Cercasi maestro di fondo per miss Italia
sci nordico presentazione Marcialonga Milano

La sua scheda, preparata dall’organizzazione di Miss Italia prima della finale di Jesolo, recitava così: “Alice Rachele Arlanch ha 21 anni, è alta 1.78, ha gli occhi verdi e i capelli castani. Studia giurisprudenza e sogna di diventare avvocato per garantire l’uguaglianza sociale e la tutela dei diritti delle minoranze. Alice viene da una piccola frazione del Comune di Vallarsa, un paesino di sole 14 anime non lontano da Rovereto. Ha praticato nuoto per molti anni, fin da piccolissima, ora si dedica alla corsa e alla palestra per mantenersi in forma”.

Noi l’abbiamo incontrata al ristorante Savini di Milano in occasione della presentazione ufficiale della 45esima Marcialonga, di cui lei sarà testimonial. Una sorta di Soreghina di livello nazionale.

C’è ormai una lunga tradizione di miss trentine. Alle finali di Jesolo erano presenti ben tre ragazze provenienti dalla sola Rovereto. “Le ragazze di montagna hanno successo. La seconda classificata assoluta veniva da Feltre, non molto lontano da noi”.

Conosce bene le valli di Fiemme e di Fassa?

“Bene ma non benissimo. Ci sono venuta qualche volta da ragazzina in gita con la famiglia e gli amici. Capitava più d’estate per qualche escursione. Del resto, come tutti i trentini del fondovalle, è più facile per noi andare a Milano o a New York che venire a Canazei o a Bellamonte. E poi, anche a Vallarsa abbiamo montagne meravigliose”.

Riesce a portare con lei il suo Trentino quando è in giro per l’Italia?

“Certo. Mi sento una specie di testimonial del Trentino. Sono spesso a Roma, a Napoli e a Milano. Parlare della mia terra mi fa sentire a casa. Il resto dell’Italia si è fatto l’idea che il Trentino sia una specie di mondo a parte, una regione bellissima, pulita, ordinata e molto verde. E io non posso che confermare”.

Come hai cominciato a sciare?

“É successo a Folgaria. Il mio esordio fu traumatico. Non avevo idea della differenza tra una pista rossa e una blu e mi sono lasciata portare, fidandomi. Quando ho visto la pendenza della pista sotto di me (forse era la Fondo Piccolo, raggiungibile con la seggiovia dalla provinciale? ndr), mi sono bloccata, rifiutandomi con tutte le mie forze di scendere. Avrò avuto 5 o 6 anni. Ho dovuto attendere l’inverno seguente per prendere confidenza con la discesa, assieme a mio fratello, peraltro in mezzo a una bufera. Ora sono molto appassionata e posso dire di sciare più che discretamente. Non sono una campionessa, ma me la cavo bene. E come tutti i trentini, amo sciare quando c’è poca gente, il mattino di Capodanno, ad esempio, o durante la settimana o in bassa stagione”.

Le piace lo sci di fondo?

“È uno sport fantastico. Non l’ho mai provato, però mi piacerebbe, anche se sono consapevole di non avere molto fiato. I miei genitori sono appassionati di fondo. Spero di trovare il tempo per provarci quando, a fine gennaio, sarò nelle valli per la Marcialonga. Magari qualcuno proverà a darmi qualche lezione…”.

Molti, in Fiemme e Fassa, si sono già fatti un nodo al fazzoletto.

Enrico Maria Corno

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