Fiemme si… accorda

In Val di Fiemme il bosco suona. Quale luogo più adatto, quindi, per ospitare Europiano 2018, il congresso internazionale delle associazioni nazionali europee degli accordatori e riparatori di pianoforte? Dopo il successo dell’edizione del 2000, l’evento torna in valle, grazie a Fabio Ognibeni della ditta Ciresa di Tesero, nominato presidente del Comitato organizzatore. Dal 20 al 24 maggio prossimi sono attesi circa 400 tra accordatori, riparatori e progettisti di pianoforte, cioè tutti coloro che costruiscono, aggiustano, rendono perfetta la voce dello strumento, ma anche appassionati e musicisti. Il programma dell’evento prevede relazioni tecniche al PalaFiemme di Cavalese (con traduzione simultanea in più lingue), concerti e jam session.

Il congresso di Europiano si tiene ogni 3 anni in un diverso Stato europeo. Nel 2000 è approdato per la prima volta in Val di Fiemme: “La ditta Ciresa è stata il primo socio sostenitore aziendale dell’Aiarp, l’Associazione Italiana Accordatori e Riparatori Pianoforti – spiega Ognibeni -. Con il presidente Luciano Del Rio si è creato un rapporto molto stretto. Nel 2000 mi sono assunto il rischio della scelta di ospitare Europiano, impegnandomi a rimborsare il 50% di un’eventuale perdita: eventualità che non si è realizzata, visto che è stato il congresso più partecipato (460 iscritti) e apprezzato”. Dal 2000 il rapporto non si è interrotto, tanto che ogni anno la valle ospita il corso tecnico dell’Aiarp e ora si prepara ad una nuova edizione di Euopiano, occasione di visibilità per l’intera valle: “Quando, nel 1996, ho preso in mano la ditta, Fiemme non era nota per la qualità del suo legno di risonanza, mentre oggi, quando dico da dove provengo, in molti associano la valle ai violini”. Merito di aziende come Ciresa, che lavorano con il legno di Fiemme e lo fanno conoscere all’estero, e di eventi importanti come “I suoni delle Dolomiti” o progetti come “Il bosco che suona”, un itinerario musicale(sopra Predazzo) tra gli abeti di risonanza dedicati a grandi musicisti.

La ditta Ciresa di Tesero è una piccola realtà di nicchia, ma una vera eccellenza del territorio: è specializzata nella produzione di tavole armoniche finite per pianoforti (“la voce dello strumento”, le definisce Ognibeni), unica in Italia, una delle tre in tutta Europa. Dal laboratorio di Tesero è uscito anche un prodotto unico al mondo: le “Opere Sonore”, diffusori acustici realizzati a mano secondo i principi della liuteria per un ascolto naturale della musica.

Ogni anno la ditta Ciresa realizza circa 3.000 tavole armoniche: chi volesse scoprire come un tronco “prende voce”, può partecipare alle visite guidate estive organizzate da Sentieri in Compagnia (da contattare per prenotazioni e info).

M.G.

 

 

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Pampeago fa 50

 Alpe di Pampeago, festeggia i 50 anni e ripercorre il cammino che dall’apertura dei primi impianti ha portato a una realtà consolidata.

Era la fine degli anni Sessanta, in valle si respirava aria di cambiamento. Si guardava con interesse allo sci alpino, sul quale altre aree del Trentino e della valle avevano già iniziato ad investire. E che Pampeago fosse una località adatta lo si era capito ancora prima degli impianti di risalita, tanto che negli anni Sessanta vi si sono svolti i campionati trentini di sci, su una pista improvvisata con partenza dalla Tresca e discesa tra gli alberi. Tutto è partito da un sogno. E da coloro che ci hanno creduto. Itap, la Società Incremento Turistico

L’intuizione destinata a cambiare il paese è venuta a un gruppo di pionieri capaci di pensare per Tesero una stagione turistica invernale (quella estiva era già consolidata). I dieci soci fondatori furono: il farmacista Giuseppe Mutalipassi (primo presidente della società), Giuseppe Deflorian, Claudio Romanese, Bruno Zeni (primo direttore), Pietro Bernard, Ernesto Mich, Arcangelo Bozzetta, Colomba Doliana, Vigilio Ventura e Livio Deflorian. Presto seguiti da altri sostenitori che riuscirono a immaginare qualcosa di nuovo per la conca di Pampeago tra cui il sindaco di allora Enrico Ciresa e gli imprenditori che saranno poi anche presidenti Raffaello Deflorian, Antonio Zeni e molti altri.

