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Oltre la gara c’è di più

L’universo Marcialonga non racchiude solamente le celebri e spettacolari sfide sportive nelle valli trentine di Fiemme e Fassa, bensì una serie di innovative iniziative di contorno per riuscire ad accontentare tutti, ma proprio tutti, gli aficionados, siano essi accompagnatori, mini-atleti o semplici curiosi.

Il 27 maggio l’appuntamento clou che animerà i concorrenti riguarderà i percorsi mediofondo di 80 km e 1894 metri di dislivello o granfondo di 135 km e 3279 metri di dislivello della Marcialonga Craft, ma il sabato pomeriggio grazie alla Minicycling (inclusa nel Circuito Minibike di Fiemme e Fassa) anche le ruote grasse avranno ciò che meritano, facendo divertire bambini e ragazzi fino ai 16 anni, venendo poi premiati da alcune delle squadre che parteciperanno alla manifestazione trentina nella giornata successiva. Una gimkana di 850 metri per le vie del centro storico di Predazzo, da percorrere più volte in base alla categoria, accompagnerà i giovanissimi, i quali si potranno anche gustare, assieme ai propri genitori ed amici, l’entusiasmante trial show di Daniel Degiampietro, il quale si esibirà sabato e domenica con mirabolanti esercizi acrobatici in bicicletta.

Non ci si farà mancare nemmeno lo shopping “tecnico” all’Expo Village della Marcialonga Craft, arricchito da una miriade di espositori legati al mondo delle due ruote e non solo. Tutto ciò che concerne le Valli di Fiemme e Fassa è magico e suggestivo, ancor di più se in compagnia di Marcialonga, mentre nella giornata di sabato alle ore 18 ci si potrà rilassare con musica live ed aperitivo di benvenuto.

A disposizione degli atleti anche delle allettanti proposte soggiorno grazie ai “Friend Hotels” della manifestazione, consultabili al sito web www.marcialonga.it.

Il comitato ringrazia sempre gli sponsor della cooperazione, ricordando che iscriversi è ancora possibile alla cifra di 40 euro entro il 25 maggio, comprensiva di ricco pacco gara.

La seconda tappa della Combinata Punto3 Craft, classifica che somma i tempi ottenuti dagli atleti nelle gare Marcialonga, è alle porte, prima che la Marcialonga Coop, la podistica del 2 settembre, chiuda un’altra gloriosa annata in compagnia di Marcialonga.

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Alla ricerca del suono prefetto

Trascorrono la vita alla ricerca del suono perfetto gli oltre quattrocento tecnici, provenienti da tutto il mondo che, dal 20 al 24 maggio 2018, parteciperanno a quattro giornate di studio tradotte in quattro lingue, fra jam session e concerti di pianoforte, al centro congressi Palafiemme di Cavalese. Durante i lavori, tutti gli accompagnatori visiteranno le bellezze naturalistiche della Val di Fiemme e del Trentino, fra cui il Bosco che Suona.

Il Congresso Internazionale Europiano 2018 degli accordatori, dei riparatori e dei progettisti di pianoforte tornerà, dopo otto anni, nella culla degli alberi della musica, la Val di Fiemme. Il momento più atteso sarà il concerto, aperto a tutti, del duo Stefano Bollani – Francesco Grillo, con due pianoforti Fazioli, che si terrà al Palafiemme di Cavalese martedì 22 maggio, alle 21.00 (biglietti sul sito www.europiano2018.it o all’Apt Val di Fiemme di Cavalese).

Il Congresso Europiano, che si tiene ogni tre anni in un diverso Stato europeo, torna in Val di Fiemme, dopo il successo dell’edizione del 2000, grazie al presidente del congresso 2018 Fabio Ognibeni, amministratore delegato dell’azienda produttrice di tavole armoniche Ciresa della Val di Fiemme, e a Luciano Del Rio, presidente dell’Aiarp, Associazione italiana accordatori e riparatori di pianoforti, con il sostegno di Fazioli Pianoforti.

