Siamo tutti Connessi
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Nicoletta Crisponi, per gli amici Nicky, è appena tornata da quello che si potrebbe definire il viaggio della vita: un anno intero in giro per il mondo. Un’esperienza che l’ha portata in ben trentatré stati diversi e che ha costantemente raccontato nel suo blog: ilfilodinicky.com.

Non è stato uno scherzo: l’organizzazione e il finanziamento dell’iniziativa hanno richiesto mesi di preparazione. Ma il viaggio non era fine a se stesso: voleva essere una dimostrazione della forza dei social network e della teoria dei gradi di separazione.

Tale teoria dice che qualsiasi persona al mondo è connessa a un’altra attraverso sei gradi di separazione. In pratica, attraverso una catena di conoscenze e relazioni con non più di cinque intermediari. Quindi, chiunque sul pianeta è connesso ad ogni altro individuo. La teoria fu formulata per la prima volta nel 1929, in un racconto dello scrittore ungherese Karinthy. Oggi, grazie ai social network e a Internet, i gradi di separazione sono scesi a tre e mezzo. O per lo meno questo è quanto è stato recentemente dichiarato dai vertici di Facebook che con oltre due miliardi di iscritti è il più vasto social network esistente.

Qual era la sfida di Nicky? Riuscire a completare il giro del globo soltanto grazie alle sue connessioni sui social media.

Dietro le quinte Nicky è stata aiutata dai suoi amici che le hanno procurato, a distanza, un posto dove dormire ogni notte. Questo indispensabile aiuto le ha permesso di moltiplicare le connessioni su cui fare affidamento.

La sfida è stata vinta? Sì: Nicky é tornata in Italia sana e salva e con tantissime esperienze da raccontare.

Ma anche se tutto è andato per il meglio i problemi affrontati durante un anno a zonzo in solitaria, com’è immaginabile, non sono stati pochi. Come quella volta che le rubarono la borsa con il passaporto e il tablet (indispensabile per una blogger) mentre si trovava su una piccola isola delle Filippine. Ma tutto andò bene anche in quella circostanza. Nicky fu, infatti, aiutata dalla fortuna riuscendo, tramite l’ambasciata italiana a Manila, a ottenere i documenti necessari per continuare il viaggio. Incredibilmente, sempre grazie alla rete social, a distanza di mesi e di quindicimila chilometri, riuscì poi a riavere la sua borsa mentre si trovava su un’altra isola: quella di Cuba.

L’esperimento di Nicky va sicuramente a confermare, se ce ne fosse bisogno, la potenza dei social network e delle connessioni interpersonali moderne.

Nicky ci confessa che la soddisfazione più grande, ricavata dalla sua esperienza e dal suo lavoro di blogger, è quella che arriva dall’aver ispirato tante persone che, ancora oggi, vivono la partenza per un viaggio come un difficile e stressante momento di distacco dalla routine o di paura.

Da dove arriva Nicoletta?

“Sono nata e vissuta a Cavalese dove ho studiato al Liceo Linguistico. Ho poi studiato design a Como e Milano. Nel frattempo ho iniziato a lavorare come freelance e ho svolto tirocini a Milano, a Bruxelles e a New York”.

A Orlando, in Florida, si è ritrovata in mezzo all’uragano Irma, come hai vissuto quell’esperienza?

“Per fortuna andò tutto per il meglio: mi cancellarono il volo ben quattro volte per il maltempo, ma conobbi così una taxista che mi ospitò durante l’uragano. Andò tutto bene”.

Ha sempre trovato ospitalità facilmente?

“Non sempre è stato facile: in molti luoghi del mondo i social network non sono diffusi. Inoltre, le barriere linguistiche a volte sono ancora invalicabili. Per esempio in Vietnam non ho potuto fare affidamento al 100% sugli stessi mezzi di connessione che avrei potuto utilizzare a New York o a Londra. Ma una ragazza che viaggia da sola provoca curiosità e non è mai stato difficile per me instaurare amicizie nuove e positive”.

Come ci si mantiene per un anno fuori casa?

“Grazie alla rete social si riesce a risparmiare, inoltre avevo degli sponsor che hanno creduto nella mia idea e mi hanno fornito la tecnologia per poter lavorare durante il giro del mondo ma il grosso arriva da due anni di duro lavoro, sacrifici e rinunce”.

Perché organizzare un progetto come questo?

“L’obiettivo è far diventare il mio sito un punto di riferimento per i viaggi in solitaria o in coppia. Questo mi dà la possibilità di continuare a viaggiare, rendendo questa mia passione un lavoro vero e proprio che mi permetta di guadagnare e vivere, raccontando esperienze, culture, tradizioni e rendendole utili per tutti. Ma devono essere esperienze autentiche, a contatto con la natura, diverse da quelle che si trovano in una normale guida turistica e ovviamente basate sui contatti social media”.

