Che lavoro faccio? La musicista

Sara Molinari è un giovane talento della Val di Fiemme. Non ha ancora compiuto i 26 anni e si è già affermata come concertista. Ormai ha sviluppato una notevole esperienza cameristica soprattutto rivolta al quartetto d’archi, studiando con nomi del calibro di Andrea Repetto (Quartetto di Torino), Antonello Farulli o Andrea Nannoni e frequentando masterclass con ensemble come il Quartetto di Cremona o il Quartetto Belcea.

Ha suonato nell’Orchestra Giovanile Italiana, sotto la direzione di Jeffrey Tate, Enrico Dindo, Giampaolo Pretto e Nicola Paskowsky. Ha collaborato con l’Orchestra del Teatro Regio di Torino, l’Orchestra Haydn di Trento e Bolzano, la Streicherakademie Bozen, l’Orchestra Filarmonica di Torino, l’Orchestra Sinfonica di Sanremo, l’Orchestra del Teatro Olimpico di Vicenza, Conductus Ensemble.

In un certo senso lei è un “figlia d’arte”. Suo padre, Marco Molinari, non è solo un ottimo medico dell’Ospedale di Cavalese, giusto?

“La musica è sempre stata parte di me e della mia famiglia. I miei bisnonni suonavano nelle bande locali, uno di loro componeva musica, insegnava mandolino e violino, strumento che suonava anche mio nonno. Mio zio Paolo è musicista professionista, è jazzista e insegnante di tromba. Papà da ragazzo suonava il corno e l’harmonium, mamma la chitarra. I miei genitori hanno trasmesso questa passione a tutta la famiglia. I miei fratelli e io abbiamo cominciato gli studi musicali alla Scuola di Musica Il Pentagramma di Tesero e li abbiamo proseguiti al Conservatorio di Bolzano. Tra violino, flauto traverso, due trombe e un violoncello a casa c’è sempre qualcuno che suona”!

Quando e come ha capito che suonare era più di una passione?

“Ho iniziato lo studio della musica all’età di sei anni con i corsi di avviamento e di coro, ad otto con il violino (ero indecisa tra violino e arpa!). Alla fine della terza media il mio insegnante Ezio Vinante mi suggerì di tentare l’ammissione in Conservatorio; l’esame andò bene e dopo un lungo percorso di studi, parallelo a quello del liceo, conseguii prima il diploma e in seguito la laurea di biennio solistico cameristico di perfezionamento. Non saprei identificare un momento o un evento preciso che mi ha portato a scegliere di intraprendere questa strada professionalmente; direi più che è stata una felice combinazione di esperienze ed incontri, unite a buoni risultati personali”.

Com’è la vita di una musicista?

“La vita di un musicista è fatta di grandi sacrifici: moltissime ore di studio, cadute, paura di non farcela… È un continuo alternarsi di soddisfazioni e frustrazioni. Il violino, e più in generale lo studio della musica, richiede molto impegno, dedizione, costanza e amore, ma tutto viene ripagato. Suonando ho avuto la fortuna di viaggiare parecchio, di vedere posti bellissimi e di conoscere persone che condividono la mia stessa passione e che mi hanno arricchita molto. Purtroppo, dopo moltissimi anni di danza classica, che ho dovuto abbandonare per l’impegno degli studi musicali e scolastici, sono molto meno costante con lo sport. Mi piace molto leggere, guardare film e serie tv, passeggiare, uscire con gli amici, cucinare dolci, ascoltare musica (non solo classica…) e fare shopping”.

Cosa sente mentre suona il suo violino?

“Suonare ti mette a nudo ed in contatto con te stesso; di fronte al pubblico. In condizioni ogni volta diverse, si può realizzare una vera e propria magia. Come musicista, quando suono, cerco di scacciare dalla mente ansie e pensieri vari e di lasciarmi andare alla musica. Può sembrare ovvio ma non è affatto semplice e non sempre ci si riesce. Non dobbiamo mai dimenticarci il fine ultimo, nonostante tutte le difficoltà tecniche che presenta lo strumento: il nome stesso indica che serve a veicolare qualcosa. Anche se colco i palcoscenici ormai da anni, è sempre una cosa nuova ed emozionante”.

Qual è il suo concerto più recente? E a cosa sta lavorando?

“Ho vissuto un mese di lavoro molto intenso al Teatro Regio di Torino, ho avuto la fortuna di eseguire musica bellissima: il Tristano e Isotta di Wagner e la nona sinfonia di Mahler. È stato molto impegnativo, ma ne sono uscita soddisfatta: è un Teatro di grande prestigio e sono stata felicissima di poterci lavorare. Inoltre la città è meravigliosa e sono stata accolta molto bene dai colleghi, cosa non scontata. Oltre a questo, collaboro spesso con l’Orchestra Filarmonica di Torino e diverse formazioni regionali, soprattutto in Alto Adige. Mi piace molto suonare in orchestra, anche se amo di più è la musica da camera, soprattutto il quartetto d’archi”.

Quali sono i progetti per il futuro?

“Nel mio futuro vorrei riuscire a conciliare l’attività concertistica con l’insegnamento, un interesse – per non dire una passione – che si è intensificato negli ultimi anni: nel mio percorso di musicista ho avuto la fortuna di incontrare persone ed insegnanti meravigliosi che mi hanno trasmesso i grandi valori della Musica e dell’Arte e mi hanno reso la persona che sono: la musica insegna moltissimo anche a livello umano. Sento che vorrei restituire io stessa questo grande regalo anche attraverso l’insegnamento. Nel breve periodo, provare qualche audizione in orchestra e continuare a studiare e perfezionarmi. Fra poco sosterrò l’esame finale del corso di perfezionamento alla Scuola di Musica di Fiesole”.

Ha sicuramente un desiderio speciale, vuole raccontarcelo?

“Desidererei innanzitutto più investimento nell’arte: è triste leggere, sempre più spesso, di Teatri e orchestre che chiudono e di giovani costretti a lasciare il proprio Paese per fare ciò che amano. Inoltre, mi piacerebbe che la figura del musicista fosse presa più in considerazione. Ad esempio, quando dico co sono musicista spesso mi chiedono: ma qual è il tuo lavoro? Si potrebbe partire da una cosa semplice come l’insegnamento della musica nelle scuole superiori: mi piacerebbe si pensasse alla musica classica non come qualcosa di elitario, noioso o da temere, ma come un bene di tutti, da conoscere e amare”.

Una “cosuccia” da nulla! Non posso che essere d’accordo con Sara. Per chiunque svolga un lavoro artistico quella domanda è fra le più sgradevoli. È quasi offensiva e, purtroppo, molto frequente.

Enzo Portolano

 

 

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