40 anni, ma non li dimostra

Verona,12 ottobre 2014, ore 18.30. Un nostro lettore ci ha postato questa bella immagine dell’Arena di Verona. Lo spettacolo in scena è Jesus Christ Superstar. Nel teatro all’aperto più grande e prestigioso del mondo, si sono celebrati i 40 anni del più conosciuto musical dell’era moderna. Con questo evento l’Arena ha chiuso i battenti di una stagione lunga e ricca di spettacoli, proponendo, come sempre, dall’opera lirica al musical, dai grandi concerti rock al balletto. Per gli appassionati di Jesus Christ Superstar l’appuntamento si sposta al teatro degli Arcimboldi a Milano.

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E’ bello stare insieme

Il tendone si riempirà di nuovo sabato e domenica prossima cosi’ come e accaduto sabato scorso. Per il quinto anno consecutivo, Predazzo accoglierà una marea di persone che hanno riscoperto il piacere di stare insieme. Non a Monaco di Baviera, ma in valle di Fiemme. Una idea, quella dell’Oktoberfest made in Fleimstal, geniale nella sua semplicità. Non era affatto scontato che i ragazzi e in tale numero, avrebbero accolto con entusiasmo questo tuffo nel passato. E non era affatto ovvio che i meno giovani vi avrebbero aderito con tanta partecipazione. Forse, però, la cosa più bella dell’Oktoberfest di Predazzo è che in questa manifestazione, le famiglie riscoprono il piacere di stare insieme: i giovani con i vecchi, le nuove generazioni dell’era della rete con coloro che guardano al passato con nostalgia. Chi se ne importa se è solo per mangiare, bere e ballare. E’ comunque un buon auspicio per il futuro della nostra comunità.

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L’arcobaleno di Karin

Sono parole delicate, in alcune pagine anche forti. Parole dolci e allegre o tristi e amare, specchio di emozioni e di esperienze personali. Sono le poesie di Karin Giacomelli raccolte nel libro “Il mio arcobaleno”, un libro di poesie e fotografie: mix perfetto per evocare magia, suscitare riflessioni.
Si tratta della prima raccolta pubblicata da Karin. Fino ad ora le sue poesie hanno partecipato (vincendo anche qualche premio) ad alcuni concorsi a livello nazionale e sono apparse puntualmente una ogni numero, sulle pagine di “El Paes”, il giornalino di Ziano. Viste tutte insieme, però, queste poesie fanno un altro effetto. Leggendole di seguito si ha l’impressione di leggere un diario: e di questo, infatti, si tratta. Perchè per Karin scrivere poesie è uno sfogo personale, un modo per affrontare la vita, fissare le emozioni. Le parole nascono spontaneamente nel suo cuore e nella sua mente e le scrive di getto, senza pensarci troppo. Per Karin pubblicare questo libro è stata una grande sfida con se stessa. Ha significato mettersi a nudo davanti a tutti perchè nelle sue poesie c’è lei, la sua vita. Riuscire a vincere questa sfida ha significato, però, anche realizzare un sogno che da tanto tempo teneva nel cassetto.

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La crisi nell’edilizia crea anche conflitto

