Un treno chiamato desiderio

Il sogno è quello di una rete ferroviaria che unisca le principali località dolomitiche nel nome di una mobilità sostenibile. La realtà deve fare i conti con il vile denaro. E così, quelli che potrebbero essere progetti integrati tra di loro si trovano ad essere in concorrenza. L’assessore provinciale alle Infrastrutture e all’Ambiente Mauro Gilmozzi non lo nasconde: “Non potremo realizzarli tutti”.

Sfuma, dunque, il sogno di rivedere il treno passare nelle Valli di Fiemme e Fassa?

Assolutamente no. Bisognerà, però, dimostrare che il progetto è di interesse nazionale, se non addirittura europeo, e che sarà in grado, una volta realizzato, di mantenere bilanci in pareggio.

Assessore Gilmozzi, in Val di Fiemme per qualcuno basterebbe un treno che da Molina raggiunga Canazei: perché dovrebbe invece arrivare fino a Trento, con conseguente aumento dell’investimento?

“A livello nazionale si sta lavorando per potenziare l’asse ferroviario Nord-suD: in Trentino Alto Adige questo ragionamento si concretizza con il raddoppio della linea del Brennero che permetterà di dimezzare i tempi di percorrenza da e verso Monaco di Baviera. La riflessione va fatta, quindi, sulle connessioni con questa nuova ed importante infrastruttura ferroviaria,

così da rendere comodamente raggiungibili in treno le principali località turistiche trentine dal resto d’Italia e dall’Europa. In quest’ottica, un progetto ferroviario per le Valli di Fiemme e Fassa non può non collegarsi all’asse principale, così da essere strategico per residenti e turisti”.

Quali sono gli altri progetti ferroviari del Trentino Alto Adige?

“L’idea del Giro delle Dolomiti prevede l’elettrificazione della Valsugana, la realizzazione della tratta Primolano-Feltre e il completamento della rete, con la riattivazione della Calalzo-Cortina-Dobbiaco. Si avrebbe così un anello che unisce Valsugana, Val d’Adige, Pusteria e Cadore. La Sad, l’azienda di trasporto pubblico locale dell’Alto Adige, ha lanciato l’idea di una ferrovia che unisca Bolzano e Cortina, passando per Alpe di Siusi, Val Gardena e Alta Badia. C’è poi da tener presente che la riflessione provinciale sulla mobilità ferroviaria non punta solo a Est: al vaglio ci sono i collegamenti Rovereto-Riva del Garda e Val di Sole- Sondrio, che permetterebbe un’apertura verso la Svizzera”.

L’Europa interverrà per finanziare i progetti? 

“I contributi europei sono attualmente tutti utilizzati per il potenziamento della linea Nord-Sud. Dimostrando l’interesse nazionale di un’opera, lo Stato potrebbe però destinare parte dei fondi per lo sviluppo o per la coesione territoriale a questo scopo. Bisogna poi rendersi conto che i contributi da soli non bastano. È necessario pensare a come trovare dei finanziamenti a lungo e medio termine per garantire una sostenibilità nel tempo. Potremmo approfittare dei bassi tassi di interesse sui mutui BEI per diluire le rate, che non possiamo però pensare a carico esclusivo dell’ente pubblico. Questi progetti potranno diventare realtà solo se ci sarà una condivisione e una compartecipazione dei territori, attraverso, per esempio, imposte di scopo sulla rendita, così da coinvolgere chi vedrà aumentare il valore dei propri immobili grazie alla ferrovia. Allo stesso modo si potrebbe pensare di utilizzare le entrate dei pedaggi sui passi dolomitici, così da creare contemporaneamente un disincentivo all’uso dell’auto e un finanziamento al mantenimento della rete ferroviaria”.

Al momento qual è il progetto ferroviario che promette più guadagni e, quindi, ha più speranze rispetto ad altri?

