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Destinata all’estinzione

Non c’è un futuro roseo per la lince, nonostante in Fiemme e Fassa risultino segnalazioni di avvistamenti (nella zona di Castello di Fiemme) e si siano trovate più volte impronte sulla neve (al Passo Costalunga): «Al contrario del lupo, la lince non possiede per natura una grande capacità riproduttiva né di dispersione sul territorio e quindi nemmeno di colonizzazione. È un animale debole da un punto di vista biologico e destinato a scomparire. Oltretutto non c’è accettazione sociale da parte dell’uomo con cui condivide territori e obiettivi di caccia. La lince in Trentino è a rischio estinzione fin dal 1600. Negli anni ’80 ci fu perfino la reintroduzione abusiva in natura di una decina di esemplari da parte di sconosciuti che evidentemente acquistarono all’estero gli animali senza nessun tipo di permesso. L’operazione non andò a buon fine e le linci che circolano oggi in provincia si sono trasferite naturalmente dalla Svizzera, come il maschio P132 che ha vissuto in Val di Sole fino al 2012 prima di spostarsi nel bresciano sopra Tremosine».

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Tuffo nel passato

I vestiti tradizionali tirolesi sono tornati ad essere il capo immancabile nel guardaroba, anche in quello dei più giovani. Negli ultimi anni, con la nascita di eventi e feste a tema, prima fra tutte l’Oktoberfest di Predazzo, sono, infatti, rispuntati i classici costumi tirolesi, amati e apprezzati ora anche da ragazzi e ragazze, che sembrano riscoprire il gusto di indossare abiti che ricordano il passato. Nati come vestiti popolari, usati da contadini, cameriere e servitù, i pantaloni di pelle e gli abiti tradizionali sono stati modernizzati, negli anni Settanta dell’Ottocento, da Francesco Giuseppe: i ricchi e i nobili seguirono l’esempio del loro imperatore e ben presto gli abiti diventeranno di moda nella classe superiore. E se fino a qualche anno fa erano utilizzati da pochi “nostalgici” ora sono prima di tutto i più giovani a volerne uno. Anche per quanto riguarda colori e materiali oggi c’è molta scelta: i tessuti e i motivi tradizionali si uniscono per esempio al jeans, creando inusuali combinazioni. Oppure il gusto tirolese sposa il rock ‘n roll, dando vita anche qui a contaminazioni stilistiche innovative. Negli ultimi anni anche stilisti famosi hanno reinventato gli abiti tirolesi, dando così vita a capi che ricordano il passato ma che guardano al futuro. Diventando un abito alla moda però, il Dirndl ha perso alcuni significati: in passato, infatti, era possibile riconoscere la regione di provenienza di chi lo indossava da alcune caratteristiche dell’abito, che cambiavano da zona a zona. Anche il grembiule aveva un preciso significato: se era legato sul lato destro significava che la donna era fidanzata o sposata, mentre se lo era a sinistra voleva dire che era libera. Linguaggi nascosti del passato, che forse però sarebbe meglio conoscere… per evitare fraintendimenti!

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Ricercare le proprie radici.

 È questo il tema dell’interessante progetto che la scuola media di Predazzo sta portando avanti ormai dallo scorso anno. “Alla scoperta del mio paese”, un lavoro interdisciplinare che vede coinvolte le insegnanti di lettere Francesca Guadagnini e Antonella Giorio, i professori Marzio Macuglia di educazione artistica e Giuliano Zorzi di educazione tecnica. Durante lo scorso anno scolastico, il professor Arturo Boninsegna ha sensibilizzato gli studenti sugli antichi mestieri e sui ritmi di vita nella Predazzo di una volta. Sotto la sua guida, i ragazzi hanno visitato il centro del paese scattando foto di alcuni scorci che sono stati confrontati con le immagini storiche per analizzarne le variazioni. Queste immagini sono state poi lo spunto per la creazione di elaborati con varie tecniche pittoriche sotto la guida dell’insegnante di educazione artistica. Quest’anno, poi, i ragazzi hanno incontrato l’imprenditore Valentino Felicetti che ha raccontato loro non solo dello sviluppo della sua azienda, ma soprattutto gustosi spaccati della sua vita di ragazzo, della scuola di altri tempi, dei giochi e delle attività che riempivano la sua giornata. Gli studenti hanno anche intervistato gli anziani del paese, per capire quale era e come si svolgeva il loro lavoro. Scoprire uno stile di vita così diverso dal proprio ha reso estremamente curiosi i ragazzi che si sono immersi con grande entusiasmo nelle attività proposte ed hanno aperto una finestra su un passato che forse per la maggior parte di loro era confuso e nebuloso. Nei prossimi mesi, assieme all’insegnante di educazione tecnica, verrà svolto un interessante lavoro di ricerca sulle antiche mappe catastali del 1858, 1896 e 1920 di Ziano e di Predazzo per individuare le attività produttive dell’epoca (alberghi, mulini, fucine, segherie..) e confrontarle con quelle attuali. La fine del progetto sarà coronata da una mostra (con la compartecipazione del Comune di Predazzo) allestita dai fotoamatori di Predazzo e che esporrà foto antiche e moderne a confronto, oltre ovviamente alle opere dei ragazzi.