La crisi economica ha colpito pesantemente l’edilizia: a pagarne le spese non sono soltanto muratori, costruttori e operai, ma anche architetti, ingegneri, periti e geometri. Le “menti” del settore si trovano ad affrontare una diminuzione degli incarichi sia da parte del pubblico sia da parte dei privati. Meno lavoro per tutti ha comportato anche un inasprimento dei rapporti, che già in passato non sono sempre stati rosei, tra i vari professionisti. Alla base di tutto una normativa poco chiara che non permette di tracciare un confine netto tra le competenze dei laureati e quelle dei diplomati.Alberto Winterle, architetto di Cavalese, presidente dell’Ordine degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Trento, riconosce il difficile momento che sta attraversando il settore: «Siamo in una fase di contrazione davvero importante e temo che non si sia ancora arrivati in fondo. A causa dei tagli ai finanziamenti, gli enti pubblici non hanno più la capacità di investire e fare progetti. Anche i privati in questa fase di incertezza preferiscono attendere: in tutti i Comuni si sta registrando una riduzione delle domande di concessione edilizia, tanto che il settore è quasi paralizzato. La liberalizzazione delle tariffe ha portato ad un’ulteriore riduzione dei compensi. La concorrenza nel libero mercato è positiva, ma purtroppo nel nostro settore è andata a discapito della qualità. Il nostro è un lavoro non solo tecnico, ma anche intellettuale, ma spesso di ciò non si tiene conto».L’architetto Armando Loss conferma: «Pubblico e privato non investono più nell’edilizia. I pochi che decidono di costruire o restaurare lo fanno puntando alrisparmio. E molti professionisti stanno a questo gioco, offrendo dei ribassi enormi pur di lavorare. Tra i committenti sono pochi coloro che sanno riconoscere un lavoro ben fatto e quindi si perde in qualità. Se aggiungiamo a questa situazione difficile il fatto che i pagamenti arrivano in ritardo o spesso non arrivano proprio, devo dire che peggio di così non potrebbe andare». L’architetto Luca Donazzolo di Predazzo aggiunge: «La crisi è stata devastante per la nostra professione. Molti cantieri sono fermi e questo ha conseguenze non solo economiche: senza nuovi incarichi i curricula professionali non possono essere aggiornati e se non puoi presentare nuove realizzazioni rischi di restare fuori dalle gare d’appalto».Questa situazione difficile ha, quindi, complicato i rapporti tra le diverse categorie economiche. «C’è sempre stata una forte conflittualità – racconta Loss -. Negli anni Ottanta abbiamo fatto ritirare alcuni progetti firmati da geometri che erano palesemente in disaccordo con la normativa, che già di per sé è poco chiara perché dice che i geometri possono occuparsi di costruzioni di “modesta entità”. Ma cosa significa modesta? Senza numeri a cui affidarsi, il concetto è relativo e si presta a più interpretazioni. Inoltre, purtroppo, ci sono sempre stati architetti che si prestavano a mettere firme compiacenti a progetti non loro. Se in passato sono stato combattivo su questo tema, ora mi rendo conto che è una battaglia persa. L’ente pubblico chiude gli occhi sulla questione, non commissionando i progetti ai professionisti di competenza e non controllando da chi sono firmati i progetti presentati alle commissioni edilizie. Nelle nostre zone, poi, i geometri sono più forti perché più rappresentati, quindi c’è davvero poco da fare». Winterle aggiunge: «Nel settore c’è una grande confusione sulle competenze: anche se la normativa tenta di definire la linea di demarcazione, a causa di una legge poco chiara ci sono degli sconfinamenti e tutti tendono a fare tutto. Quando il lavoro non mancava, nessuno ci faceva caso, ora tutti sono più sensibili e spesso si finisce in tribunale». La soluzione potrebbe venire da una maggior collaborazione tra professionisti: «Le competenze andrebbero definite meglio per legge, ma le varie lobby non hanno mai permesso che fosse fatta chiarezza. Attualmente per un lavoro viene incaricato un unico progettista: credo, invece, che la soluzione sarebbe di incaricare più tecnici per le varie fasi. Una singola pratica edilizia, infatti, prevede diverse competenze: se tutto il lavoro è affidato a un unico professionista ci sono sconfinamenti che provocano malumori. Personalmente, se ricevo un incarico per un progetto completo, incarico figure esterne per le parti non di mia competenza: in questo modo si dà lavoro a tutti e si facilitano i rapporti. E per i committenti coinvolgere più professionisti non significa necessariamente spendere di più”. Sulla stessa lunghezza d’onda anche Donazzolo: «Se fino a qualche anno fa il superamento dei confini esisteva ma veniva tollerato perché c’era lavoro per tutti, ora con la crisi tra le diverse professioni è aumentato l’astio e tutti cercano di difendere il proprio orticello. Noi architetti, soprattutto grazie al nostro percorso di studi, siamo portati al lavoro di gruppo e quindi ci viene naturale coinvolgere altri professionisti. Altri tecnici, invece, preferiscono tenere in mano l’intero progetto, anche se ciò significa sconfinare nelle competenze di altri». Sulla questione della collaborazione interviene anche il geometra di Ziano Lorenzo Vanzetta: «Il problema è che tutti fanno tutto a causa di una legislazione vaga. Se ogni professionista facesse ciò che è di sua competenza sarebbe tutto più facile. Io personalmente collaboro con architetti e ingegneri e non ho mai avuto problemi, ma so che ci sono delle recriminazioni da parte dei laureati nei confronti di noi diplomati, perché a volte abbiamo più lavoro noi geometri. D’altra parte nelle nostre zone gli edifici sono piccoli e quindi quasi tutti i lavori rientrano nella “modesta entità” di cui parla la legge.

