Una caranese a Copenhagen

Secondo il Rapporto Mondiale della Felicità, redatto dall’Onu nel 2016, il Paese dove gli abitanti sono più felici è la Danimarca. L’Italia è al 50esimo posto su una classifica di 156 Paesi. In Danimarca ha trovato la felicità, da più di tre anni, anche una 25enne di Carano, Valentina Dagostin. L’amore per le lingue e per il turismo l’hanno spinta a viaggiare molto, fino a fermarsi nel Paese della felicità. È certamente stata una scelta coraggiosa, visto che è partita conoscendo molte lingue ma non il danese.

“Sono sempre stata affascinata dalla Scandinavia – spiega Valentina Dagostin – e durante il mio percorso di studi a Trento ho sentito molto parlare del sistema scolastico scandinavo. Dopo la triennale, ho deciso di fare un’esperienza all’estero. Quindi, ho inviato la mia domanda. È stata una bella sorpresa quando ho ricevuto la lettera che mi comunicava l’ammissione a programma dell’università di Kolding. Un paio di mesi dopo ho fatto la valigia e sono partita”.

È diverso il sistema scolastico?

“È decisamente diverso da quello italiano. Innanzitutto è molto più informale e c’è un rapporto di quasi parità tra studenti e professori. Le classi sono molto più piccole e c’è tanto spazio per il dialogo. Gli orari sono molto flessibili, per permettere agli studenti di avere un lavoro al di fuori dell’università. Inoltre, il tutto si svolge in modo molto più pratico e non ci sono interi libri di nozioni da imparare quasi a memoria per saper rispondere alle domande degli esami. Nel primo anno e mezzo il programma è diviso tra lezioni teoriche e lavoro sul campo con aziende e organizzazioni danesi. Questo serve poi per poter scrivere la tesina per ogni esame, che riporta risultati concreti e reali, non un elenco di domande prese da un libro di testo. L’ultimo semestre invece è dedicato alla tesi, che ho avuto il privilegio di poter scrivere in collaborazione con il Ministero della Cultura danese”.

Come è stato l’impatto con la cultura scandinava? 

“Inizialmente ero stupita dalle loro abitudini molto diverse dalle nostre e dal loro essere molto più distaccati e riservati. Cosa che non si può certo dire degli italiani. Però, devo dire che essere una studentessa ha reso l’integrazione molto più semplice, perché incontri quotidianamente i tuoi compagni di corso ed è molto più semplice venire a contatto con persone nuove.

Quali sono le grandi differenze tra Italia e Danimarca dal punto di vista lavorativo?

“L’ambiente lavorativo è molto più informale, a partire da cose banali come l’abbigliamento fino alla quasi inesistente gerarchia. Non parliamo poi della parità dei sessi, che qui vige sovrana: sono le donne a dettar legge. Non ci sono così tante discriminazioni come in Italia e avere donne con cariche alte è una cosa del tutto normale. Una cosa che mi ha sicuramente colpito, è quanto tengano in considerazione i giovani. Certo, anche qui si deve fare la gavetta (giustamente), però non vieni snobbato a priori perché sei un neo laureato. E non devi fare anni di tirocinio non retribuito prima di poter, forse, avere una proposta di lavoro. Le aziende qui tendono a valorizzare molto i giovani, le loro idee e incentivano a provare cose nuove e innovative. Quindi è normale che il tuo capo ti chieda un’opinione, ascolti le tue idee con interesse e se ritiene che esse siano valide decida anche di farti provare a metterle in pratica”.

Come se la passano i suoi coetanei danesi? 

“Per certe cose devo dire che i giovani danesi sono un po’ viziati dal loro Paese. Nel senso che ricevono l’educazione gratuita, vengono pagati per studiare e hanno tutta una serie di benefit che noi in Italia ci scordiamo. Per questo a volte non sono molto abituati a stringere i denti e lottare per quello che vogliono, perché comunque molte cose le ricevono di diritto. Il che non è nulla di male, ma credo che alle volte dover fare dei sacrifici per ottenere quello in cui crediamo faccia bene e insegni molto. Detto questo, essere un giovane in Danimarca non è decisamente una cattiva esperienza, anzi: come detto prima, qui i giovani vengono incentivati e sostenuti al 100 percento, perché si ritiene che siano loro il futuro. Di conseguenza ci si sente presi in considerazione, apprezzati e trattati alla pari degli adulti”.