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Nuove vie a Cavalese

Niente gru, (che siano per edificare nuovi edifici, ristrutturare i vecchi o realizzare opere pubbliche), significa anche che l’espansione urbanistica si è arrestata. In realtà non è un fatto recente ma oggi appare in tutta la sua evidenza. Lo si nota anche dal fatto che non ci sono più nuove vie da intitolare. A Cavalese, infatti, bisogna tornare indietro ai primissimi anni del nuovo secolo per trovare una variazione nella toponomastica dell’abitato. In quel caso la scelta è stata di chiamare piazza dei Padri Francescani una parte di piazza Dante. Più recentemente, nello scorso agosto, sono state rinominate alcune vie, o meglio parte di esse, per ragioni di razionalizzazione e riorganizzazione del territorio. Due di queste sono a Masi, (vicolo dei Tingoli e via del Lissandro) ed altre due nell’abitato di Cavalese ovvero (via di Bitol e vicolo alle Cascatelle).

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Quando l’orso attraversa il Lagorai

Ebbene sì, anche Fiemme e Fassa sono interessate dal passaggio degli orsi. Si tratta solo di orsi maschi giovani che si muovono due volte l’anno dal Brenta alla zona del bellunese e viceversa. Si conoscono bene le loro abitudini e quali sono i sentieri abituali lungo i quali effettuano i loro spostamenti. Va detto innanzitutto che il loro passaggio avviene solo tra la fine di giugno e l’inizio di luglio quando i giovani maschi tra i due e i cinque anni si allontanano (forse sarebbe meglio dire che più spesso vengono allontanati dai maschi adulti dominanti) dal branco che vive nella zona delle Dolomiti del Brenta. Scendono quindi a valle e attraversano l’Autostrada del Brennero e la ferrovia in due punti particolari dove esistono sottopassaggi non naturali ma creati dall’uomo per l’uomo. Al contrario, in aprile, dopo il risveglio dal letargo, tornano sul Brenta a cercare una femmina e percorrono il medesimo sentiero in senso opposto. C’è quindi la possibilità, pur remota, di viaggiare in auto (o peggio ancora in moto o in bicicletta) nel posto sbagliato e nel momento sbagliato, trovandosi in un tunnel di fronte ad un orso che attraversa la strada. Gli orsi in questione sono sempre diversi perché ovviamente cambiano di stagione in stagione, non più di una decina e sono in transito nella valle dell’Adige fondamentalmente di notte. I due punti sono a nord di Trento, in coincidenza con le foci dell’Avisio che passano sotto il cavalcavia della A4, e a sud di Rovereto. In Val di Fassa, ci sono almeno un paio di punti d’accesso, soprattutto il Passo del Costalunga dove arrivano attraverso la Val d’Ega per poi proseguire lungo la destra orografica dell’Avisio fino al Fedaia. Vi sono molti dati rilevati intorno alla Malga Sacile. In passato, agli inizi del progetto Life Ursus, si era avuta notizia di passaggi dall’Alto Adige attraverso il Passo Sella. In Val di Fiemme invece c’è attualmente una direttrice di spostamento dalla Valsugana lungo la catena del Lagorai su fino al Veneto».