L’eclettico e trascinante Stefano Bollani, compositore, pianista, cantante, scrittore, attore e conduttore radiotelevisivo, tornerà in Trentino dove ha partecipato più volte al Festival di musica in quota “I Suoni delle Dolomiti” e dove, nel 2012, la Val di Fiemme e la Magnifica Comunità di Fiemme gli hanno intitolato un abete di risonanza del “Bosco che Suona”, un itinerario musicale (in Valmaggiore, sopra Predazzo) dove gli abeti rossi portano il nome di grandi musicisti.

A fianco di Bollani suonerà Francesco Grillo, audace pianista e compositore, che recentemente ha inciso, con Sony Music, una sua trascrizione per pianoforte delle Quattro Stagioni di Vivaldi. Questa sua operazione, apparentemente spregiudicata, ha ottenuto un rilevante successo.

Suona una nuova musica in Val di Fiemme. La valle delle Foreste dei Violini è pronta a plasmare la voce del pianoforte.

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Quando gli italiani erano neri

In questi mesi di discussione sulla mancata approvazione della legge sulla Ius soli, a chi guarda l’Italia da lontano vengono naturali alcune considerazioni. Ancor di più se chi scrive si occupa di storia italiana del secondo Ottocento, la storia di milioni di italiani che in quegli anni emigrarono all’estero.

Non era un’Italia felice, non per la stragrande maggioranza del suo popolo, che a malapena stava imparando a scrivere il proprio nome. Brutta cosa, l’ignoranza. A vent’anni dall’unificazione, il censimento del 1881 ci informa che l’analfabetismo permaneva a livelli altissimi. Peggio nel sud Italia, dove il picco più alto era nella provincia di Cosenza: 86% della popolazione. Ma anche alcune zone del centro non scherzavano, come l’ex-pontificia Romagna, dove Forlì arrivava al 72%, e la vicina Pesaro al 74%. Il Trentino, come sappiamo, non era parte del regno d’Italia ma i dati del Veneto possono darci un’idea dei progressi fatti dalle passate amministrazioni austro-ungariche, con Belluno al 52% e Verona al 54%.

Dopo i dati nazionali, i compilatori del censimento avevano aggiunto una serie di tabelle in cui l’Italia veniva comparata ad altri paesi del mondo occidentale. Un dato curioso riguarda gli Stati Uniti d’America. Per gli USA, i compilatori decisero che sarebbe stato utile scomporre i dati e fornire separatamente le percentuali riguardanti la popolazione bianca e quella nera. Nessuno scandalo; era la semplice conseguenza del concetto di razza bianca come razza dominante che in quei decenni di colonialismo maturo era comune in tutto l’occidente. Anche nel Paese più lodato al mondo per il suo livello di civiltà, la Gran Bretagna, il grande giornalista e fondatore dei quotidiani popolari, William Thomas Stead, poteva scrivere in quegli anni un intero libro in cui auspicava una grande alleanza tra gli USA e l’impero britannico: erano due grandi nazioni di pari peso, scriveva, anche demografico: basta confrontare il totale della popolazione, escludendo naturamente gli indiani e gli africani delle colonie britanniche, e i neri negli USA, che quelli non contano. Così, scriveva.

Oltre al razzismo implicito, un dato interessante di quella tabella del 1881 è che il livello d’istruzione della popolazione afroamericana degli USA risultava paragonabile a quello di molte regioni italiane. L’analfabetismo tra i bianchi statunitensi era del 9%, un dato superiore a buona parte del nord Europa; tra i neri, invece, era del 70%. Da qui un semplice dato comparativo: su settanta provincie del Regno d’Italia, nel 1881 trenta registravano un tasso di analfabetismo superiore alla popolazione nera degli USA, e la media nazionale era molto simile, 67%.

