Guido Brigadoi

Fassa sogna le nove buche
OUTDOOR VAL DI FASSA

Cervinia, Courmayeur, Sestriere, Innsbruck, Sappada: cos’hanno in comune queste cinque località alpine, oltre ad essere naturalmente alcune fra le più famose mète del turismo invernale ed estivo? Ve lo diciamo noi: hanno tutte uno (o più) campi da golf. L’elenco sarebbe potuto essere anche molto più lungo, ci siamo limitati per ragioni di spazio.

Il golf dunque come “must” per completare un’offerta turistica già strepitosa. Ma anche di più: il golf per marcare la differenza in un mercato turistico già zeppo di offerte fantasiose e diverse. Come dite, non ci credete? Sentita questa. Qualche anno fa una nota rivista italiana di viaggi aveva chiesto ai lettori di indicare quale fosse la località turistica preferita in assoluto. Ha vinto Bormio. Possibile? Eppure – diremo noi, da buoni sciovinisti – Bormio non sembra tanto meglio di molte località nostrane, Fiemme e Fassa in primis. Bene, sapete perché si è imposta su tutte le altre? Ma certo, perché rispetto ad altre località turistiche Bormio può offrire splendidi campi da golf.

E da noi? Le nostre valli il golf non ce l’hanno. Con un’unica, orgogliosa eccezione: il Golf Club di Campitello di Fassa. Un dignitosissimo campo pratica, messo in piedi ancora nel 1995 da un manipolo di appassionati, coordinati da Diego Amplatz, titolare dell’omonimo negozio di attrezzature e abbigliamento sportivo a Canazei.

Va da sé che se vogliamo ragionare di golf in Fiemme e Fassa, due chiacchiere con Amplatz vanno fatte. Lo abbiamo perciò raggiunto a Canazei, nel suo negozio, per chiedergli di raccontarci la loro avventura e per scucirgli qualche riflessione sul futuro dell’attività golfistica in valle. Non potevamo chiedergli di meglio: gli occhi gli si accendono quando parla della sua passionaccia, il golf per l’appunto. “Ma lo sapete che nel 2022 a Roma si disputerà la Ryder Cup, che è la terza manifestazione sportiva più seguita al mondo dopo le Olimpiadi e i mondiali di calcio?” No, non lo sapevamo. “Ecco. Questo è il livello della questione oggi in Italia. Manca la mentalità, la cultura del golf”.

Riavvolgiamo per un attimo il nastro del racconto. Siamo nel ’95 e a Campitello sorge dunque il campo pratica: otto piazzole per il tiro, un “green” per la pratica. C’è anche un maestro per l’avviamento e i primi rudimenti. Gioco forza, data la localizzazione ai piedi delle Dolomiti, si apre solo nella stagione estiva. Ma il campo va, è frequentato, riscuote apprezzamenti da parte dei turisti. Nel 2000 viene aggregato alla FIG, la federazione nazionale del golf, ed è un passo importante.

Ma perché solo un campo pratica, e non un campo a nove buche, ad esempio? Spazio ce ne sarebbe, e anche molto bello, con vista su Dolomiti e Pordoi. Amplatz allarga le braccia: “Eh, volevamo fare proprio questo. Avevamo affidato all’ingegner Bani, che di professione fa proprio il progettista di campi da golf, un progetto ad hoc per le nove buche, che si sarebbe dovuto realizzare sulla sinistra orografica dell’Avisio, interamente nel territorio comunale di Campitello. La zona è quella dove sorgono anche campi da tennis e da calcio, dove atterrano i parapendii, dove c’è un maneggio di cavalli. Il nostro progetto integrava tutto perfettamente. Sarebbe potuto diventare un Centro sportivo abbastanza unico nel suo genere nelle Alpi”.

Sarebbe, al condizionale: perché il progetto è ancora nel cassetto. Chi lo ha stoppato? Non la Provincia, la quale a fronte di un progetto ben fatto e condiviso dalle comunità locali non avrebbe nessuna difficoltà a firmare il nulla osta.

