Gli abbonamenti a l'Avisio sono sospesi.

Dispiace. Parecchio! La farraginosità di norme fiscali, privacy etc. hanno reso ingestibile l’iniziativa alla quale abbiamo lavorato per molto tempo e con impegno.

Eravamo già molto contenti delle adesioni e dell’incontro con molti nostri lettori presso il Poli di Predazzo che ci avevano incoraggiato a proseguire su questa strada, ma non intendiamo demordere. Cercheremo di trovare una via praticabile per offrire, a chi ci segue, l’opportunità di garantirsi la lettura del giornale cartaceo, che per ora prosegue con le consuete modalità.

Prima di tutto però i rimborsi. Coloro che hanno fatto il versamento sul conto della Cassa Rurale, (che è stato chiuso), possono inviarci i dati per il versamento o via mail oppure attraverso SMS.

Ringraziamo tutti di cuore, (gli edicolanti che si sono resi disponibili con entusiasmo) e  naturalmente tutti coloro che hanno aderito o che stavano per farlo.

Grazie. Alla prossima!

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Pista! Si scia!
  • Anteprima sci sabato 23 e domenica 24 novembre, con l’apertura di tre seggiovie: l’Agnello di Pampeago, la Paradiso e la Ferrari del Passo Rolle.
  • Sabato 30 novembre aprono tutte le skiarea Fiemme-Obereggen.
  • Sono cinque le novità in pista.
  • Grazie alle abbondanti nevicate novembrine, tre seggiovie del Comprensorio sciistico Fiemme-Obereggen aprono con una settimana di anticipo.

Nel weekend del 23 e 24 novembre saranno attive la seggiovia Agnello di Pampeago e le seggiovie Ferrari e Paradiso della skiarea Passo Rolle. Sarà l’occasione per vivere un’anteprima sci in attesa della partenza ufficiale.

Sabato 30 novembre apriranno tutte le skiarea del del Fiemme-Obereggen: Alpe Cermis, Bellamonte-Alpe Lusia e Ski Center Latemar (con tutti i collegamenti tra Predazzo, Pampeago e Obereggen).

5 NOVITÀ DELLA STAGIONE SCIISTICA 2019-20

Una scia di design e tecnologia avanzata attraversa il comprensorio sciistico Fiemme-Obereggen. Lungo i 110 km di piste perfettamente innevate fino ad aprile, rifugi, chalet, cabinovie e seggiovie assumono forme sempre più armoniose e trasparenti per integrarsi con la natura.

Nella scorsa stagione sciistica abbiamo ammirato il nuovo “Chalet 44 Dolomites Lounge” della skiarea Bellamonte Alpe Lusia, con le sue sale trasparenti immerse nel bosco, e “Lo Chalet” dell’Alpe Cermis

con i colori delle rocce, della neve e del bosco.

Ecco cinque novità fresche fresche sulla neve di Fiemme.

LOOX: IL NUOVO APRÈS SKI DI OBEREGGEN

Cambia look la stazione a valle di Obereggen, nello Ski Center Latemar. Il nuovo après ski “Loox” intrattiene gli sciatori anche dopo il tramonto. Il tetto sinuoso sembra replicare lo skyline del massiccio del Latemar. Un vortice di travi di legno rapisce lo sguardo.

  1. LA SEGGIOVIA PININFARINA

A Obereggen l’attuale seggiovia a 4 posti “Reiterjoch” è stata sostituita da una moderna seggiovia a 8 posti disegnata dallo studio internazionale di design Pininfarina, con un innovativo dispositivo di sicurezza per i piccoli sciatori.

  1. POTENZIAMENTO DELL’INNEVAMENTO PROGRAMMATO

Il carosello sciistico Ski Center Latemar ha ulteriormente potenziato l’impianto d’innevamento dell’intero comprensorio per garantire piste perfette da dicembre ad aprile inoltrato.

  1. RINASCE IL RIFUGIO EPIRCHER LANER ALM

A Obereggen, nello Ski Center Latemar, è stato ricostruito il rifugio “Epircher Laner”, rivisitando lo stile architettonico tradizionale. Il rifugio, in legno e pietra, accoglie gli sciatori in una calda un’atmosfera alpina e contemporanea.

