Un biodigestore da digerire

L’ultimo capitolo della grande polemica sugli spargimenti di liquami sui prati della Val di Fiemme è datato 28 marzo 2018. In questa data il comune di Predazzo respingeva il ricorso promosso dalla Pro Loco Bellamonte contro le nuove regole sullo spargimento di liquami sul prati. In tale ricorso si lamentava come lo spargimento di liquame abbia distrutto irrimediabilmente l’ottanta per cento del territorio prativo di Bellamonte. Portavoce della protesta è il presidente della Pro Loco Dino Degaudenz che, in recenti dichiarazioni, ha fatto notare come gli interessi economici di una singola categoria siano andati a ledere i diritti di altri cittadini e a far decadere la qualità generale del territorio.

Facciamo un passo indietro perché la vicenda ha radici profonde. Già nel giugno 2016 Francesco Gubert, “l’uomo dei prati”, come si era definito, aveva illustrato la difficile situazione di Predazzo che conta 400 ettari di prato per circa un migliaio di bovini. Gubert nelle sue ricerche aveva rivelato come i prati pianeggianti stavano perdendo biodiversità. Lo stesso fenomeno non si verificava sui prati in pendenza, in quanto oggetto di minori spargimenti per via di costi maggiori. Il problema sta proprio nella grande quantità di liquami da smaltire rispetto alle relativamente poche zone raggiungibili dai trattori. Anche le tempistiche non giocano a favore, per esempio l’arrivo dell’inverno obbliga gli allevatori a effettuare le operazioni di spargimento velocemente, limitandole quindi ai terreni non troppo lontani dalle stalle.

La soluzione a lungo termine dovrebbe essere il biodigestore, che per fortuna sta arrivando. L’impianto di Predazzo sta nascendo proprio a cura di una cooperativa di allevatori, ma resta da capire se sarà la soluzione a tutti i mali o soltanto un balsamo per attenuare qualche doloretto. Alcuni temono infatti che il liquame e il letame biodigestato abbiano sì un odore fortemente attenuato, ma non nullo. Un altro timore è che il carico acido, di ammoniaca, azoto e fosfati rimanga immutato. La presenza di questi elementi, se troppo abbondanti, può incidere sulla biodiversità, quindi sulla presenza di fiori e di conseguenza sulla presenza di api. Un altro punto su cui molti vorrebbero un ripensamento all’interno delle regole comunali è la riduzione della distanza di spargimento dalle case a 10 metri rispetto ai 50 precedenti: un limite che può potenzialmente portare danni agli abitanti a fronte di un vantaggio per gli allevatori quasi nullo.

Francesco Gubert, in un recente articolo comparso su L’Adige, esamina la difficile gestione dei letami e dei liquami di origine zootecnica in contesti alpini. In queste zone le esigenze agricole devono convivere fianco a fianco con necessità completamente diverse da quelle agricole, come quelle abitative e turistiche. Gubert fa notare come lo spargimento di liquame sia semplicemente una modernizzazione della concimazione organica, la quale ha da sempre lo scopo di mantenere il potenziale produttivo del prato. Gli allevatori, sempre secondo Gubert, stanno lavorando duramente per trovare uno standard operativo in grado di accontentare tutti. Con risorse finanziarie proprie, le locali aziende zootecniche hanno recentemente coinvolto la Fondazione Edmund Mach in un percorso tecnico-scientifico mirato al miglioramento agronomico e ambientale del prato. Un tale studio non ha precedenti in Provincia di Trento. La costruzione dell’impianto di digestione anaerobica (biogas), cioè il biodigestore, ridurrà inoltre gli odori delle concimazioni aumentando l’accettabilità sociale delle stesse. Gubert invita infatti a tenere a mente che ad essere interessate dalle nuove norme comunali non sarà un qualsiasi liquame, ma soltanto quello trattato tramite biodigestore, il quale si prevede abbia un carico odorigeno ridotto di circa l’80%. In aggiunta, il nuovo regolamento introduce l’obbligo per le aziende di dotarsi di macchinari specifici per l’abbattimento degli odori (distribuzione a terra con tubi).

La vicenda, con l’estate alle porte, è quindi in pieno sviluppo e si presenta piuttosto spinosa. Da una parte, cittadini e operatori turistici, stufi di essere periodicamente investiti da ondate di odori sgradevoli. Dall’altra, la categoria degli allevatori, che tenta con difficoltà di rendere le proprie attività meno invadenti.

L’ottimismo di un tecnico del settore come Francesco Gubert che loda il nuovo regolamento comunale come un virtuoso esempio anche per le altre vallate della Provincia sarà disilluso o veritiero? E Predazzo, con la sua economia mista inserita in un territorio prativo alpino, grazie al biodigestore e alle nuove regole comunali riuscirà finalmente a trovare un equilibrio di convivenza serena tra allevatori, abitanti, villeggianti e operatori del settore turistico?

Alfredo Paluselli

 

 

Ti potrebbero interessare anche:

Lascia un commento