Le dighe “ sporcano” l’Avisio

 

Il pericolo maggiore per la fauna dei nostri torrenti è costituito dall’inquinamento e dalla periodica pulizia dell’invaso artificiale del lago di Pezzè tra Soraga e Moena e quello di Stramentizzo. Con la realizzazione dei depuratori e la crescita di una maggiore sensibilità ambientale la qualità delle acque dell’Avisio è decisamente migliorata. Paradossalmente l’Avisio è più in salute in Valle di Fiemme che in Fassa. Le analisi condotte dagli organi provinciali infatti classificano le acque tra Predazzo e Stramentizzo di prima – seconda classe mentre al punto di rilevamento di Soraga la qualità scende la terzo livello. La spiegazione sta nella forte pressione antropica presente in Valle di Fassa nei periodi di forte afflusso turistico. È proprio in estate e in inverno che i depuratori non riescono a far fronte al loro compito e la qualità delle acque decade. Ogni tre anni poi si aprono le paratie della diga di Pezzè e l’acqua trascina, nel tratto a valle del torrente Avisio, i sedimenti raccolti nel lago. Un tempo lo svaso veniva eseguito senza troppe attenzioni. Per migliorare la pulizia del bacino si utilizzavano anche le ruspe. Le acque torbide e povere di ossigeno uccidevano molte forme di vita e il letto dell’Avisio, specialmente il tratto più vicino alla diga, subiva pesanti danni. Con l’introduzione di un disciplinare più stringente le procedure si sono fatte più attente. Sensori di torbidità sono installati a Soraga (ingresso dell’Avisio nel bacino artificiale) Moena, Predazzo e Tesero. Le acque sono campionate ogni ora per valutare la quantità di ossigeno disciolto e viene misurata la portata. In base a queste variabili viene regolata l’apertura delle paratie in maniera che l’impatto sul torrente sia ridotto. Viene inoltre riconosciuto un danno quantificato in cinque mila euro annui che va all’associazione pescatori. Per ora non si sono trovate alternative percorribili alla procedura dello svaso che se risolve (in parte) i problemi del bacino di Pezzè, aggrava quelli di Stramentizzo: un rompicapo per tecnici e politici la cui soluzione è rimandata di anno in anno . Ormai il bacino di Stramentizzo si è ridotto del 50% della sua originaria capacità e il processo continua inesorabile. Ci sono alcune soluzioni proposte, come quella di creare un “limodotto” in grado di pompare le particelle più fini dal lago al sottostante paesino di Piazza, frazione di Valfloriana. L’impresa libererebbe il fondale da un pesante incomodo, trasformando in terreno fertile dove sviluppare l’agricoltura. Prima di questa destinazione è necessario sapere, tramite analisi, i contenuti dei limi per evitare forme di inquinamento del suolo. Una seconda possibilità è rappresentata da quelle brutte ferite inferte alle montagne della bassa Val di Cembra dove si è estratto porfido in maniera selvaggia. Il limo potrebbe servire per un’operazione di “plastica ambientale” destinata a rimodellare gli squarci provocati nella montagna.

 

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