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Ich bin ein berliner

Io sono un berlinese. E’ questa la celebre frase che il presidente Kennedy pronunciò a Berlino nel 1963, intendendo, con questa affermazione, farsi partecipe, in prima persona, del futuro destino della capitale tedesca. Una frase di appartenenza che ormai possono pronunciare anche molti fassani e fiemmazzi. Se Londra è invasa da italiani “ in fuga”, Berlino la segue a ruota. Molti nostri convalligiani si sono trasferiti nel nord della Germania per studiare o cercare un prorio futuro lavorativo ma anche perchè spinti dalla voglia di “ annusare”dove sta andando la vecchia Europa, proprio li dove si stanno cercando e creando le condizioni per un nuovo futuro. A Berlino abbiamo incontrato molti nostri concittadini, tutti decisamente soddisfatti della scelta di “essere emigrati ” e nel contempo tutti decisamente legati alla terra delle loro origini. Hanno deciso di mettersi in gioco, di fare esperienze ed acquisire preziose competenze. Poi, forse, torneranno a casa per mettere a frutto il loro vissuto e aiutare così a far crescere anche le nostre comunità. Speriamo di essere in grado di ri-accoglierli, per dare loro un futuro ma anche per creare, insieme a loro, il nostro.

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Rovereto in forma di jazz

Una “gita” a Rovereto è sempre una buona occasione per cambiare aria. Il Mart, il centro storico con la casa di Fortunato Depero, corso Bettini ed ora anche il rinnovato Teatro Zandonai che sta ospitando, in questa sua nuova stagione, il gotha del jazz internazionale. Martedì prossimo, alle ore 21.00, sul palco del teatro di Rovereto, ci sarà l’occasione di ascoltare Franco D’Andrea accompagnato da un quintetto di grandi musicisti . Si tratta di un gruppo scaturito dall’unione del quartetto storico, attivo ormai da quasi vent’anni, con il più giovane trio, espressione dei recenti interessi e orientamenti del pianista. Nel gruppo sono riuniti musicisti che collaborano da molto tempo con D’Andrea, che conoscono bene la sua musica e le sue originali procedure di creazione, e naturalmente si trovano a proprio agio in tale contesto Il trombonista Mauro Ottolini ha ricevuto nel 2013 il titolo di Musicista italiano dell’anno nel referendum della autorevole rivista Musica Jazz, e tra le sue realizzazioni ci sono pregevoli lavori con i maggiori esponenti della scena internazionale. Il sassofonista e clarinettista Daniele D’Agaro ha operato sulla scena europea con molti eccellenti protagonisti, tra cui Han Bennink, Misha Mengelberg, Louis Moholo, Alex von Schlippenbach. Nel 2007 e 2008 ha vinto il referendum della critica “Top Jazz” quale miglior sassofonista e clarinettista italiano. Il sassofonista Andrea Ayassot, il contrabbassista Aldo Mella e il batterista Zeno De Rossi sono tra i musicisti più apprezzati del panorama odierno in Italia.

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A Tesero, domenica, il Lago dei Cigni

domenica 14 dicembre, a Tesero, presso il Teatro Comunale, la Compagnia del BALLETTO DI ROMA presenterà «IL LAGO DEI CIGNI, ovvero Il canto», una coreografia di Fabrizio Monteverde liberamente ispirata al balletto Il lago dei cigni e all’atto unico di Anton Čechov Il canto del cigno. Tra i più apprezzati autori sulla scena italiana della danza contemporanea, Monteverde firma questa volta per la storica compagnia romana la nuova versione di un classico d’eccezione. Tra le suggestioni di una favola d’amore crudele e i simboli di un’arte che sovrasta la vita, il coreografo romano dà nuova vita ad uno dei più importanti balletti del repertorio classico su musica di P. I. Čajkovskij, garantendo quell’originalità coreografica e registica unica che da sempre ne caratterizza le creazioni e il successo. Pretesto per una riflessione sottile sull’intreccio tormentato di arte a vita, il Lago di Monteverde trova nell’atto unico di Anton Čechov Il canto del cigno (1887) il proprio naturale compimento drammaturgico in un percorso struggente di illusioni e memoria. Domenica 14 dicembre il sipario del teatro Comunale di Tesero si alzerà alle ore 18,00.

 

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Achtung, le canne sono pesanti

Anche nelle valli di Fiemme e Fassa gira parecchia droga. Quella che viene erroneamente considerata la più innocua è la cannabis. Un tempo, ormai decenni fa, veniva associata, per pericolosità, ad un bicchiere di vino. Oggi non è più cosi. Recentissime analisi di laboratorio hanno constatato che il” fumo” che viene spacciato, contiene sostanze molto pericolose specialmente se assunte nell’età dell’adolescienza: cocaina, diserbanti ecc. Inoltre, la sua “potenza” è stata aumentata di decine di volte rispetto al passato.