“Da notare che tutti gli appezzamenti di terreno compresi nel progetto” ci spiega Amplatz “ricadono già nella destinazione urbanistica a campi da golf. E abbiamo due sindaci che si sono sempre dimostrati molto favorevoli al progetto: quello di Canazei, Silvano Parmesani, è un giovane golfista che da anni viene a fare pratica nel nostro campo. Il sindaco di Campitello, Ivo Bernard, era con noi nel ’95 quando aprimmo il campo pratica”.

E dunque? Quale è il problema? Amplatz non lo dice, ma probabilmente la ragione della stasi è da ricercarsi nei pregiudizi che il golf ancora si porta dietro e che potrebbero dividere la comunità. Una eventualità che le amministrazioni in carica, a un anno dalle elezioni comunali, forse non se la sentono di affrontare.

“Il golf non solo aiuterebbe a preservare e a valorizzare al meglio quella parte di territorio” spiega Amplatz. “Ma contribuirebbe anche a destagionalizzare il turismo, che oggi nel periodo estivo è concentrato tutto in venti, trenta giorni. E poi, diciamolo chiaramente che non può essere più considerato uno sport da ricchi”. In effetti, una buona attrezzatura completa ormai la si trova a qualche centinaio di euro al massimo, e dura una vita. E la tessera a un circolo – esclusi ovviamente i più esclusivi – nei venti campi da golf trentini mediamente si aggira fra i 300 e i 500 euro. Nulla di paragonabile alla pratica sciistica.

Tornando al campo pratica di Campitello, ci sarebbero tutti gli “ingredienti” per un’offerta di qualità, appetibile a un target molto eterogeneo, composto sia da appassionati locali che da moltissimi turisti. Amplatz guarda anche un po’ più in là e arriva a ipotizzare convenzioni con campi da golf già esistenti al di qua e al di là delle Dolomiti. Assicurerebbe di minimizzare i costi (impianti e personale potrebbero essere fatti ruotare fra più Club) e di offrire ai golfisti “pacchetti” di giocate su più campi.

Un bel sogno, che per ora si scontra con le logiche politiche. Staremo a vedere.

D.F.

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“Perdoname”, il nuovo singolo di Kenny Ray

Prosegue l’ascesa artistica di Kenny Ray, il cantante di origini brasiliane, ma cresciuto in val di Fiemme. Da Salvador de Bahia a Casalese: una “contaminazione” geografica che si riflette anche nella musica di questo giovane talentuoso, che ora ha incrociato sul suo cammino niente meno che Ludovica Pagani, una delle più famose influencer d’Italia. Ludovica da un anno ha intrapreso la carriera di Dj, riscuotendo un buon successo anche con la pubblicazione l’estate scorsa del suo primo singolo “Tiki Taka”.

Proprio durante una delle sue serate ha conosciuto Kenny Ray e Renny McLean, ovvero Davide Caliari, altro giovane italiano (23 anni) che sta imponendosi nel mondo dell’R&B nazionale. In quell’occasione Kenny e Renny hanno fatto ascoltare a Ludovica Pagani alcune delle loro produzioni, tra cui una prima versione di “Perdoname”, brano scelto dalla Pagani per iniziare la loro collaborazione.
Di li a poco, i tre si sono ritrovati in studio per lavorare e registrare assieme il singolo.

“Perdoname” rievocando sonorità tipicamente latine, è un crescendo scandito dal ritmo incalzante delle percussioni che, nella loro semplicità ridondante, scaldano l’ascoltatore e fanno muovere il bacino con arte quasi da manuale.
A rafforzare tutto questo, in chiave volutamente pop, l’abbondante ripetizione del ritornello “Girl Perdoname”.

Il testo racconta un grande classico di una storia d’amore e vede il protagonista supplicare la sua ragazza di perdonarlo per le sue malefatte.

Kenny Ray per diversi anni ha collaborato con artisti nazionali ed internazionali della scena Dance con cui ha pubblicato singoli in varie etichette discografiche. Tra queste Time Records, Sony, Saifam e Dance ‘N Love, scritturato da Gabry Ponte per 3 anni, durante i quali ha realizzato uno dei suoi singoli di maggior successo, “Sexy Swag” con Shaggy e lo stesso Ponte.

