Viaggio in oriente

Mi chiamo Cecilia Zorzi, ho 24 anni e sono nata a Trento da genitori fiemmesi. Sono una velista e da due anni sono impegnata insieme al mio timoniere Lorenzo Bressani nella campagna olimpica per Tokyo 2020 con il Nacra 17, un catamarano volante considerato da molti come la barca a vela del futuro.

A fine estate abbiamo avuto il privilegio di essere invitati alla Shangai Cup, una regata dalla storia complicata che ha le sue radici nel lontano 1873 e che vale anche come Campionato Asiatico. Negli ultimi giorni di settembre una piccola flotta Nacra darà battaglia nelle acque del Dishui Lake, un piccolo lago artificiale a sud della metropoli Cinese.

L’esperienza è stata davvero emozionante ed ho quindi pensato di raccogliere le mie impressioni in questo diario.

25-26 settembre

 Passaporto e visto alla mano, sono pronta per iniziare la mia avventura.

Già in aereo si può apprezzare la prima peculiarità dei nostri amici cinesi: urlano che neanche a Napoli il giorno del mercato. Alcuni se la ridono un sacco, altri sembrano sempre arrabbiati, sono un tantino invadenti ma tutto sommato sono piccolini quindi alla fine fanno anche tenerezza. Un più per il mio vicino di viaggio che per andare in bagno ha dovuto scavalcarmi mentre dormivo collassata con il naso spiaccicato sul tavolino di fronte. (Ha poi gentilmente aspettato che mi svegliassi per tornare al suo posto). Le undici ore di viaggio passano quasi indolori, peccato per la sveglia alle 6:30 e la colazione un tantino strampalata.

Recuperati i bagagli troviamo ad attenderci due ragazzi con i nostri nomi su un cartello, parlano poco inglese ma ahimè troveremo di molto peggio. Saliamo su un furgoncino che sembra essere saltato fuori direttamente dagli anni ’80 e ci dirigiamo verso l’ignoto. Nella mia testa non ho assolutamente idea di dove sia l’aeroporto, la città, il nostro laghetto né tantomeno l’albergo, ma dopo 40 minuti di attesa dei famosi grattacieli mi arrendo. Fuori dal finestrino solamente campi, canali, casette di uno stile che credevo occidentale e invece a quanto pare non lo è, enormi tralicci e qua e là blocchi di grattacieli enormi. Do una sbirciatina al telefono del giudice francese che viaggia con noi, anche lui è confuso e consulta la mappa. Stiamo effettivamente allontanandoci da Shanghai e avvicinandoci al mare.

Dopo 2 ore di viaggio arriviamo all’hotel in cui alloggeremo per una notte prima di spostarci in quello ufficiale, per il momento sconforto batte ottimismo 1 a 0. La struttura non è bellissima ma le ragazze che ci accolgono sono molto carine e ci aiutano con il check-in, ovviamente alla reception nessuno parla inglese.

L’umore non migliora quando ci dicono che telefonicamente siamo praticamente isolati. Qualche anno fa il governo ha istituito la cosiddetta Great Firewall, una sorta di blocco per limitare il traffico dati internazionale che nega l’uso di Facebook, WhatsApp, Instagram, YouTube, Google e tutto ciò che ha a che fare con Google. Per comunicare non ti resta che prendere penna e calamaio e chiamare il piccione viaggiatore.

Sorvoliamo sulle condizioni igieniche della camera e concentriamoci su quello che si vede dalla finestra, che in un secondo mi ripaga di tutto: sono dall’altra parte del mondo! Esco in terrazza e cerco una mappa che funzioni su Bing (solitamente disprezzato e eliminato da ogni browser, ora invece sembra la salvezza). L’acqua marroncina davanti a me, con i suoi pescatori e le sue piattaforme è il Mar Cinese Orientale, oltre quello l’Oceano Pacifico. Mi sento al confine della terra e rimango imbambolata a pensare cosa c’è dopo. Mi viene in mente un film di 007 e uno dei Pirati dei Caraibi. Loro in realtà erano a Singapore ma cambia poco dai, solo 4000 km.

Riguardo la cartina e rimango spiazzata da tutta la strada che abbiamo fatto per arrivare fin qui. Abbiamo sorvolato mezza Europa, poi tutta la Russia e infine ci siamo diretti verso sud tagliando la Cina a metà. Ancora adesso faccio fatica a realizzare l’immensità di questa cosa.