  1. 16 OPERE D’ARTE IN PISTA A PAMPEAGO

Nello Ski Center Latemar, la pista Agnello di Pampeago e la sua variante invitano a un divertente ski-safari fotografico fra 16 opere d’arte visibili anche dalla seggiovia Agnello. Altre 11 opere si possono ammirare solo d’estate attraversando il parco RespirArt.

L’installazione più recente, del gruppo artistico Terrae, è dedicata alla rinascita delle foreste.

 

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Combinata Nordica e Salto Speciale in Val di Fiemme dal 10 al 12 gennaio

Tra un battito di ciglia la stagione di Coppa del Mondo di Combinata Nordica e di Salto Speciale prenderà vita, due specialità “volanti” alle quali gli appassionati potranno assistere “live” in Val di Fiemme dal 10 al 12 gennaio, subito dopo il rinnovato Tour de Ski con tappa finale nella ‘culla dello sci nordico’, completando un ‘mondialino’ nella vallata trentina di 12 gare di Coppa del Mondo in dieci giorni. La stagione dei saltatori partirà ufficialmente dal 22 al 24 novembre nelle tappe polacche di Wisla, quella dei combinatisti invece dalle tradizionali tappe finniche di Ruka, subito con tre gundersen per non farsi mancare nulla. Da Ruka alla norvegese Lillehammer e all’austriaca Ramsau per gli appuntamenti di dicembre. Dopodiché luci dei riflettori sulla Val di Fiemme, sia per le sfide di Combinata Nordica sia per il Salto Speciale, che lo scorso anno tornò a dettar legge in terra trentina dopo un’assenza prolungata. Più intenso il calendario dei saltatori i quali, dopo la Polonia, dovranno passare da Finlandia, Russia, Norvegia, Germania, Svizzera e ancora Germania nel torneo dei 4 trampolini che si completerà in Austria, prima di giungere anch’essi in Val di Fiemme accolti dallo storico comitato Nordic Ski Fiemme che da oltre trent’anni ospita grandi eventi di Coppa del Mondo, Campionati Mondiali e nel 2026 anche le Olimpiadi. A gennaio – allo Stadio del Salto di Predazzo – i salti dal trampolino HS135 dei combinatisti verranno abbinati a due gundersen di 10 km a Lago di Tesero (10 e 11 gennaio), mentre domenica 12 gennaio si svolgerà la team sprint 2×7.5 km, prova che nel 2017 vide Alessandro Pittin e Samuel Costa centrare il podio. Sabato 11 e domenica 12 gennaio anche competizioni per la Coppa del Mondo di Salto Speciale sull’HS135, sempre allo stadio ‘olimpico’ della Val di Fiemme. Se dai saltatori ci si aspetta quantomeno una crescita – anche a detta di coach Federico Rigoni, – i combinatisti azzurri sono attesi al salto di qualità, con un Samuel Costa ritrovato dopo aver smaltito la ‘ruggine’ della passata stagione causata da un lungo stop e da una lenta riabilitazione: “Mi sono allenato bene ed ora sono pronto a partire”, afferma Costa. Dal miglior fondista di Coppa del Mondo nelle ultime due stagioni ci si aspettano invece miglioramenti al salto, ma Alessandro Pittin è fiducioso: “Sto tornando a divertirmi al salto e questa è una buona notizia”. A detta degli stessi protagonisti, il favorito numero uno per quanto riguarda la Combinata Nordica è il norvegese Jarl Magnus Riiber, mentre nel Salto Speciale vedremo se Ryōyū Kobayashi sarà capace di riconfermare l’annata “immacolata” che proprio in Val di Fiemme lo vide sfiorare il record assoluto di sette vittorie consecutive in Coppa del Mondo, impresa mai riuscita nella storia a nessun atleta, prima di portarsi il titolo assoluto nella terra del Sol Levante.