Nel 2016 Kenny Ray decide di dedicarsi alla sua carriera da solista, anche partecipando alla decima edizione di X-Factor Italia, arrivando alla fase dei Bootcamp.
Kenny Ray è un talentuoso artista che trova nella versatilità la sua cifra stilistica, sia come produttore che come songwriter. Nell’estate del 2018 ha pubblicato due singoli che, dopo varie sperimentazioni, finalmente esprimono la sua identità musicale, “Woman” e “No Fight” prodotta con il Dj pugliese Luca Tarantino. Nell’estate 2018 ha partecipato al Festival internazionale “White Nights” a San Pietroburgo dove ha cantato proprio “Woman”.

Renny McLean è un produttore, cantante e autore Italiano di Bolzano che ha iniziato a collaborare con Kenny Ray per la produzione del suo album da solista che sarà pronto nel 2019. Nel frattempo Kenny Ray ha voluto coinvolgerlo nella realizzazione di alcuni suoi brani.

Ludovica Pagani è una delle più note influencer Italiane con 1.5 milioni di followers solo su Instagram. Nel 2017 è diventata popolare per la sua partecipazione al programma TV Sport Italia. Da un anno ha intrapreso la carriera di Dj e ha pubblicato nell’estate del 2018 il suo primo singolo Tiki Taka in collaborazione con Ricky Jo.

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Da Molina il fuoco si rinnova

Il fuoco si rinnova, diventando più ecologico, più economico e addirittura più caldo. Anche un metodo tradizionale e radicato come quello del riscaldamento domestico con stufa guarda al futuro e cambia forma. Con uno sguardo attento all’ambiente, al portafoglio e al rendimento.

Perché non basta bruciare legna o pellets per avere la coscienza ecologica a posto. Basterebbe analizzare l’aria dei nostri paesi di montagna nella stagione dei camini accesi: il valore delle polveri sottili potrebbe stupire, raggiungendo addirittura quello delle città.

Blucomb, società di ricerca e sviluppo nata come spin-off dell’università di Udine, è stata fondata nel 2012 proprio con lo scopo di progettare soluzioni innovative per mitigare il cambiamento climatico e, soprattutto, promuovere un uso sostenibile delle biomasse per la produzione di energia attraverso lo sviluppo di bruciatori basati sulla micro-gassificazione del Pellet.

Blucomb ha messo a punto un bruciatore per uso domestico che produce emissioni bassissime rispetto alle camere di combustione tradizionali. Fiemme Antica, azienda di Molina di Fiemme che progetta e realizza stufe in ceramica, ha montato, prima in Trentino, uno di questi bruciatori su una stufa a olle tradizionale convertita a pellets.

Si tratta di bruciatori a micro-gassificazione che garantiscono una combustione innovativa a bassissima emissione di monossido di carbonio e particolato. In parole semplici possiamo dire che è stato fatto ordine nel processo di combustione, aumentandone la resa termica e diminuendone l’impatto ambientale. Come è stato spiegato durante la presentazione del progetto nei locali di Fiemme Antica, dopo l’accensione dall’alto, la geometria del bruciatore innesca flussi d’aria ottimali che danno avvio a un processo in due fasi che brucia la biomassa per gradi, partendo dalla scomposizione del pellet in wood-gas e carbone vegetale (fiamma gialla), che solo successivamente viene trasformato in gas e cenere attraverso la gassificazione (fiamma blu). Si ottiene così una combustione pulita di tutti i gas generati dalla biomassa.

Il padrone di casa, Nicola Zancanella, si è detto molto soddisfatto di essere diventato partner di Blucomb: “Ho potuto testare l’efficienza del loro bruciatore a microgassificazione, un particolare processo di decomposizione termochimica della biomassa che ben si adatta anche alle nostre sfufe tradizionali convertite a pellet”.

I vantaggi, come detto, sono prima di tutto ambientali. Alti livelli di monossido di carbonio indicano una combustione parziale. Il metodo brevettato ottimizza la combustione, abbattendo significativamente le emissioni inquinanti, garantendo i livelli più bassi del settore. “Si pensi che una stufa a legna di qualità può produrre dai 600 ai 2000 mg/Nm³ di CO (monossido di carbonio), mentre questo bruciatore si ferma a 30 mg/Nm³”.

