Quando il bosco ti cura

“Se è amara non la voglio”, diceva Pinocchio alla Fata turchina. La scena della medicina amara ha divertito generazioni di bambini ed è apprezzata soprattutto da chi ha dovuto “lottare” con il gusto amaro degli antichi rimedi. Oggi le medicine hanno un sapore meno spietato. Ma l’erborista di Capriana Carlo Signorini probabilmente non sbaglia quando dice “è meglio crescere con un po’ di amaro in bocca… anziché imbottiti di antibiotici”.

Nelle Valli di Fiemme e Fassa molti ricordano, torcendo il naso, l’infuso amaro di lichene islandico che fra queste vette è stato ribattezzato “il muschio di montagna”. Guariva la tosse, il mal di gola, l’asma, le nausee da gravidanza ed era considerato un ottimo digestivo.

“Mia mamma buttava via il primo infuso e lo faceva bollire una seconda volta per togliere un po’ di amaro”, ricorda l’erborista di Capriana mentre sta cucinando tagliatelle con i germogli di abete . “Poi lasciava raffreddare l’infuso – continua – per farmelo bere tutto d’un colpo. Nemmeno il miele riusciva ad addolcirlo. Per guarire la tosse preferivo di gran lunga latte e miele con una foglia di salvia”.

Un tempo era dunque un lichene, curiosa simbiosi fra un fungo e un’alga, a curare le vie respiratorie e l’apparato digerente. Il lichene islandico si trova a circa 1300 metri sul livello del mare. Lo incontriamo ad esempio in Val Cadino, sull’Alpe Cermis, a Bellamonte e persino nel parco d’arte RespirArt di Pampeago. Carlo Signorini è felice di narrarne le virtù durante le sue escursioni a Bellamonte che insegnano a riconoscere fiori e piante. Le escursioni sono gratuite e partono alle 9.00 dal Centro servizi di Bellamonte, l’11 e il 21 luglio, poi, ogni martedì dal 25 luglio.

Noto per essere il cibo delle renne, è apprezzato anche in cucina da Alessandro Gilmozzi, chef del ristorante stellato El Molin di Cavalese. Lui, a dire il vero, è un vero cultore dei licheni e in cucina ne usa diverse specie, anche trasformandoli in canditi. “Il lichene islandico lo metto nel pane, nelle torte e persino nell’insalata, scottandolo in padella – spiega lo chef -. Contiene tante vitamine ed è un antiossidante”. Ma non è troppo amaro? “È anche per questo che mi affascina. Un tocco di amarezza dona eleganza in cucina. Certo, bisogna saperla dosare. Inoltre, il suo è un sapore dolomitico ed io amo comunicare queste montagne attraverso il gusto”. Anche lei è stato curato da piccolo con questo lichene? “Certo – risponde Alessandro Gilmozzi – mia zia lo metteva nel latte la sera prima e la mattina ci faceva bere questo liquido gelatinoso. Ricordo che poi lavava il lichene e lo metteva nell’insalata. Ha un sapore simile alla cicoria”. Lo chef ne è così innamorato che, con il lichene islandico, sta producendo una birra. La potremmo gustare il prossimo autunno.

Beatrice Calamari

 

 

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