Un capitale iniziale di un milione di lire, suddiviso in 200 azioni nominative di 4.000 lire ciascuna: “Itap fin dall’inizio è stata caratterizzata da un azionariato diffuso, non è mai stata nelle mani di pochi grandi azionisti. Fiemme ha investito sullo sci dopo altre località, ma ha capito da subito che rilanciare il turismo sarebbe stata l’occasione per far crescere l’intero territorio, creando posti di lavoro e futuro. Coinvolgendo le comunità, gli impianti sono diventati un volano per l’intera economia locale”, sottolinea Piero De Godenz, ex amministratore e a lungo direttore di Itap.

È significativo che gli impianti siano stati costruiti poco dopo l’alluvione: “L’evento è stato probabilmente la molla che ha consolidato la voglia di ripartire. La strada per Pampeago è stata realizzata proprio con i fondi per la ricostruzione”.

I primi impianti realizzati sono stati le seggiovie Monte Agnello, Tresca e Latemar e la sciovia Campiol, sostituita poi da quella “Campo scuola”. La seggiovia Agnello è stata la prima ad entrare in funzione, il 6 gennaio 1968. Inaugurazione slittata a causa della mancanza di neve durante il Natale del 1967: “Una situazione di scarso innevamento che come vediamo si è verificata già durante la prima stagione di apertura – commenta De Godenz -. Itap è stata una delle prime società, nel 1985, a dotarsi di sistemi di innevamento programmato. Oggi attingiamo gran parte dell’acqua dalla diga di Soraga e prima di utilizzarla la depuriamo completamente. In un’ottica di rispetto ambientale e di risparmio idrico in periodi di scarsità di precipitazioni, crediamo sia però ormai indispensabile un bacino per l’innevamento”.

La scommessa su Pampeago degli anni Sessanta si è rivelata vincente: “C’è stata una progressiva e continua crescita, con una sempre maggiore internazionalizzazione (gli stranieri ora sono il 70% della clientela). Merito del rapporto qualità/prezzo, dell’impegno di Itap e degli albergatori, ma anche dei collegamenti strategici con Predazzo e Obereggen e dell’adesione al Consorzio Fiemme Obereggen e del Dolomiti Superski. Un ruolo importante lo hanno avuto anche i grandi eventi: non solo quelli invernali, ma anche, per esempio, i cinque arrivi di tappa del Giro d’Italia”.

De Godenz conclude: “Credo che i tempi siano ormai maturi per avere un’unica società impiantisca di valle, in un’ottica di sviluppo comune dell’economia del territorio”. Il sogno di allora continua…

 

 

 

 

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A mio nonno sarebbe piaciuto

Mio nonno Alfredo Paluselli, dopo aver viaggiato per il mondo, vide in Passo Rolle tutta la bellezza possibile e a questo luogo dedicò la sua esistenza. Qui creò la prima scuola di sci delle Dolomiti, il primo skilift del Trentino e seguendo l’ispirazione creò uno dei luoghi di montagna più fotografati in assoluto: Baita Segantini. Con badile e piccone realizzò anche un placido laghetto alpino, in modo da poter vedere la bellezza della sua Baita e del suo amato Cimon della Pala raddoppiati dal riflesso. Tutto questo non prima di aver adattato a strada carrozzabile, sempre a braccia e sudore, un vecchio camminamento risalente alla prima guerra mondiale che portava fin là. A Baita Segantini rimase in solitudine per trentacinque anni, nel contatto estremo con la natura, a volte terribile, a volte eccelsa. Superò in perfetta solitudine anche l’inverno del 1950/’51 quando a Baita Segantini caddero ventisette metri di neve. Rimase sempre fedele a Passo Rolle, fino alla morte.

Oltre che un custode di questi luoghi fu sicuramente anche un pioniere. Questa parola, pioniere, racchiude un significato di innovazione, di visione diversa, di rottura con il passato. Come ogni volta che si propone qualcosa di innovativo e diverso anche ai suoi tempi non mancarono le forti critiche: “È un matto” dicevano alcuni. “Cosa pensa di fare? Qua è sempre stato così, perché vuole cambiare?” dicevano altri. È la natura umana, che avendo paura di ciò che non conosce, lo rinnega. Eppure lui continuò sulla sua strada e il risultato è che oggi Baita Segantini è una delle immagini dolomitiche più conosciute in assoluto e Passo Rolle è stato per decenni una località sciistica rinomata e frequentata.

Ho quarantuno anni, e fatta eccezione per l’anno del servizio militare, posso dire di aver vissuto e lavorato a Passo Rolle tutta la mia vita. Di questa località ho visto i momenti turisticamente migliori, quando per esempio a volte i carabinieri dovevano chiudere l’accesso perché la mobilità era compromessa dalle troppe macchine dei turisti. E ne ho visto il declino, con l’apparire del degrado, dell’abbandono, del disinteresse. Ho visto le incomprensioni, i litigi, le invidie, gli indici puntati ad indicare le colpe, tra operatori, tra politici, tra Fiemme e Primiero… A volte ho avuto persino vergogna per come Passo Rolle si presentava. Ho vissuto lo smantellamento della seggiovia per la Segantini, la chiusura di Malga Fosse, dell’Hotel Rolle. Ho vissuto anche la chiusura della strada per settantadue giorni nell’inverno del 2013/’14. Fino ad arrivare alla chiusura degli impianti, l’inverno scorso.

