Le tre vite di un anticonformista

Molti conoscono un solo volto di Luca Mich, quella del 33enne di Tesero che dopo due lauree in economia e marketing e in direzione aziendale, ha lavorato alla Panini Spa di Modena per poi diventare responsabile marketing e comunicazione dell’azienda La Sportiva Spa di Ziano, nota nel mondo per la sua produzione di scarpe e abbigliamento tecnico outdoor. Gli sportivi conoscono anche la sua seconda vita, quella di co-fondatore e presidente della Ads Val di Fiemme Basket, l’associazione che promuove e diffonde la pallacanestro nelle Valli di Fiemme e Fassa. La sua terza vita è nota solo ai suoi lettori e agli amici più intimi. Infatti, con lo pseudonimo “Luke” firma avvincenti storyteller. Già, Luca Mich è anche un blogger di viaggi in terra americana, oltreché di basket, musica black e culture metropolitane.

Cosa scrive quando diventa Luke?

“Il mio amore segreto è la scrittura. Ho una particolare predisposizione a raccontare e a sceneggiare storie. Racconto i miei viaggi. Sono recensore di musica black e scrivo per riviste on-line indipendenti. Inoltre, ho una smisurata passione per i fumetti”.

Come vive questa scissione interna?

“Mi divido tra appassionato comunicatore e marketer per un’azienda che innova, e fra altre numerose passioni. Per fortuna, sono tutte legate da filo comune della cultura underground, quella che viene dal basso ed intreccia musica nera, basket e letture del sottobosco. Amo tutto quello che gira fuori dai radar del mainstream, ed è quindi lontano dalle tendenze dominati e dalle opinioni comuni. La contaminazione, con stimoli esterni, è per me fondamentale anche per portare idee nuove e fresche nei nostri paesi”.

Nelle Valli ha “fatto canestro” creando un vivaio di giovani talenti del basket. “Ho fondato la Asd Val di Fiemme Basket assieme all’amico Federico Zazzeroni. Il basket è un collettore di storie e sport, con una vocazione fortemente sociale e integrante, perché è legato alla cultura di strada. Portarlo nelle Valli è una missione che, con Federico ed altri amici, quali Giuseppe Stilo, Marco Tomaselli, Norberto Gusman, abbiamo intrapreso nel 2010 e che portiamo avanti con entusiasmo in pieno spirito di volontariato. Ci muove quella passione che fa stare alzati la notte per cercare risorse per la società o per compilare richieste di sistemazione dei campi, noleggio dei pullmini e assicurazioni per i nostri 90 ragazzi iscritti. Sì, perché Val di Fiemme Basket oggi è una realtà che conta su un settore giovanile molto florido: sia minibasket (6-10 anni) per bambini e bambine, sia under 14 e under 16. Inoltre, c’è una squadra di promozione che assembla tante persone diverse: dal trentenne trasferitosi qui per lavorare (abbiamo diversi medici dell’ospedale di Cavalese che giocano con noi), agli under 18 che proseguono con noi dal settore giovanile”.

Come è nata la passione per questo sport legato alla cultura di strada?

“Era il 1995 e iniziavano a girare in Italia le prime figurine che ritraevano questi giganti, spesso di colore, che giocavano in modo ‘musicale’, con uno stile unico e creativo. Questo sport mi era nuovo e sconosciuto. Da lì un amore sconfinato che mi ha portato a organizzare le prime squadrette a scuola, i primi tornei e poi i viaggi oltre-oceano per vedere le partite dell’NBA. Per i miei studi ho scelto l’Università di Bologna, visto che è la patria della pallacanestro. È stato folgorante il mio soggiorno di un mese ad Harlem (New York City), nel cuore della pallacanestro afro-americana. Giocando sui leggendari campetti della Grande Mela ho capito la loro cultura, i loro gesti e il loro modo di interpretare questo sport che avevo scoperto attraverso immagini statiche qualche anno prima. Li osservavo con gli occhi di un bambino affamato di novità e diversità”.

Quale messaggio porta nelle valli attraverso la pallacanestro?

“L’integrazione sociale. Il gioco deve essere un modo per conoscere persone, capirle e farsi stimolare da loro, attraverso un passaggio, un taglio a canestro, un tiro ben preso grazie all’azione del compagno per farci avere la palla. Questa è la pallacanestro. Su quel rettangolo di cemento, asfalto o parquet, siamo tutti uguali e in grado di esprimere noi stessi e i nostri sogni, con la nostra creatività e lo stimolo dei compagni. Di conseguenza, e credo di parlare anche a nome dei nostri preziosi allenatori Fiorella Cenati e Davide Laganà, le soddisfazioni più grandi derivano dal vedere questi ragazzi accettare persone provenienti da altre nazioni e appartenenti ad altre etnie, senza fare differenza di pelle, razza o sesso. È entusiasmante vederli semplicemente giocare insieme, senza neanche guardare al risultato sul tabellone. Sentire parlare di basket i bambini di 7 anni, vederli trascinare con entusiasmo la famiglia a Trento a vedere la Dolomiti Energia giocare in serie A, sentirli pronunciare il nome di Michael Jordan, anche se non l’hanno mai visto giocare… Tutto questo mi fa venire brividi di emozione”.

Quale futuro immagina per questo progetto?

“Il sogno è che tutto questo possa continuare un giorno, anche senza di me e i ragazzi che hanno dato vita al movimento, affinché questa Asd possa avere lunga vita. Spero che il basket lungo l’Avisio possa essere considerato al pari di altri sport invernali e di squadra, come una valida alternativa, anche compatibile visto la propedeuticità dei suoi movimenti, a sport quali hockey, sci e corsa”.

Non è un sogno impossibile quello di Luca Mich, visto che già dagli ‘esordi’ conta su 90 tesserati. “Nothing is impossible – conclude l’energico presidente – lo insegnano sulle strade americane, lo diciamo noi a Val di Fiemme Basket, al grido di Fuoco e Fiemme”.

Non ci resta che seguire questo team a bordo campo, in trasferta e su Facebook (valdifiemmebasketeam), perché quello che ci propone è una preziosa apertura sociale.

Dante Alzamonti

 

 

 

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