive, e dove si occupa, nel campo dell’intelligenza artificiale, di ciò che l’utente vede quando utilizza un software.

Lei avrebbe preferito continuare a occuparsi di hardware ed elettronica, realizzando i radar degli aerei militari. Ma, per lei, la famiglia è sempre stata prioritaria, così è tornata a Trento per crescere le sue due figlie, Alice e Cecilia, anche attraverso pause lavorative.

Alice, laureata in economia e management con un master in Studi Internazionali, è istruttrice di vela con la passione per l’organizzazione di regate di alto livello. Anche Cecilia, iscritta al corso universitario per Beni Culturali, pratica la vela nel gruppo sportivo della Marina Militare e ha vinto un titolo mondiale junior a San Francisco nel 2011.

Ornella racconta di aver dedicato molto tempo alle figlie, a scapito del lavoro, con ripercussioni anche evidenti, ma aggiunge di essere contenta della sua scelta.

Si è presa il tempo per seguirle a scuola e per sostenere la loro passione per la vela, prima a Lago di Caldonazzo, poi al Lago di Garda, infine a Livorno, con viaggi anche lunghi e densi di piacevoli ricordi.

Ornella ora torna ogni fine settimana a Tesero, dove la figlia Alice gestisce un piccolo bed & breakfast. In inverno va a sciare, con lo snowboard, mentre in estate esplora la sua valle con la mountain bike.

L’impegno di Ornella, però, va oltre. In lei, anno dopo anno tra famiglia e lavoro, è emersa la convinzione che queste due dimensioni, coniugate al femminile, non debbano fare il gioco dell’altra metà del cielo, sottraendosi a vicenda, ostacolandosi, allontanandosi. Al contrario, debbano saldarsi tra loro, essere produttive vicendevolmente, sostenersi. Una convinzione che, per essere attuata, in un contesto generale coniugato soprattutto al maschile, ha bisogno di importanti cambiamenti culturali.

Nel 2000, Ornella ed alcune colleghe hanno proposto alla Fondazione Kessler, allora ITC-irst, un primo progetto: una conferenza nazionale di sociologia per definire e spiegare cos’è il genere, come si dovrebbe esplicare ed effettivamente si esplica. Poi, il suo gruppo ha organizzato un altro evento con esperti del Cnr sul tema della carriera in ambito professionale e alcuni seminari con scienziate di chiara fama a riportare testimonianze autorevoli sull’argomento. Il tutto per dimostrare che, nella carriera professionale, non conta il genere, conta la capacità, il merito, e che la dimensione professionale deve imparare a convivere con quella familiare, dando opportunità a chi lavora di essere madre, ma anche padre, senza dover interrompere il proprio impegno professionale.

Nel 2012 nasce Festa, Female Empowerment Science and Technology Academia, progetto quinquennale supportato dall’Unione Europea per studiare il ruolo del genere nelle istituzioni accademiche e di ricerca con l’obiettivo di organizzare al meglio le opportunità di assunzione e progressione di carriera delle ricercatrici e garantire concretamente pari opportunità. Ornella è coordinatrice del progetto per conto di Fbk, partecipando a momenti di confronto ed approfondimento, in un’Europa dove tutto il mondo è paese.

Sulla situazione attuale delle pari opportunità nel suo ambito professionale dice che qualcosa è stato fatto ma molto resta da fare, mentre in altri settori la situazione è anche peggiore. “Dove c’è potere – precisa – le pari opportunità fanno fatica ad emergere. Servono cambiamenti culturali importanti che richiedono tempo e lavoro, soprattutto sulle nuove generazioni e, in particolare, sulle ragazze, non pienamente coscienti di cosa le aspetta là fuori”. Qualcosa il progetto Festa lo ha ottenuto, sulla conciliazione lavoro-famiglia e con progetti estivi per i figli. “C’è ancora molto da fare – spiega la scienziata -, ad esempio, per superare le resistenze dell’universo maschile e per smentire la convinzione diffusa che la famiglia per le donne rappresenti un problema”.

Le quote rosa per Ornella Mich sono una proposta a prima vista efficace, ma che alla lunga può rivelarsi dannosa e si dice d’accordo sul fatto che spesso le prime a non sostenere le donne sono proprio le donne.

L’ultima riflessione sposta l’attenzione dalla situazione delle pari opportunità a quella professionale generale che riguarda il mondo della ricerca scintifica. Alla domanda se per un ricercatore o una ricercatrice sia meglio andare a lavorare fuori dall’Italia, Ornella risponde: “Andare all’estero è un’esperienza che arricchisce molto ed è gratificante sia come formazione sia economicamente. Lo consiglierei, però, solo per un periodo limitato, facendo quindi ritorno in Italia. Perché – conclude – dobbiamo sostenere la ricerca nel nostro Paese. Lo dobbiamo fare per noi ed anche e soprattutto per i nostri figli e le generazioni del futuro, per non tradire le loro aspettative e i loro sogni”.

Michele Zadra

 

 

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