Tour in Inghilterra ai tempi dell’ISIS

La partenza è fissata per i primi di agosto. L’obiettivo è quello di visionare alcuni festival inglesi che abbiano la missione di offrire ambienti, musicalmente stimolanti, ma privi dello stress dei grandi eventi: buona musica e clima festoso adatto anche a famiglie, bambini e cani.

In Italia, in questo periodo, sta facendo un caldo esagerato e questa circostanza, accanto alle paure di attentati durante il mese vacanziero per eccellenza, non aiuta a partire con la leggerezza che meriterebbe una occasione come questa. Attraverseremo in auto molti confini europei, vivremo spesso in mezzo a moltitudini di persone tra concerti ed eventi sia nelle città sia nelle campagne inglesi. Sono molto curioso e anche un po’ preoccupato. L’Inghilterra è stata colpita più volte dal terrorismo, anche recentemente, ed è certamente interessante capire i cambiamenti nella percezione del pericolo da parte dei suoi cittadini, ma anche vedere quali siano le misure di prevenzione adottate. E poi, finalmente, mi godrò il refrigerio della tipica pioggerellina britannica.

Subito dopo la partenza, al Brennero, ci aspettiamo di trovare i cingolati austriaci e schiere di emigranti pronti a dare l’assalto al suolo tirolese. Niente di tutto ciò, nemmeno un piccolo controllino. Sarà così anche al successivo confine con la Germania e a quello, nei pressi di Karlsruhe, con la Francia. Arriviamo a Calais senza aver visto una divisa. Al momento dell’imbarco per il traghetto che ci farà attraversare la Manica, i francesi cominciano a fare sul serio: corpi speciali dell’esercito sulle banchine, perquisizioni dei furgoni e dei camion sospetti. Si ritarda di un’ora la partenza ma, per sentirsi protetti, tutti sono disposti a pazientare. All’arrivo sul suolo britannico nessun controllo. Da Dover a Bambury sono ancora circa 400 chilometri di autostrada trafficata per poi, finalmente, “atterrare” nella placida e affascinante campagna inglese che ci accoglie per il festival di Cropredy.

Con oltre trenta anni di attività, il festival è ormai una istituzione in Inghilterra e si caratterizza per essere un ambiente particolarmente “friendly”. I bambini sono coccolati da un’animazione sempre attenta ed è così che genitori e nonni possono spassarsela tra birra e ottimo folk/rock. Stand anni ’70, abbigliamenti ed acconciature improbabili creano con la musica un clima molto rilassante e piacevole. Manca solo il rito del the alle 17.00, ma è più probabile che siamo stati noi a non accorgerci che il rito è ancora vivo e vegeto. Nel mega campeggio del festival, la notte scorre serena ma appena ti alzi per andare al bagno, vi è immediatamente qualcuno della sicurezza che si avvicina, amichevolmente, per chiederti se è tutto ok. Apparentemente non vi sono controlli asfissianti ma piccoli segnali indicano una costante attenzione. Chiedendo a un responsabile della Security, da molti anni a Cropredy, ci viene  confermato un aumento notevole di risorse dedicate alla sicurezza, aumento che, precisa il vigilante, deve essere fatto senza creare un clima da assedio.

Dopo tre giorni di pace, amore e musica si scende nel Sussex dove, nei pressi di Guildford ci attende il Weyfest, una mega festa campagnola che da 10 anni coinvolge un’intera comunità e il suo splendido museo sul mondo rurale. Per un anno tutti lavorano alla realizzazione dell’evento che è l’orgoglio dell’intera contea. Viene costruita una sterminata e organizzatissima fattoria musicale: quattro palchi con proposte musicali varie e molto ben calibrate che offrono a tutti  il suono giusto. Al Weyfest tutti diventano un po’ bambini. Tra il treno a vapore, che anche i musicisti impegnati nei loro concerti salutano al suo passaggio, stand gastronomici, giochi per i più piccoli e molto altro ancora, la festa scorre via che è un piacere. Curiosamente il Weyfest ha appaltato la sicurezza a un’organizzazione orientale. Vestiti in giacca e cravatta e muniti di sguardo penetrante, gli orientali sanno essere cortesi, ma si dice che siano specialisti nel notare tutti i dettagli. Armati di metal detector perquisiscono pazientemente i migliaia di partecipanti alla tre giorni del Sussex. È proprio nei giorni della nostra permanenza al Weyfest che ci giunge notizia degli attacchi in Spagna e degli accoltellamenti in Norvegia. Ne parliamo con Martin e Maria dei quali siamo ospiti per quella settimana. Sono ovviamente dispiaciuti di quanto sta accadendo, ma ci confermano che la loro vita non sta subendo cambiamenti. Certo, abitare a Guildford non è come vivere a Londra ma il clima, anche seguendo giornali e tv inglesi, non sembra orientato alla paura. Il giorno successivo agli attentati in Spagna, però, notiamo, al festival, la presenza di un paio di agenti dei reparti speciali inglesi che danno la sensazione che sia stato alzato il livello di attenzione.

È arrivato il momento di andare al mare, Brighton ci attende. La città sul canale della Manica è un vero e proprio porto di mare. A differenza delle zone che abbiamo fino a qui visitato, è abitata da mezzo mondo. Etnie, le più diverse, si mescolano e danno vita ad un melting pot affascinante che, complice anche il Ferragosto e il Festival del Vintage che siamo venuti a visitare, rende Brighton, un punto di incontro imperdibile. Incontriamo Marta e Giovanna, due ragazze napoletane che stanno lavorando in un ristorante greco. Marta ha nostalgia di casa mentre l’amica Giovanna, da cinque anni in Inghilterra, intende rimanerci a oltranza. Non hanno particolari preoccupazioni per la loro sicurezza e ci raccontano che in città si sentono al sicuro. Durante la nostra permanenza sulla sponda britannica della Manica non notiamo particolari controlli e, anche durante e le innumerevoli e partecipatissime manifestazioni del Festival, la presenza delle forze dell’ordine ci sembra, almeno apparentemente, assente.

Stiamo arrivando alla svolta finale. Ci attende l’ultimo atto prima del rientro in Italia. Si viaggia verso est. La meta è nei pressi della bellissima Canterbury con la sua affascinante cattedrale. Nelle sue campagne si tiene, per il secondo anno, il Festival del nuovo giorno. Saranno tre giorni di musica progressive per veri appassionati del genere. L’organizzazione ci invia una mail per  aggiornarci sulle ultime novità artistiche, ma anche per chiederci di essere pazienti per i ritardi che ci saranno a seguito dei controlli che dovranno essere rigorosi. È appena arrivata la notizia dell’attentato fallito a Rotterdam e la preoccupazione tende a crescere. Incrociamo le dita. Arriviamo ai Mount Ephraim Gardens prima di mezzogiorno e restiamo stupiti perché, anche qui, la sicurezza è stata affidata all’organizzazione privata orientale che avevamo conosciuto al Weyfest. Scopriamo così che sono loro che hanno un appalto per moltissimi eventi che si tengono in Inghilterra. Il luogo è favoloso ma così complicato da raggiungere, tra stradine strettissime e una campagna immacolata, che riteniamo di essere al sicuro. Il Festival scorre così via senza intoppi né stress ed arriva il giorno del ritorno in Italia. Se all’andata avevamo avuto la sensazione di un controllo piuttosto deboluccio, escluso Calais, il viaggio verso sud ci stupisce per un totale mancanza di verifiche, frontiera dopo frontiera. Insomma, l’Europa attenta e blindata che ci viene descritta, sembra essere un racconto di fantasia.

Guido Brigadoi

 

 

 

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