Il turismo fra trent’anni

Le Valli di Fiemme e Fassa si trovano in questi anni a dover girare attorno ad una boa virtuale per dare una svolta alla vita della comunità e rinnovare l’offerta turistica. Nei prossimi tre decenni il mondo cambierà radicalmente e il comparto del turismo lo seguirà di conseguenza. Sono tantissime le sfide che ci attendono. Per immaginare il nostro futuro e per cominciare a pianificare nel medio-lungo termine, bisogna aprire la nostra mente e guardare lontano.

Cominciamo, quindi, a considerare una serie di domande, meno scontate di quanto forse appaiano: “Lo sci è arrivato al suo massimo? Si può pensare che cresca ancora anche tra Cavalese e Canazei? Tra poco si scierà solo sopra i 2.000 metri”?

ACCOGLIEREMO
CHI FUGGE DALLE METROPOLI

“Il turismo in montagna sarà una grande opportunità. È il futuro”. Ne paiono certi i migliori sociologi e economisti a cui la grandi banche e le società finanziarie ordinano costantemente studi di settore. Si prevede infatti che nei prossimi trent’anni ci sarà un ulteriore grande accentramento della popolazione verso i grandi centri. Le metropoli diventeranno megalopoli. L’attuale mercato immobiliare milanese lo conferma. E le città saranno sempre più inquinate. Negli ultimi anni è già accaduto che Parigi raggiungesse i livelli di smog di Pechino, mentre a Milano hanno smesso di contare i giorni in cui le polveri sottili hanno superato la soglia concessa dalle leggi.

Nei prossimi anni tutti avranno bisogno di scappare temporaneamente da questi enormi agglomerati urbani e sceglieranno la montagna, sia d’estate sia d’inverno. Anche senza neve, la montagna in inverno è comunque sinonimo di benessere e trasmette la sensazione di un ambiente sano e naturale.

Questa tendenza è già avviata: secondo le analisi del Dolomiti SuperSki, oggi chi acquista un giornaliero finisce per sciare in media meno di tre ore, il che significa che deve trovare qualcos’altro da fare sia sulla neve sia in paese. La percentuale di “slons” (snow lovers, no skiers) crescerà esponenzialmente.

In futuro si andrà per rifugi fino ai 2.000 metri anche in inverno, a piedi e in mountain bike. Per questa ragione il primo comprensorio o la prima valle che si struttura per dare questo tipo di servizi al turista avrà grande successo. La rivoluzione però avverrà quando la montagna – e di conseguenza anche gli impianti – vivranno 12 mesi l’anno e non succederà più di trovare alberghi e ristoranti chiusi il 15 giugno, né il 30 settembre, né il 15 dicembre come accade oggi. Tutto rose e fiori? Non molto. Thomas Mussner, general manager del Dolomiti SuperSki, ha recentemente dichiarato alla Rivista Sci di essere preoccupato per il futuro dell’offerta alberghiera: “Non molti hanno ancora realizzato che potremmo avere problemi con la prossima generazione di albergatori. Se una parte degli alberghi chiudesse perché non vale più la pena rimanere in attività, se l’offerta alberghiera non alzasse ulteriormente l’asticella della qualità o se semplicemente i figli degli albergatori scegliessero la via più facile trasferendosi in città, dove troveremo i posti letto di cui abbiamo bisogno? E ne avremo bisogno sempre di più…”.

FORSE, AVREMO ANCORA LA NEVE

È anacronistico o quantomeno diffiicle porsi questa domanda dopo un inverno così bianco. Sarà superfluo ma lo diciamo anche noi: il riscaldamento globale che oggi occupa le prime pagine dei quotidiani dipende principalmente da un ciclico effetto naturale che inquinamento e buco nell’ozono stanno solo accelerando. E accentuando. A conferma di ciò, la scienza stabilito che Ötzi – la mummia di Similaun trovata nel 1991 in Val Senales – 3200 anni fa camminava sull’erba dove oggi c’è un ghiacciaio. Al contrario, è vero anche che le temperature medie odierne sono più alte di quelle degli anni pre-industriali.

Avremo ancora neve nel 2050? “Il riscaldamento globale negli ultimi 20 anni ha aumentato parecchio le temperature”, ci anticipa il colonnello Mario Giuliacci, 76 anni, già direttore del centro meteorologico di Milano, co-fondatore del Centro Epson Meteo e ora docente di meteorologia all’Istituto Aeronautico Locatelli di Bergamo. “Ovviamente, oggi anche il livello dello zero termico è più alto. Nevica ma ad altitudini maggiori, oltre i 2000 metri di quota. Il Global Warming è la causa principale della mancanza di neve a quote basse ma diffidate di quegli scienziati talebani che dicono che la colpa è tutta dell’uomo: non sono credibili, esattamente come i negazionisti. La verità sta a metà strada. Si tenga anche conto che il sole ha un ciclo di 11 anni e ciò che cambia, tra un ciclo e l’altro, è il numero di macchie solari. Nei periodi di massima concentrazione arriviamo a 170 macchie ma nel 2014 sono state solo 75, il valore più basso degli ultimi 100 anni. Se il trend fosse confermato, in futuro avremo un sole più pigro che favorirebbe le ondate di freddo. Il riscaldamento globale oggi vale 0,8 gradi in più rispetto alla media del secolo scorso e una auspicabile bassa attività solare potrebbe far scendere le temperature ai livelli degli anni ‘70′ e ‘80”. Quando a Canazei c’erano spesso metri di neve anche in paese. “E poi c’è El Niño, l’anomalo surriscaldamento delle acque dell’Oceano Pacifico fino a 200 metri di profondità, oggi di 2 gradi più calde. El Niño ha un ciclo di 60 anni: nei primi trenta la temperatura sale e nei successivi trenta scende. Ora siamo vicini al giro di boa ma la Niña, responsabile dell’abbassamento delle temperature, darà una mano agli sciatori solo nel prossimo decennio. A partire dal 2020 anche le acque dell’Atlantico Settentronale cominceranno a raffreddarsi e intorno al 2030 avremo anche livelli minori di inquinamento, dato che per quella data consumeremo il 50% di energia pulita e rinnovabile. Oggi siamo solo al 20%”.

Anche ritenendo probabile o possibile che nevichi sempre di meno (a pensarci bene, negli anni ’80 senza la neve programmata, non sempre si sciava nel weekend dell’Immacolata), nei prossimi anni avremo sistemi di innevamento che ci permetteranno di sciare sempre e comunque.

Enrico Maria Corno                                                                                                                foto: Orlerimages.com

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