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Trentino Alto Adige, stai sereno!

Il clima diventa velocemente elettrico. Ugo Rossi, Presidente della provincia di Trento è visibilmente nervoso. Cerca di mettere in evidenza tutte le competenze della nostra Provincia ed il nostro contributo economico al bilancio dello Stato ma, il Presidente della Toscana, suo omonimo, non sembra affatto impressionato, anzi, da la netta sensazione di non essere per nulla interessato a conoscere la vera natura e consistenza della nostra autonomia. Enrico Rossi insiste nell’evidenziare la necessità di rivedere “ i privilegi” della nostra Regione che , a suo dire, creano ingiuste sperequazioni con le altre realtà territoriali italiane. Inizia così la puntata di 8 e mezzo di ieri  condotta, come di consueto, da Lilli Gruber su la 7. Un vero e proprio processo alle autonomie, un atto di accusa ai privilegi dei quali gode ormai per molti la nostra Regione. Arno Kompatscher, Presidente della provincia di Bolzano, anche lui ospite della puntata,  cerca di evidenziare i trattati internazionali che regolano le Specialità alto atesine, ma si sente obiettare che tutto può essere modificato e che niente può essere dato oramai per certo e acquisito. Al di la dei propositi di ragionevolezza e disponibilità espressi dal nostro Presidente della Provincia alla fine puntata e dei rimandi storici alla stagione dei tralicci di Kompatscher che suonano un po’ minacciosi, si ha la sensazione che le modifiche alla nostra Costituzione, in via di approvazione, possano anche essere usate come grimaldello per riportare le lancette della nostra storia indietro di molti decenni. Si può anche sperare che le cose finiscano per ridimensionarsi ma la sensazione che ci ha lasciato questo dibattito, non è per nulla tranquillizzante.

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Il mondo a portata di cibo

Con il progetto “Gustiamo il mondo” la IIC della scuola media di Predazzo si è aggiudicata il premio Expo indetto dal Ministero dell’istruzione. I ragazzi avranno l’onore di presentare il loro lavoro il 29 maggio nel Padiglione Italia della fiera di Milano. Il progetto ha portato i ragazzi a prendere coscienza della propria identità culturale attraverso le ricette tradizionali locali, per poi confrontarsi con le abitudini di altri popoli. Gli alunni sono stati divisi in piccoli gruppi a cui è stato affidato un alimento: curry, cous cous, riso, banana, mais, cacao. Ogni gruppo ha realizzato una presentazione multimediale con le relazioni tra cibo, ambiente, religione e cultura presenti nei luoghi di origine di tali prodotti e ha cucinato una ricetta tradizionale, portandola in classe, dove i compagni si sono trasformati in critici culinari, recensendo i piatti assaggiati. A coordinare il progetto le professoresse Cristina Scagliotti, Anna Vida, Francesca Carloni, Emilia Scala, Lucia Roberto e Alessia Brigadoi. Hanno collaborato gli anziani della casa di riposo di Predazzo, i nonni e i genitori, Lisetta Felicetti per l’alimentazione durante il secondo dopoguerra, Lucio Dellasega per le abitudini alimentari fiemmesi, il padre missionario Fiorenzo Felicetti per il CentrAfrica e l’assistente educatore Lenny Verga per il Giappone. Inoltre, i ragazzi, in collaborazione con i volontari del Banco di solidarietà della Valle di Fiemme, hanno promosso l’iniziativa Donacibo, hanno preso parte a un laboratorio sui sapori del mondo al Museo Civico di Rovereto e hanno preparato nella cucina della scuola biscotti tipici inglesi e tedeschi da donare ai genitori. Naturalmente soddisfatta la dirigente dell’istituto comprensivo di Predazzo, Candida Pizzardo: “Il progetto ha una valenza educativa che va oltre il discorso alimentare perché sviluppa un approccio interculturale utilizzando il cibo come strumento di incontro e di confronto tra i popoli”.

