Pampeago fa 50

 Alpe di Pampeago, festeggia i 50 anni e ripercorre il cammino che dall’apertura dei primi impianti ha portato a una realtà consolidata.

Era la fine degli anni Sessanta, in valle si respirava aria di cambiamento. Si guardava con interesse allo sci alpino, sul quale altre aree del Trentino e della valle avevano già iniziato ad investire. E che Pampeago fosse una località adatta lo si era capito ancora prima degli impianti di risalita, tanto che negli anni Sessanta vi si sono svolti i campionati trentini di sci, su una pista improvvisata con partenza dalla Tresca e discesa tra gli alberi. Tutto è partito da un sogno. E da coloro che ci hanno creduto. Itap, la Società Incremento Turistico

L’intuizione destinata a cambiare il paese è venuta a un gruppo di pionieri capaci di pensare per Tesero una stagione turistica invernale (quella estiva era già consolidata). I dieci soci fondatori furono: il farmacista Giuseppe Mutalipassi (primo presidente della società), Giuseppe Deflorian, Claudio Romanese, Bruno Zeni (primo direttore), Pietro Bernard, Ernesto Mich, Arcangelo Bozzetta, Colomba Doliana, Vigilio Ventura e Livio Deflorian. Presto seguiti da altri sostenitori che riuscirono a immaginare qualcosa di nuovo per la conca di Pampeago tra cui il sindaco di allora Enrico Ciresa e gli imprenditori che saranno poi anche presidenti Raffaello Deflorian, Antonio Zeni e molti altri.

Un capitale iniziale di un milione di lire, suddiviso in 200 azioni nominative di 4.000 lire ciascuna: “Itap fin dall’inizio è stata caratterizzata da un azionariato diffuso, non è mai stata nelle mani di pochi grandi azionisti. Fiemme ha investito sullo sci dopo altre località, ma ha capito da subito che rilanciare il turismo sarebbe stata l’occasione per far crescere l’intero territorio, creando posti di lavoro e futuro. Coinvolgendo le comunità, gli impianti sono diventati un volano per l’intera economia locale”, sottolinea Piero De Godenz, ex amministratore e a lungo direttore di Itap.

È significativo che gli impianti siano stati costruiti poco dopo l’alluvione: “L’evento è stato probabilmente la molla che ha consolidato la voglia di ripartire. La strada per Pampeago è stata realizzata proprio con i fondi per la ricostruzione”.

I primi impianti realizzati sono stati le seggiovie Monte Agnello, Tresca e Latemar e la sciovia Campiol, sostituita poi da quella “Campo scuola”. La seggiovia Agnello è stata la prima ad entrare in funzione, il 6 gennaio 1968. Inaugurazione slittata a causa della mancanza di neve durante il Natale del 1967: “Una situazione di scarso innevamento che come vediamo si è verificata già durante la prima stagione di apertura – commenta De Godenz -. Itap è stata una delle prime società, nel 1985, a dotarsi di sistemi di innevamento programmato. Oggi attingiamo gran parte dell’acqua dalla diga di Soraga e prima di utilizzarla la depuriamo completamente. In un’ottica di rispetto ambientale e di risparmio idrico in periodi di scarsità di precipitazioni, crediamo sia però ormai indispensabile un bacino per l’innevamento”.

La scommessa su Pampeago degli anni Sessanta si è rivelata vincente: “C’è stata una progressiva e continua crescita, con una sempre maggiore internazionalizzazione (gli stranieri ora sono il 70% della clientela). Merito del rapporto qualità/prezzo, dell’impegno di Itap e degli albergatori, ma anche dei collegamenti strategici con Predazzo e Obereggen e dell’adesione al Consorzio Fiemme Obereggen e del Dolomiti Superski. Un ruolo importante lo hanno avuto anche i grandi eventi: non solo quelli invernali, ma anche, per esempio, i cinque arrivi di tappa del Giro d’Italia”.

De Godenz conclude: “Credo che i tempi siano ormai maturi per avere un’unica società impiantisca di valle, in un’ottica di sviluppo comune dell’economia del territorio”. Il sogno di allora continua…

 

 

 

 

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