L'erba del coniglio in busta
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Mai visti quegli spot televisivi trasmessi sui canali nazionali che raccontano di cibi gourmet per cani e gatti a base di risi raffinati, salmone dell’Alaska, verdurine bio e quant’altro?

Indipendentemente dal fatto che i nostri gatti montanari sono molto spesso (non sempre) abituati alla vita all’aria aperta, mai chiusi in appartamento, e quindi anche a un’alimentazione più “rustica” e probabilmente sana, questo è un business. Un business enorme, che le multinazionali hanno già monopolizzato imponendo le loro regole di mercato.

C’è però una nicchia della nicchia – quella dei conigli, da allevametno piuttosto che da compagnia (ebbene sì, sono tanti i metropolitani che affidano il loro affetto ai conigli), che invece è terreno fertile per un fiemmese doc.

Il settore del food – nel senso più ampio del termine – non è solo ambito dei produttori di pasta, formaggi e birre della valle ma anche di chi commercia in fieno per conigli.

È il caso di Ivo Mich che ha un’azienda agricola a Predazzo con un discreto numero di capi di bestiame. La sua impresa è diventata in breve tempo molto conosciuta nell’ambiente per essere in grado di produrne e commercializzarne una qualità molto alta.

Dietro a quello che sembra il classico “Uovo di Colombo”, in reatà c’è una serie di unicità che rendono il prodotto di Ivo Mich vincente: “Tanti anni fa ci siamo accorti che il fieno che mettevamo nella gabbia dei conigli, con la funzione di semplice lettiera, diventava inevitabilmente il loro mangime preferito”, ci racconta il titolare dell’idea.

“In natura oggi troviamo le lepri a un’altitudine tra i 1.400 e i 2.000 metri di quota, non solo perché il fondovalle è eccessivamente antropizzato, ma soprattutto perché in alta montagna si trova il loro nutrimento ideale. Noi abbiamo da queste parti un prato da pascolo a quelle altezze che ci dà un fieno corto e dallo stelo piccolo, molto ricco, con numerose varietà di erbe diverse e altrettanti fiori”.

Del resto, ai conigli piace mordicchiare e rosicchiare un po’.

È vero che il foraggio in bassa valle è molto cambiato negli ultimi vent’anni. È vero che le bestie sono in grado di mangiare qualsiasi cosa e che, di fronte alla necessità, riescono ad adattarsi… ma è altrettanto vero che da sempre si tende a nutrire i conigli con carote, mele pressate e quant’altro, ma – messi di fronte a una scelta – i conigli preferiscono cibarsi di semplice erba. Basta che sia l’erba giusta. Diversi clienti ci hanno chiamato affermando che i loro animali, dopo aver assaggiato il nostro fieno, non tornavano più indietro e preferivano rimanere a digiuno piuttosto che ingerire altro”.

Quando Ivo ha cominciato a raccogliere il fieno, vent’anni fa, con un macchinario artigianale, non si sarebbe mai aspettato questo genere di risultati: “Oggi rifornisco tutto il Nord Italia, da Milano fino a Ferrara. Lavoro con i grossisti, ovviamente, e molto meno al dettaglio. Capita che ci siano dei turisti che arrivano qui in Val di Fiemme, scoprano il prodotto e poi se lo facciano spedire a casa. I grossisti poi a loro volta presentano il prodotto alle fiere e finisce che mi chiamino anche da Roma, Napoli e perfino dall’estero per averlo”.

Una volta lavorato il contenuto, Ivo Mich deve impacchettarlo: “Facciamo confezioni da un litro di fieno che corrisponde pressapoco a 1 kg di peso. Facciamo tutto a mano, con una pressa speciale. Non ho bisogno di una macchina professionale, che peraltro mi è stata più volte proposta. Del resto, ho solo un piccolo appezzamento che è in grado di produrre 200 quintali di fieno all’anno, molte delle quali vanno evidentemente al mio bestiame da carne. Il mio è un terreno magro, ideale per questa destinazione d’uso. Il fieno che avanza viene riservato alla vendita per i conigli e con questo arrotondo i guadagni e diversifico le voci di entrata”.

Quando diversi anni fa l’azienda di Mich rimase senza più fieno, provò ad acquistarne da amici e concorrenti, ma gli animali a cui era destinato si accorsero immediatamente della differenza. “Non c’è alcun segreto, è la nostra combinazione molto particolare che fa la differenza. Aiutare la crescita, anche con concimi naturali come il letame, sarebbe dannoso per l’ambiente e per la crescita delle erbe. Basta falciare il campo nel momento giusto – diciamo tra la fine di luglio e i primi di settembre (con i macchinari autocaricanti riusciamo a finire anche il 25 agosto), ed essere fortunati. Perché a volte basta un’ora di pioggia nel momento sbagliato e si rovina tutto il raccolto”.

Enrico Maria Corno

 

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