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Il biathlon ha un futuro in Fiemme

Vincere un oro nella sprint e un argento nella Gundersen, gara a inseguimento, nei Campionati italiani di biathlon a Forno di Zoldo, è stata una bella soddisfazione. Riccardo Amort, quindicenne biathleta di Daiano, si è reso autore di una prestazione davvero importante, con un solo errore al poligono ed una prova di fondo altrettanto autoritaria, che gli ha consentito di tagliare il traguardo per primo con il tempo di 13’01”, precedendo il primierotto Tommaso Giacomel. Nella seconda giornata dei campionati italiani ha, poi, ottenuto un secondo posto portandosi a casa un argento nella Gundersen, categoria allievi, sulla distanza dei 4 km.«Il biathlon è una disciplina dove la calma e la concentrazione fanno da fune portante – racconta il neocampione – ma ovviamente la preparazione fondamentale prevede le piste da sci e il poligono di tiro. Salire finalmente sul podio in una gara di biathlon è stato la coronazione del mio sogno da quando, per la prima volta, ho impugnato un fucile. Per i prossimi campionati italiani cercherò di dare il massimo per provare a collezionare un’altra medaglia, anche se la prossima specialità non si adatta a me nel migliore dei modi. Dopo sposterò completamente la mia attenzione sulle gare di calibro 22, dove mi concentrerò al massimo per crescere bene, sperando di portare a casa qualche altra medaglia fra qualche anno».

 

 

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Martina vuole vivere di musica

Dopo aver vinto a Udine l’edizione 2014 del SUNS, il “contest” musicale aperto ad artisti italiani, austriaci e svizzeri di lingua minoritaria o regionale, Martina Iori, diciannovenne di Alba di Canazei si è aggiudicata anche il Premio della Giuria al Liet International, il più importante festival musicale delle lingue minoritarie d’Europa, che si è tenuto in dicembre a Oldenburg in Bassa Sassonia. Un riconoscimento ancor più prestigioso considerato l’alto livello dei concorrenti che quest’anno ha reso molto difficile l’attribuzione dei punteggi da parte della giuria, composta da rappresentanti delle 10 regioni in gara. Nella performance che le è valsa l’importante riconoscimento Martina era accompagnata da due musicisti al contrabbasso e alla batteria. Ma la giovane cantautrice fa “tutto da sola”: ha scritto parole e musica del brano “Via con mia musega” che le è valso i due ambiti premi e nelle esibizioni si accompagna con la chitarra e tiene il palco come un’artista “di lunga data”. Ed è suo desiderio diventarlo: «Spero di continuare ad avere il tempo e l’ispirazione giusta per scrivere la mia musica e i testi in ladino – dice Martina -. Vorrei vivere di musica anche se so che sarà difficile, questo è il mio sogno».

 

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Nemo propheta in patria

Il Premio Ubu è l’equivalente teatrale del David di Donatello per il cinema e del Festival di Sanremo per la musica, e a vincerlo come miglior attrice è stata, nel 2012 Daria Deflorian, fiemmese di nascita, romana d’adozione. Nel 2013, poi, all’attrice/autrice teserana è stato assegnato il Premio Hystrio come miglior attrice dell’anno e quest’anno ha bissato il premio Ubu per il miglior testo italiano o ricerca drammaturgica con lo spettacolo “Ce ne andiamo per non darvi altre preoccupazioni” scritto e interpretato insieme ad Antonio Tagliarini. Il teatro come rileva anche l’articolo nelle pagine precedenti, non esercita un grande richiamo. Così, quando a una nostra conterranea viene assegnato il riconoscimento più importante del teatro italiano, la notizia passa quasi inosservata. Tutto ciò che è teatro è vita per Daria il cui amore per lo spettacolo è nato molto presto ereditando da suo padre, attore della filodrammatica di Tesero la passione per il palcoscenico e da sua madre l’interesse per la lettura, i romanzi, le poesie. Una passione che continua a vederla impegnata in diversi ruoli: a giugno sarà a Parigi, attrice in una versione bilingue di un testo di Pirandello; andrà in Svizzera, a Parigi e a Madrid con il testo vincitore del Premio Ubu, mentre sono sempre di più i giovani che studiano recitazione con lei a Roma e a Milano. Nessun invito dalla Val di Fiemme? «Per ora no – risponde -, ma l’emozione di essere in stagione al Teatro Zandonai di Rovereto è stata grande.