Cosa suggeriscono questi dati? Che l’Italia vent’anni dopo l’unificazione aveva livelli d’istruzione imbarazzanti. Che l’Italia di molte regioni era formata da una plebe semi-analfabeta, comandata da una ristretta minoranza di famiglie aristocratiche e borghesi. Si aggiungano a questo le crisi agrarie dell’ultimo Ottocento e la soppressione violenta dei moti di protesta, dai fasci siciliani alla Milano di Bava Beccaris, e non ci si stupirà se per milioni di italiani, l’unità d’Italia cominciò a voler dire una cosa sola: maggiore libertà di movimento, e quindi possibilità di andarsene, di emigrare.

Da qui La Merica, come spesso compariva nell’ortografia incerta degli emigranti. Da qui gli USA, in quegli anni in concorrenza con Argentina e Brasile come paese di destinazione oltreoceanica. Grazie a Hollywood e a tanti film nostrani, gli italiani negli USA li immaginiamo sempre in arrivo a Ellis Island, mentre ammirano la Statua della libertà e i grattacieli di Manhattan. In realtà, nell’Ottocento molti sbarcarono a Boston, altri a New Orleans, il porto maggiore per chi poi finiva negli stati del sud. E qui torniamo a parlare di neri. Nel 1865, a Guerra civile terminata, quattro milioni di schiavi trovarono la libertà negli stati confederati. Molti di loro, finalmente padroni del loro destino, presero stracci e bagagli ed emigrarono saggiamente a nord. Da qui l’economia in crisi: come risolvere la carenza di braccia nelle piantagioni di cotone?

La soluzione venne dal convergere degli interessi di tre gruppi di potere: il Louisiana Bureau of Immigration, fondato nel 1866 per affrontare il problema; le compagnie di navigazione che da decenni viaggiavano tra la Sicilia e gli USA per il commercio degli agrumi, e le prefetture siciliane che videro di buon occhio l’emigrazione contadina come valvola di sfogo alle tensioni sociali. L’importazione degli agrumi cominciava a languire vista la concorrenza interna di stati come la California, e allora perché non passare ad altro commercio: il trasporto degli emigranti? E così squadre di cosiddetti “agenti di emigrazione” cominciarono a battere i paesi del palermitano, da Cefalù ad est, ai paesini del trapanese, e migliaia di contadini si trovarono a partire per l’America salvo trovarsi impegolati in contratti capestro che, per ripagare il viaggio di trasbordo, li costrinsero a lavorare per anni nelle piantagioni.

Che in pratica fossero lì per rimpiazzare gli ex-schiavi glielo si ricordò anche con la violenza. I linciaggi. Anche qui la nostra memoria cinematografica associa il linciaggio alla popolazione afro-americana. Si consideri però che, non uno, ma trentaquattro italiani furono linciati tra il 1886 e il 1910. A New Orleans, in una sola notte del 1891, uccisero undici siciliani, il più grande linciaggio nella storia americana. Accusati dell’omidicio del capo della polizia, li andarono a prendere sfondando le porte della prigione, nonostante il processo si fosse concluso con la loro assoluzione. Alcuni di loro erano piccoli commercianti, si erano costruiti una loro attività, e forse per questo erano ancora più odiati.

Cosa c’entra questo con il progetto di legge sulla Ius soli, si dirà. C’entra, perché stupisce che un popolo di ex-poveri emigranti, che ha vissuto sulla propria pelle il razzismo e la più brutale intolleranza, ora si fermi e stenti ad approvare una legge tutto sommato moderata. Una legge che riconosce il diritto a chiamarsi italiano di un ragazzino nato e cresciuto in Italia, che non è mai stato altrove, che non vuole stare altrove perché casa sua è l’Italia.