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“Vento da nord” torna a teatro

In occasione del cinquantesimo dalla morte di Alfredo Paluselli e del decimo anniversario dell’iscrizione delle Dolomiti tra i patrimoni naturali dell’umanità Unesco, torna a Predazzo lo spettacolo teatrale “Vento da Nord”. Una versione rivisitata ed arricchita, che vede il noto attore Mario Zucca tornare a vestire i panni di Paluselli, alpinista, artista, istrionico personaggio noto soprattutto per aver costruito Baita Segantini, nei pressi di Passo Rolle, dove scelse di vivere in solitudine per trentacinque anni, scrivendo e disegnando, a colloquio con le aquile e con le forze della natura, senza alcuna imposizione.

Dopo le anteprime a Fiera di Primiero (martedì 19) e Pergine (giovedì 21), venerdì 22 novembre la nuova versione dello spettacolo – che aveva debuttato con grande successo nella stagione teatrale 2015/2016 – torna a Predazzo, grazie al sostegno di Comune e Provincia. L’appuntamento è alle 20.45 al teatro comunale. Biglietti in prevendita su www.primiallaprima.it e presso gli sportelli delle Casse Rurali del Trentino (10 euro intero, 8 euro ridotto).

Sabato mattina il monologo sarà riproposto per gli studenti dell’istituto scolastico “La Rosa Bianca” di Predazzo, con successivo dibattito con il regista Mario Vanzo, il nipote Alfredo Paluselli e i rappresentanti della Fondazione Dolomiti Unesco.

“Rappresentare un personaggio ricco di sfaccettature come Paluselli in una pièce teatrale è stato complicato: infatti, il testo ha subìto diversi miglioramenti in un lungo processo di maturazione. La vita di Alfredo Paluselli è una storia straordinaria che parla di emigrazione, di espressione, di conquista. Ha quindi delle tematiche estremamente attuali che speriamo di riuscire presto a portare in una tournée internazionale rivolta ai trentini nel mondo”, anticipa il regista Mario Vanzo.

“Vedere la storia di mio nonno riletta e reinterpretata con un altro linguaggio, quello del teatro, è un piacere e un onore – aggiunge il nipote di Alfredo Paluselli, che del nonno porta il nome -. Da quando “Vento da Nord” è uscito, sia in versione libro che come spettacolo teatrale, ho visto molte persone interessarsi alla storia di mio nonno, che è una vicenda di grande profondità e che offre diversi livelli di interpretazione. Il monologo, grazie alla sapiente mano di Mario Vanzo che si è affidato all’inimitabile professionalità di Mario Zucca, è molto emozionante e piacevole. Sono inoltre felicissimo che la sua visione sia offerta anche ai ragazzi del Primiero e di Predazzo. È un esperimento già affrontato con successo nel 2014 ed è proprio nell’entusiasmo dei ragazzi che questa attualissima storia di vita e di montagna può trovare nuove aperture e nuovo slancio”.

“L’Amministrazione comunale ha volentieri concesso il patrocinio a “Vento da Nord”, decidendo di proporlo anche agli studenti, perché riteniamo che la storia di Alfredo Paluselli meriti di essere raccontata e ricordata. Racchiude, infatti, in sé quei valori di attaccamento al territorio e di rispetto della montagna che sono alla base anche delle Dolomiti Patrimonio Unesco, di cui quest’anno festeggiamo il decennale”, commenta l’assessore alla Cultura del Comune di Predazzo, Giovanni Aderenti.

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Roberto Fanton succede a Walter Deflorian alla guida dell’associazione

L’assemblea dell’associazione Amici del presepio di Tesero ha rinnovato negli scorsi giorni il proprio direttivo. Lo storico presidente Walter Deflorian, pur confermando la propria disponibilità nel ruolo di consigliere, ha auspicato un cambio al vertice passando così il testimone a Roberto Fanton. Da anni nel direttivo e già vicepresidente, Fanton coordinerà quindi le attività della storica associazione affiancato dai sette membri del consiglio direttivo: lo stesso Walter Deflorian, Tiziano Deflorian , Carlo Delladio, Marco Doliana, Marco Eccher, Carlo Vaia e Iosella Zorzi.

Walter Deflorian era subentrato come presidente a Mario Trettel nel 1992 e ininterrottamente per 27 anni ha guidato l’associazione portando i presepi di Tesero quali testimoni della tradizione e dell’arte lignea dell’intero Trentino non solo in Italia ma in località internazionali di assoluto fascino.