“Mi sembra ovvio che non riusciremo a realizzare tutti questi progetti, tenendo conto che per ognuno si stima un investimento iniziale di circa 2 miliardi di euro. Non posso dire quale di queste opere ha più probabilità di un’altra di essere realizzata: si tratta di un ragionamento complesso che non può essere portato avanti soltanto a livello trentino. Dovremo coinvolgere Alto Adige e Veneto, per capire insieme quale opera è più strategica. È chiaro che non si potrà lavorare in perdita: dovremo valutare la reale capacità di mantenimento dei singoli progetti, che saranno più sostenibili quanto più parte di una rete circolare e ampia. Per questo credo che l’ultima parola non sia stata detta: c’è ancora tempo per variazioni e negoziazioni, così da integrare, modificare e adattare i singoli progetti”.

L’assessore Gilmozzi non ha quindi dubbi: la ferrovia s’ha da fare. Resta da capire su quale percorso e quanto le comunità di riferimento siano disponibili ad investire in questa infrastruttura.

Va intanto nella direzione di un cambiamento, anche culturale, il potenziamento della tratta Cavalese-Canazei, che da quest’estate vedrà garantiti autobus snodati da 100 posti ogni mezz’ora: la linea sarà collegata anche ai passi dolomitici e avrà priorità di circolazione: “Questo ci permetterà di sperimentare un’importante innovazione e stimolare così quei cambiamenti di stile di vita che sono necessari per garantire non solo la realizzazione delle infrastrutture di mobilità, ma anche il loro utilizzo”, conclude Gilmozzi.

 

GIRARDI: “IL GIRO DELLE DOLOMITI NON BASTA PERCHÉ NON NE RAGGIUNGE IL CUORE”

È convinto che i progetti ferroviari debbano essere condivisi anche Massimo Girardi, presidente di Transdolomites, l’associazione attiva nella promozione delle tematiche legate alla mobilità e al turismo sostenibile. “In passato erano i territori a finanziare le grandi infrastrutture: dobbiamo tornare a questa mentalità. Le Valli di Cembra, Fiemme e Fassa devono credere nel treno e capire che si tratta di un investimento necessario per restare al passo con i tempi e con il resto del mondo, che sta investendo in grandi e costosi collegamenti ferroviari. Dobbiamo tornare a muovere il futuro”. Girardi aggiunge: “I cinesi, come stanno facendo altrove, potrebbero costruire la nostra ferrovia in pochi anni e a costi ridotti anche del 50%, ma ne perderemmo in occupazione e ricadute economiche. Vanno, quindi, studiate altre soluzioni, dall’azionariato diffuso alla fondazione, fino al pedaggio d’accesso”.

Bisogna però decidere in fretta in che direzione andare: “Vanno creati collegamenti ferroviari con i grandi aeroporti europei, le città, per avere un afflusso annuale di turisti con buone capacità di spesa. Si sosterrebbero così anche quelle strutture in difficoltà, che altrimenti rischiano di essere prese di mira dalla criminalità per il riciclaggio di denaro sporco. Abbiamo il dovere di investire in un’economia sana”. Non va comunque fatto l’errore di credere che la ferrovia sia al servizio solo dei turisti: “Deve essere prima di tutto una risposta ai bisogni di mobilità dei residenti”.

Girardi non ci sta a sentir parlare di progetti in concorrenza tra loro: “Non possiamo pensare a un anello ferroviario che faccia il giro attorno alle Dolomiti senza arrivare al loro cuore. L’obiettivo deve essere quello di un asse ferroviario che attraversi le Alpi, dalla Svizzera fino a Venezia, andando a completare le tratte attualmente mancanti”. Il costo complessivo di questo sogno è però di quasi 10 miliardi di euro: “La questione economica non deve fermare il progresso . Siamo fermi da oltre 120 anni nello sviluppo di questa prospettiva. Dovremo ragionare per piccoli lotti: un passo alla volta, tenendo presente l’obiettivo finale. Perché, quindi, non legare un evento importante come il quarto Mondiale di Fiemme, di cui si sta discutendo, all’inaugurazione di una prima tratta della ferrovia dell’Avisio, magari la Molina-Moena?”.

Monica Gabrielli

 

 

 

 

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