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Noi crediamo alle favole

Grande emozione, martedì 7 ottobre, nella sezione bolzanina del Trento Film Festival, alla cerimonia di premiazione del concorso indetto dal Dolomiti Superski “Tre personaggi in cerca di… Dolomiti Super Summer”. Il progetto estivo del carosello numero uno al mondo ha visto competere dodici valli fra Trentino, Veneto e Alto Adige, con racconti, immagini e video dedicati la fascino delle Dolomiti d’estate.
Alla “Casa della pesa” di Bolzano, ha premiato i vincitori una giuria composta da Roberto De Martin, presidente del Trento Film Festival, Luana Bisesti, direttore del Trento Film Festival, Federica Pellegatti, coordinatrice del Film Festival e Enrico Franco, direttore del Corriere del Trentino e del Corriere dell’Alto Adige.
Nella categoria “Miglior video” è stato premiato il filmato dell’Azienda per il Turismo della Val di Fiemme “Noi crediamo alle favole” di Graziano Bosin, videomaker di Predazzo, con la regia di Federica Cerri e la sceneggiatura di Beatrice Calamari. Fra gli attori protagonisti del video, Giorgio Delvai dell’Apt Val di Fiemme, Elena Osler e Guido Maurizio Ciocca, accompagnatori turistici e attori dei racconti spettacolari della Val di Fiemme e il giovane figlio d’arte Nicholas Ciocca. Per svolgere questa attività di storytelling a più voci, il team della Val di Fiemme si è avvalso della collaborazione del noto fotografo Pierluigi Orler.
La Val di Fiemme ha raccontato la storia di un ragazzino che fa scoprire la magia delle Dolomiti ai genitori. Prima increduli, papà e mamma scoprono infine che alberi e corvi parlanti sono realtà, almeno per chi è in grado di sintonizzarsi sulla loro lunghezza d’onda. “Credere nelle favole è già una cosa contro-corrente di questi tempi”, ha commentato il presidente De Martin. La giuria ha apprezzato gli spunti nuovi, emersi dal video, che raccontano “una montagna amica alla portata di tutti, custode di sogni e valori per chi ha ancora voglia di stupirsi”. Le Dolomiti, viste dalla Val di Fiemme, quindi “non sono solo una meta adrenalinica mordi e fuggi, ma un luogo di meditazione e ispirazione”. Nella categoria “Miglior racconto” il primo premio è andato a Francesco Chiamulera con “Cortina a colori” e una menzione speciale è stata consegnata a Beatrice Calamari per la narrazione del fantasioso incontro fra un bambino, un corvo parlante e un uomo albero che ha ispirato la sceneggiatura del video “Noi crediamo alle favole”. Per la categoria “Miglior album fotografico” ha vinto Christian Tschurtschenthaler della Sextner Dolomiten in Alta Pusteria. La competizione, ideata per far gareggiare tra di loro le valli dolomitiche, prevedeva la formazione di squadre composte da uno scrittore, un fotografo e un videomaker chiamati a dare prova di talento, fantasia e spirito innovativo. I dodici team si sono cimentati nella realizzazione di un racconto, un album fotografico e un video sulle proprie storie dolomitiche. Il Dolomiti Supersummer aprirà un nuovo confronto creativo fra le sue dodici valli, nell’estate del 2015, per stimolare la conoscenza di linguaggi nuovi e originali che possano veicolare con efficacia l’offerta complessiva delle sue località.

IL VIDEO.
IL RACCONTO DI BEATRICE CALAMARI E LA FOTOGALLERY DI PIERLUIGI ORLER.

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I Vadoinmessico sono anche cavalesani

Fanno base a Londra e Berlino , hanno un nome italiano ma provengono da varie parti del mondo. Il quintetto dei Vadoinmessico è composto da Giorgio Poti e Alessandro Morrosu, entrambi italiani, Salvador Garza, messicano, Stefan Micksh austriaco e Joe White che viene dall’Inghilterra. Il loro album di debutto”Archaeology of The Future” viene considerato dalla critica più attenta, una ottima opera prima, densa di atmosfere psichedeliche ma anche di sperimentazioni surf-world ma, quello che più conta, di splendide canzoni. I paragoni con alcuni dei maggiori rappresentanti della musica indie si sprecano primo fra tutti quello con i “Vampire Weekend”. Ciò detto, cosa centra Cavalese con loro? Giorgio Poti, mente creativa della band è il nipote del notaio Adriano Poti notissimo in Fiemme ed ha trascorso a Cavalese molti mesi della sua infanzia. Il notaio Poti ci ha anche confermato che Giorgio torna ogni anno in Valle per una breve visita allo zio e per rivedere un luogo importante della sua adolescenza. Forse la valle di Fiemme può essere stata ispiratrice di qualche sua composizione. Ci piace pensarlo.