Aggiungo una nota finale: se a qualche lettore anti-meridionalista dovesse scappare il pensiero che, beh, ma quel tipo di migrazioni lì mica le facevano gli italiani del nord, si faccia spiegare chi era Booker T. Washington. Anzi, facciamolo qui. Fu uno dei primi leader del movimento per i diritti civili della comunità afroamericana. Mulatto, figlio di una schiava delle piantagioni della Louisiana, nella sua autobiografia scrisse di non aver mai conosciuto il padre. Il suo cognome era quello del patrigno, ma la madre un giorno gli raccontò che suo padre era un italiano che lavorava in una piantagione vicina. Booker T. Washington decise allora di aggiungere quella “T.” al suo cognome: “T” che stava per “Taliaferro”. Ora, secondo gli esperti di onomastica, la versione corretta, Tagliaferro, è un cognome tipico del nord Italia, con la sua maggior concentrazione in Veneto. Chissà cosa ci faceva anche lui in una piantagione della Louisiana.

Una volta liberato dalla schiavitù, Booker T. Washington, divenne cittadino statunitense a tutti gli effetti. La Ius soli negli USA era legge fin dalla Costituzione del 1789, ma Booker T. Washington combatté tutta la vita, e dopo di lui altre generazioni di afroamericani per aver riconosciuti i loro diritti. Con o senza Ius soli, ora è l’Italia ad essere Paese di grande immigrazione. E gli italiani, padroni oggi dei loro e altrui diritti, sono liberi di legiferare: senza buonismi utopici, ma anche senza scordare il proprio passato.

Guido Bonsaver

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Lavoro estivo, occorre specializzarsi

Si avvicina la stagione estiva e così inizia il tram-tram della ricerca lavorativa. Fino a qualche anno fa erano gli stessi albergatori o negozianti che chiedevano ai giovani di andare a lavorare per loro. Era quasi automatico trovare un lavoro per la stagione e tutti erano fieri di averlo.

La situazione è evidentemente cambiata, i ragazzi non sono più così ricercati, specialmente se non hanno “esperienza pregressa nella mansione” e sono rari gli offerenti che chiedono almeno “disponibilità e voglia di imparare”. La frenesia di oggi non dà più l’opportunità ai giovani di imparare e fare esperienza, mentre per chi dovrebbe insegnare spesso manca il tempo, per spiegare, correggere e mostrare.

Una volta, finito l’anno scolastico, gli studenti erano destinati al lavoro nei boschi, si andava a misurare le piante. Sole, pioggia, caldo, niente li fermava, perché quei soldi, guadagnati con fatica, servivano per mettere miscela nel vecchio Fifty del papà e per andare a cena con gli amici. Non serviva grande esperienza ma solo buona volontà, altrimenti… a casa! E nessuno voleva farsi spedire a casa.

Abbiamo la fortuna di vivere in una zona dove il lavoro stagionale non manca e le offerte di lavoro sono spesso numerose. Certo, le stagioni lavorative non sono quelle degli anni ’80 – ’90, quando già a giugno arrivavano i turisti e fino a che le scuole non iniziavano, hotel e case erano sempre pieni. Di conseguenza, anche i bisogni dei datori di lavoro erano diversi. Non si poteva fare a meno dei giovani aiutanti.

Le nuove normative scolastiche offrono agli studenti varie esperienze, che spesso però non sono retribuite e le ore richieste sono tante; e così, per chi ha voglia e necessità di lavorare, spesso a mancare è proprio il tempo. Conciliare il tutto non è facile, ma c’è chi con buona volontà, determinazione ed entusiasmo riesce ancora a trovare lavoro, magari mostrando buone capacità, in decisa controtendenza a quello che spesso si va dicendo dei giovani italiani.

Attraverso l’utilizzo dei social molti ragazzi si presentano e si offrono per lavorare, in qualsiasi mansione, sottolineando la grande voglia di imparare. Non si tratta soltanto di valligiani ma anche giovani di fuori provincia o dall’estero cercano lavoro in Fiemme e Fassa. Di grande aiuto sono i gruppi Facebook “Cerco/Offro Lavoro”.

Insomma, qualche occasione c’è ancora, sia per chi offre sia per chi cerca. Molti sono i giovani con tanta voglia di fare, speriamo siano altrettanto numerosi anche quelli che non offrono soltanto lavoro, ma anche tempo ed esperienze di vita utili a crescere e migliorarsi.