Difficile lavorare in una situazione di incertezza così esasperante.

E dire che si tratterebbe di un posto così bello, su questo siamo d’accordo tutti.

In questo clima di decadenza e inefficienza una recente proposta di una nota azienda locale mi ha donato un bagliore di nuova energia, di rottura con il passato, mi ha fatto sentire quel senso di rinascita di cui tanto questo posto ha bisogno. Una sera a Malga Rolle, mentre ascoltavo la proposta de La Sportiva, sentivo un senso di soddisfazione per non essermene andato, per aver resistito, nonostante tutto. Quello che La Sportiva stava proponendo a noi operatori era dirompente, innovativo, qualcosa che guardava al futuro e non al passato, qualcosa basato su due semplici fattori: le emozioni, vero motore del turismo di oggi, e la natura magnifica di Passo Rolle. Un’impresa con sede a Ziano di Fiemme, guarda caso proprio il paese di mio nonno, stava facendo una proposta in controtendenza: in una montagna dove tutti cercano di creare nuovi impianti, nell’idea de La Sportiva si parlava di togliere le seggiovie per puntare tutto sulla natura incontaminata.

Durante quella presentazione mi sono sentito come deve essersi sentito mio nonno nel 1931 quando si lasciava affascinare per le prime volte dall’idea di creare nuovi impianti sciistici. Ora nel 2017 innovare a Passo Rolle significa togliere quegli impianti. Almeno quelli non più economicamente sostenibili, appesantiti dai debiti e con una stagione di chiusura totale alle spalle; impianti che difficilmente avrebbero potuto risollevarsi, collegamento o meno. Certo, mai dire mai, ma la realtà è che l’inverno scorso quegli impianti erano chiusi.

Il turismo invernale è cambiato molto, sarebbe miope non notarlo. Sarebbe da stolti far finta di non vedere tutti quei turisti invernali che non sciano ma scelgono comunque le nostre montagne per le loro vacanze e sono alla caccia di attività alternative, di esperienze. E non è soltanto questione di sensazioni. Al giorno d’oggi ci sono le statistiche e i sondaggi a dirci che le abitudini dei turisti si stanno evolvendo.

Scrivo questa lunga lettera perché nonostante la grande approvazione generale, l’idea de La Sportiva ha suscitato anche alcuni pareri ostili, e le discussioni sui social network tra favorevoli e contrari si sono moltiplicate. L’idea a mio avviso non è stata compresa fino in fondo, si sono diffuse voci che parlavano di lusso, di mega resort, di un progetto per pochi che escludeva le persone non ricche e via dicendo. Voci che spesso erano fondate sul nulla ma che alimentavano lunghe discussioni fuorvianti. Basti dire che anche se venissero create alcune strutture di alto livello ciò non andrebbe a levare l’offerta più economica già oggi presente sul passo. Basti dire che la montagna resterebbe libera ma che tutti potrebbero usufruire di una migliore segnaletica e di una sistemazione generale dell’area con criteri assolutamente ecologici. Certo, non si potrebbe più fare sci alpino sulla pista Paradiso, ma si guadagnerebbero altre possibilità, diversificate, e vorrei ricordare ancora una volta che l’anno scorso quell’impianto è stato chiuso per tutta la stagione e che non mi pare di vedere all’orizzonte grosse possibilità su questo fronte. Sulle piste Rolle, Castellazzo e Cimon si potrebbe continuare a sciare e da quanto dichiarato finora dai politici di competenza l’idea de La Sportiva non andrebbe ad interferire con il progetto degli impianti di collegamento con San Martino di Castrozza.

Perché non provare quindi a lasciarsi affascinare da prospettive nuove? Perché non cercare di uscire dalla stagnazione tramite l’innovazione? Perché non capire la possibilità di allungamento delle stagioni o i vantaggi di avere una proposta che può funzionare anche in assenza di neve? Perché non farsi sedurre dall’idea di una zona con un’offerta turistica integrata e diversificata, unica in Italia, che porterebbe nuove tipologie di turisti?