Alla presentazione ha partecipato anche Andrea Ventura, amministratore delegato di Bioenergia Fiemme, che ha puntato l’attenzione sull’utilizzo di pellet a filiera locale e, soprattutto, sulla ancora scarsa consapevolezza sul tema della combustione a legna: “Purtroppo c’è ancora chi utilizza la stufa come un piccolo inceneritore. Inoltre, si presta poca attenzione al tipo di legna utilizzato, al suo grado di umidità, alla qualità dell’impianto. Dobbiamo aumentare la formazione su questo argomento, perché ne va della qualità della nostra aria”.

Brevettato e commercializzato il nuovo bruciatore, Blucomb non si ferma. La società è ora al lavoro per aggiornare le normative esistenti sul riscaldamento domestico, che devono tener conto anche dei cambiamenti climatici a livello globale. Inoltre, si punta alla creazione di una filiera che valorizzi il biochar, così da dare valore al prodotto della combustione.

Ricerca e innovazione reinventano, quindi, anche il fuoco. Ciò che non cambia è il piacere di scaldarsi davanti alla stufa. Perché il fuoco non produce solo calore, ma anche atmosfera.

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I boschi feriti: sicurezza e indennizzi

C’è chi prova ad avventurarsi in quel pezzo di bosco dove va da una vita e non si raccapezza più. Parlando con molti, in valle, il commento ricorrente è lo stesso: “Si rischia letteralmente di perdersi, di non ritrovare più i consueti punti di riferimento”. Le foreste di Fiemme e Fassa, per molti aspetti, non sono più le stesse dopo la terribile devastazione subita lo scorso 29 ottobre. In pochi minuti, quella sera, tutto è cambiato. Tanto che, appunto, anche i frequentatori più abituali di questi boschi faticano a trovare la strada giusta. Sentieri cancellati, cataste di alberi spezzati, improvvisa radure dove prima c’era una macchia fitta di vegetazione.

Non c’è solo lo spaesamento, inevitabile in chi ha osservato coi proprio occhi quello che è successo. Non c’è solo il dolore per una ferita inferta all’ambiente e di riflesso anche alla quotidianità di queste valli, una quotidianità che nel bosco e dal bosco trae molta parte del proprio sostentamento. C’è anche, e soprattutto, la voglia di mettere mano a tutto questo e ripartire alla grande.

I numeri del disastro sono impressionanti. A distanza di poco più di tre mesi il bilancio parla chiaro. Tra il 27 e il 30 ottobre le precipitazioni, ed in particolare la forte velocità del vento del 29 ottobre (con raffiche fino ad oltre i 120 chilometri all’ora e che localmente hanno raggiunto i 190 chilometri all’ora), hanno causato enormi danni alle foreste trentine. I quantitativi di pioggia complessivamente caduti in 72 ore sul Trentino sono stati decisamente eccezionali. Le cifre sono contenute, nero su bianco, nel Piano di azione predisposto dalla Provincia Autonoma di Trento per pianificare le azioni di intervento e di supporto. Se consideriamo che in Trentino cadono mediamente 1.100 mm di pioggia all’anno, la pioggia cumulata durante questo evento ha raggiunto un valore medio per tutto il territorio pari a circa 275 mm, con punte massime superiori ai 600 mm in due stazioni (Passo Cereda e Pian delle Fugazze). In ben trenta località sono caduti da 300 a 500 mm di pioggia e in altre cinquanta da 200 a 300 mm. Solo una decina di stazioni hanno misurato meno di 200 mm, con valori minimi che comunque si sono attestati sui 170 mm

I danni complessivi, in tutto il Trentino, sono stimati in circa 19.000 ettari di superficie con oltre 3.300.000 metri cubi di legname a terra. Sono numeri da capogiro.

Le questioni più immediate da affrontare – prima ancora della sistemazione dei boschi in vista della stagione turistica estiva – sono essenzialmente legate la prima alla sicurezza del territorio, per chi nei boschi ci deve andare da subito per sistemare, tagliare la legna, rimettere a posto i sentieri, liberare caseggiati e fabbricati, baite o masi.