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Le dighe “ sporcano” l’Avisio

 

Il pericolo maggiore per la fauna dei nostri torrenti è costituito dall’inquinamento e dalla periodica pulizia dell’invaso artificiale del lago di Pezzè tra Soraga e Moena e quello di Stramentizzo. Con la realizzazione dei depuratori e la crescita di una maggiore sensibilità ambientale la qualità delle acque dell’Avisio è decisamente migliorata. Paradossalmente l’Avisio è più in salute in Valle di Fiemme che in Fassa. Le analisi condotte dagli organi provinciali infatti classificano le acque tra Predazzo e Stramentizzo di prima – seconda classe mentre al punto di rilevamento di Soraga la qualità scende la terzo livello. La spiegazione sta nella forte pressione antropica presente in Valle di Fassa nei periodi di forte afflusso turistico. È proprio in estate e in inverno che i depuratori non riescono a far fronte al loro compito e la qualità delle acque decade. Ogni tre anni poi si aprono le paratie della diga di Pezzè e l’acqua trascina, nel tratto a valle del torrente Avisio, i sedimenti raccolti nel lago. Un tempo lo svaso veniva eseguito senza troppe attenzioni. Per migliorare la pulizia del bacino si utilizzavano anche le ruspe. Le acque torbide e povere di ossigeno uccidevano molte forme di vita e il letto dell’Avisio, specialmente il tratto più vicino alla diga, subiva pesanti danni. Con l’introduzione di un disciplinare più stringente le procedure si sono fatte più attente. Sensori di torbidità sono installati a Soraga (ingresso dell’Avisio nel bacino artificiale) Moena, Predazzo e Tesero. Le acque sono campionate ogni ora per valutare la quantità di ossigeno disciolto e viene misurata la portata. In base a queste variabili viene regolata l’apertura delle paratie in maniera che l’impatto sul torrente sia ridotto. Viene inoltre riconosciuto un danno quantificato in cinque mila euro annui che va all’associazione pescatori. Per ora non si sono trovate alternative percorribili alla procedura dello svaso che se risolve (in parte) i problemi del bacino di Pezzè, aggrava quelli di Stramentizzo: un rompicapo per tecnici e politici la cui soluzione è rimandata di anno in anno . Ormai il bacino di Stramentizzo si è ridotto del 50% della sua originaria capacità e il processo continua inesorabile. Ci sono alcune soluzioni proposte, come quella di creare un “limodotto” in grado di pompare le particelle più fini dal lago al sottostante paesino di Piazza, frazione di Valfloriana. L’impresa libererebbe il fondale da un pesante incomodo, trasformando in terreno fertile dove sviluppare l’agricoltura. Prima di questa destinazione è necessario sapere, tramite analisi, i contenuti dei limi per evitare forme di inquinamento del suolo. Una seconda possibilità è rappresentata da quelle brutte ferite inferte alle montagne della bassa Val di Cembra dove si è estratto porfido in maniera selvaggia. Il limo potrebbe servire per un’operazione di “plastica ambientale” destinata a rimodellare gli squarci provocati nella montagna.

 

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Pensierino della sera

Quando squilla il telefono fisso potremmo scommettere su chi è dall’altra parte del filo. Non è che abbiamo doti divinatorie ma, oramai, una bella dose di esperienza. Chi ancora possiede ( anche in Fiemme e Fassa) , nel proprio ufficio o nella propria abitazione un telefono fisso, sa certamente di cosa parliamo essendo anch’egli subissato di chiamate da prestigiose aziende che hanno deciso di rivolgere la loro attenzione a noi, comuni mortali. Lo scopo? Offrirci occasioni imperdibili . Di norma sono compagnie aeree, gestori di elettricità e tante altre multinazionali delle quali conosciamo marchio e fama. Le più fedeli e tenaci sono però le compagnie telefoniche. Sembra quasi che abbiano ormai un filo diretto con noi. Non ci mollano mai e usano il nostro telefono per proporci di lasciare il nostro gestore e traslocare da loro. Se decidiamo di farlo stiamo pur certi che verremo chiamati per fare marcia indietro, naturalmente a condizioni particolarmente vantaggiose. Avessimo tempo da perdere, sarebbe divertente saltare di fiore in fiore per vedere l’effetto che fa.