Cambiare richiede impegno lo sappiamo. Richiede un ripensamento di abitudini e di metodi. Ma a pensare sempre nello stesso modo si va sempre nella stessa direzione, e abbiamo visto bene che direzione ha preso Passo Rolle negli ultimi anni. Se guardiamo indietro ci accorgiamo che sono state proprio le idee dirompenti e innovative a funzionare a Passo Rolle, un tempo. Ora quei tempi sono passati e c’è bisogno di nuove idee. Queste idee sono arrivate e non provare a capirle sarebbe come guardare il treno partire e passare, senza salirci. Un’azienda privata che investe lo fa per un qualche ritorno, è ovvio, ma se saremo aperti e pronti ad accogliere il cambiamento le opportunità saranno per tutti, anche per le località vicine che potranno proporre ai propri clienti qualcosa di alternativo allo sci.

Cerchiamo di essere lungimiranti come lo sono stati i pionieri che ci hanno preceduto.

Se invece saremo chiusi e ancorati ai soliti sistemi, se continueremo a piagnucolare senza avere il coraggio di cambiare, cosa ci resterà quando avremo finito il fiato?

Alfredo Paluselli

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Un'avventura giallo limone

Se la vita ti offre limoni… corri a raccoglierli! Questo potrebbe essere il motto di Rachele e Giada Capovilla di Capriana che, un po’ spaesate dall’esordio nel mondo “dei grandi”, hanno deciso di sfruttare al meglio i mesi dopo la maturità. Giovani, intraprendenti e anche un po’ titubanti hanno colto l’occasione per partire alla volta di una delle mete più gettonate dai ragazzi in questi ultimi anni: l’Australia.

Tutto è iniziato cinque mesi prima degli esami, quando la domanda che rimbombava nelle menti di tutti i maturandi era: “Che cosa farò dopo?”. La risposte possono essere tante ma nessuna sembrava essere quella giusta. L’estero è sempre una proposta allettante, ma serve coraggio, e Rachele si sentiva molto insicura quando il pensiero dell’Australia ha fatto capolino per la prima volta tra le mille e confuse prospettive per il futuro. È stata la cugina Giada a convincerla a partire: in due i problemi si affrontano meglio e ci si può sostenere a vicenda. Dopo essersi documentate su internet, tramite video su Youtube, e aver contattato due ragazze della valle che avevano vissuto un’esperienza simile un anno prima, hanno organizzato il viaggio e fissato la data della partenza per il 10 ottobre. Così sono partite, con uno zaino in spalla, tante aspettative, mille sogni e anche qualche dubbio. L’arrivo a Sydney è stato impattante: al confronto con Capriana sembrava di essere nel paese dei giganti. Dopo una settimana nella città più popolosa dell’Oceania, Rachele e Giada si sono trasferite sulla Gold Coast, a Surfers Paradise, per un mese e mezzo. Vivevano in un ostello assieme ad altri backpackers (viaggiatori con lo zaino) e, nonostante la lingua rappresentasse ancora un ostacolo, hanno conosciuto nuove persone. Ben presto hanno però dovuto fare i conti con la necessità di trovare un lavoro: vivere in Australia è costoso e non si può vivere di rendita per molto, così hanno cominciato a fare le pulizie nelle case di alcuni milionari, esperienza che può sembrare allettante, ma lo stipendio non lo era altrettanto. E quindi? Nuovamente zaino in spalla, questa volta direzione Brisbane, piccola sosta di una settimana tra canguri e koala, e poi di nuovo in viaggio verso Bundaberg. Qui Giada ha cominciato a raccogliere i limoni in una farm (un’azienda agricola), per poi essere raggiunta poco dopo da Rachele e altri amici.  Al di là dell’originalità dell’esperienza, le ragazze hanno valutato che, lavorando in una farm per 88 giorni, avrebbero avuto diritto a un ulteriore anno di visto e hanno colto l’occasione.

Anche a Bundaberg, però, si sono ritrovate a fare i conti un lavoro sottopagato, sotto il sole cocente. Si sono trasferite, dunque, a Lake Entrance, un paesino in Victoria a quattro ore da Melbourne, per terminare i giorni da trascorrere in farm tra un limone e l’altro. Quando gli agrumi gialli hanno cominciato a scarseggiare (anche loro hanno il “fuori stagione”) le ragazze hanno deciso di volare verso il Sud Est asiatico. “Tutti i ragazzi che vengono in Australia ci vanno prima o poi: è così vicino che non ce lo si può far scappare”, raccontano Giada e Rachele, che sono state colpite da quelle terre così povere ma ricche di persone amorevoli e gentili, gente che non ha nulla ma è capace di dare tutto. Il viaggio è durato circa un mese: due settimane tra i bei paesaggi del Vietnam, due in Cambogia e dieci giorni in Laos. La Thailandia resta ancora tra i paesi “inesplorati”, ma le ragazze sperano di poterci andare presto, perché è un vero e proprio “must”.

