Fotografare il mondo nascosto
Foto: ilmondonascosto

Tomaso Baldassarra è uno dei quattro membri del gruppo di fotografi naturalisti chiamato “Il mondo nascosto”. Da due anni collabora con altri tre fotografi, Daniele Dallabona, Silvio Luis Bejarano e Ivan Callovi, condividendo con loro una passione sfrenata per la natura e per la fotografia. Il loro principale intento è quello di fare didattica, rivolta soprattutto ai giovani: per questo hanno creato un sito internet “a misura di ragazzo” (ilmondonascosto.com) ricco di fotografie, approfondimenti e video, sia sugli animali sia sulla Val di Fiemme, in modo da documentare e mostrare a tutti la sua bellezza, anche quella più nascosta.

Come si deve procedere quando si vuole fotografare un animale in natura senza recargli disturbo?

“Il segreto per fare una bella foto è, prima di tutto, conoscere e rispettare l’animale che si vuole immortalare”, dice Tomaso. Sul sito ilmondonascosto.com si può consultare la sezione “comportamento e segni di presenza”. Scopriamo così che un bravo fotografo deve saper riconoscere le tracce sul terreno: l’animale lascia impronte, escrementi, in inverno mangia la corteccia degli alberi oppure scava la neve alla ricerca di cibo. “In alcuni casi ci aiutiamo anche con l’uso di foto-trappole, piccole videocamere che si attivano quando il loro sensore registra un movimento. In questo modo la macchina scatta e immortala il passaggio dell’animale. Una volta collocate, ad esempio legate ad un tronco, non disturbano in nessun modo gli animali”, spiega Baldassarra.

Dopo che ci si è informati sull’animale, sulle sue abitudini e sui luoghi da lui frequentati, si può allestire un capanno, cioè una struttura costruita nel bosco per rendere invisibili i fotografi che ci si nascondono dentro: “Ogni fotografo ha i suoi capanni, spesso condivisi con il resto del proprio gruppo. Solitamente, dovendoci mimetizzare, preferiamo andarci da soli o in due, anche perché non avrebbe senso fare in quattro la stessa foto”, commenta sorridendo. Per questo motivo il suo gruppo ha deciso di dividersi gli incarichi, in modo da riuscire a fotografare molti più animali e a fare un lavoro completo. Oltre ai capanni fissi, si usano spesso anche strutture mobili, piccole tende che si possono trasportare abbastanza facilmente. Sono molto utili per non farsi vedere ma sono un po’ scomode perché lo spazio in cui ci si può muovere è molto ristretto: se l’animale si sposta anche di poco può risultare difficoltoso fotografarlo.

Usate anche altri metodi per mimetizzarvi? Ho sentito che alcuni si cospargono di pipì di animale: lo fate anche voi?

“Usiamo vestiti mimetici, ma spesso non bastano per non farsi notare, così utilizziamo teli e capanni. Gli animali sono spaventati proprio dalla figura dell’uomo, non tanto dalle tonalità degli abiti: molti infatti non riescono nemmeno a distinguere tutti i colori”, spiega il fotografo. Per quanto riguarda vestiti non lavati o altri metodi particolari, Tomaso prende le distanze: “Alcuni si cospargono di pipì dell’animale per confondere il proprio odore, ma io non l’ho mai fatto”. Il fotografo, invece, raccomanda: “È importantissimo arrivare e andare via dal luogo prestabilito molto prima e molto dopo l’apparizione dell’animale. In questo modo abbiamo tutto il tempo di mimetizzarci al meglio e lui, se non ci nota, non subisce nessun tipo di stress”. Stress che non va sottovalutato: per esempio, la pernice bianca durante l’inverno, per far fronte alla scarsità di cibo, riduce al minimo la propria attività fisica. Se si spaventasse e fosse costretta a volare via più volte consecutivamente, il dispendio di energia potrebbe anche costarle la vita.

Avete scattato alcune fotografie che ritraggono da molto vicino anfibi, pesci, insetti e serpenti: come ci siete riusciti?

“Per quanto riguarda gli anfibi e i pesci usiamo spesso degli acquari – spiega Tomaso -. Uno dei nostri scopi è quello di fotografare gli animali nel loro habitat, in modo da mostrare a tutti dove vivono. Fotografare i pesci sott’acqua, però, non sarebbe semplice”. Per questo motivo utilizzano un acquario modificato in modo da ricreare perfettamente l’habitat naturale, riuscendo così a fare degli scatti incredibili. Per gli insetti, invece, serve un po’ più di fortuna: alcuni si trovano sempre, altri invece, come le farfalle, possono essere fotografati solo in un determinato lasso di tempo. Durante la notte riposano appoggiate agli steli d’erba e la mattina, appena sorge il sole, restano lì ferme per scaldarsi: quello è il momento perfetto per scattare. “I serpenti sono più pericolosi – continua Tomaso – ma sono anche la mia passione. Ormai ho imparato a conoscerli e non mi spaventano, anzi, credo siano davvero affascinanti. Peccato che siano così sottovalutati”. Il fotografo, insieme al suo gruppo, cerca proprio di valorizzare anche gli animali che solitamente vengono messi in secondo piano.

“Inoltre, vogliamo rendere le fotografie delle vere e proprie opere d’arte. Cercando di catturare anche l’ambiente e non solo l’animale, vogliamo rappresentare il meraviglioso mondo della natura e dimostrare come anche il più piccolo insetto possa diventare il soggetto di un quadro stupendo”, conclude Tomaso.

Il segreto per ottenere una bella foto, dunque, è avere sempre il massimo rispetto​ per l’animale, il suo stile di vita e l’ambiente che lo circonda: solo così si riuscirà a rendere lo scatto il più innocuo e naturale possibile.

Emily Molinari

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