A mio nonno sarebbe piaciuto

Mio nonno Alfredo Paluselli, dopo aver viaggiato per il mondo, vide in Passo Rolle tutta la bellezza possibile e a questo luogo dedicò la sua esistenza. Qui creò la prima scuola di sci delle Dolomiti, il primo skilift del Trentino e seguendo l’ispirazione creò uno dei luoghi di montagna più fotografati in assoluto: Baita Segantini. Con badile e piccone realizzò anche un placido laghetto alpino, in modo da poter vedere la bellezza della sua Baita e del suo amato Cimon della Pala raddoppiati dal riflesso. Tutto questo non prima di aver adattato a strada carrozzabile, sempre a braccia e sudore, un vecchio camminamento risalente alla prima guerra mondiale che portava fin là. A Baita Segantini rimase in solitudine per trentacinque anni, nel contatto estremo con la natura, a volte terribile, a volte eccelsa. Superò in perfetta solitudine anche l’inverno del 1950/’51 quando a Baita Segantini caddero ventisette metri di neve. Rimase sempre fedele a Passo Rolle, fino alla morte.

Oltre che un custode di questi luoghi fu sicuramente anche un pioniere. Questa parola, pioniere, racchiude un significato di innovazione, di visione diversa, di rottura con il passato. Come ogni volta che si propone qualcosa di innovativo e diverso anche ai suoi tempi non mancarono le forti critiche: “È un matto” dicevano alcuni. “Cosa pensa di fare? Qua è sempre stato così, perché vuole cambiare?” dicevano altri. È la natura umana, che avendo paura di ciò che non conosce, lo rinnega. Eppure lui continuò sulla sua strada e il risultato è che oggi Baita Segantini è una delle immagini dolomitiche più conosciute in assoluto e Passo Rolle è stato per decenni una località sciistica rinomata e frequentata.

Ho quarantuno anni, e fatta eccezione per l’anno del servizio militare, posso dire di aver vissuto e lavorato a Passo Rolle tutta la mia vita. Di questa località ho visto i momenti turisticamente migliori, quando per esempio a volte i carabinieri dovevano chiudere l’accesso perché la mobilità era compromessa dalle troppe macchine dei turisti. E ne ho visto il declino, con l’apparire del degrado, dell’abbandono, del disinteresse. Ho visto le incomprensioni, i litigi, le invidie, gli indici puntati ad indicare le colpe, tra operatori, tra politici, tra Fiemme e Primiero… A volte ho avuto persino vergogna per come Passo Rolle si presentava. Ho vissuto lo smantellamento della seggiovia per la Segantini, la chiusura di Malga Fosse, dell’Hotel Rolle. Ho vissuto anche la chiusura della strada per settantadue giorni nell’inverno del 2013/’14. Fino ad arrivare alla chiusura degli impianti, l’inverno scorso.

Difficile lavorare in una situazione di incertezza così esasperante.

E dire che si tratterebbe di un posto così bello, su questo siamo d’accordo tutti.

In questo clima di decadenza e inefficienza una recente proposta di una nota azienda locale mi ha donato un bagliore di nuova energia, di rottura con il passato, mi ha fatto sentire quel senso di rinascita di cui tanto questo posto ha bisogno. Una sera a Malga Rolle, mentre ascoltavo la proposta de La Sportiva, sentivo un senso di soddisfazione per non essermene andato, per aver resistito, nonostante tutto. Quello che La Sportiva stava proponendo a noi operatori era dirompente, innovativo, qualcosa che guardava al futuro e non al passato, qualcosa basato su due semplici fattori: le emozioni, vero motore del turismo di oggi, e la natura magnifica di Passo Rolle. Un’impresa con sede a Ziano di Fiemme, guarda caso proprio il paese di mio nonno, stava facendo una proposta in controtendenza: in una montagna dove tutti cercano di creare nuovi impianti, nell’idea de La Sportiva si parlava di togliere le seggiovie per puntare tutto sulla natura incontaminata.

Durante quella presentazione mi sono sentito come deve essersi sentito mio nonno nel 1931 quando si lasciava affascinare per le prime volte dall’idea di creare nuovi impianti sciistici. Ora nel 2017 innovare a Passo Rolle significa togliere quegli impianti. Almeno quelli non più economicamente sostenibili, appesantiti dai debiti e con una stagione di chiusura totale alle spalle; impianti che difficilmente avrebbero potuto risollevarsi, collegamento o meno. Certo, mai dire mai, ma la realtà è che l’inverno scorso quegli impianti erano chiusi.

Il turismo invernale è cambiato molto, sarebbe miope non notarlo. Sarebbe da stolti far finta di non vedere tutti quei turisti invernali che non sciano ma scelgono comunque le nostre montagne per le loro vacanze e sono alla caccia di attività alternative, di esperienze. E non è soltanto questione di sensazioni. Al giorno d’oggi ci sono le statistiche e i sondaggi a dirci che le abitudini dei turisti si stanno evolvendo.