È proprio grazie all’associazione Amici del Presepio di Tesero che la Provincia autonoma di Trento ha per anni  condiviso il Natale con altre comunità: è iniziato infatti a Roma nel 2006 il viaggio nelle città simbolo della cristianità, con l’allestimento di una mostra di Natività provenienti dalle valli del Trentino. Nel 2007 il grande presepe e la mostra sono tornati in Vaticano, mentre nel 2008 ad ospitare i presepi trentini è stata Cracovia terra del Santo Karol Wojtyla. Quindi nel 2009 L’Aquila devastata dal sisma, nel 2010 Assisi e Istanbul dove si è tenuto l’incontro con il patriarca Bartolomeo, nel 2011 il presepe ha raggiunto il Chiostro della Basilica della Natività di Betlemme, mentre la mostra dei presepi artistici è stata portata a Gerusalemme, nella Custodia di Terrasanta e al Patriarcato Latino, nel 2012 il presepio è stato allestito a Mirandola colpita dal terremoto, nel 2013 di nuovo a Cracovia e nel 2014 nella patria dei presepi a Napoli.

Con l’allestimento del Grande Presepio in Piazza San Pietro, in occasione del Santo Natale del 2015 ed in concomitanza con il Giubileo della Misericordia, l’associazione per la terza volta è stata a Roma.  Questa ulteriore esperienza ha permesso lo straordinario e davvero unico onore di poter rappresentare la passione e la storia dei presepi teserani dapprima a Papa Giovanni Paolo II e a Papa Benedetto XVI ed infine a Papa Francesco.

Le ultime esposizioni di Betlemme, Spinea e infine Mosca, con l’incontro ecumenico con Sua Santità Kirill, Patriarca di Mosca e di tutte le Russie , ci raccontano di un cammino molto impegnativo per l’associazione e il suo presidente ma anche ricco di soddisfazioni .

Tesero e i suoi presepi  tornerà quest’anno a partire dal 7 dicembre 2019 fino al 6 gennaio 2020 ed il Grande presepio in Piazza Cesare Battisti sarà ancora, a più di cinquant’anni dalla prima edizione del 1965, il cuore del percorso che si snoda nel centro storico. Le iscrizioni al concorso promosso dall’amministrazione comunale sono ancora aperte fino a fine settimana.

www.presepiditesero.it

www.facebook.com/presepiditesero

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Concerto di beneficenza per ASSFRON

Lo storico Salone Clesiano del Palazzo della Magnifica Comunità di Fiemme di Cavalese ospiterà domenica 17 novembre, alle ore 17.00, un concerto di beneficenza organizzato dall’associazione culturale EuropAvisio, che promuove lo studio delle lingue straniere attraverso soggiorni linguistici estivi e lo spirito europeistico grazie all’apertura a culture di altri paesi europei e alla scoperta delle comuni radici culturali. L’evento ha il sostegno e il patrocinio della Comunità Territoriale della Val di Fiemme, della Magnifica Comunità, del Distretto Famiglia di Fiemme, dei Comuni di Cavalese, Moena e Varena e della Cassa Rurale Val di Fiemme.

I giovani talentuosi Alice Dondio al violino e Matteo Scalet al pianoforte eseguiranno musiche di Mozart, Beethoven, Ravel, Wieniawski e Bartok. L’ingresso è ad offerta libera: il ricavato sarà interamente devoluto ad ASSFRON di Trento, associazione nata per far crescere fra gli insegnanti e gli studenti la cultura e la sensibilità sulle tematiche della solidarietà, della pace, dei diritti e dei doveri, dell’ambiente e della biodiversità. L’associazione è molto attiva anche nelle scuole della Val di Fiemme.

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Incontro con Lorenza Ongari

Giochi di forme: impariamo da Herbin” è il titolo del quaderno operativo per bambini da 4 a 7 anni che sarà presentato mercoledì 13 novembre dall’autrice Lorenza Ongari, di Progettoinfanzia, presso la biblioteca comunale di Predazzo alle ore 20.30. Si tratta di un quaderno di lavoro che fa incontrare i bambini con i cerchi, i triangoli, i quadrati, i rettangoli, i mezzi cerchi e le mezze lune; le riproducono, le colorano , le associano, le ritagliano, le mescolano, le pongono su un piano fino a riprodurre un quadro. Per scoprire che anche il grande pittore Herbin ha giocato con le forme e ha prodotto grandi opere artistiche, e ha associato alle forme diverse e di diverso colore le lettere dell’alfabeto e costruendo l’alfabeto plastico.