Per Giada e Rachele il futuro è un punto di domanda, tra l’idee da valutare c’è anche quella di trasferirsi a Melbourne, ora che il loro inglese è migliorato. Ma ormai l’incertezza del domani non le spaventa più: se la sono sempre cavata, hanno imparato molto da quest’avventura e continueranno a farlo. Hanno colto aspetti dell’Italia che non possono essere capiti se non perché contrapposti a quelli di un altro Paese. Dell’Australia apprezzano la multiculturalità, l’apertura verso chi è straniero, perché lì non importa da dove vieni, ma chi sei e cosa sei in grado di fare. “Forse – dice Rachele – l’Australia è un po’ sopravvalutata, si tende a focalizzarsi sui bei paesaggi, le spiagge, il surf, ma non mancano i problemi. L’Italia, nonostante tutto, non smette di mancarmi.”

Chiara Facchini

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L'alba si colora con i suoni dell'Orchestra di Piazza Vittorio

La nota rassegna musicale I Suoni delle Dolomiti tornerà sabato 15 luglio, alle ore 6:00, sul Col Margherita, in Val di Fassa, per un suggestivo concerto all’alba con l’Orchestra di Piazza Vittorio, la più grande orchestra multietnica d’Europa composta da 18 musicisti provenienti da 10 paesi diversi. Un concerto di pura magia a quota 2514 metri in uno dei più belli anfiteatri naturali delle Dolomiti Patrimonio Unesco, dove la vista può spaziare a 360° sulle più belle vette dolomitiche.

Un’occasione da non perdere anche per visitare il nuovo Col Margherita Park, percorso tematico alla scoperta delle Dolomiti realizzato in collaborazione con il MUSE di Trento per stuzzicare la curiosità di grandi e piccoli sulla storia e sulla geologia delle montagne Patrimonio Unesco con tre diverse installazioni che parlano di vulcani, ghiacciai, isole, fondali marini, ere geologiche e testimonianze fossili.

Come arrivare
Il luogo del concerto è facilmente raggiungibile tramite la funivia del Col Margherita dal Passo San Pellegrino, con una semplice passeggiata poi di circa 20 minuti. Per l’occasione l’impianto di risalita sarà in funzione dalle ore 04.00. Il concerto è gratuito e il biglietto di andata e ritorno della cabinovia del Col Margherita sarà messo in vendita in loco ai partecipanti della manifestazione al prezzo promozionale di € 9,00.
E’ possibile eventualmente acquistare il biglietto in prevendita presso l’impianto di risalita Col Margherita, all’APT di Moena e presso l’Hotel Stella Alpina di Falcade.

Per ulteriori informazioni è possibile contattare:
Tel: 0462–573676
E-mail: funiviacolmargherita@yahoo.it

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Nasce l'associazione ALE4M intitolata ad Alessandro Conti

Ci sono storie “troppo vive” che non possono finire. Sono storie come quella di Alessandro Conti, un ragazzo della Val di Fiemme, aperto al mondo e agli altri, scomparso a 23 anni in un incidente stradale.

Giovedì 13 luglio 2017, alle 18.00, nella sala del Lettore al PalaFiemme di Cavalese, sarà presentata l’associazione ALE4M a lui intitolata.

L’associazione è stata fondata dai familiari, dagli amici e dai colleghi di Alessandro Conti, brillante negli studi, musicista, appassionato di montagna e apprezzato consulente di marketing. Alla passione per i viaggi univa l’impegno sociale che lo impegnava con il gruppo Emergency Val di Fiemme.

“Abbiamo deciso di sviluppare questo progetto – spiega la presidente dell’associazione Cristina Zendron – perché Alessandro nei suoi 23 anni di vita ha saputo differenziarsi in diversi ambiti, facendo emergere peculiarità e valori che secondo noi meritano di essere raccontati e trasferiti. Era un ragazzo con uno spiccato senso etico, aveva rispetto per tutto ciò che lo circondava, era curioso e pronto a mettersi in gioco, ad ascoltare e a capire. Tutto ciò lo ha caratterizzato sia negli studi sia nel suo percorso di vita”.

I nome dell’associazione rappresenta le sue passioni: Montagna, Mondo, Musica e Marketing.

Durante la serata saranno presentati le attività, gli eventi e i progetti che l’associazione ALE4M ha programmato, sognando di dare un seguito a una storia esemplare.

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Sognando il trekking dell'Avisio

Il torrente Avisio nel lungo viaggio verso il fiume Adige attraversa la Val di Fassa, la Val di Fiemme e la Val di Cembra. Negli ultimi 40 km, dopo la diga di Stramentizzo, si snoda in spettacolari strette gole di porfido ai piedi della catena del Lagorai formando anse, lagune, spiagge e piscine naturali, mentre sulle rive la boscaglia cresce rigogliosa.