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La casa di riposo è in attesa

La residenza anziani di Vigo di Fassa è salita improvvisamente agli onori della cronaca nel mese di marzo quando i giornali locali diedero grande risalto al fatto che tre operatori erano oggetto delle attenzioni della magistratura di Trento. Per il terzetto l‘accusa di maltrattamenti nei confronti di alcuni ospiti della casa. Accusa che per ora non è passata ancora al vaglio di un processo. Ovviamente grande fu lo sconcerto della Valle di Fassa alla notizia dei fatti avvenuti, secondo l’accusa, tra il mese di maggio e quello di luglio 2013. La tensione è salita tra i famigliari, gli amministratori e in tutti coloro che hanno a cuore il benessere delle persone in età. Il consiglio di amministrazione e la direzione, arrivati alla naturale scadenza di mandato, non sono stati rinnovati. La Giunta provinciale ha commissariato entrambe le cariche per la durata massima di sei mesi. Alla guida della struttura l’assessore competente ha nominato il dottor Guido Piazza, già primario dell’ospedale di Cavalese, mentre la direzione è retta temporaneamente da Fabrizio Demartin che da anni ricopre lo stesso ruolo nella residenza anziani di Predazzo. Il primo obiettivo: riportare fiducia e serenità a operatori, famigliari e volontari attraverso un dialogo continuo. Nel frattempo sono stati rivisti gli incarichi e ricoperti i ruoli mancanti. Dal primo mese di agosto è operativa una dottoressa con 18 ore di servizio diretto e reperibilità dalle otto alle venti per cinque giorni in settimana. I tre operatori indagati sono stati indirizzati ad altri ruoli mentre si concluderanno nel prossimo mese le procedure per la selezione di due nuovi operatori previsti nella pianta organica della struttura. «Il nostro compito – spiega Guido Piazza – è quello di individuare i problemi esistenti e avviarne la soluzione. Il nostro mandato è a tempo e chiediamo alla Giunta provinciale di essere puntuale nel dare alla Ciasa de Paussa un nuovo consiglio di amministrazione, un presidente e un direttore. Noi siamo qui per svolgere un servizio alla residenza degli anziani e non ai politici». L’esortazione è diretta all’assessore Borgonovo Re e al presidente Rossi perché non attendano la scadenza elettiva dei Comuni della prossima primavera. Per statuto ogni amministrazione della Valle dovrà indicare un proprio nominativo, una persona capace e non un mero rappresentante di campanile. Dopo l’approvazione della Giunta provinciale, i sette nominati faranno parte del consiglio di amministrazione. Solo allora sarà possibile designare un presidente e successivamente avviare le procedure per assumere un nuovo direttore. Una sequenza delicata di passaggi istituzionali per ricreare alla Ciasa de Paussa una guida per il prossimo quinquennio.