Il libro è per bambini di 5/7 anni, ma l’incontro è per i loro genitori, educatori, insegnanti e tutti coloro che sono curiosi di scoprire come giocare con un grande pittore. Lorenza Ongari, conosciuta a Predazzo per le numerose attività laboratoriali che ha curato in questi anni, ha scritto anche “L’appetito vien leggendo”, un’esperienza di educazione alimentare nella scuola dell’infanzia.

La serata è aperta a tutti. La partecipazione è libera, gratuita e gradita.

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Quale futuro post Vaia?

 A un anno dalla tempesta Vaia, la Rete di Riserve Fiemme-Destra Avisio ha proposto un doppio momento di riflessione e approfondimento sugli scenari gestionali possibili per il recupero ecologico degli habitat naturali forestali della Val di Fiemme. Il 27 settembre, nel palazzo della Magnifica Comunità, si è tenuto un convegno, dal titolo “Quale futuro post Vaia?”, che ha visto circa 120 partecipanti; mentre a inizio ottobre un gruppo composto da amministratori, tecnici e addetti ai lavori si è recato in Svizzera per vedere dal vivo gli esiti delle strategie adottate nel Canton Grigioni nel 1990 e nel 1999, dopo i passaggi delle tempeste Vivian e Lothar.

La Rete di Riserve Fiemme-Destra Avisio vede come ente capofila la Comunità Territoriale della Val di Fiemme, mentre la Magnifica Comunità di Fiemme ha il ruolo del coordinamento tecnico. Tra gli scopi della Rete, anche quello di favorire la sensibilizzazione sulle tematiche ambientali e di stimolare la riflessione sulla gestione, così da promuovere approcci collaborativi e innovativi.

Dodici mesi dopo la tempesta, caratterizzati dalla gestione dell’emergenza, la Rete ha ritenuto importante proporre un momento per riflettere su quanto accaduto con uno sguardo al futuro, come spiegano il presidente della Comunità Territoriale Giovanni Zanon e il coordinatore tecnico della Rete di Riserve Fiemme- Destra Avisio Andrea Bertagnolli: “Senza dubbio, le foreste rappresentano i nostri migliori alleati per mitigare la crisi climatica. Gestirle tenendo in considerazione tutti i servizi ecosistemici e favorendone la multifunzionalità è fondamentale, specialmente in un contesto ricco di boschi come il nostro. I casi studio presentati ci dimostrano che la foresta non ha necessariamente bisogno dell’uomo – i boschi ricresceranno ugualmente, con o senza il nostro intervento -, è invece l’uomo che ha bisogno di una foresta che possa fornire nella maniera migliore i suoi servizi, che non solo solamente quelli legati alla produzione del legname”.

 IL CONVEGNO

Il convegno, organizzato dalle Rete delle Riserve in collaborazione con Etifor (spin-off

dell’Università degli Studi di Padova), ha affrontato il tema del recupero degli habitat forestali e analizzato possibili soluzioni per il futuro.

Gli interventi tecnico-scientifici, tenuti da docenti delle Università di Trento e Padova, da funzionari della PAT e da ricercatori del WSL (Istituto Federale di ricerca sulle foreste della Svizzera) hanno fornito una panoramica degli effetti della tempesta Vaia, con particolare attenzione agli impatti sui delicati ecosistemi forestali trentini. L’accento è stato posto sull’approccio da tenere in presenza di eventi estremi: un approccio che deve essere cooperativo, basato su una visione d’insieme e non di campanilismo e chiusura.

A livello Trentino, le stime più attuali parlano di poco più di 4 milioni di metri cubi di legname schiantato, corrispondenti a circa 9 riprese annue (cioè alla quantità di legname che sulla base dei piani di gestione forestale è prelevabile in 9 anni). La superficie forestale danneggiata ammonta a 19.500 ettari, di cui quasi 8000 con un danno maggiore al 90%. La viabilità forestale provinciale ha subito danni per più di 2500 km. Secondo gli ultimi dati disponibili, circa il 20% della massa a terra è stata già esboscata, con 552 cantieri attivi sul territorio.