Questo viaggio possiamo definirlo di lavoro?

“Assolutamente sì, anzi, non ho fatto un unico giorno di vacanza in un anno. Durante il viaggio ogni giorno raccoglievo appunti, aggiornavo il blog, pubblicavo foto e video sui canali social, mi tenevo in contatto con gli sponsor, curavo il sito… Un viaggio del genere non permette la vita della normale turista e davvero non puoi fermarti mai”.

Si fermerà per un po’?

“Poco perché a marzo andrò in Olanda a fare un viaggio tra i tulipani in bicicletta”.

Leggendo il blog di Nicky possiamo scoprire tante curiosità e apprendere utili consigli per viaggiare consapevolmente e, quindi, ispirati, non possiamo che augurarle buon viaggio.

Alfredo Paluselli

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Epic Ski Tour in televisione

“La Sportiva Epic Ski Tour” dà appuntamento sui canali di Rai Sport, martedì 27 marzo alle ore 14:05 e mercoledì alle ore 17:10, a tutti i concorrenti che vorranno gustarsi le proprie imprese e a tutti gli appassionati di scialpinismo, per 50 minuti intensi conditi dalle meravigliose immagini che hanno caratterizzato la seconda edizione, andata in scena dall’8 all’11 marzo in Trentino e vinta da Michele Boscacci e Victoria Kreuzer. Il presidente del comitato organizzatore Kurt Anrather si è soffermato sull’edizione appena conclusa prima di dare appuntamento alla stagione innevata che verrà: “Abbiamo ricevuto complimenti per tutta la durata dell’evento ed ora ci proiettiamo all’anno prossimo, dove avremo nuovamente Cavalese come base logistica, alternando come ogni anno la Val di Fiemme alla Val di Fassa. Arrivederci a tutti gli atleti per un grande evento anche nel 2019”.

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Si ruba di più anche online

Siamo globalizzati, ma possediamo ancora quel pizzico di ingenuità che ci fa lasciare l’auto parcheggiata con le chiavi inserite o la porta dell’abitazione socchiusa pensando di vivere come cinquant’anni fa. Fortunatamente, siamo in Fiemme e Fassa, dove i reati non sono così diffusi. Forse, siamo meno litigiosi di un tempo, ma oggi dobbiamo confrontarci con lo spaccio di droga o le truffe online che pensavamo patrimonio esclusivo delle città. È comunque positivo il giudizio espresso dal maggiore Enzo Molinari da più di un anno alla guida della Compagnia Carabinieri di Cavalese. Quindi, nessun allarmismo, l’invito comunque a essere vigili e segnalare puntualmente alle forze dell’ordine situazioni sospette. Un dato confortante è il netto calo della criminalità violenta (messo in luce anche dai periodici aggiornamenti della sicurezza in Trentino). Per esempio, chi ricorda l’ultima rapina subita da una banca sul nostro territorio? Sono decenni che non avvengono fatti simili e il motivo non sta nel ravvedimento della malavita, piuttosto nel rafforzamento delle misure di protezione. Casseforti ad apertura ritardata, allarmi, telecamere, controlli sulle poche vie di fuga e alto rischio di concludere la corsa con uno scontro a fuoco hanno dissuaso i malviventi.

In crescita invece i furti, in casa, negli alberghi, sulle piste e quando capita anche nella auto in sosta. Le cause di questo aumento sono legate a dinamiche di mobilità criminale a livello nazionale ed europeo che richiedono un’azione concertata da parte delle agenzie di controllo dei diversi Paesi. In crescita anche le truffe online, in agguato nell’acquisto di beni su Internet.

C’è poi la piaga della droga che non conosce confini. I flussi turistici sono certamente un canale che aiuta l’arrivo di sostanze stupefacenti in Fiemme e Fassa, ma esiste anche un consumo locale. Per questo qualche giovane segue il miraggio del guadagno facile inserendosi nei canali di spaccio.

C’è una riduzione delle persone sorprese a guidare in stato di ebbrezza, effetto dell’inasprimento delle leggi che oggi contemplano provvedimenti piuttosto “forti” come la confisca dell’auto o, nei casi peggiori, l’omicidio stradale con la reclusione dai cinque a dodici anni. Positive le iniziative in alcuni grandi eventi dove è programmato un servizio taxi per chi vuole muoversi senza provocare incidenti e incorrere in sanzioni.