Scrivo questa lunga lettera perché nonostante la grande approvazione generale, l’idea de La Sportiva ha suscitato anche alcuni pareri ostili, e le discussioni sui social network tra favorevoli e contrari si sono moltiplicate. L’idea a mio avviso non è stata compresa fino in fondo, si sono diffuse voci che parlavano di lusso, di mega resort, di un progetto per pochi che escludeva le persone non ricche e via dicendo. Voci che spesso erano fondate sul nulla ma che alimentavano lunghe discussioni fuorvianti. Basti dire che anche se venissero create alcune strutture di alto livello ciò non andrebbe a levare l’offerta più economica già oggi presente sul passo. Basti dire che la montagna resterebbe libera ma che tutti potrebbero usufruire di una migliore segnaletica e di una sistemazione generale dell’area con criteri assolutamente ecologici. Certo, non si potrebbe più fare sci alpino sulla pista Paradiso, ma si guadagnerebbero altre possibilità, diversificate, e vorrei ricordare ancora una volta che l’anno scorso quell’impianto è stato chiuso per tutta la stagione e che non mi pare di vedere all’orizzonte grosse possibilità su questo fronte. Sulle piste Rolle, Castellazzo e Cimon si potrebbe continuare a sciare e da quanto dichiarato finora dai politici di competenza l’idea de La Sportiva non andrebbe ad interferire con il progetto degli impianti di collegamento con San Martino di Castrozza.

Perché non provare quindi a lasciarsi affascinare da prospettive nuove? Perché non cercare di uscire dalla stagnazione tramite l’innovazione? Perché non capire la possibilità di allungamento delle stagioni o i vantaggi di avere una proposta che può funzionare anche in assenza di neve? Perché non farsi sedurre dall’idea di una zona con un’offerta turistica integrata e diversificata, unica in Italia, che porterebbe nuove tipologie di turisti?

Cambiare richiede impegno lo sappiamo. Richiede un ripensamento di abitudini e di metodi. Ma a pensare sempre nello stesso modo si va sempre nella stessa direzione, e abbiamo visto bene che direzione ha preso Passo Rolle negli ultimi anni. Se guardiamo indietro ci accorgiamo che sono state proprio le idee dirompenti e innovative a funzionare a Passo Rolle, un tempo. Ora quei tempi sono passati e c’è bisogno di nuove idee. Queste idee sono arrivate e non provare a capirle sarebbe come guardare il treno partire e passare, senza salirci. Un’azienda privata che investe lo fa per un qualche ritorno, è ovvio, ma se saremo aperti e pronti ad accogliere il cambiamento le opportunità saranno per tutti, anche per le località vicine che potranno proporre ai propri clienti qualcosa di alternativo allo sci.

Cerchiamo di essere lungimiranti come lo sono stati i pionieri che ci hanno preceduto.

Se invece saremo chiusi e ancorati ai soliti sistemi, se continueremo a piagnucolare senza avere il coraggio di cambiare, cosa ci resterà quando avremo finito il fiato?

Alfredo Paluselli

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Un'avventura giallo limone

Se la vita ti offre limoni… corri a raccoglierli! Questo potrebbe essere il motto di Rachele e Giada Capovilla di Capriana che, un po’ spaesate dall’esordio nel mondo “dei grandi”, hanno deciso di sfruttare al meglio i mesi dopo la maturità. Giovani, intraprendenti e anche un po’ titubanti hanno colto l’occasione per partire alla volta di una delle mete più gettonate dai ragazzi in questi ultimi anni: l’Australia.

Tutto è iniziato cinque mesi prima degli esami, quando la domanda che rimbombava nelle menti di tutti i maturandi era: “Che cosa farò dopo?”. La risposte possono essere tante ma nessuna sembrava essere quella giusta. L’estero è sempre una proposta allettante, ma serve coraggio, e Rachele si sentiva molto insicura quando il pensiero dell’Australia ha fatto capolino per la prima volta tra le mille e confuse prospettive per il futuro. È stata la cugina Giada a convincerla a partire: in due i problemi si affrontano meglio e ci si può sostenere a vicenda. Dopo essersi documentate su internet, tramite video su Youtube, e aver contattato due ragazze della valle che avevano vissuto un’esperienza simile un anno prima, hanno organizzato il viaggio e fissato la data della partenza per il 10 ottobre. Così sono partite, con uno zaino in spalla, tante aspettative, mille sogni e anche qualche dubbio. L’arrivo a Sydney è stato impattante: al confronto con Capriana sembrava di essere nel paese dei giganti. Dopo una settimana nella città più popolosa dell’Oceania, Rachele e Giada si sono trasferite sulla Gold Coast, a Surfers Paradise, per un mese e mezzo. Vivevano in un ostello assieme ad altri backpackers (viaggiatori con lo zaino) e, nonostante la lingua rappresentasse ancora un ostacolo, hanno conosciuto nuove persone. Ben presto hanno però dovuto fare i conti con la necessità di trovare un lavoro: vivere in Australia è costoso e non si può vivere di rendita per molto, così hanno cominciato a fare le pulizie nelle case di alcuni milionari, esperienza che può sembrare allettante, ma lo stipendio non lo era altrettanto. E quindi? Nuovamente zaino in spalla, questa volta direzione Brisbane, piccola sosta di una settimana tra canguri e koala, e poi di nuovo in viaggio verso Bundaberg. Qui Giada ha cominciato a raccogliere i limoni in una farm (un’azienda agricola), per poi essere raggiunta poco dopo da Rachele e altri amici.  Al di là dell’originalità dell’esperienza, le ragazze hanno valutato che, lavorando in una farm per 88 giorni, avrebbero avuto diritto a un ulteriore anno di visto e hanno colto l’occasione.