È difficile stare lontani da casa? 

“Di certo non è semplice. Ora sono più di tre anni e mezzo che sono qui. Per fortuna ho trovato buoni amici che mi sostengono e sono sempre presenti. Però, non è per niente facile arrivare in un Paese dove non conosci assolutamente nessuno, nessuno parla la tua lingua, il cibo è diverso, le persone sono diverse… non parliamo poi del clima! L’inverno è lungo e buio, le ore di sole sono davvero poche e piove praticamente sempre. Non è semplice abitare lontani dalla propria famiglia e magari non poter essere a casa quando vorresti, perdere compleanni, lauree, omenti importanti. E ovviamente la cucina della mamma. Però piano piano ci si abitua e si impara a fare da soli tante cose, come traslochi, assemblare i tuoi nuovi mobili dell’Ikea, aggiustare la bici, prendersi cura della casa. Sono cose che fanno crescere, ed è una grande soddisfazione quando ti rendi conto che sei completamente autosufficiente. Non è stata una passeggiata, ma sono davvero fortunata ad avere una famiglia fantastica che mi ha sempre sostenuta ed aiutata in tutto e degli amici altrettanto meravigliosi che mi hanno fatta sentire a casa fin da subito”.

Cosa consiglia a chi vuole visitare la Danimarca? 

“Non fermatevi solamente a Copenhagen. Ci sono dei posti veramente meravigliosi che nessuno purtroppo prende in considerazione. E non scordatevi una giacca antipioggia”.

Come si vive in una città così grande ma così ecologica? 

“Copenhagen è una città meravigliosa. E’ grande, ma a misura d’uomo e molto vivibile. Ci sono piste ciclabili letteralmente ovunque, e ci sono più bici di macchine. Tutti prendono la bici per andare al lavoro, e c’è chi, come i reali danesi, ogni giorno porta tutta la famigliola a scuola su una delle famose cargo bikes. Inoltre, ci sono parchi. È verde ovunque, quindi, non sembra neanche di vivere in una capitale”.

Che lavoro fa? 

“Lavoro come sales and operation manager in una l’agenzia che fa da fornitrice ai tour operator. Tutto è iniziato l’anno scorso, quando a una fiera di settore a Berlino ho incontrato i responsabili di mercato della mia azienda attuale. Dopo neanche tre settimane sono stata assunta e ho iniziato a lavorare per il mercato francese della mia azienda. Creo viaggi che partono da tutto il mondo con destinazione Scandinavia. Viaggi che poi vengono rivenduti ai tour operator più conosciuti. Non consiglio semplicemente alla gente dove andare, cosa vedere e dove dormire. Mi occupo di disegnare un itinerario, prendo contatto con tutti i fornitori, stipulo contratti e negozio tariffe. Poi creo un’offerta, che devo promuovere e vendere ai tour operator. Proprio quelle offerte che poi arrivano anche alle vostre agenzie di viaggi”.

Deve viaggiare molto per lavoro? 

“Il mio lavoro richiede una conoscenza del territorio molto elevata, quindi devo viaggiare abbastanza spesso in Scandinavia, per conoscere fornitori, partner, provare le esperienze che vendo e cercare ispirazione per nuovi prodotti”.

Che lingue usa? È stato difficile imparare il danese? 

“Uso principalmente inglese e danese. Per quanto riguarda il lavoro invece, dal momento in cui il mio ufficio è veramente multiculturale, parlo anche quotidianamente tedesco e francese. Ovviamente, parlo anche italiano, ma talmente di rado che a volte devo usare un traduttore per ricordarmi come si dice qualcosa. Imparare il danese è stata un’avventura. I suoni sono veramente strani e diversi da quelli a cui siamo abituati, quindi all’inizio si fa molta fatica e riuscire a capire e articolare le parole. Di sicuro i miei amici danesi si sono divertiti all’inizio quando provavo a esercitarmi con loro”.

Sara Bonelli

 

 

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