Negli schianti sono state coinvolte anche aree di alto pregio ambientale e naturalistico, come le aree Natura 2000. La superficie di aree Natura 2000 danneggiate da Vaia nella Provincia di Trento ammonta a circa 4470 ettari. Molti studi scientifici hanno rilevato che l’esbosco del legname schiantato può comportare una riduzione degli indici di biodiversità.

 WORKSHOP INTERATTIVO

Durante il convegno è stato organizzato un momento partecipativo con i vari portatori di interesse del territorio, che si sono confrontati e hanno discusso proposte operative su diverse tematiche. Di seguito riportiamo alcune delle riflessioni emerse dai tavoli di lavoro.

  • Ecologia e biodiversità

Criticità: boschi semplici a livello di struttura e carenti in biodiversità (meno portati ad adattarsi agli eventi estremi); monocultura abete rosso; gestione forestale che privilegia gli aspetti economici rispetto a quelli ambientali.

Proposte: valorizzare le specie autoctone e di provenienza locale negli interventi di ripristino; mantenere alcuni degli spazi aperti creati da Vaia; riconoscere il ruolo e il valore della necromassa legnosa dal punto di vista ecologico; vedere Vaia come un’opportunità per sperimentare approcci gestionali diversi.

  • Approcci gestionali alternativi per il futuro

Criticità: eccessiva burocrazia; infrastrutture (come le strade forestali) inadeguate; scarso coordinamento; difficoltà nel reperire ditte boschive locali.

Proposte: costituire cooperative di servizi; creare regolari momenti di confronto; semplificare la pianificazione forestale, valutare un sistema di vendita del legname coordinato da una struttura centralizzata.

  • Impatti sui servizi ecosistemici della foresta

Criticità: difficoltà a reperire informazioni su percorribilità sentieri; norma sul vincolo idrogeologico ormai datata; rischio di tralasciare servizi di regolazione delle acque per dedicarsi solo al legname caduto.

Proposte: incentivare comunicazione su rischio idrogeologico; favorire multifunzionalità del bosco; destinare quota tassa soggiorno a cura foreste; campagna di comunicazione per sensibilizzazione turisti; reinvestire in conservazione e sistemazione sentieri.

  • La comunicazione del rischio

Criticità: manca forte cultura di responsabilità individuale; scarsa conoscenza dei rischi ambientali; difficoltà comunicazione se manca l’energia.

Proposte: creare sistemi istituzionali certificati di informazione; veicolare poche informazioni ma importanti; educare alla cultura del rischio; responsabilizzare anche il singolo individuo.

 L’ESEMPIO DELLA SVIZZERA

Le tempeste e i relativi danni da vento agli ecosistemi forestali non sono certo nuovi in Europa. Le serie storiche dimostrano un aumento della frequenza di questi fenomeni meteorologici intensi, praticamente assenti fino agli anni ‘70 con questa magnitudo. Quello che sorprende è il fatto che Vaia abbia provocato danni ingenti principalmente sul versante meridionale delle Alpi, da sempre barriera naturale contro le tempeste provenienti da Nord.

I danni maggiori sugli ecosistemi forestali sono stati registrati a seguito degli eventi Vivian (1990) e Lothar (1999), che hanno causato rispettivamente più di 100 e più di 200 milioni di metri cubi di schianti in Europa, procurando ingenti danni forestali anche in Svizzera. Nel dettaglio, in questo Paese, Vivian ha provocato 5 milioni di metri cubi di schianti, mentre 14 milioni di metri cubi sono stati quelli causati da Lothar. A seguito di questi eventi, in Svizzera si sono accesi intensi dibattiti sugli approcci gestionali per il ripristino degli ecosistemi forestali danneggiati.

A distanza di 20-30 anni è interessante notare i diversi impatti delle differenti tecniche di ripristino.