Anche a Bundaberg, però, si sono ritrovate a fare i conti un lavoro sottopagato, sotto il sole cocente. Si sono trasferite, dunque, a Lake Entrance, un paesino in Victoria a quattro ore da Melbourne, per terminare i giorni da trascorrere in farm tra un limone e l’altro. Quando gli agrumi gialli hanno cominciato a scarseggiare (anche loro hanno il “fuori stagione”) le ragazze hanno deciso di volare verso il Sud Est asiatico. “Tutti i ragazzi che vengono in Australia ci vanno prima o poi: è così vicino che non ce lo si può far scappare”, raccontano Giada e Rachele, che sono state colpite da quelle terre così povere ma ricche di persone amorevoli e gentili, gente che non ha nulla ma è capace di dare tutto. Il viaggio è durato circa un mese: due settimane tra i bei paesaggi del Vietnam, due in Cambogia e dieci giorni in Laos. La Thailandia resta ancora tra i paesi “inesplorati”, ma le ragazze sperano di poterci andare presto, perché è un vero e proprio “must”.

Per Giada e Rachele il futuro è un punto di domanda, tra l’idee da valutare c’è anche quella di trasferirsi a Melbourne, ora che il loro inglese è migliorato. Ma ormai l’incertezza del domani non le spaventa più: se la sono sempre cavata, hanno imparato molto da quest’avventura e continueranno a farlo. Hanno colto aspetti dell’Italia che non possono essere capiti se non perché contrapposti a quelli di un altro Paese. Dell’Australia apprezzano la multiculturalità, l’apertura verso chi è straniero, perché lì non importa da dove vieni, ma chi sei e cosa sei in grado di fare. “Forse – dice Rachele – l’Australia è un po’ sopravvalutata, si tende a focalizzarsi sui bei paesaggi, le spiagge, il surf, ma non mancano i problemi. L’Italia, nonostante tutto, non smette di mancarmi.”

Chiara Facchini

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L'alba si colora con i suoni dell'Orchestra di Piazza Vittorio

La nota rassegna musicale I Suoni delle Dolomiti tornerà sabato 15 luglio, alle ore 6:00, sul Col Margherita, in Val di Fassa, per un suggestivo concerto all’alba con l’Orchestra di Piazza Vittorio, la più grande orchestra multietnica d’Europa composta da 18 musicisti provenienti da 10 paesi diversi. Un concerto di pura magia a quota 2514 metri in uno dei più belli anfiteatri naturali delle Dolomiti Patrimonio Unesco, dove la vista può spaziare a 360° sulle più belle vette dolomitiche.

Un’occasione da non perdere anche per visitare il nuovo Col Margherita Park, percorso tematico alla scoperta delle Dolomiti realizzato in collaborazione con il MUSE di Trento per stuzzicare la curiosità di grandi e piccoli sulla storia e sulla geologia delle montagne Patrimonio Unesco con tre diverse installazioni che parlano di vulcani, ghiacciai, isole, fondali marini, ere geologiche e testimonianze fossili.

Come arrivare
Il luogo del concerto è facilmente raggiungibile tramite la funivia del Col Margherita dal Passo San Pellegrino, con una semplice passeggiata poi di circa 20 minuti. Per l’occasione l’impianto di risalita sarà in funzione dalle ore 04.00. Il concerto è gratuito e il biglietto di andata e ritorno della cabinovia del Col Margherita sarà messo in vendita in loco ai partecipanti della manifestazione al prezzo promozionale di € 9,00.
E’ possibile eventualmente acquistare il biglietto in prevendita presso l’impianto di risalita Col Margherita, all’APT di Moena e presso l’Hotel Stella Alpina di Falcade.

Per ulteriori informazioni è possibile contattare:
Tel: 0462–573676
E-mail: funiviacolmargherita@yahoo.it

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Nasce l'associazione ALE4M intitolata ad Alessandro Conti

Ci sono storie “troppo vive” che non possono finire. Sono storie come quella di Alessandro Conti, un ragazzo della Val di Fiemme, aperto al mondo e agli altri, scomparso a 23 anni in un incidente stradale.

Giovedì 13 luglio 2017, alle 18.00, nella sala del Lettore al PalaFiemme di Cavalese, sarà presentata l’associazione ALE4M a lui intitolata.

L’associazione è stata fondata dai familiari, dagli amici e dai colleghi di Alessandro Conti, brillante negli studi, musicista, appassionato di montagna e apprezzato consulente di marketing. Alla passione per i viaggi univa l’impegno sociale che lo impegnava con il gruppo Emergency Val di Fiemme.

“Abbiamo deciso di sviluppare questo progetto – spiega la presidente dell’associazione Cristina Zendron – perché Alessandro nei suoi 23 anni di vita ha saputo differenziarsi in diversi ambiti, facendo emergere peculiarità e valori che secondo noi meritano di essere raccontati e trasferiti. Era un ragazzo con uno spiccato senso etico, aveva rispetto per tutto ciò che lo circondava, era curioso e pronto a mettersi in gioco, ad ascoltare e a capire. Tutto ciò lo ha caratterizzato sia negli studi sia nel suo percorso di vita”.

I nome dell’associazione rappresenta le sue passioni: Montagna, Mondo, Musica e Marketing.