Prima della guerra e dell’alluvione del ’66 i versanti della Val di Cembra erano ricchi di colture, con chilometri di muretti a secco a sostegno di una fitta serie di terrazzamenti. In seguito i masi, le case contadine, le piccole frazioni, i mulini e le segherie furono abbandonati. Solo la parte alta e più soleggiata della Val di Cembra ha mantenuto i terrazzamenti, oggi coltivati a vigneto, mentre il fondovalle e il fiume sono stati lentamente inghiottiti da una fitta vegetazione.

Partendo da queste conoscenze, qualche anno fa, al fotografo Alessandro Ghezzer e al giornalista Gigi Zoppello venne l’idea di creare il Trekking dell’Avisio: un percorso da Molina di Fiemme a Lavis, quindi dalla diga di Stramentizzo alla foce con l’Adige.

Con pazienza hanno raccolto tutte le mappe disponibili, visionato le foto aeree e creato un inventario dei sentieri, delle strade e delle antiche mulattiere, studiando i vari punti di accesso al fiume in base alla viabilità oggi esistente. Con i rilievi sul campo si è poi verificata l’unicità di questi luoghi assolutamente selvaggi e poetici.

In tutta l’operazione è stato fondamentale l’aiuto di altri amanti della natura, di anziani, di esperti di storia locale e di chi frequenta abitualmente il fiume, come i cacciatori e i pescatori.

Nei punti interessati da canyon con rive inagibili, strettoie di roccia o guadi, i due appassionati hanno ipotizzato la realizzazione di ponti tibetani per permettere il passaggio da una sponda all’altra.

Dalla tracciatura Gps risulta che una buona parte della vecchia viabilità vicino al fiume è scomparsa, franata o inghiottita dalle piene d’acqua o dalla vegetazione, quindi impraticabile. Ma in molti tratti, pur se sepolti nel bosco o coperti di rovi, gli antichi sentieri sono ancora presenti. Con cordini, protezioni, parapetti o passerelle sarebbe agevolmente possibile ripristinare i vecchi passaggi.

Non c’è ancora uno studio di fattibilità dettagliato, ma secondo gli ideatori gli interventi necessari non sarebbero molto impattanti né onerosi, in un’ottica di salvaguardia e tutela dell’integrità di un paesaggio spettacolare.

Il nuovo cammino rappresenterebbe un’attrattiva turistica di grande richiamo, come oggi succede ad esempio in Francia sui lunghi percorsi del parco naturale di Luberon, meta ogni anno di migliaia di appassionati.

Sembrerebbe tutto molto bello, ma l’idea del trekking fluviale si scontra con difficoltà burocratiche e amministrative. Queste ultime, visto il passaggio su ben dieci comuni diversi e su molti fondi privati, non sono da sottovalutare. Secondo gli ideatori ogni paese e frazione lungo il percorso potrebbe trarre beneficio dalla maggior visibilità e frequentazione delle varie attrattive del territorio, visto che il trekking dell’Avisio sarebbe una proposta unica in Italia: per la notevole lunghezza, per l’eccezionale bellezza naturalistica, per la facile percorribilità e, non ultimo, per il contesto sociale ricco di storia e cultura.

Non mancano i contrari all’idea, come ad esempio l’ambientalista Gigi Casanova che, sentito al telefono, ci ha rivelato di ritenere l’opera una forzatura e di preferire uno stato completamente naturale di alcuni tratti del nostro territorio, visto anche che il percorso in questione rimane in qualche modo agibile anche senza la realizzazione di infrastrutture.

Una voce a favore del trekking è invece quella del comune di Lavis, che ha sempre visto nell’Avisio una perla da valorizzare. Non a caso, proprio a Lavis, nacque, nei primi anni 2000, il progetto di parco fluviale con l’intento di permettere la fruizione ad anello delle passeggiate lungo il corso d’acqua.

Economicamente parlando, come avviene per gli altri settori, anche per quello escursionistico è possibile procedere a un raffronto tra costi e benefici. Da recenti studi svizzeri emerge che i benefici complessivi dell’escursionismo sono nettamente superiori ai costi e che investire in una rete ben sviluppata di itinerari camminabili è molto conveniente per le aree interessate.

Un esempio concreto è rappresentato dal già esistente Sentiero dei Vecchi Mestieri che si sviluppa trasversalmente alla valle dell’Avisio, in un percorso ad anello fra Grauno, Grumes, Piscine e Sover. Il cammino, di 6 km, si snoda su sentieri immersi in un paesaggio selvaggio e ricco di fascino e potrebbe essere collegato al nuovo itinerario ipotizzato. Il successo di questo sentiero si deve proprio alla magnificenza del territorio e alla ricchezza della cultura popolare e lavorativa locale, che include ruderi di mulini in disuso, fucine dismesse e segherie abbandonate, oltre a scorci di paesaggio indimenticabili. Camminare a stretto contatto con la natura in questi luoghi rappresenta un esercizio per il corpo e per la mente, che si può immergere spensieratamente in atmosfere d’altri tempi, ricche di poesia e bellezza.

