Arrivano i profughi
Men from Bangladesh, who used to work in Libya and fled the unrest in the country, wait in line for food in a refugee camp at the Tunisia-Libyan border, in Ras Ajdir, Tunisia, Monday, March 7, 2011. The 20,000-capacity transit camp for thousands of migrant workers who have fled the fighting in Libya in the past two weeks is about seven kilometers (four miles) from the Libyan border and is expanding with each day of crisis in Libya. (AP Photo/Lefteris Pitarakis)

Un sistema di accoglienza gestito direttamente dalla Provincia che chiede la collaborazione dei Comuni e delle Comunità di Valle per giungere a una redistribuzione equa sul territorio in modo da evitare concentrazioni troppo elevate e facilitare l’integrazione e l’accettazione sociale. È quanto spiegato dall’assessore provinciale Luca Zeni che ha incontrato a Cavalese gli amministratori di Fiemme per fare il punto sull’arrivo anche in valle di un gruppo di profughi. Presente il Comitato esecutivo della Comunità Territoriale di Valle e sindaci e assessori dei Comuni fiemmesi ai quali Zeni ha illustrato il sistema trentino di accoglienza straordinaria delle persone soccorse in mare richiedenti protezione internazionale, inviate dal Ministero dell’Interno. La quota assegnata alla Provincia è di circa 900 profughi (pari allo 0,9% delle persone accolte in Italia, distribuite sul territorio nazionale in proporzione agli abitanti). Alla valle di Fiemme spetterebbero, in base a un calcolo che prevede all’incirca 2 profughi ogni 1000 abitanti 37 persone, da accogliere su più Comuni. Se nel resto d’Italia i richiedenti asilo vengono ospitati in caserme o alberghi, il Trentino ha, infatti, scelto la strada dei piccoli numeri, come ha spiegato Zeni: “Gruppi ridotti, ospitati in appartamenti, sono più facilmente accettati dalla popolazione, con una conseguente maggior integrazione. Chiediamo la collaborazione degli enti pubblici come facilitatori e come mediatori nel caso di eventuali disponibilità di alloggi privati, che verrebbero affittati dalla Provincia (che farebbe anche da garante), e delle associazioni presenti sul territorio. È, infatti, importante coinvolgere i richiedenti asilo nella vita della comunità, attraverso lavori socialmente utili, progetti di volontariato e di conoscenza reciproca”. Un sistema, quindi, che punta a un’accoglienza e a una accettazione sociale dei richiedenti asilo attraverso la conoscenza e il coinvolgimento dei profughi, che in previsione resteranno in valle per un paio d’anni. Questi infatti i tempi per ottenere una risposta alla richiesta d’asilo e per un eventuale ricorso: “Questo tipo di accoglienza permette anche di gettare le basi per il futuro, quando verranno o meno accolte le domande per lo status di rifugiato o per la protezione sussidiario o umanitaria, assegnati nel 40% dei casi e rigettati nel 60%. Le maggior parte delle domande respinte sono di migranti economici, partiti non a causa di guerre o persecuzioni ma per fuggire alla miseria. Per chi tra loro dimostrerà buona volontà, capacità di integrazione e serietà, si potranno aprire sbocchi professionali, e quindi opportunità di ottenere il permesso di soggiorno, anche in caso di risposta negativa alla domanda di asilo”. Zeni ha quindi chiarito alcune notizie false che circolano sull’argomento, spiegando soprattutto che ogni profugo costa circa 30 euro al giorno, soldi provenienti non dal bilancio provinciale ma da fondi vincolati statali ed europei che non potrebbero essere utilizzati ad altri fini e che servono a gestire l’intera accoglienza. Ai migranti vanno 2,50 euro al giorno. Altro tema su cui Zeni ha cercato di fare chiarezza è quello della sicurezza e dell’ordine pubblico, invitando a non confondere richiedenti asilo con clandestini e mettendo in chiaro che fino ad ora sono stati soltanto un paio i reati commessi dalle persone ospitate (1660 gli arrivi in Trentino dal marzo 2014).

                         

 

 

 

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