Per quanto concerne la rinnovazione, si è visto come quella artificiale sia senza dubbio di aiuto per accelerare i tempi del ripristino in termini di ritorno ad una copertura forestale. In caso di rinnovazione artificiale, a distanza di 20 anni l’altezza delle piante può essere superiore fino a 2-3 metri rispetto a rinnovazione naturale. Per quanto riguarda la gestione del legno schiantato, il rilascio o meno del materiale al suolo dipende anche dalla funzione della foresta: una foresta protettiva avrà priorità e indirizzi gestionali molto diversi da una foresta produttiva. Lasciare gli schianti al suolo può essere molto importante qualora la foresta non abbia vocazione produttiva, e dove si vogliano quindi privilegiare gli aspetti di protezione e di valore naturalistico, come nel caso di aree protette.

 LA VISITA IN SVIZZERA

Il gruppo che si è recato in visita a inizio ottobre nel Canton Grigioni ha potuto verificare i diversi approcci adottati dalla Svizzera a seguito delle tempeste del 1990 e del 1999, valutandone gli effetti dopo diversi decenni. “La loro situazione era molto simile a quella di Predazzo, Pampeago e Forno, dove ripidi pendii sovrastanti zone abitate sono stati denudati dal vento. Ho apprezzato molto l’approccio degli svizzeri alla nostra visita, perché non hanno nascosto gli errori commessi. Anzi, si sono posti con molta umiltà, mettendoci a disposizione la loro esperienza, utile per fare valutazioni adattabili al nostro contesto”, sottolinea Zanon. Interessante, per esempio, l’uso, dopo l’evento, di barriere antivalanghe in legno, meno costose ma efficaci temporaneamente, almeno fino a quando la funzione di protezione viene riacquistata dagli alberi che nel frattempo sono ricresciuti.

“Il convegno e la visita in Svizzera hanno evidenziato come non esistano soluzioni universalmente applicabili, che dovremo fare squadra, che dovremo aprirci a sperimentazioni e approcci gestionali innovativi. Il rischio che Vaia non cambi nulla nel nostro modo di gestire le foreste esiste e dobbiamo riuscire a scongiurarlo: sono convinto che la pianificazione futura debba porre più attenzione a tutte le funzioni del bosco, non solo quella economica, ma anche quella protettiva ed ecosistemica. Dobbiamo aprire una profonda riflessione a livello di valle per capire cosa vogliamo per il futuro e su questo basare la nostra pianificazione forestale”, conclude Bertagnolli.

 

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Seminario sul marketing culturale

Il Distretto Famiglia della Valle di Fiemme propone un seminario dedicato al marketing culturale: l’appuntamento è per venerdì 8 novembre, dalle 16 alle 20 presso la biblioteca di Cavalese. L’incontro – che metterà in luce gli aspetti più innovativi del marketing applicato all’ambito culturale, con uno sguardo nazionale ed europeo – è stato pensato per le realtà museali e culturali della valle, ma è aperto a chiunque sia interessato all’argomento.

L’obiettivo del seminario, che sarà condotto dal formatore Luca Melchionna, è quello di fornire gli strumenti che permettono, anche alle piccole realtà culturali, di avere maggiore visibilità per diventare sempre più competitivi, migliorando la propria credibilità e reputazione. Attenzione, infine, verrà data alle strategie di promozione, pubblicità e comunicazione, al valore dei prodotti e alla personalizzazione dell’offerta. Le adesioni vanno inviate entro mercoledì 6 novembre all’indirizzo pgzvaldifiemme@live.it.

 

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Astoria..che storia!

Fisico asciutto, capelli bianchi, parlata fluida con accento altoatesino, Joseph Pirone, per tutti “Sepp Pirone” è sinonimo di buona musica. Anche se il leggendario Dancing Astoria di Vigo di Fassa non esiste più, gli attrezzi del mestiere sono ancora a portata di mano. Il suo ufficio trabocca di video cassette (sì, quelle Vhs ormai introvabili), dischi in vinile e CD dove è racchiusa la storia del rock e del folk degli ultimi cinquant’anni. Quando la serata è propizia “indossa” ancora la sua chitarra elettrica, la mitica Fender Stratocaster, agganciata a un amplificatore a valvole (un pezzo da collezionisti) per ottenere quelle sonorità brillanti tanto amate dai grandi chitarristi, da Hank Marvin a Eric Clapton, passando da Mark Knopfler per arrivare a Jimi Hendrix. Quest’ultimo è famoso per aver sollecitato la sua Fender oltre misura suonandola anche con i denti e non contento la sacrificò distruggendola con il fuoco. Sepp Pirone non ama gli eccessi, neanche in campo musicale. Aria composta, sguardo assorto, le sue dita corrono sulle corde per riproporre pezzi entrati nella storia. Parte dagli anni Sessanta con Apache (Shadows di Cliff Richard 1962), Yesterday (Beatles 1965), Sound of Silence (Simon & Garfunkel 1964), per arrivare ai nostri giorni con “My heart will gon on” colonna sonora del film Titanic.