E veniamo alla famiglia, luogo dove investigare è un’arte. Più facile trovare elementi legati allo “stalking”, cioè atti persecutori nel confronti di una persona tramite comportamenti molesti e reiterate intrusioni nella vita privata. Più difficile avere informazioni su violenze domestiche, specialmente su minori e donne. La strada da seguire è quella di tenere viva una rete sociale nei paesi, capace di accorgersi in tempo di quello che avviene tra le mura di casa. Non lasciare quindi sole le vittime ma dare la forza di denunciare i soprusi subiti. Efficiente la rete della Benemerita nella nostra area. La Compagnia Carabinieri di Cavalese (operativa 24 ore su 24) coordina 13 caserme, tre in Cembra, tre in Fiemme, tre in Fassa e tre in Primiero oltre al posto fisso del passo Rolle. In inverno poi si aggiungono le pattuglie sulle piste da sci (Pampeago, Cermis, Canazei e passo Rolle) con il ruolo di controllo e soccorso. Esiste poi un programma di prevenzione nelle scuole con interventi sui giovani (droga e bullismo) e anziani (furti e truffe).

Il fatto di cronaca che ha colpito recentemente l’opinione pubblica locale è stata la rapina subita da una religiosa il 9 maggio dell’anno scorso a San Martino di Castrozza da parte di due giovani provenienti dalla Marca Trevigiana. La donna venne malmenata e legata con fascette in plastica, oltre a bendarle bocca e naso fin quasi a soffocarla. Cercarono di tutto senza trovare beni di valore. Ora sono in carcere in attesa di giudizio. Fondamentale il contributo dei cittadini, con i compaesani della religiosa che hanno fornito elementi preziosi per risalire agli autori della rapina.

Tra gli ultimi fermi per droga da segnalare l’arresto di un ventenne per detenzione ai fini di spaccio e un esercente denunciato per lo stesso reato e droga sequestrata per un valore di sette mila euro destinata allo spaccio sulle piazze delle valli di Fiemme e Fassa e sulle piste della zona. Questo il bilancio dell’operazione “Stalimen” condotta dai Carabinieri di Predazzo il 26 gennaio scorso. L’indagine è partita da alcune segnalazioni raccolte dai militi di Cavalese per un aumento nel consumo di droga nelle due valli, soprattutto fra i giovani.

Gilberto Bonani

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Cuori solitari, uniamoci

Si chiama One Parent. È una nuova realtà tutta digitale che accomuna genitori single di tutta Italia. In gioco ci sono sentimenti, emozioni e tanta voglia di condividere esperienze positive, accanto alla complessità dell’essere genitori single. Nata dal 2011, è una realtà in continua crescita, che vede più di 11 mila genitori iscritti e attivi sul forum, 200 genitori iscritti in più ogni mese e più di 500 eventi proposti ogni anno in tutto il territorio italiano.

Il progetto è nato dall’idea di un papà milanese, Bruno P., divorziato con una figlia e da Daniela F., separata con una figlia, che hanno deciso di cambiare le regole del gioco: “Nel cercare una soluzione ai tanti problemi della vita di un genitore single, già a partire dal 2003, abbiamo girato il web senza però mai trovare la risposta giusta alle nostre esigenze – racconta Daniela -. Così, insieme, nel 2011, abbiamo dato vita a One Parent con l’obiettivo di creare una comunità di genitori single di tutta Italia, completamente gratuita. Non ci aspettavamo tante adesioni. Il successo ha superato ogni più rosea aspettativa: gli iscritti (genitori single, padri e madri separati, divorziati, vedovi, ragazze madri) propongono e organizzano eventi che diventano momenti di aggregazione per i genitori single e per i loro figli”.

Dal cinema alle vacanze, dalla pizzata in compagnia ai compleanni, dalle attività sportive ai raduni, “ogni occasione è buona per ricominciare”. Il portale, infatti, è stato realizzato per tutti coloro che sono interessati alle problematiche della genitorialità al singolare, ed è un vero e proprio luogo di incontro, confronto ed aggregazione. Come mai questa realtà sta diventando sempre più virale? I genitori single di One Parent hanno a disposizione un’agenda dove proporre eventi di qualunque genere, occasioni preziose per passare del tempo in compagnia, con o senza figli, e potersi scambiare idee, iniziative e tempo libero.

Questa realtà silente è molto presente anche in Trentino Alto Adige, dove da diversi anni, un gruppo di madri separate e divorziate, ha creato una vera e propria comunità locale autoctona. Ce lo racconta Eva Goetsch di Merano, referente per il Trentino e promotrice di diversi eventi con figli: “In Alto Adige siamo in tutto una trentina, tra figli e genitori soli, tutti con realtà diverse da raccontare: da separazioni e divorzi, a situazioni più complesse come quella di donne che hanno dovuto affrontare la gravidanza da sole, ma anche genitori che hanno adottato dei figli e non sono più uniti. Il nostro gruppo Op Bolzano si occupa di riunire persone provenienti da tutta la provincia altoatesina. Lo stesso vale per il gruppo Op Trentino, dove ad oggi sono presenti solo 10 iscritti. Comunichiamo tra noi creando gruppi Whatsapp, ideati appositamente per gli incontri, i raduni e le gite fuori porta che possono essere estesi anche ai gruppi lombardi, veneti e emiliani”.

