Fare il Sindaco non piace più

Manca una settimana all’ora x. Salvo ballottaggi, tra pochi giorni conosceremo i nuovi Sindaci che amministreranno i paesi delle nostre Valli per i prossimi cinque anni. Sette di loro sapranno il loro destino subito dopo la prima tornata elettorale, poiché l’unico avversario che hanno davanti a se è il numero di coloro che andranno a votare, ovvero il fatto che vengano legittimati  della metà più dei loro concittadini. L’astensione è quindi il vero nemico, un nemico non di poco conto, considerato il livello di “disinteresse”  alle elezioni  per come si è palesata con sempre maggiore evidenza,  nel recente passato. Il caso più eclatante di questa mancanza di competizione elettorale, (ed in qualche modo il segno di un evidente deficit democratico) è certamente Predazzo, dove il Sindaco uscente Maria Bosin se la vedrà solo con se stessa. Il comune di Capriana con Sandro Pedot, Carano con Andrea Varesco, Panchià con il solo candidato Giuseppe Zorzi e Varena con Paride Gianmoena completano il quadro di Fiemme, ovvero i comuni  che hanno un solo pretendente alla fascia tricolore. In Fassa sono due i candidati a rischio  di non raggiungere il quorum, Ivo Bernard a Campitello di Fassa E Devi Brunel a Soraga. Ma è in verità una tendenza generalizzata questa diminuzione di candidature, a dimostrazione che fare il Sindaco oggi ha molto meno appeal di un tempo: troppo rogne e pochi soldi per risolvere le tante sfide che attendono risposte in questi tempi di crisi. Accanto a questo evidente segnale di disaffezione,  vi è un altro elemento che appare in tutta evidenza. Si notano infatti, molti giovani candidati, tante facce nuove. Se si dovesse trattare di una ritrovata voglia di partecipazione non potremmo che esserne felici, mentre se i ragazzi sono stati coinvolti per riempire le liste, quindi al solo scopo di fare numero, sarebbe un fatto davvero negativo.

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