La Red Passion di Marco Vinante

Capelli riccioli e sguardo magnetico, fisico scultoreo e sorriso contagioso. Il volto di Marco Vinante, 27enne di Tesero, in questo periodo appare molto spesso in tv. Lo vediamo appoggiato a un fantasioso albero nella nuova campagna pubblicitaria “Creation” di Campari girata da Paolo Sorrentino. Il film rispecchia lo stile del regista premio Oscar e ruota intorno alla Red Passion, tema da sempre legato al marchio. Il regista gioca tra realtà e immaginazione, tra desiderio e sogno, per raccontare la nascita della passione nel mondo. Lo spot si apre con due storie parallele: in un misterioso bar le sapienti mani di un barman creano un Campari Americano, mentre nel suo atelier un artista crea una figura femminile che si anima diventando la prima donna sulla Terra. Subito dopo, la donna incontra per la prima volta un giovane uomo in un luogo senza tempo. Quest’uomo è Marco Vinante.

Come è iniziata la sua avventura di modello?

“Ero all’aeroporto di Parigi, di ritorno dal Venezuela, dove avevo fatto un periodo di allenamento col windsurf, una talent scout di New York mi ha fermato per chiedermi se facessi il modello. Mi voleva assieme a mio fratello Fabio per la sua agenzia di New York. Avevo 19 anni e andavo ancora a scuola. Non c’era possibilità”. Ma è stato tentato di accettare?

“Mi sono fatto delle domande, credo venga spontaneo, ma in quel momento ho abbandonato l’idea”.

Quando ha cambiato idea?

“Nel 2016 avevo partecipato a tutte le gare della coppa del mondo di windsurf in Sud Africa per allenarmi. Volevo stare giù un periodo lungo, e quindi trovare un lavoro e mantenermi. Mentre aspettavo la conferma di un lavoro in un ristorante, una mia amica mi ha suggerito di provare in un’agenzia di moda. All’inizio si sono messi a ridere in agenzia, dopo alcuni giorni mi hanno richiamato. Così ho partecipato a diversi casting a Città del Capo, una metropoli totalmente sconosciuta per me, dove, fra le varie difficoltà di spostamento, ho affrontato la guida a destra in auto…”.

Come è arrivato a Milano?

“L’ultimo giorno che ero a Cape Town ho fatto un provino per Elite model management, un’importante agenzia con sedi in quasi tutto il mondo. Ho avuto la grande fortuna di essere stato confermato per le sedi di Milano e Parigi. Così, in aprile sono tornato, e ho iniziato a lavorare nella sede di Elite di Milano. Mi ritengo molto fortunato ad essere in questa agenzia. Ho un ottimo rapporto umano con loro, oltre che lavorativo”.

Cosa ama e cosa detesta del pianeta moda?

“Mi piace avere il tempo da dedicare al windsurf che resta e rimarrà la mia prima passione, sport che mi aiuta a mantenere quell’equilibrio fondamentale per affrontare al meglio e con entusiasmo sia le giornate di lavoro sia la mia vita in generale. Quello che detesto? Non lo so, diciamo che soffro solo quando non posso fare windsurf”.

Con quali case di moda ha lavorato?

“Dolce & Gabbana, Etro, Moncler, Frankie Morello, Voile Blanche e altri”.

Come è stato lavorare allo spot Campari con un regista del calibro di Sorrentino?

“Lavorare con Sorrentino è stata senza dubbio un’esperienza indimenticabile. Il fatto di essere arrivato in tv, è un aspetto del tutto marginale rispetto al privilegio di aver lavorato con una persona come lui, un premio oscar. Sono molto grato per questo, mi ha regalato motivazione e ispirazione”.

Cosa pensa di Sorrentino?

“Penso sia una persona molto intelligente, anzi, un genio. Lavora con passione e dà fiducia a chi lavora con lui”.

Che effetto le fa vedersi in televisione?

“La prima volta mi sono messo a ridere. All’inizio, è un impatto molto forte. Particolare. Dopo, nel tempo, non ci fai più tanto caso”.

Lavorare per la Campari e con Sorrentino le sta offrendo nuove possibilità?

“Non so, non lo escludo. È difficile fare previsioni”.

Dopo l’esperienza con Sorrentino ha pensato al mondo del cinema?

“Sarebbe motivante, non lo escludo, ma sempre con la leggerezza che ho avuto fino adesso”.

Come reagiscono i suoi concittadini di Tesero quando la incontrano?

“Ho ricevuto numerosi messaggi e chiamate, per lo più positivi e gratificanti. Ma io continuo a pensare che non ho fatto niente di che”.

C’è stato chi per invidia le ha voltato le spalle?

“Sì, a manetta (ride ndr). Ma è normale”.

Cosa vede nel suo futuro?

“Mi faccio anch’io questa domanda ogni tanto. Chi lo sa? Spero di riuscire a mantenere la mia percezione di libertà. Che è un po’ nel mio stile di vita, non sarei partito per il Sudafrica senza neanche un contratto di lavoro in mano se non fosse così”.

Il windsurf adesso che posto ha?

“Probabilmente a gennaio tornerò a Cape Town per allenarmi. Sono intenzionato a portare avanti la mia passione per questo sport e continuare a fare le gare. Purtroppo, il windsurf non è uno sport che mi permette di mantenermi”.

Riesce a conciliare windsurf e moda? Ci sono vincoli con l’agenzia?

“No, c’è un accordo sull’agenda, va da sé che se capita un lavoro cerco di regolarmi e di essere presente nonostante le gare. Un aneddoto singolare è avvenuto la scorsa primavera. Avevo confermato all’agenzia un buon lavoro, poi mi faccio male al piede in acqua. Subito non avevo capito la gravità, non riuscivo più a mettere giù il piede. Non ho disdetto il servizio e così l’ho fatto comunque. Il problema, oltre al fatto di essere in stampelle, era che il mio piede era talmente gonfio che hanno dovuto tagliare il mocassino che dovevo calzare con la forbice e l’ho infilato come fosse una ciabatta”.

Ha lavori grossi in programma?

“No, però, se mi chiama domani… potrei dirle di sì. Questo per dire che è davvero un’incognita questo lavoro. Non è che adesso con lo spot mi si sono aperte tutte le porte. E a dirla tutta non mi sento neanche così famoso da rispondere a un’intervista, non ho fatto niente di speciale”.

E io, quando saluto Marco, penso che da un’intervista si può portare via anche un insegnamento: forse la chiave è proprio lasciare fluire le cose, senza rincorrerle.

Silvia Vinante

 

 

 

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