Insomma, tutto va bene purché ci sia coesione, serietà e voglia di stare insieme per trascorrere momenti unici con i propri figli.

Ne è stato un esempio l’ultimo raduno Op avvenuto lo scorso 20 e 21 gennaio in Val di Fassa, il primo del 2018: una ciaspolata collettiva fino al rifugio Stella Alpina al Gardeccia, a 2000 m. di quota. Dopo una partenza comunitaria per arrivare al Gardeccia, con pernottamento e colazione al rifugio e una seconda gita verso le suggestive Torri del Vajolet, il team è poi ritornato al rifugio nel primo pomeriggio e, slittini alla mano, è ridisceso a valle per la gioia di grandi e piccini.

Il gruppo, formato da 20 persone tra genitori e figli di un’età compresa tra i 6 e i 14 anni, vedeva uniti veneti, altoatesini e trentini. “La Val di Fassa è una delle mete più apprezzate – rivela Eva Goetsch – per le sue attrattive invernali ed estive. Di certo torneremo anche la prossima estate”.

Le storie che si celano dietro alle persone che fanno parte della Community web OP sono diverse: come quella di Gabriella, 54 anni, che dopo la morte del marito pensava di non farcela a crescere i suoi figli, ma, come dice lei, la forza le è tornata grazie a Op: “È un ottimo supporto per chi sta attraversando situazioni dolorose di separazione o vedovanza. Si è rivelata un’ottima terapia”. C’è anche la storia di Laura, 44 anni, che dopo il divorzio da un marito violento ha dovuto crescere due figli da sola: “Non credevo che OneParent potesse aiutarmi a superare la solitudine e la faticosa ricerca di me stessa, invece mi ha dato la forza di andare avanti, di ritrovare la voglia di stare in mezzo agli altri, ricordandomi che esisto, che sono viva e che ho il sacrosanto diritto di vivere senza la paura di non essere accettata”.

Mentre Roberto, papà separato con una figlia di 15 anni, racconta: “Prima ero quasi in isolamento. Mia figlia chiedeva perché gli altri avevano sempre due genitori e lei doveva invece dividerseli in maniera alternata. Poi è arrivato Op. La forza di questo gruppo è l’essere estremamente reali e concreti anche in questo ambiente virtuale”. Anche per i figli, spesso vittime di situazioni difficili, c’è il grande valore aggiunto di non sentirsi soli e diversi. Op (One Parent) per molti è una seconda famiglia, sempre più “allargata”, che abbraccia tante città e provincie.

Il portale è sempre aggiornato e al passo con i tempi. Tant’è che, chi vuole, può scaricare una app specifica sul proprio telefonino o entrare a far parte di questa community collegandosi al sito web nazionale, www.oneparent.it.

Federica Giobbe

 

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Che lavoro faccio? La musicista

Sara Molinari è un giovane talento della Val di Fiemme. Non ha ancora compiuto i 26 anni e si è già affermata come concertista. Ormai ha sviluppato una notevole esperienza cameristica soprattutto rivolta al quartetto d’archi, studiando con nomi del calibro di Andrea Repetto (Quartetto di Torino), Antonello Farulli o Andrea Nannoni e frequentando masterclass con ensemble come il Quartetto di Cremona o il Quartetto Belcea.

Ha suonato nell’Orchestra Giovanile Italiana, sotto la direzione di Jeffrey Tate, Enrico Dindo, Giampaolo Pretto e Nicola Paskowsky. Ha collaborato con l’Orchestra del Teatro Regio di Torino, l’Orchestra Haydn di Trento e Bolzano, la Streicherakademie Bozen, l’Orchestra Filarmonica di Torino, l’Orchestra Sinfonica di Sanremo, l’Orchestra del Teatro Olimpico di Vicenza, Conductus Ensemble.

In un certo senso lei è un “figlia d’arte”. Suo padre, Marco Molinari, non è solo un ottimo medico dell’Ospedale di Cavalese, giusto?

“La musica è sempre stata parte di me e della mia famiglia. I miei bisnonni suonavano nelle bande locali, uno di loro componeva musica, insegnava mandolino e violino, strumento che suonava anche mio nonno. Mio zio Paolo è musicista professionista, è jazzista e insegnante di tromba. Papà da ragazzo suonava il corno e l’harmonium, mamma la chitarra. I miei genitori hanno trasmesso questa passione a tutta la famiglia. I miei fratelli e io abbiamo cominciato gli studi musicali alla Scuola di Musica Il Pentagramma di Tesero e li abbiamo proseguiti al Conservatorio di Bolzano. Tra violino, flauto traverso, due trombe e un violoncello a casa c’è sempre qualcuno che suona”!

Quando e come ha capito che suonare era più di una passione?