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Fassa, fantastica location

La Valle di Fassa è un set cinematografico di indubbio fascino e per questo sempre più richiesto. Dopo i primi timidi tentativi degli anni scorsi, nel 2015 sono due le troupe che hanno “girato” in Dolomiti. La prima (produzione Sky e Onemore Pictures) ha scelto il piccolo paesino di Tamion, a pochi chilometri dal passo Carezza per realizzare una pellicola tutta italiana dal titolo (provvisorio) “L’ora più oscura” sotto la regia di Stefano Lodovichi. Si tratta di un thriller dalla trama non ancora resa nota. Più conosciuto invece il regista grossetano che ha diretto corti e lungometraggi per cinema, televisione, pubblicità e videoclip. Tra i lavori, con cui si è distinto negli ultimi anni, il corto “Dueditre”, il documentario breve “Figli di Dio”, parte del film partecipato “Pranzo di Natale”, il film documentario “Pascoli a Barga” e il lungometraggio “Aquadro”, ambientato a Bolzano e premiato da tanti riconoscimenti, tra cui il “Solinas Experimenta 2011” che gli ha spalancato le porte di diversi festival cinematografici. Per questa pellicola, i produttori, Sky e Onemore Pictures, hanno ricercato in loco bambini, dai 4 agli 11 anni, uomini e donne, dai 18 ai 70 anni, disponibili a fare da comparse e figurazioni speciali. Un modo per capire il mondo del cinema in prima persona. Ma oltre a quella di Lodovichi, anche una troupe estone, seguita dall’agenzia trentina Settima Rosa, è stata in Val di Fassa, tra Canazei e i Passi Pordoi e Sella, per girare gli esterni, sempre di un film thriller: “Ghost mountaineer”. ll film, rivolto al mercato russo, (ma sarà presentato all’edizione 2016 del Film Festival della Montagna di Trento), si basa su una storia vera: quella di un piccolo gruppo di giovani impegnati in un’impresa invernale nelle Alpi siberiane. Il gruppo è eterogeneo perché formato da persone che si sono ritrovate per caso, senza possibilità di un graduale affiatamento. Tra i personaggi che emergono, Otto ed Eero, dai caratteri contrastanti e non preparati all’ascolto e alla mediazione. Durante la marcia il gruppo sarà travolto da una valanga e ci saranno delle vittime. Gli interni sono stati girati nel villaggio siberiano che trent’anni fa accolse il gruppo di giovani (tra cui lo stesso regista che nel film narra la vicenda autobiografica). Gli esterni invece sono ambientati in Val di Fassa, tra il gruppo del Sella e del Pordoi. «Siamo qui in Trentino – spiega Alessio Osele, produttore esecutivo della Decima Rosa – perché servivano ambientazioni di alta montagna introvabili in Estonia e che in Siberia sono praticamente inaccessibili. La Valle di Fassa è una zona che conosciamo molto bene, perché qui abbiamo girato “Il turno di notte lo fanno le stelle”, diretto da Edoardo Ponti e tratto dall’omonimo racconto di Erri de Luca. In questa valle abbiamo trovato un’accoglienza speciale». Entrambe le produzioni cinematografiche hanno fruito del contributo da parte della Trentino Film Commission.

 

