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Achtung, le canne sono pesanti

Anche nelle valli di Fiemme e Fassa gira parecchia droga. Quella che viene erroneamente considerata la più innocua è la cannabis. Un tempo, ormai decenni fa, veniva associata, per pericolosità, ad un bicchiere di vino. Oggi non è più cosi. Recentissime analisi di laboratorio hanno constatato che il” fumo” che viene spacciato, contiene sostanze molto pericolose specialmente se assunte nell’età dell’adolescienza: cocaina, diserbanti ecc. Inoltre, la sua “potenza” è stata aumentata di decine di volte rispetto al passato.

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A Ziano, la grande guerra

Villa Flora riapre le porte: la mostra di Ziano sulla Grande Guerra, in particolare sulla vana speranza di una rapida vittoria sul fronte orientale di Galizia, tornerà ad essere aperta al pubblico per il periodo natalizio. Si riapre dal 20 dicembre all’11 gennaio dalle 16 alle 19. Chiusa a Natale, Santo Stefano e il primo gennaio. L’esposizione, organizzata dalla Comunità Territoriale della Valle di Fiemme,attraverso i membri del Tavolo Grande Guerra, in stretta sinergia con il Comune di Ziano, è comunque visitabile (come lo è stata nelle ultime settimane) anche fuori dagli orari e dal periodo di apertura su prenotazione telefonando al numero 347/0333174. Nelle storiche sale della villa che ospitò all’epoca il comando della 13a brigata da montagna austro-ungarica, è stata allestito dai curatori Silvia Delugan e Fulvio Vanzo un’esposizione che vuole raccontare il conflitto soprattutto attraverso le storie dei suoi veri protagonisti, i soldati. Diari di guerra, lettere dal fronte, oggetti di uso quotidiano che raccontano le difficili condizioni di vita di coloro che sono partiti dalla valle di Fiemme per il fronte orientale, impreparati a ciò che li aspettava. Nelle cantine è stata ricostruita una trincea galiziana, che trasmette al visitatore la tristezza, la paura, la solitudine dei soldati.

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L'Avisio inverno online

Tra due settimane esce l’Avisio inverno” di carta”. Lo potrete trovare nei luoghi di distribuzione indicati nel nostro blog. Abbiamo però voluto farvi una sorpresa. Da subito, potete scaricarlo e leggerlo su lavisioblog, gratuitamente, semplicemente cliccando sulla sua copertina che trovate in alto a destra. Speriamo di farvi cosa gradita. Buona lettura! 

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La regina dell'Avisio

Sono molte le specie che vivono nelle fredde acque dei nostri torrenti. Tutti conosciamo la trota fario, probabilmente autoctona, e la trota lacustre, presente appunto nei laghi ma di provenienza nord americana. La “regina” è la trota marmorata che può raggiungere grandi taglie, fino a un metro e mezzo di lunghezza e un peso di 20-22 chilogrammi. È un pesce ritenuto di particolare interesse non solo ai fini della pesca sportiva, ma anche perché indagini biogeografiche avrebbero stabilito la sua antica migrazione dalle acque del Mediterraneo a quelle del bacino padano. È una specie più esposta all’estinzione per questo non solo gli uffici provinciali, ma le stesse associazioni di pescatori hanno intrapreso attività mirate per salvaguardare questo straordinario predatore d’acqua dolce. Sono nati così, numerosi “progetti marmorata” che tuttora sono in corso con risultati più o meno soddisfacenti. In Valle di Fiemme l’ex Associazione pescatori di Predazzo prima, e ora l’Associazione pescatori dilettanti della Valle di Fiemme, ha in corso, in maniera autonoma e con la collaborazione diretta dell’Ufficio faunistico della Provincia di Trento, attività di “produzione” e accrescimento artificiale della trota marmorata. Il delicato procedimento è svolto nell’impianto di Predazzo dove vivono alcune decine di “fattrici” in cattività con la capacità di produrre, nelle annate migliori, fino a cento mila avannotti di marmorata. Le due specie, fario e marmorata, si sono incrociate dando origine a esemplari ibridi che fanno storcere il naso ai fautori delle razze pure, ma che comunque fanno parte, a pieno diritto, del patrimonio ittico dei nostri corsi d’acqua. La Rete delle riserve ha finanziato una ricerca, sfruttando le competenze tecniche della Magnifica Comunità, sui luoghi di frega (zone di riproduzione) della trota marmorata in Avisio.