“Ho iniziato lo studio della musica all’età di sei anni con i corsi di avviamento e di coro, ad otto con il violino (ero indecisa tra violino e arpa!). Alla fine della terza media il mio insegnante Ezio Vinante mi suggerì di tentare l’ammissione in Conservatorio; l’esame andò bene e dopo un lungo percorso di studi, parallelo a quello del liceo, conseguii prima il diploma e in seguito la laurea di biennio solistico cameristico di perfezionamento. Non saprei identificare un momento o un evento preciso che mi ha portato a scegliere di intraprendere questa strada professionalmente; direi più che è stata una felice combinazione di esperienze ed incontri, unite a buoni risultati personali”.

Com’è la vita di una musicista?

“La vita di un musicista è fatta di grandi sacrifici: moltissime ore di studio, cadute, paura di non farcela… È un continuo alternarsi di soddisfazioni e frustrazioni. Il violino, e più in generale lo studio della musica, richiede molto impegno, dedizione, costanza e amore, ma tutto viene ripagato. Suonando ho avuto la fortuna di viaggiare parecchio, di vedere posti bellissimi e di conoscere persone che condividono la mia stessa passione e che mi hanno arricchita molto. Purtroppo, dopo moltissimi anni di danza classica, che ho dovuto abbandonare per l’impegno degli studi musicali e scolastici, sono molto meno costante con lo sport. Mi piace molto leggere, guardare film e serie tv, passeggiare, uscire con gli amici, cucinare dolci, ascoltare musica (non solo classica…) e fare shopping”.

Cosa sente mentre suona il suo violino?

“Suonare ti mette a nudo ed in contatto con te stesso; di fronte al pubblico. In condizioni ogni volta diverse, si può realizzare una vera e propria magia. Come musicista, quando suono, cerco di scacciare dalla mente ansie e pensieri vari e di lasciarmi andare alla musica. Può sembrare ovvio ma non è affatto semplice e non sempre ci si riesce. Non dobbiamo mai dimenticarci il fine ultimo, nonostante tutte le difficoltà tecniche che presenta lo strumento: il nome stesso indica che serve a veicolare qualcosa. Anche se colco i palcoscenici ormai da anni, è sempre una cosa nuova ed emozionante”.

Qual è il suo concerto più recente? E a cosa sta lavorando?

“Ho vissuto un mese di lavoro molto intenso al Teatro Regio di Torino, ho avuto la fortuna di eseguire musica bellissima: il Tristano e Isotta di Wagner e la nona sinfonia di Mahler. È stato molto impegnativo, ma ne sono uscita soddisfatta: è un Teatro di grande prestigio e sono stata felicissima di poterci lavorare. Inoltre la città è meravigliosa e sono stata accolta molto bene dai colleghi, cosa non scontata. Oltre a questo, collaboro spesso con l’Orchestra Filarmonica di Torino e diverse formazioni regionali, soprattutto in Alto Adige. Mi piace molto suonare in orchestra, anche se amo di più è la musica da camera, soprattutto il quartetto d’archi”.

Quali sono i progetti per il futuro?

“Nel mio futuro vorrei riuscire a conciliare l’attività concertistica con l’insegnamento, un interesse – per non dire una passione – che si è intensificato negli ultimi anni: nel mio percorso di musicista ho avuto la fortuna di incontrare persone ed insegnanti meravigliosi che mi hanno trasmesso i grandi valori della Musica e dell’Arte e mi hanno reso la persona che sono: la musica insegna moltissimo anche a livello umano. Sento che vorrei restituire io stessa questo grande regalo anche attraverso l’insegnamento. Nel breve periodo, provare qualche audizione in orchestra e continuare a studiare e perfezionarmi. Fra poco sosterrò l’esame finale del corso di perfezionamento alla Scuola di Musica di Fiesole”.

Ha sicuramente un desiderio speciale, vuole raccontarcelo?

“Desidererei innanzitutto più investimento nell’arte: è triste leggere, sempre più spesso, di Teatri e orchestre che chiudono e di giovani costretti a lasciare il proprio Paese per fare ciò che amano. Inoltre, mi piacerebbe che la figura del musicista fosse presa più in considerazione. Ad esempio, quando dico co sono musicista spesso mi chiedono: ma qual è il tuo lavoro? Si potrebbe partire da una cosa semplice come l’insegnamento della musica nelle scuole superiori: mi piacerebbe si pensasse alla musica classica non come qualcosa di elitario, noioso o da temere, ma come un bene di tutti, da conoscere e amare”.

Una “cosuccia” da nulla! Non posso che essere d’accordo con Sara. Per chiunque svolga un lavoro artistico quella domanda è fra le più sgradevoli. È quasi offensiva e, purtroppo, molto frequente.