A nanna presto sperando nella clemenza del jet leg, l’indomani ci aspetta una giornata lunga e rigidamente schedulata, è Jassica a comunicarcelo sul gruppo di WeChat, il Whatsapp cinese. Jassica è il nome inglese di una delle organizzatrici dell’evento che si occupa di noi in prima persona. Ho scoperto che molte di queste ragazze scelgono nomi occidentali per semplificare la vita agli stranieri. Non ho ancora capito se è Jessica o effettivamente Jassica ma va bene così, il suo vero nome cinese sarebbe sicuramente peggio.

 

27 settembre

Il programma prevede: 7:00-7:30 colazione, 7:45 bus leaves for Crowne Plaza (il nuovo hotel) 8:00-9:00 registration, 9:00-11:00 lavori alle barche, 11:15-11:45 lunch e così via. C’è perfino un’ora di riposo programmata che ovviamente si dissolve nel vento. Siamo tutti ansiosi di salire sul pullman che nel pomeriggio ci porterà a Shanghai per la cerimonia di apertura, il clima da gita tour operator così diverso dall’atmosfera delle nostre regate abituali è a dir poco spiazzante (ma assolutamente divertente).

Guardando fuori dal finestrino cerco di rubare e portare con me ogni cosa. Ciò che colpisce immediatamente è la quantità di verde che c’è anche avvicinandosi alla città. Giardini, alberi, prati. Persino i piloni delle sopraelevate sono ricoperti di edera fino alla cima.

A compensare tutta questa natura migliaia di palazzi enormi cominciano a spuntare. Una quantità di condomini e grattacieli allucinante che si fa fatica a digerire. Giusto per darvi un’idea l’aerea urbana di Shanghai è quasi grande come tutto il Trentino e la densità di popolazione è circa 6000 ab/km2 (in Trentino e’ di 86 ab/km2).

Entrati in città una sensazione strana mi colpisce ma fatico a spiegarla. Ci sono molti lavori in corso, pulizie di palazzi e trapianti di alberi lungo i viali. Dopo due giorni capisco cosa è diverso: le persone. Da noi è difficile trovare più di 6-7 persone impiegate allo stesso momento, qua invece ce ne sono magari venti in un’aiuola. Lavorano accucciati, ci sono tante donne, e quasi tutti portano cappelli o fazzoletti tipo Sahara. I netturbini girano con carretti dalle ruote grandi e le scope di ramoscelli. Il volto rovinato dal sole nonostante tutto, sembrano carcerati nelle loro uniformi arancioni. Ah questi pregiudizi…

Fermi al semaforo in attesa di poter entrare nel garage dell’hotel che ospiterà la cerimonia noto dall’altra parte un edificio in costruzione. 6 piani di ponteggi fatti interamente di canne di bambù!

La cerimonia di apertura è la migliore di sempre con presentatrice, bandiere, musica, maxi schermo, cartellone con i nostri autografi filmati in diretta, fotografi, autorità e cinesi vari molto entusiasti.

A quanto pare l’intero evento è stato organizzato in collaborazione con il consolato italiano e infatti sono presenti anche 3 nostri connazionali, rappresentanti dell’Istituto della cultura italiana, della Camera di Commercio e del consolato stesso. Ci sentiamo ancora più VIP quando vengono a salutarci e chiedono di fare un paio di foto insieme.

I camerieri devono preparare la sala per la cena quindi siamo caldamente invitati a spostarci in terrazza, dove continuiamo a chiacchierare, stranamente contenti di poter ascoltare un accento milanese. Una delle due signore è in Oriente da 20 anni, tra Hong Kong e Shanghai e quindi ne approfittiamo per sapere come si vive da quelle parti. Non si lamenta quasi di nulla se non per l’inquinamento dell’aria, a volte sono costretti a chiudere addirittura le scuole.

Di fronte a noi dall’altra parte dello Huangpu River, il fiume che attraversa la città e sfocia nel Fiume Azzurro, ci tengono d’occhio i grattacieli più famosi: Pearl tower, Shanghai tower (il grattacielo più alto della Cina e il secondo al mondo), Shanghai World Financial Center. Il tempo di scattare qualche foto e ci richiamano dentro per la cena.

Partiamo male con gli antipasti fra i quali la cosa più normale sono meduse disidratate. Le portate successive sono tutte più o meno strane ma tra risate e facce disgustate passiamo una bella serata. Un’ultima occhiatina veloce ai grattacieli, ormai illuminati come nelle migliori foto dei dépliant e si riparte direzione Dishui Lake.