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Archivio

Lavisioblog compie il giro di boa dei primi due mesi. Il nostro “diario” dalle valli di Fiemme e Fassa ci sta dando davvero ottime soddisfazioni. Molte le visualizzazioni dei post e la “ fedeltà” dimostrata. Molti anche i progetti di implementazione del progetto che cercheremo di realizzare nei prossimi mesi. Abbiamo notato che una fetta significativa di coloro che ci visitano utilizza l’archivio dell’Avisio. Era una delle richieste che ci veniva ripetuta da molto tempo: avere a disposizione uno “ storico” della nostra rivista da poter leggere on-line. Oggi è possibile ed intendiamo ampliare la sua consultazione almeno agli ultimi dieci anni. Lo faremo a breve. Poi andremo a scannerizzare tutto il restante in modo da poter mettere a disposizione l’intera storia editoriale del giornale di Fiemme e Fassa.

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Aldo Moro, no grazie!

Chi ha un’età adeguata lo ricorda passeggiare per Predazzo, spesso da solo. Quando lo si incontrava non faceva un selfie ne’ batteva il cinque, ma salutava tutti con mitezza e rispetto. Aldo Moro aveva preso casa a Bellamonte con la sua famiglia e passava il tempo disponibile cercando di ritemprarsi dai “veleni” romani fino al giorno del suo rapimento e di ciò che ne segui’. Nel duemila, il comune di Predazzo fece una profonda riorganizzazione della propria toponomastica e tra i nomi per le nuove vie venne proposto anche quello di Aldo Moro. La sovraintendenza della Provincia respinse la richiesta definendola mancante dei requisiti. A distanza di una quindicina d’anni le vie dedicate ad Aldo Moro, in Italia, sono davvero molte. Non sarebbe il caso che l’amministrazione di Predazzo rinnovi la proposta ed intitoli una via ad un estimatore della propria comunità e ad uomo che ha pagato con la vita il suo impegno per il cambiamento del nostro Paese?

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Destinata all’estinzione

Non c’è un futuro roseo per la lince, nonostante in Fiemme e Fassa risultino segnalazioni di avvistamenti (nella zona di Castello di Fiemme) e si siano trovate più volte impronte sulla neve (al Passo Costalunga): «Al contrario del lupo, la lince non possiede per natura una grande capacità riproduttiva né di dispersione sul territorio e quindi nemmeno di colonizzazione. È un animale debole da un punto di vista biologico e destinato a scomparire. Oltretutto non c’è accettazione sociale da parte dell’uomo con cui condivide territori e obiettivi di caccia. La lince in Trentino è a rischio estinzione fin dal 1600. Negli anni ’80 ci fu perfino la reintroduzione abusiva in natura di una decina di esemplari da parte di sconosciuti che evidentemente acquistarono all’estero gli animali senza nessun tipo di permesso. L’operazione non andò a buon fine e le linci che circolano oggi in provincia si sono trasferite naturalmente dalla Svizzera, come il maschio P132 che ha vissuto in Val di Sole fino al 2012 prima di spostarsi nel bresciano sopra Tremosine».

