La cestovia della discordia
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Lo scorso 1 aprile, come di consueto all’inizio di primavera, ha riaperto la cestovia della Marmolada, lo storico impianto che collega il Fedaia al Pian dei Fiacconi a quota 2.600. Di questi tempi, la cestovia viene scelta da chi sale al rifugio per l’abbronzatura alpina, dagli scialpinisti che puntano alla vetta e risparmiano 600 metri di dislivello e dagli appassionati di sci alpino che si godono le piste non affollate e il freeride.

Tutto bene? Non proprio dato che la vetta più alta delle Dolomiti non riesce a trascorrere un giorno lontano dalle polemiche. Vecchie e nuove.

Le più recenti riguardano la proprietà e il futuro dell’impianto, di per sé virtualmente inefficiente da un punto di vista economico dato che la sua attività si limita a un mese di primavera e a poche settimane d’estate. La famiglia Graffer che aveva realizzato la cestovia nel 1974, poche settimane fa ha ceduto la medesima alla cordata dei quattro fratelli gardenesi Mahlknecht che fanno sapere di non voler concedere interviste in questo momento e che si riservano di spendere tutto il 2017 a ripianare vecchie pendenze legali e amministrative legate all’impianto. Impianto che, peraltro, era stato promesso – con tanto di accettazione della caparra – a un imprenditore fassano che si è visto scippato del business e ha intentato causa. Il futuro e il giudice ci diranno se la manovra gardenese era legale (così come accade con la compravendita di immobili, restituendo al defraudato il doppio della caparra stessa) o meno.

Tutto ciò, però, non basta a placare la montagna della discordia. Che farsene dell’impianto? Intanto il medesimo deve rimanere aperto per non perdere la concessione e poi? C’è un progetto turistico condiviso dietro alle decisioni? Dubitiamo che i Mahlknecht abbiano investito al buio. Si vuole ampliare l’area sciabile e moltiplicare le attività della zona? E il Trentino cosa ne pensa? Se le istituzioni provinciali vorrebbero allungare l’impianto fino a Sass Bianchet, fermandosi prima della cresta, molti fassani vorrebbero arrivare direttamente a Punta Rocca, dove già arriva il terzo tratto della funivia che sale da Malga Ciapela ma pare sarebbe possibile solo al costo di un vero abuso della vetta.

Gli ecologisti si sono ovviamente fatti sentire con un campeggio in quota e l’esposizione di striscioni. L’occasione era troppo ghiotta perché non alzassero la voce anche i veneti che rivendicano un accordo firmato nel 2002 con Trento (ma forse doveva esserci anche Bolzano) per l’utilizzo incondizionato di una parte del ghiacciaio. Accordo (pare) però mai ratificato. Accordo di cui manca una copia negli archivi del Comune di Canazei che invece si rifà al patto concordato dal Presidente Pertini che nel 1982 metteva tutta la cresta all’interno dei nostri confini.

Guido Trevisan, proprietario e gestore da oltre 15 anni del Rifugio Pian dei Fiacconi, laureato in ingegneria dell’ambiente e del territorio (sarà stato ascoltato e coinvolto nelle scelte?), attende che qualcosa si muova all’ombra della Marmolada.

Enrico Maria Corno

 

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