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Rispetto e amore

Riceviamo e pubblichiamo con piacere questa lettera aperta di Myrna Condini. Con la primavera ecco le nuove cucciolate di gatti a cui troppo spesso non si è trovata preventivamente una casa. Dovrebbero essere accolti sempre con gioia e dovrebbe esserci un posto al sole per ognuno di loro, ma purtroppo non è così. Molti micetti, se pur dolcissimi, nascono infatti indesiderati e il numero dei nuovi arrivati supera quasi sempre quello delle richieste e questo fatto si ripete ogni primavera. Succede non solo fra i gatti che vivono in libertà, ma purtroppo anche nelle case private. Succede per motivi diversi, ma quello che più dispiace è che quasi sempre basterebbe un po’ di buona volontà per prevenire situazioni difficili ed evitare grossi sacrifici a quelle persone che mettono a disposizione la loro casa, il loro tempo e il loro denaro occupandosi di ospitarli e di trovar loro una sistemazione adeguata. Sul nostro territorio si realizzano già da più di dieci anni dei provvidenziali interventi di controllo anagrafico mediante sterilizzazione chirurgica delle colonie feline, cioè di quei gruppi di gatti che vivono in un loro habitat, liberi, ma protetti dalla legge 281/91. Un monitoraggio delle colonie da parte di chi le nutre e le cura dovrebbe quindi essere sufficiente per mantenere il numero delle nascite adeguato alle caratteristiche dell’habitat e alle sue risorse. È però risaputo che la causa prima del randagismo felino sta negli abbandoni da parte di persone che si disfanno dei gatti di cui si sono stancati o che sono diventati troppo impegnativi. Come spesso accade alle gatte in dolce attesa. La legge 189/04 art. 544-ter/art.727 punisce chi abbandona un animale, ma purtroppo gli autori di questi reati rimangono tuttora spesso sconosciuti. C’è chi non si preoccupa dell’arrivo di nuovi cuccioli perché pensa che sia facile sistemarli o trovare comunque un’associazione che se ne faccia carico. Qualche volta arrivano addirittura a pretenderlo senza tenere conto che le associazioni sono generalmente composte da persone provviste di tanta buona volontà, ma di altrettanto scarsi mezzi su cui poter fare affidamento. Volontari che si ritrovano a dover affrontare continuamente i problemi i più disparati, costretti a delle vere e proprie alchimie per cercare di tamponare e risolvere situazioni di ogni genere: animali persi o abbandonati, feriti o ammalati, controllo delle colonie feline, sterilizzazioni… I mezzi sono pochi, lo ripetiamo, e tutto viene fatto in grande economia. Ma allora, perché non collaborare tutti quanti per migliorare e gestire insieme una nicchia della nostra società che è rivelatrice del suo grado di civiltà e cultura? Incominciamo con lo sterilizzare i nostri animali e se capita una cucciolata, cani o gatti che siano, chiediamo pure consiglio e assistenza a chi opera come volontario animalista, ma senza dimenticare che ci sono animali più bisognosi. E prepariamoci quindi a tenere i cuccioli con noi fino al momento di una eventuale adozione o per tutta la vita e facciamo il possibile perché vengano al mondo solo quei cuccioli a cui si può garantire un futuro, senza mai dimenticare gli adulti, che sono già su questa terra e meritano la nostra attenzione. Se decidete di accogliere nella vostra famiglia un cane o un gatto, sceglietelo fra quelli che vedete negli appelli e tenete presente anche i sentimenti che legano fra loro gli animali, adottandone possibilmente due insieme, perché anche di questo hanno bisogno, di un compagno che parli la loro stessa lingua. Se poi volete collaborare più attivamente, perché non offrire la vostra disponibilità per qualche ora di volontariato, oppure, se ne avete la possibilità, per ospitare qualche animale convalescente o in attesa di adozione? Sarebbe un aiuto preziosissimo!

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L’armonia è nella matematica

Per iniziativa di Thomas Zulian, docente di matematica al liceo di Pozza, anche quest’anno è stato svolto, con la collaborazione di un ampio gruppo di colleghi, tecnici e personale di servizio della scuola, un lavoro monografico sfociato poi in una esposizione. «L’obiettivo a cui abbiamo puntato – spiega Zulian – è quello di affrontare temi matematici, non in astratto, ma incontrandoli tutti i giorni nella vita, nel paesaggio intorno a noi». Mirella Florian, dirigente della scuola ladina, ha voluto sottolineare gli obiettivi raggiunti. «Prima di tutto la mostra è servita per acquisire competenze, poi ha permesso di coinvolgere tutto il personale della scuola. Infine è servita per creare legami con altre realtà come l’istituto Galileo Galilei e il dipartimento di matematica dell’università di Trento». La mostra non è stata realizzata solo grazie alle risorse scolastiche ma ha coinvolto degli sponsor privati che hanno messo il loro marchio all’iniziativa: un esempio di come la scuola può e deve coinvolgere il territorio e diventare luogo privilegiato per produrre cultura. Nell’ambito della mostra è stato promosso anche un concorso fotografico dove l’obiettivo della fotocamera ha esplorato le curve presenti nell’ambiente di vita e il paesaggio. All’inaugurazione ha presenziato anche Marco Andreatta, presidente del Muse, particolarmente interessato al lavoro degli studenti. L’anno scorso la Scuola ladina era stata protagonista di un’esperienza analoga sul tema dei numeri di Fibonacci e il rapporto aureo. Il titolo della mostra, rimasta esposta nel corso dell’estate all’hotel Olimpic, era “Matematica, arte & Natura – La bellezza della sorpresa”. Qui si era parlato dell’intreccio indissolubile tra matematica e geometria in particolare della “sezione aurea” una proporzione conosciuta già dagli egiziani e presa in considerazione dalla geometria all’architettura, dalla pittura alla musica.

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Bravo Mirko!