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Il teatro può attendere

Lungo e accidentato il percorso che porterà alla riedificazione del teatro di Cavalese, andato a fuoco nella notte del 3 marzo 2013, notte che segnava la fine dei Mondiali di sci nordico in Valle di Fiemme. A un anno e mezzo da quel disgraziato evento non si hanno ancora certezze sui tempi di ricostruzione dell’edificio, ora precluso ad ogni attività artistica. «Per l’autunno – spiega al telefono il sindaco Silvano Welponer – avremo degli elementi concreti per disegnare il futuro del teatro, ma sarà la prossima amministrazione (nella primavera del 2015 molti cittadini del Trentino torneranno alle urne) a prendere le decisioni che contano». Nell’arco di tempo trascorso l’amministrazione ha compiuto alcuni passi preliminari destinati soprattutto a quantificare il danno subito e ipotizzare le modalità di ricostruzione. Nel primo mese dopo l’incendio, le cui cause non furono mai chiarite, l’amministrazione ha nominato un perito di parte con il compito di portare avanti le complesse trattative con l’Itas, la compagnia assicuratrice di tutti gli immobili del Comune di Cavalese. E qui è sorto il primo ostacolo. La polizza assicurativa è di tipo cumulativo, significa che l’amministrazione ha assicurato tutti gli immobili, oltre una trentina, non specificando quindi il valore singolo di ogni proprietà. Primo compito dei periti (di parte e della compagnia assicuratrice) è stato quello di analizzare tutti gli immobili, tra cui anche baite, per valutare l’esatto ammontare del valore assicurativo del teatro. Un lavoro certosino che ha preso del tempo. Intanto l’amministrazione comunale ha proceduto a un sondaggio informale tra la popolazione per avere indicazioni su come procedere nella fase di ricostruzione. Dai risultati ottenuti è emerso che buona parte della cittadinanza ha espresso la volontà di riavere il teatro secondo le linee architettoniche precedenti. Lo studio di Sergio e Michele Facchin ha lavorato su questa ipotesi formulando un progetto preliminare che richiede almeno quattro milioni di euro. Ma il quadro progettuale non è ancora chiaro. È più conveniente demolire completamente l’attuale rudere o è possibile risparmiare delle risorse mantenendo parti della struttura originale? La risposta è legata alla solidità dei muri non attaccati dalle fiamme. Di questo si è interessato un ingegnere statico che ha espresso un giudizio positivo su parte della struttura. «L’amministrazione comunale è quindi chiamata a scegliere tra due ipotesi – spiega il sindaco – tenendo conto che il nuovo edificio dovrà rispondere a criteri antisismici ed energetici non presenti nel vecchio teatro. In autunno avremo dati più precisi per illuminare il percorso di ricostruzione che sarà di competenza della nuova giunta». Il compito dei futuri amministratori sarà quello di reperire risorse finanziarie, lavoro non facile in tempo di crisi. Tra le possibilità dirottare somme dal budget quinquennale del Comune o trovare un contributo specifico. Entrambe le soluzioni richiedono comunque la certezza sull’indennizzo che l’Itas, compagnia assicuratrice, dovrà versare nelle casse comunali.

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In 79 hanno aiutato oltre 1000 persone

Per andare in montagna in sicurezza bisogna amarla ma anche rispettarla. A volte, però tutto ciò non è sufficiente. Durante un’ escursione può anche accadere un imprevisto, un fatto imponderabile che può trasformare una splendida escursione in una brutta avventura. Per fortuna noi, in Fiemme abbiamo, da oltre sessant’anni, persone esperte, che possono toglierci dall’impaccio, operatori della montagna che in questi decenni hanno portato in salvo oltre mille persone. Sono volontari, appassionati e profondi conoscitori della natura e oggi hanno finalmente vissuto il coronamento di un sogno. A Tesero, infatti, è stata inaugurata la nuova sede della Stazione del Soccorso Alpino della valle di Fiemme. Una buona notizia per i soccorritori di Fiemme ma anche per tutti noi e per gli ospiti della nostra Valle. Ora potranno operare ancor meglio sul territorio, garantendo un maggiore protezione a tutta la nostra comunità. La cerimonia di inaugurazione si è svolta questo pomeriggio alla presenza di una folta rappresentanza di autorità provinciali e locali ,del capostazione di Fiemme Claudio Jellici, dei soccorritori e delle loro famiglie. La nuova sede ha ricevuto la benedizione del parroco di Tesero, don Bruno Daprà. Tutti insieme poi per un brindisi con l’augurio che la loro disponibilità e preparazione sia necessaria il meno possibile.