Durante la serata saranno presentati le attività, gli eventi e i progetti che l’associazione ALE4M ha programmato, sognando di dare un seguito a una storia esemplare.

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Sognando il trekking dell'Avisio

Il torrente Avisio nel lungo viaggio verso il fiume Adige attraversa la Val di Fassa, la Val di Fiemme e la Val di Cembra. Negli ultimi 40 km, dopo la diga di Stramentizzo, si snoda in spettacolari strette gole di porfido ai piedi della catena del Lagorai formando anse, lagune, spiagge e piscine naturali, mentre sulle rive la boscaglia cresce rigogliosa.

Prima della guerra e dell’alluvione del ’66 i versanti della Val di Cembra erano ricchi di colture, con chilometri di muretti a secco a sostegno di una fitta serie di terrazzamenti. In seguito i masi, le case contadine, le piccole frazioni, i mulini e le segherie furono abbandonati. Solo la parte alta e più soleggiata della Val di Cembra ha mantenuto i terrazzamenti, oggi coltivati a vigneto, mentre il fondovalle e il fiume sono stati lentamente inghiottiti da una fitta vegetazione.

Partendo da queste conoscenze, qualche anno fa, al fotografo Alessandro Ghezzer e al giornalista Gigi Zoppello venne l’idea di creare il Trekking dell’Avisio: un percorso da Molina di Fiemme a Lavis, quindi dalla diga di Stramentizzo alla foce con l’Adige.

Con pazienza hanno raccolto tutte le mappe disponibili, visionato le foto aeree e creato un inventario dei sentieri, delle strade e delle antiche mulattiere, studiando i vari punti di accesso al fiume in base alla viabilità oggi esistente. Con i rilievi sul campo si è poi verificata l’unicità di questi luoghi assolutamente selvaggi e poetici.

In tutta l’operazione è stato fondamentale l’aiuto di altri amanti della natura, di anziani, di esperti di storia locale e di chi frequenta abitualmente il fiume, come i cacciatori e i pescatori.

Nei punti interessati da canyon con rive inagibili, strettoie di roccia o guadi, i due appassionati hanno ipotizzato la realizzazione di ponti tibetani per permettere il passaggio da una sponda all’altra.

Dalla tracciatura Gps risulta che una buona parte della vecchia viabilità vicino al fiume è scomparsa, franata o inghiottita dalle piene d’acqua o dalla vegetazione, quindi impraticabile. Ma in molti tratti, pur se sepolti nel bosco o coperti di rovi, gli antichi sentieri sono ancora presenti. Con cordini, protezioni, parapetti o passerelle sarebbe agevolmente possibile ripristinare i vecchi passaggi.

Non c’è ancora uno studio di fattibilità dettagliato, ma secondo gli ideatori gli interventi necessari non sarebbero molto impattanti né onerosi, in un’ottica di salvaguardia e tutela dell’integrità di un paesaggio spettacolare.

Il nuovo cammino rappresenterebbe un’attrattiva turistica di grande richiamo, come oggi succede ad esempio in Francia sui lunghi percorsi del parco naturale di Luberon, meta ogni anno di migliaia di appassionati.

Sembrerebbe tutto molto bello, ma l’idea del trekking fluviale si scontra con difficoltà burocratiche e amministrative. Queste ultime, visto il passaggio su ben dieci comuni diversi e su molti fondi privati, non sono da sottovalutare. Secondo gli ideatori ogni paese e frazione lungo il percorso potrebbe trarre beneficio dalla maggior visibilità e frequentazione delle varie attrattive del territorio, visto che il trekking dell’Avisio sarebbe una proposta unica in Italia: per la notevole lunghezza, per l’eccezionale bellezza naturalistica, per la facile percorribilità e, non ultimo, per il contesto sociale ricco di storia e cultura.

Non mancano i contrari all’idea, come ad esempio l’ambientalista Gigi Casanova che, sentito al telefono, ci ha rivelato di ritenere l’opera una forzatura e di preferire uno stato completamente naturale di alcuni tratti del nostro territorio, visto anche che il percorso in questione rimane in qualche modo agibile anche senza la realizzazione di infrastrutture.

Una voce a favore del trekking è invece quella del comune di Lavis, che ha sempre visto nell’Avisio una perla da valorizzare. Non a caso, proprio a Lavis, nacque, nei primi anni 2000, il progetto di parco fluviale con l’intento di permettere la fruizione ad anello delle passeggiate lungo il corso d’acqua.

Economicamente parlando, come avviene per gli altri settori, anche per quello escursionistico è possibile procedere a un raffronto tra costi e benefici. Da recenti studi svizzeri emerge che i benefici complessivi dell’escursionismo sono nettamente superiori ai costi e che investire in una rete ben sviluppata di itinerari camminabili è molto conveniente per le aree interessate.

Un esempio concreto è rappresentato dal già esistente Sentiero dei Vecchi Mestieri che si sviluppa trasversalmente alla valle dell’Avisio, in un percorso ad anello fra Grauno, Grumes, Piscine e Sover. Il cammino, di 6 km, si snoda su sentieri immersi in un paesaggio selvaggio e ricco di fascino e potrebbe essere collegato al nuovo itinerario ipotizzato. Il successo di questo sentiero si deve proprio alla magnificenza del territorio e alla ricchezza della cultura popolare e lavorativa locale, che include ruderi di mulini in disuso, fucine dismesse e segherie abbandonate, oltre a scorci di paesaggio indimenticabili. Camminare a stretto contatto con la natura in questi luoghi rappresenta un esercizio per il corpo e per la mente, che si può immergere spensieratamente in atmosfere d’altri tempi, ricche di poesia e bellezza.

