Opinioni a confronto

Molti nostri lettori sono intervenuti per commentare le ultime notizie sull’ospedale di Cavalese. Pubblichiamo due punti di vista opposti.

C’è chi fa lo sciopero della fame, chi quello dei calzini… La politica deve tornare ad essere dialogo, programmazione, idee, confronto e non basarsi su provocazioni o sensazionalismi, non deve alzare barricate per difendere il proprio campanile o farsi portavoce di animi populisti.
Il tema sanitario non dev’essere uno spazio di visibilità politica per spiccare il volo alle prossime elezioni amministrative, ma deve generare un confronto ed un ragionamento serio, analizzando le criticità ed i punti di forza attuali e futuri, senza “tirare la giacchetta” a quel assessore o quel consigliere. Si programmi invece un tavolo di confronto di forze politiche/amministrative e tecnico/sanitarie per individuare la scelta migliore per il futuro ospedale di Fiemme considerandolo all’interno di un territorio più ampio dove valgano regole di equità, appropriatezza, sostenibilità, responsabilità, sicurezza, prevenzione, valorizzazione, specificità.
Questi credo siano i temi su cui riflettere ed iniziare a lavorare per un progetto comune e condiviso. Luca Donazzolo

Vi sembra normale che in una comunità dove diminuiscono le risorse si inizi a tagliare in quella che è la priorità assoluta per i cittadini ovvero la sanità? Lo abbiamo visto di recente nella vicenda del pronto soccorso dell’Ospedale di Cavalese ed ora lo stiamo rivedendo per il Punto Nascita. Le valli di Fiemme e Fassa hanno impiegato decenni per affrancarsi, almeno in parte, da Trento. Era o no era la mission delle Comunità di valle quella di creare una sempre maggiore autodeterminazione delle periferie? Era questo lo slogan preferito dai politici per farci digerire un cambiamento epocale che ci avrebbe permesso di evitare i viaggi a Trento con il cappello in mano. Ora il baricentro sta per spostarsi in città. Conosciamo le obiezioni. I conti dicono che non possiamo permetterci più alcuni servizi , quasi siano privilegi. E allora, se passa questa logica chi potrà contestare una eventuale decisione di chiudere alcune scuole delle Valli perché antieconomiche? Si sa dove si comincia ma non dove si finisce. Nessuno nega che si debbano tagliare i rami secchi o gli sprechi. Ma di certo non si inizia dalla sanità, ed in ogni modo decisioni di tale portata devono essere prese dai cittadini di Fiemme e Fassa. Lisa Rossin

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