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A Ziano, la grande guerra

Villa Flora riapre le porte: la mostra di Ziano sulla Grande Guerra, in particolare sulla vana speranza di una rapida vittoria sul fronte orientale di Galizia, tornerà ad essere aperta al pubblico per il periodo natalizio. Si riapre dal 20 dicembre all’11 gennaio dalle 16 alle 19. Chiusa a Natale, Santo Stefano e il primo gennaio. L’esposizione, organizzata dalla Comunità Territoriale della Valle di Fiemme,attraverso i membri del Tavolo Grande Guerra, in stretta sinergia con il Comune di Ziano, è comunque visitabile (come lo è stata nelle ultime settimane) anche fuori dagli orari e dal periodo di apertura su prenotazione telefonando al numero 347/0333174. Nelle storiche sale della villa che ospitò all’epoca il comando della 13a brigata da montagna austro-ungarica, è stata allestito dai curatori Silvia Delugan e Fulvio Vanzo un’esposizione che vuole raccontare il conflitto soprattutto attraverso le storie dei suoi veri protagonisti, i soldati. Diari di guerra, lettere dal fronte, oggetti di uso quotidiano che raccontano le difficili condizioni di vita di coloro che sono partiti dalla valle di Fiemme per il fronte orientale, impreparati a ciò che li aspettava. Nelle cantine è stata ricostruita una trincea galiziana, che trasmette al visitatore la tristezza, la paura, la solitudine dei soldati.

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L'Avisio inverno online

Tra due settimane esce l’Avisio inverno” di carta”. Lo potrete trovare nei luoghi di distribuzione indicati nel nostro blog. Abbiamo però voluto farvi una sorpresa. Da subito, potete scaricarlo e leggerlo su lavisioblog, gratuitamente, semplicemente cliccando sulla sua copertina che trovate in alto a destra. Speriamo di farvi cosa gradita. Buona lettura! 

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La regina dell'Avisio

Sono molte le specie che vivono nelle fredde acque dei nostri torrenti. Tutti conosciamo la trota fario, probabilmente autoctona, e la trota lacustre, presente appunto nei laghi ma di provenienza nord americana. La “regina” è la trota marmorata che può raggiungere grandi taglie, fino a un metro e mezzo di lunghezza e un peso di 20-22 chilogrammi. È un pesce ritenuto di particolare interesse non solo ai fini della pesca sportiva, ma anche perché indagini biogeografiche avrebbero stabilito la sua antica migrazione dalle acque del Mediterraneo a quelle del bacino padano. È una specie più esposta all’estinzione per questo non solo gli uffici provinciali, ma le stesse associazioni di pescatori hanno intrapreso attività mirate per salvaguardare questo straordinario predatore d’acqua dolce. Sono nati così, numerosi “progetti marmorata” che tuttora sono in corso con risultati più o meno soddisfacenti. In Valle di Fiemme l’ex Associazione pescatori di Predazzo prima, e ora l’Associazione pescatori dilettanti della Valle di Fiemme, ha in corso, in maniera autonoma e con la collaborazione diretta dell’Ufficio faunistico della Provincia di Trento, attività di “produzione” e accrescimento artificiale della trota marmorata. Il delicato procedimento è svolto nell’impianto di Predazzo dove vivono alcune decine di “fattrici” in cattività con la capacità di produrre, nelle annate migliori, fino a cento mila avannotti di marmorata. Le due specie, fario e marmorata, si sono incrociate dando origine a esemplari ibridi che fanno storcere il naso ai fautori delle razze pure, ma che comunque fanno parte, a pieno diritto, del patrimonio ittico dei nostri corsi d’acqua. La Rete delle riserve ha finanziato una ricerca, sfruttando le competenze tecniche della Magnifica Comunità, sui luoghi di frega (zone di riproduzione) della trota marmorata in Avisio.

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Archivio

Lavisioblog compie il giro di boa dei primi due mesi. Il nostro “diario” dalle valli di Fiemme e Fassa ci sta dando davvero ottime soddisfazioni. Molte le visualizzazioni dei post e la “ fedeltà” dimostrata. Molti anche i progetti di implementazione del progetto che cercheremo di realizzare nei prossimi mesi. Abbiamo notato che una fetta significativa di coloro che ci visitano utilizza l’archivio dell’Avisio. Era una delle richieste che ci veniva ripetuta da molto tempo: avere a disposizione uno “ storico” della nostra rivista da poter leggere on-line. Oggi è possibile ed intendiamo ampliare la sua consultazione almeno agli ultimi dieci anni. Lo faremo a breve. Poi andremo a scannerizzare tutto il restante in modo da poter mettere a disposizione l’intera storia editoriale del giornale di Fiemme e Fassa.

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Aldo Moro, no grazie!

Chi ha un’età adeguata lo ricorda passeggiare per Predazzo, spesso da solo. Quando lo si incontrava non faceva un selfie ne’ batteva il cinque, ma salutava tutti con mitezza e rispetto. Aldo Moro aveva preso casa a Bellamonte con la sua famiglia e passava il tempo disponibile cercando di ritemprarsi dai “veleni” romani fino al giorno del suo rapimento e di ciò che ne segui’. Nel duemila, il comune di Predazzo fece una profonda riorganizzazione della propria toponomastica e tra i nomi per le nuove vie venne proposto anche quello di Aldo Moro. La sovraintendenza della Provincia respinse la richiesta definendola mancante dei requisiti. A distanza di una quindicina d’anni le vie dedicate ad Aldo Moro, in Italia, sono davvero molte. Non sarebbe il caso che l’amministrazione di Predazzo rinnovi la proposta ed intitoli una via ad un estimatore della propria comunità e ad uomo che ha pagato con la vita il suo impegno per il cambiamento del nostro Paese?

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