Partendo dall’esempio del cammino già esistente, è facile immaginare come un trekking di più ampio respiro e di più lunga percorrenza possa essere un tassello importante per l’offerta turistica trentina, in particolare della Val di Cembra e della Val di Fiemme.

Alfredo Paluselli

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Libri sui sentieri di giorno e in biblioteca di notte

Se agli adulti il Comune e la biblioteca comunale di Predazzo propongono per l’estate gli aperitivi con l’autore presso il municipio, per i ragazzi ci saranno le colazioni in biblioteca, ovviamente dopo una notte trascorsa fra i libri. Sono le “Biblionotti” che la biblioteca propone ai ragazzi il 20 luglio e il 24 agosto. E’ un regalo speciale rivolto ai bambini dai 6 ai 9 anni: una notte in biblioteca con il sacco a pelo in compagnia delle Passpartù, Barbara e Ilaria. Una notte senza genitori né bibliotecari preceduta da una serata con letture animate, un laboratorio artistico, uno spuntino e poi tutti a letto, magari con un libro! E al mattino, dopo la colazione con i prodotti del commercio equo e solidale di Mandacarù, si torna a casa. Info e iscrizioni in biblioteca. La quota di iscrizione è di 8 euro.
Questo di notte, e di giorno? Per 4 martedì saranno riproposti i “Libri sui sentieri”, passeggiate nei dintorni del paese con letture e animazioni. Si inizierà martedì 11 luglio con “Bandus…i narratori” che divertono e affascinano grandi e piccini narrando storie, fiabe e favole. Martedì 18 a leggere storie sui prati e nei boschi camminando attorno al paese sarà Elisa Bort, raccontastorie e lettrice, conosciuta dai ragazzi di Predazzo anche per le proposte sul kamishibai e la realizzazione di booktrailer. Il bosco sarà il giusto luogo per raccontare le storie di Erika Di Marino, autrice del libro “Favole delle Dolomiti: mistero, magie e racconti di piccoli e grandi ospiti del bosco, che presenterà i suoi racconti fra gli abeti l’8 agosto.
I “libri sui sentieri” si concluderanno il 22 agosto assieme alle “Passpartù” Barbara e Ilaria, divertenti lettrici e animatrici che leggeranno storie ispirate agli animali e ai luoghi della valle per tornare il 24 per l’ultima notte in biblioteca. L’appuntamento per tutte le passeggiate è in biblioteca alle ore 16. La durata sarà di circa 2 ore. I bambini dovranno essere accompagnati dai genitori. L’iniziativa è gratuita e non necessita di prenotazione

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Ospedale di Fiemme: assunto Ugo Priora, nuovo responsabile di Pediatria.

“Soddisfatti di quanto avvenuto negli ultimi mesi e contentissimi della firma del dottor Priora” così, all’unisono, si sono dichiarati il Presidente della Comunità della Valle di Fiemme e Vicesindaco di Tesero Giovanni Zanon e il Consigliere provinciale Pietro De Godenz.

Lunedì il dottor Ugo Priora, nuovo responsabile del reparto di Pediatria dell’ospedale di Cavalese, prenderà servizio. Si tratta di un evento di primaria importanza per il nosocomio che, grazie all’inserimento di una figura di certificata esperienza, potrà far ripartire con nuovo slancio l’attività dedicata alla cura degli infanti, generando nel contempo una rinnovata fiducia di fiammazzi, fassani e cembrani sul fatto che l’ospedale non solo non chiuderà ma potrà vedere a breve l’auspicata riapertura del Punto nascita, battaglia che tutta la valle e gli stessi Zanon e De Godenz, assieme a tutti gli amministratori locali – con la particolare dedizione della Capo-frazione di Masi Giuseppina Vanzo – e supportati in particolare all’interno della Giunta provinciale dall’Assessore Mauro Gilmozzi, non intendono assolutamente perdere. Si auspica che questo, in base a quanto dichiarato dall’assessore Zeni, possa avvenire il prima possibile, già entro il prossimo autunno (settembre).

“Inoltre” spiega Zanon “il prossimo 11 luglio si terrà il concorso per assumere nuovi pediatri e nelle domande di accesso già tre sono i professionisti che hanno indicato Cavalese come destinazione lavorativa qualora venissero assunti. Se questa tendenza si confermerà potremmo davvero ripartire con un organico rinnovato e completo ed una struttura pienamente operativa davvero in pochi mesi.”

De Godenz e Zanon hanno poi aggiunto che la piena funzionalità del Punto nascita potrà essere garantita tramite l’assunzione di nuovi ginecologi e che per questo è prevista per il 19 luglio una selezione per conferire l’incarico di Direttore (Primario) della U.O. di Ostetricia e Ginecologia – anche qui risulta dal sito aziendale che i candidati saranno 3 – mentre il 20 luglio si avrà una nuova selezione riservata al reperimento di medici ginecologici. “vi sono quindi tutti  i presupposti” concludono Il Presidente della Comunità e il Consigliere provinciale “per giungere ad un felice epilogo della vicenda, con una equipe rinnovata e motivata a dare il massimo. Tantissimo è stato fatto in questi mesi – si vedano ad esempio i concorsi andati a buon fine per Anestesia e Rianimazione che hanno riportato l’organico dell’unità operativa diretta dal bravissimo dottor Liguori di tornare a lavorare ad ottimi livelli ridando tranquillità e fiducia per il futuro del nostro ospedale di valle.”

