C’è un’antiquaria tutta pepe
sdr

Ha il profumo del legno dei nostri boschi, della vernice colorata e delle case di una volta la storia di Laura Pepe, antiquaria per lavoro ma soprattutto per passione. Originaria di Roma, appartiene alla terza generazione della famiglia Pepe, proprietari della bottega di via Margutta dal 1949, quando la zia di Laura avvia l’attività. Non servono domande a Laura perché subito si lascia travolgere dai ricordi e più che un’intervista la nostra diventa una conversazione intrigante.

“Sin da piccola ho amato profondamente il lavoro dei miei genitori – inizia Laura Pepe -.. Con loro ho viaggiato tanto; ricordo che io e mio fratello accompagnavamo mamma e papà nei loro viaggi d’affari. A Parigi e soprattutto a Londra. Restavo ore e ore in questi grandi magazzini pieni di mobili, quadri e tantissimi altri oggetti. Si osservava, si ricercava e poi si contrattava. Era questo il momento che preferivo. Mio padre era appassionato nella trattativa e io, anziché annoiarmi, come qualsiasi bambino avrebbe fatto, ero affascinata”. Sul volto di Laura, assorto nei ricordi, si legge non solo il grande amore per il suo lavoro, ma anche quello per i suoi genitori e l’immensa gratitudine per tutto ciò che le hanno trasmesso.

Dopo la laurea in architettura ed una tesi in arredamento, nello specifico sui mobili tirolesi dipinti, Laura decide di portare un po’ di Tirolo nella capitale. La sua grande amicizia per questa terra ed in particolare per Cavalese, luogo delle sue vacanze fin dall’infanzia, la spinge a creare un’offerta innovativa per tutti gli amanti del settore. “Mi hanno insegnato a scegliere con cura, ricercando le particolarità e gli oggetti di qualità. È così che ho portato a via Margutta sempre qualcosa di insolito e stravagante”.

Si rimane stregati dalle parole di questa donna ed è difficile interromperla con delle domande. Ma sembra quasi intuirle e ci racconta come mai ha deciso di aprire una bottega d’antiquariato in Val di Fiemme. “La crisi in questo settore si è fatta sentire in maniera decisa e questo assieme alla mia non più giovanissima età mi ha convinto a portare anche qui la mia passione. In più sono legatissima a Cavalese, un pezzo importante della mia storia è qui. Questa è una valle baciata dal Signore. Uscire di casa e vedere ogni giorno uno spettacolo del genere non ha prezzo”. Non serve nemmeno chiederle com’è stato passare da via Margutta, nota via romana ricca di gallerie d’arte e luogo prediletto di molti artisti da secoli a piazza Italia, a Cavalese. “Via Margutta è una strada di nicchia, una zona da ricercare e scoprire, centrale ma non assediata dai turisti e questo piccolo negozio che ho scelto qui un po’ ci assomiglia. Non è centrale, questo angolino di piazza è il posto giusto per una bottega da scoprire e cercare”.

Naturalmente la storica bottega di famiglia a Roma rimane ancora aperta. In fondo da Cavalese alla capitale il viaggio non è poi tanto lungo. E soprattutto in questo settore si lavora principalmente su appuntamento. Quello dell’antiquario è un lavoro di ricerca, gli acquirenti possono essere interessati ad un oggetto che vedono in galleria oppure possono richiedere qualcosa di specifico. E allora ci si rivolge a privati, case d’asta o commercianti. “Si viaggia, si legge – spiega Laura – e ci vuole una certa sensibilità nel riconoscere l’autenticità degli oggetti che si trattano”.

In questo straordinario flusso di coscienza Laura ci racconta del suo amore per i mobili tirolesi. “Il mio amore per i mobili nasce dalla loro storia. Nel mobile, nel suo legno è impregnata la storia delle famiglie che l’hanno vissuto. Se molti altri tipi di arte si sono lasciati intaccare da stili differenti, l’ambiente montano ha preservato l’arredamento tirolese da qualsiasi tipo di contaminazione. Ha conservato il profumo del focolare, le tante storie delle famiglie che in quell’armadio hanno riposto i propri vestiti o che in quella credenza tenevano il servizio di piatti. Questo non può essere modificato da nessuna nuova tendenza. Non c’è niente di più genuino. Nessuno schermo può coprire questo legame così autentico tra il mobile tirolese e il suo territorio”.

Non mancheranno le sorprese in questa galleria. La titolare infatti sta già pensando a qualche iniziativa, ispirandosi agli eventi di grande successo proposti a Roma, come ad esempio una mostra di copricapi delle tribù nomadi e seminomadi dell’Asia centrale e minore. “Amo portare un po’ di stravaganza e penso possa essere un buon modo per incuriosire i cavalesani e non solo. Tutti gli oggetti pregni di storie e vicende umane mi affascinano e l’obiettivo è quello di trasmettere questo interesse”.

Di certo Cavalese non soltanto ha acquisito un nuovo esercizio, ma anche una cittadina estremamente interessante e coinvolgente. L’invito che arriva direttamente da Laura è quello di andare a trovarla per scoprire il suo mondo, un mondo intriso di ricordi.

Sara Bonelli

 

 

 

Ti potrebbero interessare anche:

  • I nodi vengono al pettineI nodi vengono al pettine In queste ultime settimane stiamo assistendo, in Italia, a fatti mai visti prima : la […]
  • La mia tournée di bike trialLa mia tournée di bike trial Daniel Degiampietro di Forno di Moena era ancora un ragazzino quando ebbe l’occasione di […]
  • La pace, insiemeLa pace, insieme I giovani dell’orchestra “Pentagrammando la pace insieme” hanno iniziato il 2018 con due […]
  • 29 sfumature di Sushi29 sfumature di Sushi Se oggi parliamo di sushi in Val di Fiemme è grazie a Michele Monsorno, 35 anni, che con […]
  • Io, unica donna guida alpinaIo, unica donna guida alpina  È il simbolo della montagna al femminile. Marica Favè, ladina fassana, è l’unica guida […]

Lascia un commento