Enzo Portolano

 

 

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Alla ricerca dell'imperfezione

“Un giorno mi sono ritrovato a cucire il legno sulla tela”. Non esistono idee irrealizzabili per Alessandro Paluselli. E per capirlo basta varcare la porta del laboratorio di via Cavelonte a Panchià, oppure, visitando il suo sito www.apwoodcreations.com.

Quando lo incontro, incuriosita dalle sue opere di design, inizia subito a raccontarsi, a spiegarmi ciò a cui dà vita. Sarebbe riduttivo definire questo ragazzo artigiano. Lui è un creatore. Prende in mano il legno e ne fa creatura moderna e forma nuova. “Per lo più produco oggetti di design destinati all’arredamento – spiega Alessandro -. In questo momento sto sviluppando nuove forme di lampade. Il mio lavoro consiste nell’accogliere il cliente, cercare di capire le sue richieste, progettarle assieme e infine produrle”. È la vena plasmatrice di Alessandro che davvero incuriosisce, il suo sperimentare, il suo gettarsi senz’armi, se non nella vita, almeno pienamente nel suo laboratorio.

Quando ha scelto questa professione?

“Questo è il terzo anno che sono immerso in quest’avventura. Mentre studiavo ancora all’Università di Trento, economia e commercio, ho lavorato con un artigiano di Tesero. Lì è nato il mio legame con il legno, lì ho iniziato a progettare. Finita la scuola – dice sorridendo – ho subito aperto la Partita Iva e mi sono buttato, rischiando un po’. Ma c’è sempre tempo per tornare indietro”.

Quali materiali predilige?

“Uso il legno e i suoi scarti. Aggiungo, alle volte, qualche dettaglio in ferro. Tutto ciò che creo viene lavorato da me. Il legno è un materiale da costruzione per eccellenza. È unico. Sono unici i colori, i profumi, le sue sfumature. Cerco la novità. E voglio valorizzare tutto. Nelle parti del legno che normalmente vengono scartate trovo il contrasto di colore che cerco. Non voglio un’asse anonima, quella la si può trovare all’Ikea. Voglio l’imperfezione”.

Dove si spinge la sua ricerca?

“Segue la semplice concretezza delle mie idee. Provo a stupire e a emozionare. Voglio creare un ambiente in cui si sta bene. Cerco di mettere la parola design ovunque, ma devo equilibrarla al funzionale. Spero di trovare una nicchia di mercato che apprezzi le mie idee. Perché sono queste a distinguerci, a renderci particolari e unici”.

Come si svolge la sua vita oltre alle forme di design?

“Adoro viaggiare, progetto due viaggi all’anno. Apprezzo il buon cibo e amo la montagna. Le mie giornate, non seguono una precisa routine. Ogni giorno devo fare qualche acquisto, o qualche lavoro differente. Faccio, provo, sbaglio, imparo. Devo vivere alla giornata, tenendomi vicino obbiettivi a breve termine, come esporre qualcosa di mio in un’importante fiera di design”.

Cosa nutre la sua ispirazione?

“La mia ragazza. Mi ha sempre sostenuto e spinto nella ricerca di novità. Mi nutrono anche l’aria aperta e il disegno che uso tanto per pensare. Mi ispira soprattutto la natura, da cui rubo il senso geometrico e le forme, che poi pulisco e rendo più lineare e semplice”.

Questa strada dove la porterà?

“Mi piacerebbe che mi rendesse libero. Vorrei fare ciò che voglio, quando voglio e come voglio”.

Questa è la storia di un ragazzo che sta dando forza al suo sogno. È una storia che trova l’eccezione in uno studente di economia. La sua vita dedicata al bello lo spinge alla ricerca della linea, dell’espressione, dell’originalità. Probabilmente sarà uno dei pochi creativi capace di fare bene i suoi conti.

Arianna Nones

 

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Un coraggio “rosa” doma il fuoco

Gledis Crepaz, Veronica Dellantonio, Denise Pederiva, Letizia Soldà, Sandra Degasper, Annabell Cinzol, Cristina Castelnuovo, Giulia Tabiadon e Claudia Riz. Sono tutte donne che hanno superato i corsi di base e attitudinali e che, per passione, hanno deciso di essere Vigili del Fuoco, svolgendo mansioni in tutto e per tutto uguali a quelle dei colleghi maschi. Il distretto dei Vigili del Fuoco Volontari della Val di Fassa è il più “rosa” di tutto il Trentino.

“Per diventare un Vigile del Fuoco Volontario oggi bisogna seguire dei corsi specialistici. L’esame e le prove attitudinali si superano dopo anni di percorso da allievi”, racconta Veronica Dellantonio del Corpo Vvf di Soraga. Un aggiornamento che non finisce mai. “Bisogna sempre essere aggiornate, alle volte, anche più dei colleghi uomini”, suggerisce Gledis Crepaz del Corpo di Soraga, la prima donna in Fassa ad aver frequentato il corso “Tecniche di intervento per incendi al chiuso” la scorsa primavera a Marco di Rovereto, che ha visto impegnati i partecipanti su diverse competenze.