Partendo dall’esempio del cammino già esistente, è facile immaginare come un trekking di più ampio respiro e di più lunga percorrenza possa essere un tassello importante per l’offerta turistica trentina, in particolare della Val di Cembra e della Val di Fiemme.

Alfredo Paluselli

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Libri sui sentieri di giorno e in biblioteca di notte

Se agli adulti il Comune e la biblioteca comunale di Predazzo propongono per l’estate gli aperitivi con l’autore presso il municipio, per i ragazzi ci saranno le colazioni in biblioteca, ovviamente dopo una notte trascorsa fra i libri. Sono le “Biblionotti” che la biblioteca propone ai ragazzi il 20 luglio e il 24 agosto. E’ un regalo speciale rivolto ai bambini dai 6 ai 9 anni: una notte in biblioteca con il sacco a pelo in compagnia delle Passpartù, Barbara e Ilaria. Una notte senza genitori né bibliotecari preceduta da una serata con letture animate, un laboratorio artistico, uno spuntino e poi tutti a letto, magari con un libro! E al mattino, dopo la colazione con i prodotti del commercio equo e solidale di Mandacarù, si torna a casa. Info e iscrizioni in biblioteca. La quota di iscrizione è di 8 euro.
Questo di notte, e di giorno? Per 4 martedì saranno riproposti i “Libri sui sentieri”, passeggiate nei dintorni del paese con letture e animazioni. Si inizierà martedì 11 luglio con “Bandus…i narratori” che divertono e affascinano grandi e piccini narrando storie, fiabe e favole. Martedì 18 a leggere storie sui prati e nei boschi camminando attorno al paese sarà Elisa Bort, raccontastorie e lettrice, conosciuta dai ragazzi di Predazzo anche per le proposte sul kamishibai e la realizzazione di booktrailer. Il bosco sarà il giusto luogo per raccontare le storie di Erika Di Marino, autrice del libro “Favole delle Dolomiti: mistero, magie e racconti di piccoli e grandi ospiti del bosco, che presenterà i suoi racconti fra gli abeti l’8 agosto.
I “libri sui sentieri” si concluderanno il 22 agosto assieme alle “Passpartù” Barbara e Ilaria, divertenti lettrici e animatrici che leggeranno storie ispirate agli animali e ai luoghi della valle per tornare il 24 per l’ultima notte in biblioteca. L’appuntamento per tutte le passeggiate è in biblioteca alle ore 16. La durata sarà di circa 2 ore. I bambini dovranno essere accompagnati dai genitori. L’iniziativa è gratuita e non necessita di prenotazione

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Ospedale di Fiemme: assunto Ugo Priora, nuovo responsabile di Pediatria.

“Soddisfatti di quanto avvenuto negli ultimi mesi e contentissimi della firma del dottor Priora” così, all’unisono, si sono dichiarati il Presidente della Comunità della Valle di Fiemme e Vicesindaco di Tesero Giovanni Zanon e il Consigliere provinciale Pietro De Godenz.

Lunedì il dottor Ugo Priora, nuovo responsabile del reparto di Pediatria dell’ospedale di Cavalese, prenderà servizio. Si tratta di un evento di primaria importanza per il nosocomio che, grazie all’inserimento di una figura di certificata esperienza, potrà far ripartire con nuovo slancio l’attività dedicata alla cura degli infanti, generando nel contempo una rinnovata fiducia di fiammazzi, fassani e cembrani sul fatto che l’ospedale non solo non chiuderà ma potrà vedere a breve l’auspicata riapertura del Punto nascita, battaglia che tutta la valle e gli stessi Zanon e De Godenz, assieme a tutti gli amministratori locali – con la particolare dedizione della Capo-frazione di Masi Giuseppina Vanzo – e supportati in particolare all’interno della Giunta provinciale dall’Assessore Mauro Gilmozzi, non intendono assolutamente perdere. Si auspica che questo, in base a quanto dichiarato dall’assessore Zeni, possa avvenire il prima possibile, già entro il prossimo autunno (settembre).

“Inoltre” spiega Zanon “il prossimo 11 luglio si terrà il concorso per assumere nuovi pediatri e nelle domande di accesso già tre sono i professionisti che hanno indicato Cavalese come destinazione lavorativa qualora venissero assunti. Se questa tendenza si confermerà potremmo davvero ripartire con un organico rinnovato e completo ed una struttura pienamente operativa davvero in pochi mesi.”

