L’elicottero tarda, ore di paura

“Ci assicurano che in caso di emergenza possiamo fare affidamento sull’elicottero, ma come facciamo a stare tranquilli quando l’elicottero può essere impegnato altrove o impossibilitato a volare a causa delle condizioni meteo avverse?” A chiederselo in questo momento sono tutti i residenti di Fiemme e Fassa. Ad alcuni è toccato viverlo in prima persona.

“Mio papà era ricoverato a Cavalese per gravi problemi di salute: nel giro di poche settimane ha avuto due serie emorragie che hanno reso necessario un doppio trasferimento in elicottero a Trento “, racconta M. D. di Cavalese. “La prima volta, la più grave, il mezzo è arrivato in pochi minuti, mentre la seconda volta ci ha messo più di un’ora e mezzo. Fortunatamente, l’emorragia è stata tenuta sotto controllo dalla primaria, presente in reparto nonostante fosse sabato”.

Perché l’elicottero ci ha messo tanto ad arrivare? “Era impegnato per un’urgenza ostetrica ad Arco, dove hanno chiuso il punto nascita, proprio come a Cavalese”, spiega M. D.

Ecco allora che si torna al nocciolo della questione: “Si tolgono servizi alle periferie, affidandosi all’elicottero che però non riesce a intervenire tempestivamente perché le urgenze da gestire diventano troppe”.

Lo sa bene Livio Caviola di Castello di Fiemme che, in una piovosa mattina di inizio novembre, ha dovuto aspettare l’arrivo dell’elicottero per oltre tre ore: “Mi sono rivolto al pronto soccorso dell’ospedale di Cavalese perché avevo il battito del cuore rallentato, una condizione chiamata bradicardia – racconta -. Mi hanno subito comunicato che avrei dovuto essere trasferito d’urgenza a Rovereto, visto che a Trento non c’era posto, per l’impianto di un pacemaker”. L’attesa si è però protratta per ore: “Il tempo era brutto e l’elicottero era impegnato altrove”, ricorda la moglie Luisa. “In pronto soccorso mio marito è stato seguito in modo ottimale. Gli è stato messo un pacemaker provvisorio, ma si percepiva la preoccupazione del personale sanitario per il ritardo dell’elicottero, arrivato tre ore e mezzo dopo l’accesso al pronto soccorso. Lui era tranquillo, ma per me l’attesa è stata infinita: il tempo sembrava non passare più”.

Fortunatamente non ci sono state conseguenze: Livio è arrivato in tempo a Rovereto e ora sta bene. “Non pretendiamo che a Cavalese ci sia il reparto di cardiochirurgia: sappiamo che in questi casi il trasferimento in un ospedale più grande è necessario, però, chiediamo garanzie e sicurezze. Non ci stiamo a vedere smantellare giorno dopo giorno il nostro ospedale”.

Monica Gabrielli

Ti potrebbero interessare anche:

Lascia un commento