“Ogni donna e uomo, secondo l’intervento in corso, le specializzazioni e i corsi di aggiornamento frequentati, ha dei compiti precisi, decisi dal comandante e caposquadra”. Ogni corpo, infatti, analizzando le varie peculiarità di ogni membro del gruppo, sceglie gli incarichi da assegnare ai componenti della squadra di soccorso.

Così, non sarà inusuale vedere queste paladine del fuoco in azione in diversi interventi logistici, quali: gestione degli incendi e delle frane, pulizia della sede stradale e messa in sicurezza di luoghi impervi, recupero delle salme, interventi su porte o ascensori, nonché recupero di animali feriti o smarriti, oltre che al supporto di elicottero e ambulanze.

Queste donne hanno dimostrato di avere le carte in regola per superare le prove necessarie e per guadagnarsi un posto in squadra. Ma il ruolo non si esaurisce con un titolo. “Negli ultimi anni vengono organizzati sempre più corsi specifici e di aggiornamento da parte della scuola Anti Incendio Provinciale – spiega Letizia Soldà del Corpo di Pozza – per reclutare e formare personale consapevole e responsabile, ognuno con diverse competenze e cariche all’interno del proprio corpo e distretto. Quindi, chi ha frequentato il corso, può partecipare a determinati interventi e svolgere determinati compiti, mentre chi non segue questo percorso di formazione continua, rimane in ruoli un po’ più marginali”. Un programma rigido e severo, che viene applicato dal Comando Provinciale anche per cercare di specializzare sempre più i corpi, escludendo le persone che non sono attive e partecipi alle attività di soccorso. “Un requisito obbligatorio per intervenire in un incendio, per esempio – precisa Giulia Tabiadon del Corpo Vvf di Campitello di Fassa – è il corso di camera fumo. Ciò che fa la differenza in un intervento è il lavoro di squadra, in quanto siamo tutti una grande famiglia”. Le donne Vvf svolgono anche funzioni meno tecniche e più amministrative, come racconta Denise Pederiva, cassiere dell’Unione del Distretto di Fassa: “Spesso a noi donne vengono anche assegnati compiti specifici, come quelli di segretariato e tesoreria, oltre che ad alternarci ai colleghi maschi per la pulizia dei mezzi e delle caserme”.

Altro aspetto importante è quello legato al volontariato: la differenza sostanziale tra il personale volontario rispetto a quello permanente, infatti, è che non è vincolato da un rapporto di impiego, quindi, svolge ogni qualvolta si manifesta il bisogno. Donne coraggiose e piene di talento che non si lasciano intimorire da un mondo fatto da uomini. Con forza e determinazione coltivano una passione al servizio degli altri, per domare incendi, affrontare calamità naturali. Loro seguono il loro sogno perché, come dicono, davanti al fuoco siamo tutti uguali.

Federica Giobbe

 

 

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Tita Piaz, il diavolo generoso

È in libreria un volume per gli amanti della montagna, delle Dolomiti ma soprattutto dell’avventura. Il terzo libro di Alfredo Paluselli “il Diavolo generoso” è un avvincente documento che rivela episodi inediti dell’intesa vita del noto alpinista Tita Piaz, il Diavolo delle Dolomiti.

Cosa suggerisce la storia di questo grande personaggio?

“Quando rileggo il libro che ho scritto, mi sembra quasi impossibile che riguardi la vita di una sola persona. La quantità di avventure vissute da Piaz, a cavallo di due secoli e attraverso due guerre mondiali, è impressionante. Ciò, a mio modo di vedere, rappresenta una grande ispirazione. È come se fosse un incitamento a fare di più, a vivere la vita con maggiore intensità, ad essere meno passivi. Piaz fu un conquistatore. Ma fu anche una persona generosa, profondamente interessata al bene altrui. Basti dire che in montagna egli compì con successo oltre cento salvataggi, spesso rischiando la propria vita”.

 Di Tita Piaz è già stato scritto molto, perché un nuovo libro?

“I motivi sono tanti. Innanzitutto il ritrovamento di rilevanti documenti inediti. Tra questi, molte fotografie, ma anche lettere e testi mai visti prima. Un altro motivo è la solidarietà. Infatti una parte dei proventi sarà devoluta a “SportAbili”, Onlus locale con la nobile missione di accompagnare persone con disabilità a praticare diversi sport in montagna. Inoltre, il 2018 segna la ricorrenza del settantesimo anniversario dalla scomparsa di Piaz e sarei davvero felice di contribuire a ricordarlo”.

Cosa rende la vita di questo alpinista così intrigante?