Un ringraziamento particolare va sicuramente a tutte le cittadine e cittadini, professionisti quali medici, infermieri e ostetriche, associazioni – in particolare Parto per Fiemme che ha sempre tenuta alta l’attenzione, lavorando concretamente al “sistema nascita” in valle- e amministratori che, tutti assieme ognuno per la sua parte, hanno lavorato e continuano a lavorare perché l’ospedale di Fiemme continui ad essere una splendida realtà locale di assistenza ospedaliera a misura d’uomo, riconosciuta per la sua eccellenza.

Zanon e De Godenz hanno anche voluto dedicare un ringraziamento al Direttore generale dell’ APSS Bordon, all’assessore Zeni e a tutta la Giunta provinciale “in questi due anni” hanno spiegato “senza il continuo e puntuale lavoro fatto a livello provinciale non avremo nemmeno potuto sognare di ottenere deroghe dal livello nazionale e di poter essere qui a progettare l’avvenire dell’ospedale”.

“Ora manca la riapertura del Punto nascita” chiudono De Godenz e Zanon “ma siamo già al lavoro perché al più presto possa tornare operativo H24 7 giorni su 7 entro settembre: questo è il nostro intendimento e continueremo a lavorare, con tutti coloro i quali vorranno sostenerci, per arrivare a realizzarlo. Certamente la riapertura del punto nascita non significherà la risoluzione di tutti i problemi, vi sono anche altri interventi: riteniamo importante avere per la prossima stagione invernale la sistemazione dei locali del Pronto Soccorso e, in tempi ragionevolmente brevi, ottenere la sostituzione della macchina per la risonanza magnetica; ma anche qui siamo ottimisti, poiché l’Azienda sanitaria è al corrente di queste esigenze e si è già attivata in merito”.

Fabio Pizzi

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Cavalese, arte nordica  e arte mediterranea a confronto

L’arte mediterranea incontra l’arte nordica. Nascono contaminazioni sorprendenti. Il Centro d’arte Contemporanea apre un dialogo artistico con la mostra “Omar Galliani – Bruno Walpoth”, aperta dal 16 luglio al 2 settembre 2017 (tutti i giorni, escluso il lunedì, dalle 15.30 alle 19.30; ogni venerdì e sabato anche alla sera dalle 21 alle 23).

L’evento espositivo, curato da Elio Vanzo e creato con il Comune di Cavalese, mostra un dialogo fra il pittore emiliano Omar Galliani e lo scultore altoatesino Bruno Walpoth, entrambi riconosciuti tra i più importanti artisti italiani contemporanei. La mostra sarà inaugurata domenica 16 luglio, alle 17.30.

Con grandi disegni a carboncino e tecniche miste, Galliani, artista espressivo di una piena cultura mediterranea, ritrae donne, dettagli di corpi, oggetti, proponendo visioni poetiche tra luce e ombra. le sue opere dialogano, nel museo di piazzetta Rizzoli, con le sottili inquietudini della cultura nordica espresse dalle figure a grandezza naturale di Walpoth che riprende la tradizione della scultura lignea gardenese, modificandone i canoni in chiave contemporanea.

Omar Galliani nasce a Montecchio Emilia nel 1954 e si diploma all’Accademia di Belle Arti di Bologna. Negli anni Settanta condivide le tendenze del gruppo degli Anacronisti, quindi concentra le sue ricerche sul disegno a matita e carboncino. Il suo tratto deciso si smaterializza nel chiaroscuro, rievocando i grandi maestri del passato, ma esprime una condizione esistenziale contemporanea.

Bruno Walpoth nasce a Bressanone nel 1959, vive e lavora a Ortisei in Trentino Alto-Adige. Con le numerose apparizioni in musei di tutto il mondo, i lavori di Walpoth sono parte di collezioni internazionali.

INFO: Centro Arte Contemporanea Cavalese, piazzetta Rizzoli 1 – Cavalese, tel. +39 0462 235416 – www.artecavalese.it

 

 

 

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La Sportiva Outdoor Paradise:  il progetto di riqualificazione ambientale e naturalistica del Passo Rolle

Il paradiso dell’outdoor nel paradiso delle Dolomiti situato in Trentino e più precisamente nel Primiero. E’ questo il nome dall’ambiziosa operazione di marketing proposta da Lorenzo Delladio, Amministratore Delegato e Presidente de La Sportiva S.p.a. di Ziano di Fiemme, azienda leader mondiale nella produzione di calzature ed abbigliamento outdoor, che prevede la riqualificazione turistica e territoriale del Passo Rolle e partirà con l’acquisto delle quote societarie Sitr da parte de La Sportiva. Il progetto si basa su un cambio di prospettiva radicale per il turismo di montagna. In breve: un’area tradizionalmente vocata allo sci alpino, sarà riportata al naturale, attraverso lo smantellamento degli impianti e la riqualificazione delle strutture presenti, per soddisfare nuovi target di appassionati della natura e della vita attiva all’aria aperta, alla ricerca di benessere, sostenibilità, sicurezza e semplicità.