De Godenz e Zanon hanno poi aggiunto che la piena funzionalità del Punto nascita potrà essere garantita tramite l’assunzione di nuovi ginecologi e che per questo è prevista per il 19 luglio una selezione per conferire l’incarico di Direttore (Primario) della U.O. di Ostetricia e Ginecologia – anche qui risulta dal sito aziendale che i candidati saranno 3 – mentre il 20 luglio si avrà una nuova selezione riservata al reperimento di medici ginecologici. “vi sono quindi tutti  i presupposti” concludono Il Presidente della Comunità e il Consigliere provinciale “per giungere ad un felice epilogo della vicenda, con una equipe rinnovata e motivata a dare il massimo. Tantissimo è stato fatto in questi mesi – si vedano ad esempio i concorsi andati a buon fine per Anestesia e Rianimazione che hanno riportato l’organico dell’unità operativa diretta dal bravissimo dottor Liguori di tornare a lavorare ad ottimi livelli ridando tranquillità e fiducia per il futuro del nostro ospedale di valle.”

Un ringraziamento particolare va sicuramente a tutte le cittadine e cittadini, professionisti quali medici, infermieri e ostetriche, associazioni – in particolare Parto per Fiemme che ha sempre tenuta alta l’attenzione, lavorando concretamente al “sistema nascita” in valle- e amministratori che, tutti assieme ognuno per la sua parte, hanno lavorato e continuano a lavorare perché l’ospedale di Fiemme continui ad essere una splendida realtà locale di assistenza ospedaliera a misura d’uomo, riconosciuta per la sua eccellenza.

Zanon e De Godenz hanno anche voluto dedicare un ringraziamento al Direttore generale dell’ APSS Bordon, all’assessore Zeni e a tutta la Giunta provinciale “in questi due anni” hanno spiegato “senza il continuo e puntuale lavoro fatto a livello provinciale non avremo nemmeno potuto sognare di ottenere deroghe dal livello nazionale e di poter essere qui a progettare l’avvenire dell’ospedale”.

“Ora manca la riapertura del Punto nascita” chiudono De Godenz e Zanon “ma siamo già al lavoro perché al più presto possa tornare operativo H24 7 giorni su 7 entro settembre: questo è il nostro intendimento e continueremo a lavorare, con tutti coloro i quali vorranno sostenerci, per arrivare a realizzarlo. Certamente la riapertura del punto nascita non significherà la risoluzione di tutti i problemi, vi sono anche altri interventi: riteniamo importante avere per la prossima stagione invernale la sistemazione dei locali del Pronto Soccorso e, in tempi ragionevolmente brevi, ottenere la sostituzione della macchina per la risonanza magnetica; ma anche qui siamo ottimisti, poiché l’Azienda sanitaria è al corrente di queste esigenze e si è già attivata in merito”.

Fabio Pizzi

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Cavalese, arte nordica  e arte mediterranea a confronto

L’arte mediterranea incontra l’arte nordica. Nascono contaminazioni sorprendenti. Il Centro d’arte Contemporanea apre un dialogo artistico con la mostra “Omar Galliani – Bruno Walpoth”, aperta dal 16 luglio al 2 settembre 2017 (tutti i giorni, escluso il lunedì, dalle 15.30 alle 19.30; ogni venerdì e sabato anche alla sera dalle 21 alle 23).

L’evento espositivo, curato da Elio Vanzo e creato con il Comune di Cavalese, mostra un dialogo fra il pittore emiliano Omar Galliani e lo scultore altoatesino Bruno Walpoth, entrambi riconosciuti tra i più importanti artisti italiani contemporanei. La mostra sarà inaugurata domenica 16 luglio, alle 17.30.

Con grandi disegni a carboncino e tecniche miste, Galliani, artista espressivo di una piena cultura mediterranea, ritrae donne, dettagli di corpi, oggetti, proponendo visioni poetiche tra luce e ombra. le sue opere dialogano, nel museo di piazzetta Rizzoli, con le sottili inquietudini della cultura nordica espresse dalle figure a grandezza naturale di Walpoth che riprende la tradizione della scultura lignea gardenese, modificandone i canoni in chiave contemporanea.

Omar Galliani nasce a Montecchio Emilia nel 1954 e si diploma all’Accademia di Belle Arti di Bologna. Negli anni Settanta condivide le tendenze del gruppo degli Anacronisti, quindi concentra le sue ricerche sul disegno a matita e carboncino. Il suo tratto deciso si smaterializza nel chiaroscuro, rievocando i grandi maestri del passato, ma esprime una condizione esistenziale contemporanea.

Bruno Walpoth nasce a Bressanone nel 1959, vive e lavora a Ortisei in Trentino Alto-Adige. Con le numerose apparizioni in musei di tutto il mondo, i lavori di Walpoth sono parte di collezioni internazionali.

INFO: Centro Arte Contemporanea Cavalese, piazzetta Rizzoli 1 – Cavalese, tel. +39 0462 235416 – www.artecavalese.it

 

 

 

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