“Egli portò una profonda innovazione in molti settori. La sua caratteristica più evidente fu l’incredibile capacità alpinistica. Ma egli fu anche un appassionato politico (fu il primo socialista in Val di Fassa), ebbe grandi intuizioni turistiche (a lui si devono prestigiosi rifugi e alberghi nelle nostre Dolomiti), fu un innovatore in campo teatrale, fu arrestato tante volte ed ebbe una vita privata travagliata. Ma l’aspetto più affascinante di Piaz, a mio avviso, furono i suoi contrasti: i mille pregi e gli altrettanti difetti che lo resero infinitamente umano”.

Scriverà ancora storie delle Dolomiti in futuro?

“No. Questo libro segna il compimento del mio omaggio editoriale alle Dolomiti. Un sogno che nacque nel 2011 quando iniziai a comporre Vento da Nord, che inseguii nel 2015 con Riflessi nelle Dolomiti e che concludo ora, nel 2018, con il Diavolo generoso. Ho almeno tre romanzi nel cassetto ma la prego, non mi chieda cosa pubblicherò in futuro perché, al momento, non ne ho proprio idea… (ride)”.

Il libro (oltre duecento pagine in grande formato) ha ricevuto il prestigioso patrocinio dalla Fondazione Dolomiti Unesco ed è ricco di fotografie, documenti e importanti testimonianze.

È possibile acquistare “Il Diavolo generoso” in libreria e nel sito dell’autore EdizioniDolomiti.it al costo di 26.00 euro.

Nicolò Brigadoi Calamari

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Diamoci una mano

Il progetto “Diamoci una mano” elaborato dalla cooperativa Progetto 92, su invito dei Servizi Sociali della Comunità Territoriale della Val di Fiemme, in collaborazione con l’associazione Gebi, è tra i vincitori del bando provinciale “Pari opportunità 2017” della Provincia di Trento. Un progetto che mira ad andare incontro alle difficoltà di conciliazione creando una rete di sostegno, servizi e iniziative mirate. Punto centrale è la promozione dell’accoglienza familiare, un modo per aprire le porte di casa all’altro. Si tratta di un’attività volontaria di cura temporanea di un bambino o un ragazzo quando i suoi genitori non sono in grado di farlo autonomamente per motivi di lavoro, difficoltà personali o altro. A seconda della disponibilità e delle esigenze, con l’accoglienza si può sostenere la famiglia di origine nell’organizzazione della vita quotidiana, per esempio portando il bambino a scuola, ospitandolo a pranzo, aiutandolo nei compiti, offrendo un ambiente sereno e accogliente. “Nelle nostre valli esiste già un impegno informale di questo tipo. Sono tante le famiglie che si sostengono e aiutano le une le altre, con un reciproco scambio di favori e collaborazione. L’accoglienza familiare integra questa naturale propensione all’aiuto della comunità, offrendolo anche a chi non ha disposizione una rete di sostegno. Alcune situazione necessitano di un supporto più formale attraverso un progetto di aiuto concordato con i genitori del minore e i Servizi Sociali. Siamo certi che in valle ci siano disponibilità non ancora colte appieno che possono incontrare bisogni diversi di cura e accoglienza”, sottolinea Michelangelo Marchesi di Progetto 92.

Il Servizio Sociale di Fiemme e la cooperativa Progetto 92 puntano a raccogliere nominativi di chi è interessato a saperne di più ed eventualmente a iniziare un percorso di formazione. Chiunque può mettersi a disposizione: famiglie, singoli, lavoratori, pensionati, uomini e donne. Le segnalazioni di interesse possono essere comunicate al Servizio Sociale di Fiemme o alla referente della cooperativa Progetto 92 Rosella Comai (infofamiglie@progetto92.net).

Il progetto “Diamoci una mano” prevede numerose altre azioni nell’ambito delle pari opportunità, con una particolare attenzione a sostenere e valorizzare, direttamente e indirettamente la presenza della donna nella società e nel lavoro. Per esempio, l’attivazione del servizio di Pedibus in almeno un Comune della Valle o l’organizzazione di momenti di formazione e confronto per valorizzare il ruolo paterno. Si punta anche a valorizzare quanto già presente sul territorio, organizzando laboratori e iniziative a supporto della genitorialità e creando spazi di condivisione e incontro.

“Il progetto è stato elaborato all’interno delle iniziative del Distretto Famiglia di Fiemme. Lo abbiamo pensato in modo da dare continuità al lavoro svolto in questi anni a sostegno della famiglia, intesa come risorsa portante di una comunità. Crediamo fortemente nel concetto di società educante e questo progetto, realizzato in collaborazione tra ente pubblico e associazioni del territorio, dimostra come insieme si possa riflettere e lavorare in modo costruttivo per favorire la formazione alla genitorialità e la conciliazione famiglia/lavoro”, conclude l’assessore competente Michele Malfer.

 

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