Mariano Vasselai, stregato dal Cornon

Ho incontrato recentemente Mariano Vasselai, classe 1940, nella sua casa-studio di Panchià, poco prima della sua partenza per Milano, dove vive e lavora da molti anni.

Non è stata la prima volta che parlavo d’arte con lui; infatti, l’opportunità di conoscerlo risale a tre anni fa, nelle sale del Centro d’Arte Contemporanea di Cavalese, che l’ha visto protagonista assieme a Livio Conta, come lui scultore sensibile e raffinato, della mostra “I sentieri dello stile”.

Vasselai è un uomo di poche parole, asciutto anche nel suo linguaggio artistico.

Apparentemente burbero, all’inizio mette soggezione con quell’aria da saggio e lo sguardo severo.

Poi, ti sbalordisce con la sua ricchezza umana, col calore attraverso il quale racconta la sua vicenda artistica e il suo legame, sempre vivo, con la valle e con Panchià, punto di partenza e continuo ritorno di tutta la sua vita.

“È qui – dichiara apertamente – che ho la mia prima anima. Qui, ogni volta che ritorno, mi si apre il cuore, ritrovo me stesso e il mio respiro”.

Senza l’energia che trae dal suo paese natale, Vasselai ammette di non poter apprezzare nella stessa misura le esperienze che vive a Milano e altrove.

La sua formazione artistica, forse già nota a molti, parte da Ortisei, per poi proseguire a Firenze e approdare a Milano, all’Accademia di Brera.

Dopo una significativa parentesi dedicata all’insegnamento, si dedica alla sola attività di scultore, nella quale unisce una raffinata abilità tecnica alla sua personale ricerca, sempre misurata, rispettosa del proprio sentire: “A costo di rinunciare alla grande notorietà, non ho mai voluto cercare quello che non condivido e che non sento prima di tutto dentro di me”.

La sua ispirazione è invece costantemente rivolta a quella natura di cui è sempre stato grande osservatore: “È la natura – dice – a suggerirmi le idee migliori. Qui trovo quelle forme che non cerco, perché già esistono”.

Poi, qualche anno fa, viene a contatto con gli scritti di Italo Giordani, suo compaesano, che nella “Storia di Fiemme” racconta le tragiche vicende dei processi alle “streghe”, celebrati in Valle nel

XVI secolo; di qui l’ispirazione per una serie di disegni, punto di partenza di alcune mostre e conferenze che trattano il tema della stregoneria.

Per Vasselai è come fare un balzo nel suo passato, quando, da bambino, la nonna lo minacciava: se non si fosse comportato bene… sarebbe arrivata la “Strega del Cornon”. Quella che lui riteneva una leggenda della sua infanzia era invece un dato storico, drammaticamente reale, fatto di torture e condanne, in seguito alle quali le presunte streghe venivano bruciate sul rogo o gettate nel fiume dentro a casse di legno inchiodate.

Sul monte Cornon, come confessavano sotto tortura le “streghe”, avvenivano i loro sabba: qui si riunivano volando in sella a cavalli, ma anche a panche e arcolai.

Il tema della stregoneria, momentaneamente abbandonato da Vasselai, torna alla ribalta ora grazie a una recente visita a Panchià di un altro artista fiemmese, Marco Nones, ideatore del progetto di “RespirArt”, il parco d’arte naturale “in quota” di Pampeago.

In un futuro prossimo, quindi, ci aspettiamo che questo particolarissimo museo all’aria aperta possa arricchirsi di una nuova opera di grande formato realizzata proprio da Mariano Vasselai. L’artista ha già ideato alcuni bozzetti di notevole impatto. Di certo farà conoscere a escursionisti e sciatori il lato leggendario e storico di questi monti, teatro di una pagina drammatica ma anche affascinante della storia di Fiemme.

Francesca Volta

 

MARIANO VASSELAI

Nasce a Panchià nel 1940 e inizia la formazione artistica frequentando la Scuola d’Arte di Ortisei e la bottega degli scultori Hermann e David Moroder. Quindi, completa gli studi superiori all’Istituto Statale d’Arte di Firenze. Nel 1963 insegna disegno geometrico alla Scuola Statale d’Arte di Vigo di Fassa e dal 1965 al 1969 insegna all’Istituto Arcivescovile di Trento. Nel 1969 si trasferisce a Milano dove frequenta il corso di scultura, con Luciano Minguzzi, e si diploma all’Accademia delle Belle Arti di Brera. Dal 1974 al 1984 ricopre la cattedra di Discipline plastiche al Liceo Artistico di Brera. Nel 1985 lascia l’insegnamento e prosegue l’attività artistica a Milano e a Panchià. Dal 1973 è presente, con le sue opere, in diverse mostre nazionali e internazionali, e realizza numerose opere pubbliche.

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