Sara Bonelli

 

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Un biodigestore da digerire

L’ultimo capitolo della grande polemica sugli spargimenti di liquami sui prati della Val di Fiemme è datato 28 marzo 2018. In questa data il comune di Predazzo respingeva il ricorso promosso dalla Pro Loco Bellamonte contro le nuove regole sullo spargimento di liquami sul prati. In tale ricorso si lamentava come lo spargimento di liquame abbia distrutto irrimediabilmente l’ottanta per cento del territorio prativo di Bellamonte. Portavoce della protesta è il presidente della Pro Loco Dino Degaudenz che, in recenti dichiarazioni, ha fatto notare come gli interessi economici di una singola categoria siano andati a ledere i diritti di altri cittadini e a far decadere la qualità generale del territorio.

Facciamo un passo indietro perché la vicenda ha radici profonde. Già nel giugno 2016 Francesco Gubert, “l’uomo dei prati”, come si era definito, aveva illustrato la difficile situazione di Predazzo che conta 400 ettari di prato per circa un migliaio di bovini. Gubert nelle sue ricerche aveva rivelato come i prati pianeggianti stavano perdendo biodiversità. Lo stesso fenomeno non si verificava sui prati in pendenza, in quanto oggetto di minori spargimenti per via di costi maggiori. Il problema sta proprio nella grande quantità di liquami da smaltire rispetto alle relativamente poche zone raggiungibili dai trattori. Anche le tempistiche non giocano a favore, per esempio l’arrivo dell’inverno obbliga gli allevatori a effettuare le operazioni di spargimento velocemente, limitandole quindi ai terreni non troppo lontani dalle stalle.

La soluzione a lungo termine dovrebbe essere il biodigestore, che per fortuna sta arrivando. L’impianto di Predazzo sta nascendo proprio a cura di una cooperativa di allevatori, ma resta da capire se sarà la soluzione a tutti i mali o soltanto un balsamo per attenuare qualche doloretto. Alcuni temono infatti che il liquame e il letame biodigestato abbiano sì un odore fortemente attenuato, ma non nullo. Un altro timore è che il carico acido, di ammoniaca, azoto e fosfati rimanga immutato. La presenza di questi elementi, se troppo abbondanti, può incidere sulla biodiversità, quindi sulla presenza di fiori e di conseguenza sulla presenza di api. Un altro punto su cui molti vorrebbero un ripensamento all’interno delle regole comunali è la riduzione della distanza di spargimento dalle case a 10 metri rispetto ai 50 precedenti: un limite che può potenzialmente portare danni agli abitanti a fronte di un vantaggio per gli allevatori quasi nullo.

Francesco Gubert, in un recente articolo comparso su L’Adige, esamina la difficile gestione dei letami e dei liquami di origine zootecnica in contesti alpini. In queste zone le esigenze agricole devono convivere fianco a fianco con necessità completamente diverse da quelle agricole, come quelle abitative e turistiche. Gubert fa notare come lo spargimento di liquame sia semplicemente una modernizzazione della concimazione organica, la quale ha da sempre lo scopo di mantenere il potenziale produttivo del prato. Gli allevatori, sempre secondo Gubert, stanno lavorando duramente per trovare uno standard operativo in grado di accontentare tutti. Con risorse finanziarie proprie, le locali aziende zootecniche hanno recentemente coinvolto la Fondazione Edmund Mach in un percorso tecnico-scientifico mirato al miglioramento agronomico e ambientale del prato. Un tale studio non ha precedenti in Provincia di Trento. La costruzione dell’impianto di digestione anaerobica (biogas), cioè il biodigestore, ridurrà inoltre gli odori delle concimazioni aumentando l’accettabilità sociale delle stesse. Gubert invita infatti a tenere a mente che ad essere interessate dalle nuove norme comunali non sarà un qualsiasi liquame, ma soltanto quello trattato tramite biodigestore, il quale si prevede abbia un carico odorigeno ridotto di circa l’80%. In aggiunta, il nuovo regolamento introduce l’obbligo per le aziende di dotarsi di macchinari specifici per l’abbattimento degli odori (distribuzione a terra con tubi).