“Allo stesso tempo questo nostro progetto non rallenterà la realizzazione del collegamento previsto con San Martino di Castrozza, anzi, auspichiamo che il tutto venga fatto al più presto in modo da poterne usufruire, convinti che il passaggio dal versante del Primiero sarà un grande beneficio per tutti. Inoltre questo collegamento potrebbe servire come viabilità alternativa alle auto e come supporto all’accessibilità al Passo Rolle in caso di forti nevicate e valanghe sul versante del Primiero” precisa Lorenzo Delladio.

La visione di Delladio, supportato nella proposta dallo Studio Gabrielli & Partner di Davide Gabrielli, è la creazione di un vero e proprio paradiso per l’outdoor dove le persone possano scaricarsi dallo stress quotidiano e ricaricarsi attraverso le bellezze naturali di uno dei luoghi più iconici delle Dolomiti, patrimonio dell’umanità. Un luogo perfetto per rappresentare e comunicare l’immagine La Sportiva nel mondo, uno spazio che renderà esperienza concreta i valori ed i prodotti dell’azienda di Ziano. “Per noi non vuole essere un’operazione speculativa, ma esclusivamente una grande ed importante iniziativa di marketing, per raccontare ancora meglio i valori della nostra Azienda che guarda caso partono proprio da queste montagne.” Afferma Delladio.

L’idea iniziale

Un gruppo di amici, compagni di sport e allegria, persone che nei momenti di svago e relax riescono, come spesso accade, ad essere creativi e propositivi. Ragionamenti che partono da valori che accumunano tutti, amore per la montagna e senso di appartenenza, uniti ad intelligenza, perspicacia strategica e responsabilità sociale.

Lorenzo Delladio è uno di questi 10 amici che iniziano a fare delle riflessioni su come poter rivalorizzare quest’area davvero ’speciale’.

Ci si rende conto subito che da privati cittadini non sarebbe possibile presentare un progetto agli Enti competenti, pertanto si è pensato alla leva mediatica che l’Azienda di Delladio potrebbe sfruttare al meglio per poter dare al progetto il maggior risalto e richiamo possibile, in modo da garantire al progetto stesso le maggiori possibilità di riuscita.

La Sportiva di oggi è figlia di una identità personale di Lorenzo Delladio, identità che nell’ Azienda si traduce in ‘’Brand’’ ma che rimane identità e che, come tale, cerca di esprimere la propria passione ed il proprio legame con il territorio in un impegno concreto di difesa e valorizzazione dello stesso.

Percorsi emozionali e turismo sostenibile

La proposta turistica sarà molto variegata e si articolerà in percorsi emozionali che coinvolgeranno mente e corpo a partire dal centro nevralgico rappresentato da un grande rifugio, attraente ed accogliente dal quale si snoderanno le diverse attività sportive, ludiche ed educative, assistite ed in massima sicurezza e che consentirà di garantire una serie di servizi legati alla ristorazione e al relax, ma anche di ospitare meeting aziendali, eventi, test prodotti, educational e fungere da centro di allenamento per atleti in alta quota. Il progetto è caratterizzato da un’offerta di ospitalità unica ed esclusiva: saranno infatti realizzati 5/6 alloggi all’avanguardia che si distingueranno per location, design e fruibilità: casa sull’albero, camera in quota con tetto trasparente, Igloo in ghiaccio abitabile, riconversione delle strutture industriali esistenti con l’ottica di integrare ancor di più uomo e natura. La possibilità di praticare tutte le discipline dell’outdoor sia in estate che in inverno quali trail running, ciaspole, trekking, nordic walking, bike, sled dog, arrampicata, sci alpinismo, attività di avvicinamento allo sport per i più piccoli, ma anche parapendio, orienteering, passeggiate a cavallo e camminate in totale immersione con la natura ed in completa sicurezza, sarà di forte attrattiva per turisti di tutto il mondo che da sempre guardano alle Dolomiti come località outoor per eccellenza, e si sposa perfettamente con la filosofia aziendale de La Sportiva che attraverso le sue collezioni mountain, climbing, mountain running, hiking e skialp, offre oggi tutto il necessario all’appassionato per vivere la montagna a 360 gradi. La Sportiva Outdoor Paradise prevede anche un’area giochi dedicata alle nuove generazioni con particolare attenzione all’avvicinamento alle pratiche sportive attraverso percorsi motori, laboratori, giochi dinamici, creativi e di socializzazione.

Un nuovo tipo di turismo Il progetto fonda le sue premesse sulle nuove tendenze in campo turistico e sulle nuove abitudini dei consumatori sempre più dediti al turismo attivo e alla ricerca di luoghi nuovi dove praticare lo sport. Secondo i più recenti dati Istat il 64% delle persone che praticano attività sportiva con intensità lo fanno all’aria aperta in spazi non sportivi. A questo si affianca il calo evidente di pratiche quali lo sci alpino e lo snowboard in favore di sci alpinismo, free-ride e ciaspole. Un italiano su 4 inoltre sceglie la destinazione turistica in virtù della sua offerta sportiva.