Neanche a farlo apposta sulla via del ritorno veniamo sorpresi dai fuochi d’artificio sopra il castello di Disneyland.

 

28 settembre

Il primo giorno di regate è particolarmente frustrante. Abbiamo dei problemi tecnici, la nostra velocità non è competitiva e nonostante i nostri sforzi non riusciamo a portare a casa risultati interessanti.

La sera per consolarci ci aspetta una cena nella dependance dell’albergo, la AlpHaus, con birre e bistecche. Siamo tornati a casa e nessuno me l’ha detto?

 

29 settembre

Mi sveglio con il rumore del vento tra gli alberi del giardino, il meteo non si sbagliava. Un tifone imperversa sulla costa e le condizioni sembrano proibitive, vento sui 25 nodi con raffiche oltre i 30. I giudici attendono fino alle 11:30 prima di abbandonare, inutile rischiare di compromettere l’attrezzatura. Non la prendiamo troppo male, ci aspetta un altro pomeriggio in centro!

Sul pullman non vendono batterie di pentole e non hanno il microfono per delucidarci sulle bellezze del paesaggio ma ci distribuiscono dei cappellini e all’arrivo c’è la nostra guida Sean ad aspettarci. Agenzia viaggi Shanghai cup alla riscossa! A parte gli scherzi, sono stati molto bravi ad organizzare il tutto.

Sean ci guida in una passeggiata lungo il Bund, il viale sulla riva sinistra del fiume, e ci racconta la storia della città. Dopo una ventina di minuti ci inoltriamo nella parte vecchia dove visitiamo lo Yu garden, tipico giardino cinese costruito alla fine del XVI secolo dalla ricca famiglia Pan. Tra statue di leoni e alberi secolari la guida ci spiega origini e funzioni di questo spettacolare microcosmo ormai circondato dagli edifici più moderni. Rocce, laghetti, ciottolati per massaggiare i piedi scalzi. All’interno c’è perfino un palco dove venivano messe in scena opere liriche.

Terminata la visita veniamo risucchiati nuovamente nel caos cittadino che è stranamente silenzioso. Hanno strani motorini elettrici che sembrano patacconi cinesi con inserti in finto acciaio, alcuni sono un incrocio con delle bici, altri hanno pianali per portare ogni genere di mercanzia. Tutti da guidare rigorosamente senza casco e se capita anche sul marciapiede o sulla ciclabile. A questo punto mi viene da pensare che abbiano regole diverse dalle nostre. O nessuna regola affatto.

Molti dei volontari che hanno partecipato all’evento sono ragazzi che studiano alla Shanghai Maritime University vicino al Dishui Lake, dove regatiamo noi. Harriet, studentessa di economia, mi spiega che gran parte di questo nuovo distretto chiamato Lindgang è stato bonificato negli ultimi anni rubando spazio al Mar Cinese Orientale, che, secondo una antica leggenda, è l’habitat di svariati draghi. Per rimediare al torto, i governatori hanno deciso di costruire la nuova sede universitaria in questa zona, affinché l’entusiasmo e l’operatività dei giovani compensino la distruzione della casa di queste creature. Quanto è diversa la loro mentalità!

Tra viaggi in pullman e giretti turistici passo diverse ore a parlare con Harriet che con qualche difficoltà cerca di spiegarmi la loro cultura.

Colpisce molto la risposta che mi da’ quando le chiedo se è vero che i genitori cinesi sono particolarmente severi e narrow minded, memore di una notizia di qualche anno fa di un bambino morto di freddo lasciato sul balcone per punizione. E’ una domanda che lascia un po’ il tempo che trova, ovviamente i genitori non saranno tutti uguali, ma lei mi conferma che sono abbastanza rigidi, forse più che qua in occidente. Spingono i loro figli ad una disciplina e ad un impegno totale nello studio a cui noi non siamo abituati e quando mi dice gli orari che fa nel suo college rimango sconvolta. A lei sembra normale e giustifica questa immensa mole di lavoro con la difficoltà nel battere tutta la concorrenza che c’è nel loro paese. Sono più di un miliardo, posso darle torto?