La seconda questione riguarda la parte economica. Che tipo di rimborsi sono previsti dall’ente pubblico? A chi spettano? Sulla base di quali criteri? Intanto, su questo fronte, c’è da registrare lo stanziamento che “incasserà” la Provincia di Trento dallo Stato italiano nei prossimi 3 anni: 219 milioni di euro, destinati alla ricostruzione, a fronte di un danno complessivo stimato in 184 milioni di euro, importo che non include il costo per la rimozione degli schianti boschivi e per il rimboschimento, oltre agli interventi da realizzare in una seconda fase. Questo è quanto assicurato a Roma il 28 febbraio scorso dal primo ministro Conte al governatore Fugatti.

La sicurezza

Nel Piano di Azione provinciale sono descritte alcune prescrizioni da adottare per tutelare la sicurezza di quanti devono intervenire nei boschi danneggiati. Si può prendere visione del Piano al sito web: https://forestefauna.provincia.tn.it/

Importante notare come siano stati previsti appositi momenti di reazione per chi deve lavorare nei boschi in questi mesi. In particolare, si legge nel Piano, “il settore della formazione dell’Agenzia provinciale delle foreste demaniali, anche grazie ad un aggiornamento avvenuto il 22 novembre, a cura di colleghi istruttori svizzeri che ha consentito di valutare ed approfondire specificamente alcune modalità operative tipicamente da applicarsi in caso di schianti, è in grado di organizzare attività specifiche di informazione/formazione”.

Con lo slogan: “Non basta la motosega, serve particolare competenza”, il Servizio Foreste e Fauna della Provincia di Trento ha predisposto una campagna informativa sul taglio della legna nelle aree interessate dagli schianti. Occorre fare molta attenzione, è scritto in un opuscolo stampato dalla Provincia, perché può capitare di essere colpiti dal tronco che si fende durante il taglio o da rami che si spezzano improvvisamente. C’è poi il rischio di perdere il controllo della motosega per colpa dei colpi di frusta o di causare la caduta incontrollata di alberi, anche in direzioni non previste. Occhio alle ceppaie sradicate: possono travolgerci durante il taglio del tronco. Le ceppaie possono muoversi improvvisamente che da sole, rovesciarsi, rotolare o mettere in movimento sassi, tronchi o altro materiale. L’invito, quindi, è quello di utilizzare la massima cautela e di non essere mai soli nelle operazioni di taglio.

I rimborsi

All’inizio dello scorso mese di febbraio la giunta provinciale ha adottato una variazione al Bilancio di previsione 2019-2021 proprio per far fronte, con nuove risorse, ai danni prodotti dall’eccezionale ondata di maltempo.

Gli articoli dall’1 al 5 della variazione al Bilancio riguardano in particolare l’ampliamento della tipologia dei danni indennizzabili. In pratica, con queste norme, saranno coperti da rimborso anche gli immobili collocati in specifiche aree destinate all’insediamento, individuate dai piani regolatori e allargate di 30 metri, e in altre individuate con ordinanza del presidente della Provincia tenendo conto dei particolari elementi di pregio paesaggistico-naturalistico.

Detto in altre parole, saranno rimborsati i danni arrecati dal maltempo a quei fabbricati (case o altro) che sono nelle aree edificabili previste dai piani regolatori, e anche quelli fuori da quelle aree, fino a una fascia di 30 metri attorno. Può essere concesso il contributo anche per beni immobili collocati in area a bosco o in area a pascolo, sulla base di criteri e modalità però che saranno definite con ordinanza del Presidente della Provincia.

Le domande di indennizzo per i danni arrecati a immobili o attività produttive scadevano lo scorso 1 marzo. C’è tempo invece fino al primo di aprile per il rimborso di danni ad attività agricole, acquacoltura e consorzi.

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Cucinando fra le stelle: chef per vocazione

Matteo Delvai, 19 anni appena compiuti, di Carano.

Tenetevi bene a mente questo nome, perché nel giro di pochi anni sarà destinato a entrare nel gotha mondiale dell’alta cucina. Anzi, di fatto Matteo un piede in quel ristretto “club” di chef stellati e di celebrità lo ha già messo, e non da ieri. Un percorso che lo ha portato a metà febbraio di quest’anno, come vedremo più avanti, a essere nominato niente meno che “Miglior allievo degli Istituti alberghieri” di tutta Italia. Il migliore, il “number one” degli allievi italiani.