La vicenda, con l’estate alle porte, è quindi in pieno sviluppo e si presenta piuttosto spinosa. Da una parte, cittadini e operatori turistici, stufi di essere periodicamente investiti da ondate di odori sgradevoli. Dall’altra, la categoria degli allevatori, che tenta con difficoltà di rendere le proprie attività meno invadenti.

L’ottimismo di un tecnico del settore come Francesco Gubert che loda il nuovo regolamento comunale come un virtuoso esempio anche per le altre vallate della Provincia sarà disilluso o veritiero? E Predazzo, con la sua economia mista inserita in un territorio prativo alpino, grazie al biodigestore e alle nuove regole comunali riuscirà finalmente a trovare un equilibrio di convivenza serena tra allevatori, abitanti, villeggianti e operatori del settore turistico?

Alfredo Paluselli

 

 

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Molina, quasi pronta la casa clima

In un’ottica di scelte ecologiche, sta per essere ultimata la nuova scuola in legno di Castello Molina di Fiemme che sarà certificata Arca e CasaClima School. La struttura in legno ospiterà i bambini della scuola materna e delle scuole elementari su una superficie di 5.066 metri quadrati. All’interno della struttura sono stati previsti anche mensa, biblioteca, sala prove per la banda sociale e una grande palestra. Il nuovo polo scolastico, progettato dall’architetto Alberto Cristofolini, e costato circa 4 milioni di euro, è stato finanziato all’85% con il contributo della Provincia e per il resto con fondi del Comune derivanti dalla vendita dei terreni a destinazione produttiva in località Ruaia. L’assessore provinciale Mauro Gilmozzi ha ricordato le qualità costruttive del legno a partire da quella antisismica. La scelta del legno ha prodotto diversi vantaggi, fra cui la rapidità di costruzione, la stabilità, la sostenibilità, il risparmio energetico e il comfort acustico.

M. C.

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presentata la prossima avventura di Danilo Callegari 


Nella sede storica della Magnifica Comunità di Fiemme, a Cavalese, si è svolta questa mattina la presentazione di Antarctica Extreme, la sfida che vedrà protagonista Danilo Callegari, avventuriero friulano che ha appena completato la sua preparazione atletica in Val di Fiemme, fra le Dolomiti del Trentino. Ad accogliere i presenti il direttore dell’Azienda per il Turismo Val di Fiemme, Bruno Felicetti, che ha dichiarato: “La Val di Fiemme ha ospitato questo straordinario avventuriero, molto seguito dai media e dai social media, perché il suo sogno di portare al Polo Sud la bandiera italiana, e idealmente, anche quella della nostra valle, ci ha onorati. Ci siamo immediatamente innamorati del sorriso con il quale affronta la sua triplice e inedita sfida estrema, come se ogni difficoltà rappresentasse per lui uno stimolo positivo. Danilo si è preparato sulle cime dolomitiche del Latemar e sulla Catena del Lagorai. Per la preparazione atletica si è affidato ai consigli  della famiglia di Paolo Gilmozzi. Con loro ha identificato le cime più impervie e i passaggi più difficili che ha affrontato anche a fine febbraio, durante l’ondata di gelo polare che è arrivata dall’Artico”.

AntarcticaExtreme fa parte del “7Summits Solo Project”, un progetto unico ed ambizioso che vede Danilo impegnato a scalare le sette vette più alte dei sette continenti attraverso sette avventure, unendo all’impresa alpinistica vera e propria altre discipline outdoor estreme, fondendo così ARIA-TERRA-ACQUA in un’unica grande avventura. Dopo il Sudamerica, l’Europa e l’Africa è la volta dell’Antartide.