In Fiemme, quest’inverno, gli orari degli skibus sono stati a portata di smartphone, grazie all’applicazione sviluppata da Mirko Martignon, diciottenne di Castello di Fiemme che frequenta l’ultimo anno del corso di informatica all’istituto tecnico e tecnologico Marconi di Rovereto. «Quest’autunno – racconta Mirko – ho iniziato a studiare lo sviluppo di applicazioni per dispositivi mobili. È un tema che non viene trattato molto approfonditamente a scuola ma che mi appassiona molto. Cercavo un progetto da sviluppare. Mi è venuto in mente che stava per iniziare la stagione invernale e che per me sarebbe stata utile un’applicazione per consultare gli orari degli skibus, servizio che uso spesso. Anche i miei amici hanno trovato l’idea buona e allora ho cominciato a farla per conto mio. Ci ho lavorato per circa due settimane. Ho utilizzato una tecnologia che permette di sviluppare applicazioni che possono essere utilizzate sui diversi sistemi operativi senza riscrivere il codice per ciascuno. Questo ha diversi vantaggi: permette di sviluppare velocemente e con maggior semplicità, mentre ha come limite il fatto che non si riescono a sfruttare al meglio le risorse più specifiche di ciascun sistema». Tra le caratteristiche dell’applicazione, la possibilità di consultare gli orari anche quando non si è connessi ad internet e la doppia barra di scorrimento delle tabelle, che permette una più facile lettura. Una volta pronta l’applicazione, Mirko ha sostenuto inizialmente da solo le spese necessarie a caricare l’applicazione sui diversi store (da Apple a Google Play): «Era il 20 dicembre, la stagione invernale era alle porte e avevo fretta di pubblicarla: volevo creare un servizio per la gente della Valle e farmi conoscere». Mirko ha quindi presentato il proprio progetto all’Apt Fiemme, che lo ha appoggiato (anche finanziariamente) e promosso. Mirko ha già in cantiere nuovi progetti: il prossimo sarà un’applicazione per gli orari dei trasporti pubblici del Trentino, che offrirà anche la possibilità di calcolare il percorso selezionando il punto di partenza e quello di arrivo.

 

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L'Arcimboldo in trasferta a Roma

Quest’anno scolastico il consueto viaggio a tema nel mondo del giornalismo da parte della redazione de L’ARCIMBOLDO, periodico di informazione e formazione dell’istituto di istruzione LA ROSA BIANCA di Cavalese e Predazzo, ha avuto come meta Roma con due appuntamenti. Il primo è coinciso con la visita agli studi televisivi di Report nella sede Rai di Via Teulada. La redazione ha innanzi tutto visitato uno degli studi di montaggio del programma assistendo ad un esempio pratico di realizzazione di un servizio. Poi c’è stato l’incontro con Milena Gabanelli, ideatrice e conduttrice di Report, programma d’inchiesta presente e puntuale da quindici anni. Dopo alcune domande e riflessioni sull’Arcimboldo, Milena Gabanelli ha risposto a domande delle studentesse della ROSA BIANCA sulla sua carriera, sui pro e i contro del suo lavoro di denuncia, su dettagli di alcune inchieste, sull’utilità pratica del lavoro di sensibilizzazione svolto da Report e sulla passione che ha, quando non lavora, della lettura di libri gialli con predilezione per John Grisham e Maurizio De Giovanni. Il secondo appuntamento è avvenuto all’indomani con la visita alla sede di Repubblica. La redazione de L’ARCIMBOLDO, ricevuta da Anna Veneruso di Repubblica.it, all’inizio ha assistito alla proiezione di un filmato su una giornata di lavoro in redazione, una giornata però speciale, del 1° ottobre 2013, coincisa con lo scoop mondiale dell’intervista di Eugenio Scalfari, fondatore di Repubblica, a Papa Francesco e caratterizzata poi a tarda sera dalla notizia dell’improvvisa morte di Giuliano Gemma in un incidente stradale con l’inevitabile ridisegno di alcune pagine del giornale. Poi vi è stato un interessante confronto con Angelo Melone, capo della redazione di Repubblica.it. E’ stato spiegato che il giornale sul web, con oltre tre milioni di contatti giornalieri, è divenuto sempre di più il fulcro centrale del fare informazione con l’edizione cartacea dedicata maggiormente agli approfondimenti ed alle inchieste. Discorso analogo per i tanti periodici di volta in volta allegati al quotidiano e poi si è parlato anche di RepTv via web con due notiziari e vari momenti di approfondimento. Quindi la visita alla redazione web e alla web tv con spiegazione del tipo di lavoro che si svolge 24 ore su 24. Dopo una veloce visita agli studi di Radio Capital, per la redazione dell’ARCIMBOLDO vi è stata l’importante opportunità di assistere per pochi minuti alla fase finale della prima riunione di redazione sotto la guida del direttore Ezio Mauro.

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