La sua famiglia vive a Qingdao, “solamente” 7 ore di treno più a nord di Shanghai, è figlia unica e come la maggior parte dei cinesi non ha una religione come la intendiamo noi. Venera gli antenati e la natura e crede nel potere spirituale dello studio e della cultura. Professano una sorta di misticismo che Wikipedia liquida con il termine Religione Popolare Cinese.

Mi racconta delle differenze tra Cina meridionale e settentrionale, diversi cibi, diversi dialetti, diverse etnie. A quanto pare i cinesini bassetti del nostro stereotipo sono quelli del sud.

A proposito di stereotipi e simili, dopo questi 6 giorni credo di poter suddividere la popolazione in due categorie: i cinesi timidi e timorosi, che si spaventano con il rumore della loro stessa borraccia che cade (fatto realmente accaduto nell’aeroporto di Pudong, un signore ha fatto un salto di un metro e mezzo), e quelli che non hanno assolutamente nessun rispetto del tuo spazio personale. Non so se sono impazienti o semplicemente indifferenti alla tua presenza al mondo. Probabilmente sono convinti che tu sia solo spirito, uno di quelli cattivi che cercavano di tenere fuori dalle loro case costruendo un gradino all’ingresso, tipo boccaporto delle navi.

 

30 settembre

La domenica, ultimo giorno, di campionato completiamo altre 6 regate. Gli strascichi del tifone si fanno sentire forte e chiaro e soffia un bel vento. Con l’acqua piatta il divertimento è assicurato.

Partiamo bene con un primo e un secondo posto. Conduciamo anche la terza regata fino a quando una “scuffia” non ci costringe al ritiro. Il vento comincia a calare e terminiamo il programma con condizioni meno impegnative ma più instabili.

L’ultima prova viene ritardata perché a quanto pare stiamo aspettando un boss che vuole assistere alla regata e deve uscire in gommone, problemi a cui noi della vela non siamo per niente abituati. È il presidente della classe Nacre, Marcus Spillane, (che per ben due sere ha proposto un sing along in pullman) a informarci sui motivi di questo ritardo al nostro rientro.

La regata ha avuto una grande copertura mediatica: i dati non sono ancora definitivi, perché erano presenti diverse emittenti, ma sembra che più di un milione di persone abbia seguito la diretta TV della nostra regata. Considerati i numeri della popolazione cinese è anche poco, ma se penso al seguito che hanno di solito le nostre regate di coppa del mondo, questo è un risultato pazzesco. Inutile dire che questo evento è stato quello meglio organizzato fra tutti quelli a cui ho partecipato. Al di là delle regate e della copertura mediatica, tutte le persone coinvolte sono state gentilissime e disponibili e la location si è dimostrata perfetta nonostante la delusione iniziale di non regatare in centro città. Ci hanno ospitato e ci hanno fatto sentire importanti, cercando di trasmetterci qualcosa del loro paese.

Inoltre vivere questa esperienza a stretto contatto con gli altri atleti ha aggiunto un’atmosfera di condivisione ed amicizia che troppo spesso soccombe alla competizione e porta un valore aggiunto non indifferente. Insomma, non posso che dare un 10+ a questa trasferta nonostante il nostro risultato (7°) non ci lasci del tutto soddisfatti.

La cerimonia di chiusura su un traghetto in navigazione nel fiume è la ciliegina sulla torta di un weekend perfetto. Ammirare dall’acqua i grattacieli illuminati, i parchi, le banche coloniali quasi ti fa dimenticare che non hai vinto. Va bene così.

 

1 ottobre

É giorno di festa nazionale in Cina e l’aeroporto è letteralmente stipato di gente che sta partendo per 7 meritati giorni di vacanza.

Arriva finalmente il momento di imbarcare, ma solo dopo aver mangiato la miglior noodle soup della settimana all’interno della lounge di China Eastern Airlines.

Convinta di seguire la rotta dell’andata e volare verso sud mi stupisco quando guardando fuori dal finestrino dopo il decollo scorgo sotto di noi il delta del Fiume Azzurro. È immenso e una quantità assurda di navi, chiatte e battelli lo sta navigando. Ancora una volta i numeri di questo paese fanno girare la testa, sembra una processione!

C’è un po’ di foschia ma si vede bene il punto in cui lo Huangpu River si immette nella foce, sulle sue sponde i palazzi di Shanghai. Laggiù tra le nuvole, quasi invisibili, i grattacieli così famosi da divenire il simbolo della città. Li saluto un’ultima volta, chissà se prima o poi riuscirò a salirci.

 

 

 

 

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