Un aereo porterà Danilo da Punta Arenas (Cile) ad Hercules Inlet, ai margini della banchisa sulla baia di Weddell, da questo punto Callegari punterà dritto al Polo Sud Geografico, trainando una slitta per circa 1.300 km dal peso stimato di 160 kg complessivi di carico con tutto l’occorrente per la sopravvivenza. Raggiunto il Polo Sud Geografico, verrà prelevato da un aereo che lo porterà nella regione del Monte Vinson, la montagna più alta d’Antartide.

Dai cieli che sovrastano quest’ area montuosa, verrà paracadutato da una quota di circa 5.000 metri da un aereo bimotore a elica.

Giunto a terra, punterà al terzo e ultimo grande obiettivo di quest’avventura:

la scalata del Monte Vinson, 4.897 mt., Tetto d’Antartide e quarta delle “sue” 7SUMMITS.

Completata la scalata e quindi la missione, sarà, a quel punto, il primo uomo al Mondo ad aver realizzato un’impresa in Antartide caratterizzata da:

ï raggiungimento della cima continentale più alta

ï raggiungimento del Polo Sud Geografico

ï lancio in solitario in paracadute

La partenza è prevista ad ottobre 2018 e, come ha dichiarato lo stesso Danilo, l’ultimo anno è completamente dedicato alla preparazione atletica e mentale per preparare al meglio questa grande avventura: “Per me è veramente un piacere potermi allenare in questo territorio che ospitandomi mi fa sentire a casa.

Oltre al territorio della Val di Fiemme, altri importanti brand credono al progetto di Danilo condividendone i valori e lo spirito, supportandolo nella preparazione e nella realizzazione della spedizione.

I numeri della spedizione

ï Distanza complessiva della traversata: circa 1.300 km

ï Distanza stimata media per giorno: 27 km

ï Tempo necessario per completare l’intera avventura: 90 giorni

ï Temperatura massima registrata al Polo Sud Geografico: 12°C

ï Temperatura minima registrata al Polo Sud Geografico: 82°C

ï Temperatura minima registrata in Antartide: -105°C

ï Velocità massima del vento registrata (presso la base McMurdo, Antartide): 303 km/h

ï Altitudine della vetta più alta, Monte Vinson: 4.897 metri

Info:

A. p. T. Val di Fiemme

info@visitfiemme.it   

via F.lli Bronzetti 60 – 20142 Cavalese

tel 0462 241111

www.visitfiemme.it

LGS SportLab

comunicazioni@lgssportlab.com

via Val D’Aposa, 12  – 40123 Bologna

tel +39 051 4121464 – fax +39 051 4121466

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Val di Fassa Running, la terza delle cinque tappe sarà in notturna

Dal 24 al 29 giugno la Val di Fassa Running raggiungerà il traguardo delle venti edizioni e per celebrare l’importante anniversario proporrà una novità assoluta. La terza delle cinque frazioni in programma, infatti, verrà disputata in notturna. Il comitato organizzatore della corsa podistica a tappe più celebre d’Italia è sempre alla ricerca di nuovi scenari da proporre ai propri affezionati partecipanti e anche quest’anno pare dunque riuscito nell’intento.

La gara scatterà domenica 24 giugno da Fontanazzo e saranno 10,86 i chilometri da coprire nella prima tappa, con un dislivello di 408 metri, a precedere la frazione di Passo San Pellegrino, che prevede un percorso inedito di 11,68 chilometri e 491 metri di dislivello, con partenza in quota a 1900 metri. Martedì 26 giugno, quindi, il baricentro si sposterà su Pozza di Fassa, che sarà teatro della terza tappa, la più facile delle cinque sotto il profilo altimetrico, con 9,40 chilometri e 176 metri dislivello da percorrere. A rendere ancora più caratteristica la competizione sarà il fascino della notturna, seguita dalla giornata di riposo di mercoledì 27 giugno, ideale per ricaricare le batterie in vista degli ultimi due sforzi.