La sua storia insomma sembra uscita pari pari dal copione di una serie tv di successo, fra le tante basate su cuochi e fornelli come va di moda in questi anni. Con la differenza che è tutto vero – per non dire stupefacente, trattandosi di un ragazzo così giovane.

Lo incontriamo in una sala riunioni dell’istituto professionale CFP di Tione, dove il giovane frequenta il quinto anno del suo percorso formativo in gastronomia. L’anno dell’esame di maturità, che per Matteo rappresenta il trampolino di lancio verso chissà quali traguardi.

Lui, a gareggiare e tagliare traguardi prestigiosi, è già abituato. Ne parla con l’aria di chi ne ha viste di ogni, malgrado l’età. Ed è così: fin da ragazzino ha lavorato in cucine prestigiose, è stato conteso da chef stellati, ha girato mezza Europa in show-cooking che manco un cuoco professionista di lungo corso si sognerebbe mai.

Poi ti trovi davanti un ragazzo con i brufoli, gli occhiali e l’aria da simpatico “nerd” e ti chiedi se sia tutto vero. Lui sorride, perché sa che al primo impatto pochi lo prendono sul serio, e tira fuori il suo curriculum. Ora, alzi la mano chi – a neanche vent’anni – aveva già un suo curriculum vitae. Ma badate bene, non una cosa da niente, magari una lista di lavori riempita con le stagioni a tirar giù pomi e poco altro. No, una sfilza di collaborazioni, di nomi altisonanti che si rincorrono, di tour e di paesi che par quasi di leggere davvero il palinsesto di un format tv.

Allora vuoi capire se Matteo è normale, se è un ragazzo come tutti, e gli chiedi se ha una morosa, se ha degli hobby, se va in discoteca. Lui diventa tutto rosso, scrolla la testa. “Non avrei tempo. E poi il mio amore è la cucina” risponde. E lì capisci di avere a che fare con un giovane molto, ma molto speciale.

La “passionaccia” nel Dna

L’ultimo prestigioso traguardo tagliato da Matteo Delvai, come si diceva, lo ha visto aggiudicarsi alla fiera di Rimini il primo posto assoluto al campionato nazionale “Miglior Allievo degli Istituti alberghieri – Premio METRO Italia Cash and Carry 2019”. Da notare che alle finali di Rimini sono stati ammessi solo un allievo per ogni regione d’Italia. Ventuno in tutto. Matteo la finale se l’è conquistata il 6 febbraio a Riva sbaragliando un lotto di agguerriti concorrenti regionali, fra cui un’allieva del corso di Alta formazione di Tione, il prestigioso e super selettivo biennio universitario a cui lo stesso Matteo potrebbe accedere dopo la maturità. Insomma, Matteo ha proprio sorpreso tutti, lasciandosi ampiamente alle spalle anche “colleghi” più grandi e teoricamente più preparati.

Non si arriva a questi livelli improvvisando. Men che meno a un’età in cui non ti soccorre la malizia dell’esperienza accumulata negli anni. O le cose le sai fare – e la sai fare da dio – o vieni surclassato dagli altri. Ma sono anni che Matteo si prepara, studia, lavora.

A soli 14 anni – dopo il primo anno di scuola alberghiera a Tesero – già trascorre due mesi estivi al ristorante dell’Hotel Cervo, nella cucina di Guglielmo Romani, lo chef che tre anni fa si è piazzato secondo nella gara tv “Hell’s Kitchen” condotta da Carlo Cracco.

A quindici anni Matteo passa la stagione estiva all’hotel Olimpionico di Castello, e già è un aiuto cuoco che gli chef si contendono. “Stagione molto dura, quella” ricorda Matteo, con un piglio serio da “adulto”, scegliendo con cura le parole. “Però molto formativa: mi ha insegnato a lavorare in gruppo, a essere autonomo”.