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I 5 maialini di casa nostra

I Piglets nascono dall’incontro fortuito e fortunato di cinque musicisti fuoriusciti da precedenti esperienze musicali. Quando nell’aprile 2013 si trovarono per la prima prova, alcuni di loro neanche si conoscevano. Dopo le dovute presentazioni, bastarono poche note per accorgersi che quei cinque semisconosciuti erano destinati ad essere un gruppo. Non appena Roberto Dax Dassala iniziò a suonare la chitarra, Werner Uorner Mestrinaro il basso, Erwin Erbung Zanon le tastiere, Mauro Pix Dellasega la batteria e Raffaella Raffy Cordelli diede voce al microfono, la sala prove iniziò a vibrare a ritmo di puro rock. Il repertorio attuale conta circa cinquanta pezzi, che spaziano tra i maggiori successi di gruppi come Led Zeppelin, Extreme, Ac/Dc, Aerosmith, Creedence. Le indiscutibili doti tecniche dei musicisti, la grande aderenza al sound originale, la sincronia e l’affiatamento della band rendono i live uno spettacolo avvincente. La durezza dei suoni rock è addolcita e aggraziata dalla bella presenza della cantante Raffy, dotata di una voce versatile e potente, capace di interpretare in modo impeccabile e originale i maggiori successi della storia del rock. Per i Piglets fare musica significa innanzitutto coltivare un’enorme passione, ma anche soddisfare il desiderio di protagonismo e la fame di adrenalina.

 

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Tappo dopo tappo

Il tappo “solidale” è una realtà che vale cinque mila euro in un anno. Ecco il segreto. Si raccolgono i tappi di plastica e si sminuzzano. Il macinato ottenuto è venduto a un’azienda che produce cassette per la frutta mentre il ricavato va a un piccolo progetto umanitario. E così una semplice raccolta di tappi diventa una scuola per bambini della degradata periferia di Nairobi in Kenia. A ideare la trafila benefica è una associazione veronese, l’Avsi (www.avsi.org), un’organizzazione non governativa riconosciuta dal Ministero degli esteri e impegnata in oltre cento progetti di cooperazione in 37 paesi del mondo. La raccolta è partita nell’estate del 2010 e oggi coinvolge un centro commerciale, 20 scuole (tra cui l’istituto comprensivo di Predazzo e Tesero), 15 enti pubblici e trenta privati. Ogni anno vengono raccolti dieci tonnellate di tappi che fruttano circa cinque mila euro. Certo, non è molto, ma sono comunque risorse che nascono dal nulla. La domanda più ovvia è perché si raccolgono i tappi e non i contenitori di plastica. La risposta è semplice. Fare la raccolta differenziata di bottiglie e contenitori è una pratica più complicata che già i Comuni di Fassa e Fiemme hanno realizzato da tempo (non dimentichiamo che oggi la plastica rappresenta il 16% dei rifiuti solidi urbani). Conservare un tappo ha invece più significati. Prima di tutto si tratta di polietilene, una plastica ad alta riciclabilità facile da trasportare e da immagazzinare. Poi c’è una “pedagogia del tappo”, un modo scherzoso per indicare cosa mette in moto un gesto a prima vista così banale. Prima di tutto è un atto che va ripetuto nel tempo e serve a consolidare il principio che niente va buttato. Non solo. Conservare un tappo aiuta a ricordare continuamente le realtà povere del mondo. Infine si comprende che grandi traguardi si raggiungono con un impegno quotidiano. Non ha forse ragione il vecchio adagio che recita: «La goccia, piano piano, riempe il mare?». Per chi volesse partecipare all’iniziativa può consegnare il suo “tesoro” in tappi ad Anna Vida (telefono 3291543080) o a Mario Varesco (telefono 3481766954).

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Attenti al lupo

Tra i carnivori che vivono in Trentino vi è anche il lupo che è stato avvistato anche nelle nostre valli. Si ricorda ancora il rinvenimento di un lupo morto per cause naturali a Varena nel 2007. I lupi hanno una grande capacità di spostamento (anche di 900 chilometri) e di colonizzazione di un territorio. I lupi che vivono oggi in Trentino arrivano fondamentalmente dalla Slovenia e dal Centro Italia. C’è un branco che si è formato nel 2012 e che vive stabilmente nel Parco dei Monti Lessini, al confine tra Veneto e Trentino. Il maschio, dotato di radiocollare, era in arrivo dall’est europeo quando ha casualmente incontrato una lupa di ceppo italico e si sono riprodotti. É in circolazione anche un altro maschio, chiamato M24, che si ritiene risieda tra Val di Non e Val d’Ultimo aspettando una femmina di passaggio. Nella primavera 2014 è stato censito un terzo lupo in Val Rendena.

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