Una discarica Sotto il tappeto

Uno strato dopo l’altro, l’associazione temporanea di imprese costituita tra la Cericola srl di Lanciano (Chieti) e la Tecnocostruzioni srl di Torrecuso (Benevento) sta lavorando alacremente per la bonifica della discarica di Valzelfena, alle porte di Cavalese.

I lavori richiederanno quasi un anno di tempo (precisamente 294 giornate) e hanno il compito di “isolare” la grande montagna di rifiuti che la Val di Fiemme ha immagazzinato quando non esisteva ancora la raccolta differenziata.

Il costo complessivo dell’operazione è di 2 milioni 685 mila 447 euro (base d’asta). Secondo il sentire comune, sotterrare i rifiuti indifferenziati significa renderli definitivamente innocui nella maniera più economica. Ma non è così. I naturali processi di decomposizione producono biogas e numerosi liquami che prendono il nome di percolato.

I primi si diffondono nell’atmosfera e interferiscono con il clima e la salute umana. Il percolato, trasportato dalle precipitazioni (come pioggia e neve), contamina il terreno e le acque.

Il compito delle due imprese è quello di intervenire con operazioni di movimento terra, posizionando diversi strati di copertura sull’attuale superficie della discarica, vasta 40mila metri quadrati. I teli sistemati a strati, come la sfoglia di lasagne al ragù, hanno il compito di impermeabilizzare i rifiuti ed evitare che le precipitazioni diffondano il percolato. Nello stesso tempo i biogas non devono essere dispersi nell’atmosfera, ma raccolti da sistemi di condotte.

Purtroppo, le discariche, e quella di Valzelfena non fa eccezione, dovranno essere tenute sotto controllo (e soggette a interventi successivi) per periodi lunghissimi (anche centinaia di anni).

La discarica di Valzelfena ha smaltito rifiuti per 15 anni ed è stata dismessa nel 2009, dopo l’apertura del nuovo Centro raccolta materiali di Cavalese. Dai monitoraggi successivi alla chiusura è stata rilevata la presenza di inquinanti.

In particolare, nel 2003 fu rintracciata la presenza di ferro e manganese nella falda acquifera in concentrazioni superiori ai limiti di legge. Per questo la giunta provinciale approvò l’intervento e, a metà dicembre 2011, il Comitato tecnico-amministrativo dei lavori pubblici e della protezione civile autorizzò il progetto dei lavori di bonifica e messa in sicurezza della discarica. Solo oggi le due imprese sono al lavoro per limitare l’inquinamento.

Purtroppo, ogni valle del Trentino deve gestire pattumiere maleodoranti dove un tempo si interravano i rifiuti. È di questi giorni la notizia della chiusura della discarica della Maza (Arco), un colossale sito di stoccaggio rifiuti ora da bonificare con una spesa di quasi dieci milioni di euro. Campagne di opinione hanno limitato i danni, spingendo il governo locale a intraprendere la strada della raccolta differenziata. “Fortunatamente – spiega Andrea Ventura, direttore di Fiemme Servizi – la sensibilità ambientale è cambiata, ma dovremo farci carico per molto tempo e con risorse pubbliche del problema. Quindi, è necessario ridurre lo spreco alimentare e gli imballaggi, separare e riciclare le componenti nobili dei rifiuti (tra cui ricordiamo anche la parte organica). Infine, la frazione secca, non riciclabile (oggi in Trentino compresa tra il 15 e il 20 percento), va destinata alla discarica o bruciata negli inceneritori. Possiamo, però, impegnarci per ridurre ancora questa quantità”.

Gilberto Bonani

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