Nuovi paradigmi

“E’ un progetto ambizioso che ribalta i paradigmi del turismo di montagna normalmente incentrati sulla presenza di impianti a fune, affiancandosi all’offerta turistica attuale per un approccio sostenibile e in grado di trasferire veramente i valori fondanti del nostro territorio” – spiega l’ideatore Lorenzo Delladio. “E’ una grande opportunità di visibilità e di marketing a livello internazionale per il Trentino tutto, in particolare per il Primiero – continua Delladio – opportunità che va sviluppata e comunicata in modo deciso e convinto per dare risposta alle nuove richieste del mercato turistico.”

“L’iniziativa privata dell’azienda La Sportiva porta una decisa iniezione di entusiasmo in un progetto che per il suo successo ha bisogno di una partecipazione convinta di tutti gli Enti coinvolti che porterà anche a generare nuove opportunità di sviluppo per il Passo Rolle stesso: ci auguriamo che la mentalità degli operatori possa essere aperta al cambiamento per preparare il futuro di quest’area.” – conclude Davide Gabrielli.

A giocare un ruolo fondamentale è il senso di appartenenza con il territorio che accomuna tutte le realtà coinvolte nel progetto ed una visione strategica che si intreccia con la responsabilità sociale d’impresa verso le proprie comunità e le proprie montagne. A beneficiarne saranno tutti gli operatori del Passo Rolle, di San Martino di Castrozza / Primiero e anche della Valle di Fiemme.

Il progetto avrà successo se tutti gli operatori, soprattutto del Passo Rolle, ma non solo, sapranno adeguarsi alle nuove esigenze offrendo maggiori e migliori servizi. Per questo si pensa di coinvolgerli in corsi di formazione organizzati dalla ‘’Gabrielli & Partner’’, in modo da creare una offerta che soddisfi quanto verrà promesso dalla pubblicità che sarà fatta. Tutti dovranno adoperarsi per far si che questa ‘’operazione’’ possa dare finalmente una svolta decisiva e positiva al Passo Rolle.

Lo stato dell’arte Ad oggi, 5 luglio 2017, sono stati intrapresi contatti preliminari con tutti gli Enti preposti: dai vari assessorati (turismo e promozione, infrastruttura e ambiente, urbanistica), all’Ente Parco Naturale “Paneveggio – Pale di San Martino”, alle Foreste Demaniali, ai sindaci dei singoli Comuni interessati e ai Presidenti delle Comunità di Valle. Da domani saranno organizzati gli incontri ufficiali con questi Enti in modo da confrontarsi sulle modalità operative, legislative ed esecutive per la messa in opera del progetto. Da imprenditore Delladio auspica di poter applicare a questo progetto le stesse dinamiche e tempistiche cui è abituato in Azienda, si rende conto altresì che le istituzioni e la politica richiedono tempi diversi. L’obiettivo comunque è quello di poter dare l’inizio ai lavori nel corso del 2018.

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1917, dalle mine di Colbricon  al trenino di Fiemme

Sono passati cent’anni dalla guerra delle mine di Colbricon e dall’arrivo del trenino in Val di Fiemme. Sabato 8 luglio, alle 16.00, il Museo della Guerra di Villa Flora, a Ziano di Fiemme, inaugura la mostra dedicata a questo centenario: “Fiemme nella Prima Guerra Mondiale. 1917: l’arrivo della ferrovia e la fine del Fleimstalfront”.

Fra le novità espositive, allestimenti inediti, foto d’epoca e contenuti multimediali con “realtà aumentata”. Infatti, grazie alla collaborazione dell’Istituto d’Istruzione La Rosa Bianca di Cavalese, quest’anno il museo propone contenuti filmati e approfondimenti accessibili con un lettore QR da un qualsiasi smartphone o da una tablet (app Aurasma).

Ogni anno Villa Flora rinnova gli allestimenti per analizzare, a distanza di un secolo, ogni singola annata del conflitto.

Quest’estate la mostra narra, con dovizia di particolari, le ultime vicende belliche accadute nel 1917 sulle montagne del Lagorai, come l’epica guerra di mine che sconvolse Colbricon, prima che il fronte si spostasse sul Piave e sul monte Grappa per effetto della battaglia di Caporetto.

Grande spazio è dedicato alla storia della Ferrovia di Fiemme che è entrata in funzione nel 1917 per esigenze belliche, rivelandosi in seguito una preziosa risorsa per il commercio e il turismo, fino al 1963, quando è stata smantellata.

Villa Flora è una sede particolarmente adatta dal punto di vista architettonico e storico, visto che ospitava il comando della 13a Brigata da montagna austroungarica posta a difesa del fronte del Lagorai (1916-17). Da sabato 8 luglio si possono visitare anche le suggestive cantine dove sono esposte divise, cimeli d’epoca, oggetti di vita quotidiana e diorami che raccontano i drammi del 1917 e la sofferenza della popolazione civile.

La mostra resta aperta fino a domenica 1 ottobre, dalle 15.30 alle 19.30, escluso il lunedì. Dal 5 al 20 agosto si può visitare anche alla sera, dalle 20.00 alle 22.00.

 

INFO: Comune di Ziano, tel. 0462 571122, comune@pec.comune.ziano.tn.it

FACEBOOK: https://www.facebook.com/VillaFloraZianoDiFiemme/

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