Da dove è nata la passione per la chitarra e la musica?

I primi anni Sessanta tutti i giovani erano ammaliati dalla musica rock incentrata sull’uso della chitarra elettrica accompagnata dal basso, sempre elettrico e dalla batteria. Ricordo la mia prima chitarra, una versione acustica di scarsa qualità, che portai alla festa degli alberi i primi anni Sessanta, quando studiavo all’Avviamento Commerciale di Cavalese. Ero un autodidatta e imparai a strimpellare sull’onda dell’entusiasmo giovanile.

E poi?

A quel tempo il turismo richiedeva manodopera. Andai a lavorare a Malcesine sul lago di Garda, a San Martino di Castrozza, a passo Rolle e per diversi anni, durante le vacanze scolastiche estive, sul mare Adriatico. Alla sera intrattenevo gli ospiti accompagnandomi con la chitarra. Arrivò anche il momento di partecipare alla vita dei complessi musicali, prima con un gruppo della Valle di Fiemme, i Tequila, poi con gli Stafii (i fantasmi) di Bolzano con i quali suonavo già nel Sessantotto a Campitello di Fassa nell’Hotel Gran Paradis, dove incontrai mia moglie Emilia. Ritornai per alcuni anni a Trodena, il mio paese natale, ma non avevo dimenticato la passione per la musica. In quel periodo suonavo con un complesso musicale di Redagno: i “Die Jochgeier”.

Infine ha scelto la Valle di Fassa

Sì, lasciai Trodena per stabilirmi a Vigo di Fassa e, con mia moglie Emilia, presi in affitto l’Astoria. Al piano terra aprii, (era il Natale del 1972), quello che da tutti era conosciuto come “Dancing Astoria”. Un locale molto popolare, dove si esibivano gruppi locali ma anche complessi di rilievo provenienti dall’estero. Ricordo l’Ensemble Franz Mihelič (campione del mondo di fisarmonica diatonica) e i famosi Original Oberkrainer Sextett. Al Dancing Astoria si organizzavano veglioni, il ballo di Capodanno, feste di Carnevale o serate per le varie associazioni con complessi musicali locali come i Ladins, Die Lustigen Musikanten, Dolomiten Buam mit Lucia, Dolomiten Sextett e altri ancora. Qui facevo di tutto, presentatore, chitarrista, Dj (col vinile). Al servizio bar mia moglie con validi collaboratori. Un’attività intensa vissuta con passione perché offrivo alle valle di Fiemme, Fassa e Val d’Ega un luogo di ritrovo e socialità.

Come si concluse l’avventura del Dancing Astoria?

Nell’inverno del 1993 chiusi l’esperienza dell’Astoria. Avevo già costruito il mio attuale albergo, Villa Mozart, ed ero impegnato su due fronti. La sala dell’Astoria aveva necessità di lavori di adeguamento dal punto di vista della sicurezza e poi i tempi erano cambiati. Un tempo le serate iniziavano alle 21 e per le due di notte si chiudeva. Negli anni Novanta prima di mezzanotte la serata non decollava e bisognava tirare fino all’alba. Un ritmo di vita che non condividevo.

Cosa è rimasto di questa esperienza?

Tanti amici che incontro e mi ringraziano ancora oggi delle belle serate trascorse al Dancing Astoria. Alcuni di questi hanno trovato l’anima gemella proprio nel mio locale. E poi migliaia di dischi in vinile che sono rimasti come ricordo personale: la colonna sonora della mia vita.

Gilberto Bonani

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