Sognando il trekking dell'Avisio

Il torrente Avisio nel lungo viaggio verso il fiume Adige attraversa la Val di Fassa, la Val di Fiemme e la Val di Cembra. Negli ultimi 40 km, dopo la diga di Stramentizzo, si snoda in spettacolari strette gole di porfido ai piedi della catena del Lagorai formando anse, lagune, spiagge e piscine naturali, mentre sulle rive la boscaglia cresce rigogliosa.

Prima della guerra e dell’alluvione del ’66 i versanti della Val di Cembra erano ricchi di colture, con chilometri di muretti a secco a sostegno di una fitta serie di terrazzamenti. In seguito i masi, le case contadine, le piccole frazioni, i mulini e le segherie furono abbandonati. Solo la parte alta e più soleggiata della Val di Cembra ha mantenuto i terrazzamenti, oggi coltivati a vigneto, mentre il fondovalle e il fiume sono stati lentamente inghiottiti da una fitta vegetazione.

Partendo da queste conoscenze, qualche anno fa, al fotografo Alessandro Ghezzer e al giornalista Gigi Zoppello venne l’idea di creare il Trekking dell’Avisio: un percorso da Molina di Fiemme a Lavis, quindi dalla diga di Stramentizzo alla foce con l’Adige.

Con pazienza hanno raccolto tutte le mappe disponibili, visionato le foto aeree e creato un inventario dei sentieri, delle strade e delle antiche mulattiere, studiando i vari punti di accesso al fiume in base alla viabilità oggi esistente. Con i rilievi sul campo si è poi verificata l’unicità di questi luoghi assolutamente selvaggi e poetici.

In tutta l’operazione è stato fondamentale l’aiuto di altri amanti della natura, di anziani, di esperti di storia locale e di chi frequenta abitualmente il fiume, come i cacciatori e i pescatori.

Nei punti interessati da canyon con rive inagibili, strettoie di roccia o guadi, i due appassionati hanno ipotizzato la realizzazione di ponti tibetani per permettere il passaggio da una sponda all’altra.

Dalla tracciatura Gps risulta che una buona parte della vecchia viabilità vicino al fiume è scomparsa, franata o inghiottita dalle piene d’acqua o dalla vegetazione, quindi impraticabile. Ma in molti tratti, pur se sepolti nel bosco o coperti di rovi, gli antichi sentieri sono ancora presenti. Con cordini, protezioni, parapetti o passerelle sarebbe agevolmente possibile ripristinare i vecchi passaggi.

Non c’è ancora uno studio di fattibilità dettagliato, ma secondo gli ideatori gli interventi necessari non sarebbero molto impattanti né onerosi, in un’ottica di salvaguardia e tutela dell’integrità di un paesaggio spettacolare.

Il nuovo cammino rappresenterebbe un’attrattiva turistica di grande richiamo, come oggi succede ad esempio in Francia sui lunghi percorsi del parco naturale di Luberon, meta ogni anno di migliaia di appassionati.

Sembrerebbe tutto molto bello, ma l’idea del trekking fluviale si scontra con difficoltà burocratiche e amministrative. Queste ultime, visto il passaggio su ben dieci comuni diversi e su molti fondi privati, non sono da sottovalutare. Secondo gli ideatori ogni paese e frazione lungo il percorso potrebbe trarre beneficio dalla maggior visibilità e frequentazione delle varie attrattive del territorio, visto che il trekking dell’Avisio sarebbe una proposta unica in Italia: per la notevole lunghezza, per l’eccezionale bellezza naturalistica, per la facile percorribilità e, non ultimo, per il contesto sociale ricco di storia e cultura.

Non mancano i contrari all’idea, come ad esempio l’ambientalista Gigi Casanova che, sentito al telefono, ci ha rivelato di ritenere l’opera una forzatura e di preferire uno stato completamente naturale di alcuni tratti del nostro territorio, visto anche che il percorso in questione rimane in qualche modo agibile anche senza la realizzazione di infrastrutture.

Una voce a favore del trekking è invece quella del comune di Lavis, che ha sempre visto nell’Avisio una perla da valorizzare. Non a caso, proprio a Lavis, nacque, nei primi anni 2000, il progetto di parco fluviale con l’intento di permettere la fruizione ad anello delle passeggiate lungo il corso d’acqua.

Economicamente parlando, come avviene per gli altri settori, anche per quello escursionistico è possibile procedere a un raffronto tra costi e benefici. Da recenti studi svizzeri emerge che i benefici complessivi dell’escursionismo sono nettamente superiori ai costi e che investire in una rete ben sviluppata di itinerari camminabili è molto conveniente per le aree interessate.

Un esempio concreto è rappresentato dal già esistente Sentiero dei Vecchi Mestieri che si sviluppa trasversalmente alla valle dell’Avisio, in un percorso ad anello fra Grauno, Grumes, Piscine e Sover. Il cammino, di 6 km, si snoda su sentieri immersi in un paesaggio selvaggio e ricco di fascino e potrebbe essere collegato al nuovo itinerario ipotizzato. Il successo di questo sentiero si deve proprio alla magnificenza del territorio e alla ricchezza della cultura popolare e lavorativa locale, che include ruderi di mulini in disuso, fucine dismesse e segherie abbandonate, oltre a scorci di paesaggio indimenticabili. Camminare a stretto contatto con la natura in questi luoghi rappresenta un esercizio per il corpo e per la mente, che si può immergere spensieratamente in atmosfere d’altri tempi, ricche di poesia e bellezza.

Partendo dall’esempio del cammino già esistente, è facile immaginare come un trekking di più ampio respiro e di più lunga percorrenza possa essere un tassello importante per l’offerta turistica trentina, in particolare della Val di Cembra e della Val di Fiemme.

Alfredo Paluselli

Ti potrebbero interessare anche:

Lascia un commento