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Tuffo nel passato

I vestiti tradizionali tirolesi sono tornati ad essere il capo immancabile nel guardaroba, anche in quello dei più giovani. Negli ultimi anni, con la nascita di eventi e feste a tema, prima fra tutte l’Oktoberfest di Predazzo, sono, infatti, rispuntati i classici costumi tirolesi, amati e apprezzati ora anche da ragazzi e ragazze, che sembrano riscoprire il gusto di indossare abiti che ricordano il passato. Nati come vestiti popolari, usati da contadini, cameriere e servitù, i pantaloni di pelle e gli abiti tradizionali sono stati modernizzati, negli anni Settanta dell’Ottocento, da Francesco Giuseppe: i ricchi e i nobili seguirono l’esempio del loro imperatore e ben presto gli abiti diventeranno di moda nella classe superiore. E se fino a qualche anno fa erano utilizzati da pochi “nostalgici” ora sono prima di tutto i più giovani a volerne uno. Anche per quanto riguarda colori e materiali oggi c’è molta scelta: i tessuti e i motivi tradizionali si uniscono per esempio al jeans, creando inusuali combinazioni. Oppure il gusto tirolese sposa il rock ‘n roll, dando vita anche qui a contaminazioni stilistiche innovative. Negli ultimi anni anche stilisti famosi hanno reinventato gli abiti tirolesi, dando così vita a capi che ricordano il passato ma che guardano al futuro. Diventando un abito alla moda però, il Dirndl ha perso alcuni significati: in passato, infatti, era possibile riconoscere la regione di provenienza di chi lo indossava da alcune caratteristiche dell’abito, che cambiavano da zona a zona. Anche il grembiule aveva un preciso significato: se era legato sul lato destro significava che la donna era fidanzata o sposata, mentre se lo era a sinistra voleva dire che era libera. Linguaggi nascosti del passato, che forse però sarebbe meglio conoscere… per evitare fraintendimenti!

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Ricercare le proprie radici.

 È questo il tema dell’interessante progetto che la scuola media di Predazzo sta portando avanti ormai dallo scorso anno. “Alla scoperta del mio paese”, un lavoro interdisciplinare che vede coinvolte le insegnanti di lettere Francesca Guadagnini e Antonella Giorio, i professori Marzio Macuglia di educazione artistica e Giuliano Zorzi di educazione tecnica. Durante lo scorso anno scolastico, il professor Arturo Boninsegna ha sensibilizzato gli studenti sugli antichi mestieri e sui ritmi di vita nella Predazzo di una volta. Sotto la sua guida, i ragazzi hanno visitato il centro del paese scattando foto di alcuni scorci che sono stati confrontati con le immagini storiche per analizzarne le variazioni. Queste immagini sono state poi lo spunto per la creazione di elaborati con varie tecniche pittoriche sotto la guida dell’insegnante di educazione artistica. Quest’anno, poi, i ragazzi hanno incontrato l’imprenditore Valentino Felicetti che ha raccontato loro non solo dello sviluppo della sua azienda, ma soprattutto gustosi spaccati della sua vita di ragazzo, della scuola di altri tempi, dei giochi e delle attività che riempivano la sua giornata. Gli studenti hanno anche intervistato gli anziani del paese, per capire quale era e come si svolgeva il loro lavoro. Scoprire uno stile di vita così diverso dal proprio ha reso estremamente curiosi i ragazzi che si sono immersi con grande entusiasmo nelle attività proposte ed hanno aperto una finestra su un passato che forse per la maggior parte di loro era confuso e nebuloso. Nei prossimi mesi, assieme all’insegnante di educazione tecnica, verrà svolto un interessante lavoro di ricerca sulle antiche mappe catastali del 1858, 1896 e 1920 di Ziano e di Predazzo per individuare le attività produttive dell’epoca (alberghi, mulini, fucine, segherie..) e confrontarle con quelle attuali. La fine del progetto sarà coronata da una mostra (con la compartecipazione del Comune di Predazzo) allestita dai fotoamatori di Predazzo e che esporrà foto antiche e moderne a confronto, oltre ovviamente alle opere dei ragazzi.

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Nuove vie a Cavalese

Niente gru, (che siano per edificare nuovi edifici, ristrutturare i vecchi o realizzare opere pubbliche), significa anche che l’espansione urbanistica si è arrestata. In realtà non è un fatto recente ma oggi appare in tutta la sua evidenza. Lo si nota anche dal fatto che non ci sono più nuove vie da intitolare. A Cavalese, infatti, bisogna tornare indietro ai primissimi anni del nuovo secolo per trovare una variazione nella toponomastica dell’abitato. In quel caso la scelta è stata di chiamare piazza dei Padri Francescani una parte di piazza Dante. Più recentemente, nello scorso agosto, sono state rinominate alcune vie, o meglio parte di esse, per ragioni di razionalizzazione e riorganizzazione del territorio. Due di queste sono a Masi, (vicolo dei Tingoli e via del Lissandro) ed altre due nell’abitato di Cavalese ovvero (via di Bitol e vicolo alle Cascatelle).

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