Stiamo molto attenti alla pianta urticante. Si trova sia in Fiemme che in Fassa. Segnalate la sua presenza alle Stazioni Forestali delle nostre Valli.

Nel brano musicale dal titolo “The returns of Giant Hogweed” contenuto nell’album “Nursery crime” del 1971, i Genesis raccontano, in maniera surreale e con scenari quasi apocalittici, di una pianta erbacea, introdotta in Inghilterra da esploratori vittoriani, che si propaga a dismisura, tramando vendetta contro la razza umana colpevole di averla barbaramente strappata dalla sua terra di origine per portarla in tutta Europa. Si tratta dell’Heracleum mantegazzianum, pianta dagli effetti urticanti sull’uomo la cui diffusione in Europa costituisce un pericolo per la salute umana.

La specie è perenne, appartenente alla famiglia delle Apiaceae (o Umbrelliferae). Presenta fusti vigorosi cavi, spesso macchiati di rosso, del diametro di 5-10 cm, che raggiungono grandi dimensioni (fino a 5 m di altezza).

La pianta può vivere molti anni (anche 12 in determinate condizioni). La radice a fittone può raggiungere 60 cm di lunghezza e consente alla pianta di crescere rapidamente. Le foglie son grandi alcune decine di cm, si presentano profondamente incise, a 3 o 5 segmenti, con margine dentellato, di colore verde chiaro brillante, talvolta tendenti al giallo.

Le infiorescenze sono organizzate in strutture ombrelliformi a 50-150 raggi, di colore bianco, che raggiungono fino a 50 cm di diametro.

Oltre ai problemi ecologici H. mantegazzianum rappresenta un serio pericolo per la salute umana. La sua linfa contiene infatti diverse furanocumarine, molecole fototosensibili che a contatto con la pelle e in combinazione con le radiazioni ultraviolette (esposizione al sole)  provocano reazioni  epidermiche.

La reazione fototossica può essere attivata dalle radiazioni ultraviolette solo 15’ dopo il contatto, con un picco di sensibilità che può essere raggiunto tra i 30’ e le 2 ore.

Le fotodermatiti causate dal contatto con la linfa si presentano sottoforma di arrossamenti cutanei, vesciche e bolle (anche se la reazione sulla pelle varia a seconda della sensibilità individuale), mentre il contatto con gli occhi può causare cecità temporanea o permanente. Approssimativamente una settimana dopo il contatto, nell’area interessata avviene una iperpigmentazione, che può perdurare anche per alcuni mesi, mentre la pelle colpita può rimanere sensibile ai raggi ultravioletti per anni.  La pianta mantiene la capacità fototossica per diverse ore anche dopo il taglio

È importante che le piante non vengano toccate a mani nude, o che comunque non vengano a contatto con la pelle e gli occhi. Le persone più a rischio sono coloro che possano venire in contatto con la pianta per lavoro, come giardinieri e agricoltori, e i bambini. In tal caso è necessario lavare abbondantemente la parte interessata con acqua, sottrarla alla luce solare per almeno 48 ore, e contattare immediatamente il medico.

In valle di Fiemme e Fassa sono già stati rilevati alcuni popolamenti di queste piante. Una zona di insediamento è situata lungo il rio Val dei Piani in un’area con presenza di acqua, visibile dal ponte sulla strada tra Cavalese e Tesero. 

Altre piante sono state individuate a lato della stessa strada in Val di Piera, e sono visibili sia dal ponte che dal parcheggio della zona industriale adiacente.

Una popolazione abbastanza estesa è situata tra Bellamonte e Paneveggio, alla base della rampa stradale, in loc. La Pozza. La specie è stata segnalata anche nella parte alta del centro abitato di Bellamonte, in un prato adiacente le abitazioni,  in posizione isolata. In val di Fassa a Campitello è stata accertata la presenza di un esemplare di notevoli dimensioni, già eradicato, nell’aiuola di un albergo e di alcune giovani piante in un prato di pertinenza di un’abitazione  nel centro del paese.

Da parte sua l’Ufficio Distrettuale Forestale di Cavalese sta tenendo sotto controllo la situazione ed è già intervenuto, laddove la zona è accessibile, per eliminare queste piante di pànace, anche se bisogna aspettare la ripresa vegetativa per valutare il grado di efficacia del lavoro.  Sono comunque di grande aiuto tutte le segnalazioni (Stazione forestale di Cavalese 0462.241550, Stazione forestale di Predazzo 0462.501134, Stazione forestale di Pozza di Fassa 0462.763146, Ufficio distrettuale forestale di Cavalese 0462.241510) riguardanti la presenza, soprattutto se si tratta di zone poco visibili e lontane dal bosco.

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