L’anno della svolta – sono sempre parole sue – è il 2016, dopo il terzo anno di scuola alberghiera. Tramite il suo chef sardo di base a Tesero Silvio Piu, Matteo riceve una proposta che, per un sedicenne con la passione della cucina, è quanto di più straordinario possa capitare: essere chiamati a lavorare da Alessandro Gilmozzi, lo chef “stellato” del Molin di Cavalese, uno dei più noti “masterchef” italiani. Gilmozzi in persona lo vuole testare nella sua brigata, ed è subito amore a prima vista. “Ho trascorso un’estate bellissima con lui” racconta Matteo. “Ho potuto conoscere da vicino la cucina gourmet di altissimo livello, e questo ha cambiato l’idea stessa che avevo di cucina”.

Gilmozzi lavora da sempre con ingredienti e prodotti a chilometro zero, delle sue montagne, selezionando con estrema cura anche le erbe più umili. Matteo ha modo così di recuperare un antico amore, che fin da bambino gli era stato trasmesso dalla nonna, che a sua volta l’aveva ereditato da sua madre: la botanica.

Qui vale la pena aprire una parentesi, per rispondere a una domanda: ma da chi ha preso Matteo tutto questo? La sua risposta è rapida quanto carica di emozione: “Dai bisnonni. Avevo un bisnonno, Romano Delvai, che faceva il casaro e la bisnonna Ada appassionata di botanica. E la mamma di mia mamma, la nonna Anna Deflorian, è stata una grande cuoca, molto legata alla tradizione e alla materia prima locale. Quando sono uscito dalle scuole medie, ero indeciso se seguire le orme del bisnonno e fare il casaro o se raccogliere l’eredità della nonna e iscrivermi alla scuola alberghiera”. Come è andata, lo sappiamo. In ogni caso, una passionaccia iscritta già nel Dna di questo ragazzo.

Chiusa parentesi.

Sotto la guida di Gilmozzi

Il grande chef Gilmozzi dunque prende Matteo sotto la sua ala protettiva, e non lo molla più. L’anno dopo infatti, nel 2017 – ricordiamo che Matteo aveva solo 17 anni – Gilmozzi lo vuole con sé in tour europeo di “show-cooking”. Il termine inglese sta a indicare una specie di spettacolo appunto, in cui uno chef e i suoi aiutanti illustrano e cucinano ricette di alto livello, davanti a decine o centinaia di persone. A volte direttamente nelle piazze, nei centri storici delle città, nelle fiere o nei festival.

Al seguito di Alessandro Gilmozzi, Matteo si ritrova a Bratislava, a Monaco di Baviera, a Genova, e a Milano per “Identità golose”, il primo hub internazionale dedicato alla gastronomia, che richiama chef, appassionati e pubblico da tutto il mondo. Matteo è lì, al fianco del suo “patron” Gilmozzi, a godersi una ribalta mondiale a cui solo pochi eletti possono ambire.

Ancor oggi lo chef del Molin si occupa stabilmente della formazione del giovane. “Praticamente passo tutti i miei fine settimana nella sua cucina a imparare” conferma Matteo. Tutti i fine settimana in cui non è impegnato a vincere qualche concorso culinario, ben inteso…

Gilmozzi stravede per lui (“mi ha buttato lì, fra il serio e lo scherzoso, che quando andrà in pensione vorrebbe affidare a me la sua cucina” spiega Matteo, e dalla sua espressione si capisce che per lui sarebbe come sbarcare sulla Luna), ma non è l’unico. Anche i titolari della rinomata Antica Osteria da Cera, due stelle Michelin, a Lughetto di Campagna Lupìa sulla laguna veneziana, sono rimasti colpiti dalla bravura e dalla sorprendente professionalità di Matteo. “Mi hanno accolto fin da subito come un professionista adulto” ci conferma il giovane. “Appena visto, mi hanno detto solo: dai entra, lo chef ti aspetta. E da lì in poi sono stati tre mesi di stage intenso, a lavorare sedici ore al giorno, a confrontarmi con esigenze di qualità altissima”.

L’Antica Osteria da Cera è considerata al top in Europa per la cucina di pesce. I titolari, i tre fratelli Cera, hanno perfino una speciale App sul cellulare che consente loro di monitorare in tempo reale le navigazioni dei pescherecci veneziani da cui si riforniscono. Se vedono che un peschereccio supera le acque territoriali italiane, lo depennano dalla lista dei fornitori. Solo pesce italianissimo può essere ammesso nella cucina dell’Antica Osteria.