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Gemelli diversi

Vien da chiedersi che c’azzecca Ziano di Fiemme con la ceca Nové Meso na Morava, o Predazzo con la tedesca Hallbergmoos, le montagne di Moena con le isole della Scozia e Vigo di Fassa con la teutonica Remseck am Neckar. Semplice, sono gemelli, di quelli che non si somigliano. Il gemellaggio è un legame simbolico tra paesi che hanno, nelle loro storie o origini, punti in comune nei quali riconoscersi. Il fenomeno è nato nel secondo dopoguerra e in Italia ha avuto la sua stagione d’oro a partire dagli anni Ottanta. Quattro comuni di Fiemme e Fassa hanno già trovato i loro parenti o affini rigorosamente stranieri e le rispettive amministrazioni si danno da fare per far conoscere le loro realtà all’altro.
Se è vero che, per mantenere vivo il legame parentale, si organizzano manifestazioni i cui costi pubblici pesano sulle spalle delle amministrazioni, quelle locali dimostrano buon uso e parsimonia nello spendere le risorse, senza neppure attingere ai fondi elargiti dall’Unione Europea. Moena ha ratificato nel 1996 una dichiarazione di amicizia con la popolazione delle isole Orcadi, dove un suo cittadino, Domenico Chiocchetti “Goti”, sbarcò prigioniero per rinforzare le difese belliche del porto di Kirkwall. Domenico e altri prigionieri realizzarono una piccola chiesetta che al termine della guerra diventò l’Italian Chapel, monumento nazionale da custodire e preservare. Da qui si è sviluppato lo scambio culturale fra associazioni, cori e soprattutto studenti. Nel 2004, 2007 e 2011 gruppi di una trentina di studenti del comprensorio ladino hanno avuto modo di stringere belle amicizie con i coetanei scozzesi, mettendo alla prova le loro conoscenze linguistiche e approfondendole alla Grammar School di Kirkwall. Gli impegni di spesa per favorire questi viaggi si sono aggirati ogni volta sui 22, 24 mila euro, coperti per il 30% dai contributi regionali sui fondi per le minoranze linguistiche, in parte dalle quote di partecipazione individuali e soltanto per i restanti 4-5 mila euro dal Comune. Soldi ben spesi, sostiene l’amministrazione. Anche i giovani isolani sono “sbarcati” tre volte nel paese ladino. Ospitati dalle famiglie, hanno fatto spendere i soldi pubblici solo per gli skipass, il noleggio dell’attrezzatura e le lezioni di sci, pizza party e trasporto da e per l’aeroporto, il minimo indispensabile per assicurare ai giovani ospiti un soggiorno interessante e piacevole.
Poi c’è Vigo di Fassa col gemello tedesco, Remseck am Neckar, una cittadina di 22 mila abitanti nel land del Baden-Wurttemberg. Si sono imparentati vent’anni fa, sulle nevi fassane tra volontari della Croce Rossa impegnati nelle gare di sci organizzate dai volontari locali. La prima ambulanza dotata di apparecchiatura di rianimazione e pinze idrauliche è stata donata a Vigo proprio da Croce Rossa e Vigili del fuoco di Remseck. L’amicizia è stata poi ufficializzata nel 1997 e ha favorito lo scambio e il confronto soprattutto tra le associazioni volontaristiche della protezione civile. Dieci anni dopo, grandi festeggiamenti in terra tedesca hanno coinvolto, oltre agli amministratori, la banda musicale e il Coro Valfassa. Allo scoccare del quindicesimo anno di fratellanza, nel 2012, il nuovo ponte sul Ruf de Pantl è stato battezzato col nome della città tedesca. Alle spese per trasferimenti e soggiorno a Remseck hanno concorso il Bim dell’Adige, la Provincia, la regione e l’allora comprensorio Ladino di Fassa.
Il gemellaggio predazzano con Hallbergmoos compie nel 2014 vent’anni e sarà organizzata presto una grande festa. La scelta tedesca è frutto di contatti spontanei, anche stavolta tra i Vigili del fuoco, ed è proseguita con costanti incontri, culminati nel 1994 con l’ufficializzazione del legame di amicizia. Regolarmente gli amici tedeschi frequentano Predazzo in occasione di eventi, sagre, desmontegade e, ovviamente, l’Oktoberfest, ospitati da privati cittadini, mentre al Comune resta solo il pensiero del vitto presso le feste campestri. Lo stesso trattamento viene riservato ai predazzani in quel di Hallbergmoos. Alcuni anni fa un gruppo di studenti locali vi si è recato per imparare la lingua e alcuni di loro, allora studenti universitari, hanno trovato lavoro.
Del gemellaggio con Nové Mesto Na Morave, città della repubblica Ceca col comune di Ziano si è pressoché persa memoria. C’è stata una visita a livello di amministratori a ridosso degli anni Novanta, poi più nulla. A ricordarlo, una deliberazione consiliare dell’aprile del 1999 che sancisce un patto di amicizia seguito alla visita a Ziano dell’onorevole Antonin Baudis, allora ministro del governo della Repubblica Ceca, un’amicizia nata fra i rispettivi corpi dei Vigili del fuoco. L’atto pubblico, con cui si nominava una commissione per curare le relazioni tra i gemelli, impegnava pure una somma di sei milioni e seicentomila delle vecchie lire, forse mai spese.

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