Ospedale di Fiemme: ora cosa succede?

Ora anche il nostro ospedale è nei guai e naturalmente lo siamo anche noi. Il parto in Fiemme Fassa diventa una roulette russa e per le emergenze notturne e festive bisogna affidarsi ad una sorte benevola. Tutto questo per non aver recepito, per tempo, una direttiva europea sul riposo dei medici e per aver fatto “ melina” per anni. Riportiamo un breve estratto di un articolo uscito su di un sito dedicato alla sanità che denuncia i ritardi e le conseguenze che toccano, oggi, anche la nostra pelle.

Ma forse l’effetto più rilevante di questa azione sarà l’incremento delle dotazioni organiche necessario per arrivare nelle singole strutture sanitarie ad una organizzazione del lavoro rispettosa del diritto al riposo e dei limiti massimi di orario lavorativo. Nelle segrete stanze si parla di almeno 3.000 nuove assunzioni nell’area medica e almeno 20.000 tra gli infermieri. La verità è che in tutti questi anni di tagli lineari, di blocco del turn over per i piani di rientro, di pensionamenti e gravidanze non sostituite, di svilimento dei contenuti professionali attraverso il taglio delle strutture operative e la precarizzazione violenta del lavoro medico e infermieristico, il SSN è stato tenuto in piedi grazie allo spirito di sacrificio e il senso di responsabilità dei suoi operatori, i quali si sono fatti carico di condizioni di lavoro gravose e rischiose svolgendo una quantità ingente di orario aggiuntivo, che mai verrà retribuito o recuperato. Se affermiamo che ogni operatore ha lavorato e lavora tuttora mediamente per 13 se non 14 mesi all’anno non andiamo lontano dalla verità.

Da: quotidianosanitario.it

Così scriveva alla fine del mese di settembre il sito sopra citato. L’affermazione dell’assessore alla sanità del Trentino Luca Zeni, (che ha dichiarato che la partita non è ancora chiusa), apre alcuni interrogativi: Se la normativa europea è stata recepita dopo anni di sollecitazioni e prima di pesanti sanzioni nei confronti dell’Italia, come mai la nostra Provincia non si è attivata per tempo per controbilanciare questi nuovi scenari assumendo il personale necessario alle periferie? Oppure la decisione è arrivata inaspettata da Roma senza una informativa che permettesse alle Regioni di attrezzarsi per tempo? Fermo restando che si è atteso ancora una volta l’ultimo minuto, chi ha mancato nella comunicazione e nella programmazione, lo Stato o gli enti locali? E ora si riuscirà ed in che tempi a risolvere una situazione che nei territori decentrati come è il nostro è particolarmente delicata?

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