I lupi non crescono all’infinito

C’è una regola che ci permette di stimare la presenza del lupo in futuro. In ambiente alpino si stima che possa formarsi un branco ogni 150-200 chilometri quadrati di territorio. Le Valli di Fiemme e Fassa si sviluppano su circa 730 km2 (415 km² la Val di Fiemme e 315 kmla Val di Fassa). Considerando il territorio abitato, si può stimare che la popolazione del lupo potrebbe crescere nei prossimi anni fino a formare 3-5 branchi. Ogni branco è composto mediamente da 4 o 5 lupi. Subito dopo una cucciolata il numero può essere più alto, ma in seguito alcuni giovani lupi muoiono ed altri si allontanano.

Questa stima, però, non convince Ivo Mich, presidente della società Malghe e Pascoli di Predazzo: “Secondo me è difficile fare una previsione utilizzando stime che vanno bene altrove, perché nelle nostri valli c’è una tale abbondanza di possibili prede, fra animali d’allevamento e animali selvatici, che i lupi giovani potrebbero decidere di non allontanarsi molto dal branco”.

Al momento sono presenti un branco in Val di Fassa e un singolo esemplare è segnalato di tanto in tanto in Val di Fiemme. Ma la situazione è molto dinamica e il numero è probabilmente destinato ad aumentare.

Fiemme e Fassa, specializzate nell’accoglienza turistica, involontariamente offrono il massimo comfort anche a questi predatori, vista la grande presenza di animali di allevamento e di animali selvatici.

Il Val di Fiemme sono alpeggiate 736 le mucche da latte, 1.568 capi di bestiame giovane e 186 equini. Inoltre, 300 capre da latte sono alpeggiate a Malga Agnelezza e 6.368 capi ovicaprini sono distribuiti su 5 malghe, oltre che sul Lagorai e sul Latemar senza una malga di riferimento.

Gli alpeggi della Val di Fassa sono frequentati da 446 mucche da latte. Qui sono presenti in totale 1.760 capi di bestiame giovane, 245 cavalli e 1.094 capi ovicaprini.

Nelle valli quest’anno sono stati uccisi dal lupo 39 capi, di cui 6 bovini, 32 ovicaprini e un cavallo. Fra i suoi numerosi attacchi il lupo ha disperso 101 capi di bestiame nelle valli dell’Avisio. Ma gli animali d’allevamento non sono le uniche prede: il lupo preda anche animali selvatici (una quindicina quelli trovati).

 

IL DOPPIO PROBLEMA
DEGLI AGRITURISMI

Per un agriturismo la presenza del lupo può vivere un doppio problema, quello dell’alpeggio e quello turistico. È il caso di Beatrice Nones dell’Agritur Maso Pertica di Castello di Fiemme. “Quella appena trascorsa è stata un’estate difficile – dichiara -. Da una parte i turisti ci chiedevano impauriti se sull’Alpe Cermis c’era il lupo come al Rolle, dall’altra le nostre mucche, le nostre capre e le nostre pecore correvano pericoli. I miei animali sono stati fortunati, altri meno”.

Qual è il pericolo più grande per le valli?

“Turismo e alpeggio sono strettamente collegati – risponde Beatrice Nones -. Molti di noi stanno pensando seriamente di non mandare più gli animali all’alpeggio già dalla prossima estate. I pascoli, però, scompariranno. Addio passeggiate in malga, addio formaggio di malga, possiamo dire addio ai nostri prati curati così apprezzati dagli escursionisti. Il turista troverà ambienti brulli e, in più, sarà demotivato dalla presenza del lupo. È un problema serio”.

Ha pensato di recintare il bestiame con il filo pastore?

“Le capre hanno bisogno di muoversi. Porto le mie a Malga Agnelezza. Loro non restano nel filo pastore. Anche le mucche hanno bisogno di ampi spazi. Per noi è straziante trovare un animale sbranato e agonizzante. Puoi solo trasportarlo di corsa al macello e attendere che si ponga fine al suo atroce dolore”.

Un pensiero assale Beatrice: “Quest’inverno il lupo scenderà alle quote più basse per cercare da mangiare. Raggiungerà le stalle vicino al bosco. Come si fa a stare tranquilli”?

 

6 FILI PASTORE
SONO MEGLIO DI UNO

Non si possono immaginare le nostre montagne tappezzate di reti elettrificate arancioni per proteggere gli animali all’alpeggio. Se moltiplicassimo per 6 il sottile e meno impattante filo pastore? L’ampio recinto, che sarà creato sopra Bellamonte, avrà proprio sei lunghe protezioni elettriche anti-lupo. Il progetto, sperimentale per la Val di Fiemme, ma già collaudato nelle Alpi, sarà realizzato dalla Magnifica Comunità di Fiemme e dal Servizio Foreste e Fauna della Provincia Autonoma di Trento. Dalla prossima estate saranno recintati i terreni intorno a Malga Viezzena per cercare di prevenire possibili danni da lupo a un centinaio di bovini. “Il recinto – spiega Claudio Groff, funzionario provinciale e coordinatore del settore grandi carnivori della Provincia Autonoma di Trento – avrà sei fili elettrici che copriranno un’altezza di un metro e trenta centimetri. Questo recinto sarà il primo. In futuro se ne potranno realizzare altri”. Le due istituzioni quindi non stanno a guardare. Quando Ivo Mich, presidente della società Malghe e Pascoli di Predazzo, li ha contattati mostrandosi interessato a mettere in campo una soluzione per arginare le predazioni del lupo, la Magnifica e il Servizio Foreste si sono immediatamente attivati per progettare un recinto. Per loro sono mesi di riunioni e progetti e confronti con gli allevatori e con la popolazione. Fra i vari progetti di prevenzione dei danni da lupo c’è anche quello di utilizzare il radiocollare. “In futuro – conferma Groff – è possibile pensare di radiocollalare qualche esemplare, ma soprattutto per monitorarne i comportamenti e capire meglio come prevenire i danni. Ma collarare i lupi non significa eliminare il rischio di danni, questo deve essere chiaro. È comunque in corso una ricerca tecnologica in Trentino, da parte della PAT assieme alla Fondazione Edmund Mach, per migliorare le prestazioni del radiocollare. Questa ricerca è stata avviata per monitorare la presenza dell’orso ma, forse, potrà essere utilizzata anche per il lupo”.

101 capi dispersi sono un’enormità, considerando che sono risarciti solo i capi feriti o abbattuti. C’è collaborazione con gli allevatori?

“Siamo in costante contatto con loro e forniamo la massima disponibilità per mettere in campo le misure di prevenzione – risponde il funzionario -. Quello dei capi dispersi è un argomento delicato che stiamo discutendo assieme alle associazioni allevatori”.

Si può dire che anche i nostri animali metteranno in campo delle strategia di difesa?

“È possibile. Loro non sono più abituati alle predazione del lupo. Soprattutto gli animali selvatici metteranno in campo ogni strategia di difesa che è presente nel loro istinto. Gli animali domestici ci metteranno più tempo e con risultati molto limitati, perché la domesticazione da parte dell’uomo li ha resi quasi incapaci da questo punto di vista. Ci sono, però, specie più attive che danno del filo da torcere al predatore”.

 

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