La penultima tappa avrà a Vigo di Fassa la sede di partenza e arrivo, uno sviluppo di 11,23 chilometri con un dislivello di 540 metri, mentre ad apporre il sigillo finale sulla ventesima edizione sarà come sempre il “tappone” di 8,02 chilometri e 831 metri dislivello, che da Alba di Canazei porterà i concorrenti sul Ciampac.

Anche quest’anno, al pari delle passate edizioni, sono attesi al via oltre 500 concorrenti, che vedranno ripagate le proprie fatiche dai panorami e dagli scenari che il percorso di gara è in grado di offrire. Le iscrizioni si compilano e inviano sul sito ufficiale della manifestazione www.valdifassarunning.it.

I campioni in carica della Val di Fassa Running sono l’atleta del Burundi Celestin Nihorimbere e la Camilla Magliano, che nel 2017 sbaragliarono la concorrenza. Sul secondo gradino del podio salirono il cuneese Massimo Galliano e Ana Nanu, che vantano rispettivamente quattro e sei vittorie nella gara fassana. I due hanno già confermato la propria presenza anche per l’edizione 2018, della quale saranno sicuri protagonisti. Non va dimenticato l’appuntamento con la Val di Fassa Running Kids, l’evento riservato ai più giovani che si svolgerà nella giornata di riposo, ovvero mercoledì 27 giugno.

Per info: www.valdifassarunning.it

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Avete mai provato ad essere donne?

L’Associazione Lifeline Dolomites onlus di Pozza di Fassa propone, domenica 13 maggio, uno spettacolo teatrale allo scopo di raccogliere fondi per sostenere i progetti sanitari del dottor Carlo Spagnolli in Zimbabwe. Alle 21, al cinema teatro comunale, il gruppo musicale Punto Gezz di Trento presenterà “Avete mai provato ad essere donne?”, scritto da Gabriele Biancardi, con musiche interamente suonate dal vivo da Paolo Cristofolini (piano), Alberto Masella (basso), Luca Rubertelli (sax), Gabriele Biancardi (batteria), Laura Novembre (voce), Beatrice Uber (narratrice), con la straordinaria partecipazione del Coro Valle dei Laghi e delle ballerine Laura Buratti e Serena Refatti, acrobata aerea. Questo spettacolo, che racconta l’universo femminile visto da un punto di vista maschile (quello di Gabriele Biancardi), ha debuttato nel 2010 con ottimi riscontri di pubblico e critica.

Il costo del biglietto è di 10 euro (gratuito per bambini fino a 8 anni), con prevendita presso la cassa del Teatro in orario di apertura degli spettacoli. L’introito della serata verrà devoluto ai progetti sanitari dell’associazione, che sostiene l’attività del dottor Carlo Spagnolli in Zimbabwe. In particolare, in questo momento si stanno raccogliendo fondi per finanziare gli studi in medicina di suor Shyline Maphosa, giovane suora zimbabwiana che ha il grande sogno di diventare medico per la propria gente.

La serata ha ottenuto il patrocinio della Comunità Territoriale della Val di Fiemme e il sostegno dell’associazione “La Voce delle donne”.

 

 

 

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Appuntamento a Moena

Domani, 4 maggio, alle 20.30 nella sala consigliare del Comune di Moena, doppio evento proposto dalla locale sezione Cai-Sat. Gigliola Galvagni presenterà il libro “Donne vestite di legno”. Si tratta di un romanzo ambientato tra Pieve Tesino e la catena del Lagorai che fa riemergere usi,costumi, lingua e memorie solo apparentemente dimenticate. Margherita Decarli poi presenterà il corso “Le erbe nel piatto” (in programma sabato 12 maggio) una giornata dedicata a riconoscere le erbe spontanee commestibili. Dopo la raccolta le varie specie serviranno come base di un corso di cucina che si concluderà con un fantasioso pasto.

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