Il fattore C

Ci capita sempre più spesso di sentir usare questo termine. Lo usano i media che, così facendo, cercano di evitare volgarità indicando la fortuna che spesso accompagna gesta un po’ sconsiderate. A volte noi lo usiamo per le persone che attirano su di sé la buona sorte. A volte ancora diventa un modo per sminuire le capacità di coloro che raggiungono importanti risultati senza averne, secondo noi, vero merito. Lo si utilizza nella politica ma anche nella vita comune. Ma, se anche noi ci fermiamo, anche solo un attimo a pensarci, ci rendiamo che lo abbiamo anche noi, eccome. Lo abbiamo come comunità, lo abbiamo grazie alla splendida natura che ci circonda, lo abbiamo anche a seguito delle protezioni che la nostra società ha creato decennio dopo decennio. Alcuni di questi “privilegi” sono il lascito dei nostri lungimiranti antenati, altri appartengono a fortunate circostanze. Senza entrare nel merito e quindi evitando accuratamente valutazioni politiche, possiamo certamente dire che viviamo in un luogo splendido e con ottimi servizi. Avremmo potuto nascere in luoghi molto meno ospitali e scarsi di opportunità. Se non vivessimo in un Eden non avremmo certamente un industria turistica, se pur acciaccata e se usciamo dalle nostre Valli ed andiamo verso il sud del nostro Paese, ci rendiamo conto di quanta fortuna abbiamo. Fortuna e merito, certo, che non è ne scontato sia per sempre e che dipende anche da noi e dalle nostre scelte quotidiane. Per quanto riguarda specificatamente il fattore C, non possiamo che ringraziare la buona sorte e augurarci di preservare il C, a lungo.

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