L’ultimo stage di Matteo è a Bolzano, l’estate scorsa, presso Stephan Zippl, un allievo del grande Norbert Niederkofler. Qui Matteo impara altre cose nuove: ad esempio, l’esistenza del “crosny”, una tuberina che cresce in Alto Adige, prodotta da Harald Gasser al maso Aspinger a Barbiano. Una sorta di “tempio” della botanica di altissima qualità. Seicento piante diverse, a quota 1600 metri. Qui vengono a rifornirsi chef famosi da tutto il mondo. Sempre da Zippl, Matteo conosce anche Thomas Kohl, produttore del succo che porta il suo nome ad Auna di Sotto. Un incontro, anche questo, fondamentale: è proprio il succo Kohl – un prodotto assolutamente particolare, al cento per cento naturale e tipicamente altoatesino – che Matteo ha usato nella ricetta con cui a Rimini è stato giudicato miglior allievo d’Italia.

Ma questo ragazzo non sta mai fermo e mette il naso anche in altre esperienze: a novembre e a febbraio scorsi, ad esempio, ha fatto anche esperienze come panificatore al panificio Tarter, macellaio nella bottega di Dagostin e pizzaiolo all’Excelsior, dove si sforna la famosa “pizza gourmet”. Insomma, uno che non si fa mancare niente.

Matteo Delvai è cresciuto con maestri così, facendosi la mano sui banconi di cucine prestigiose. Mettendo piede solo là dove pochissimi sono ammessi. E facendosi valere non solo per il suo talento, ma anche per l’umiltà e la grande voglia di imparare.

Quando ci lasciamo, c’è giusto il tempo per chiedere a Matteo cosa vuole “fare da grande”. Poteva un ragazzo così non avere le idee chiarissime? E infatti le ha. “Non penso di voler mettere in piedi un mio ristorante. Mi piacerebbe gestire la cucina di un locale già avviato e rinomato, magari su nella mia valle”. Il pensiero, manco dirlo, va al Molin di Gilmozzi, ma è un sogno che Matteo si permette di sussurrare appena.

Nell’uscire dall’istituto professionale di Tione, prima di salutarci, gli chiediamo dove mangiano gli allievi del suo corso. Lui sgrana gli occhi e sorride: “In mensa, come tutti”. Sorridiamo anche noi, al pensiero che ragazzi che smanettano in cucina tutto il giorno a studiare piatti elaboratissimi – e buonissimi – si accontentino poi di mangiare un comune cibo da mensa scolastica. “Sì, è così. Ma io lo trovo buono”. Saranno felici, quelli della Risto3, a incassare l’apprezzamento di un futuro chef da stelle Michelin…

Danilo Fenner

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Grande successo per la VolatA

Si è chiusa la 38° edizione dei Campionati Mondiali Junior di sci alpino della Val di Fassa. Un’edizione caratterizzata da una folta presenza di pubblico, che entusiasta, ha sostenuto ininterrottamente per i dieci giorni gare le giovani promesse dello sci internazionale provenienti da 55 paesi differenti.

Le perfette condizioni meteo hanno messo in luce le ottime caratteristiche delle piste sulle quali si è svolta la corsa iridata, come sottolineato da Renzo Minella, direttore marketing della Ski Area San Pellegrino, che ha tracciato un bilancio estremamente positivo della manifestazione:

“Siamo molto soddisfatti dei risultati di questa 38° edizione dei Campionati Mondiali Junior di sci alpino, un’edizione che ci ricorderemo a lungo, ricchissima di emozioni e di momenti di sport intensi” ha dichiarato Minella. “Questo tipo di eventi mettono in luce la bellezza delle nostre montagne e la qualità dei nostri impianti. Una rilevanza mediatica di questo tipo non può fare che bene a noi e a tutta la comunità di albergatori e commercianti circostante”. Il direttore ha poi aggiunto una nota positiva riguardante le piste, in particolare la VolatA della Ski Area San Pellegrino, molto apprezzata nei giorni scorsi da squadre e atleti :”La pista La VolatA ha mostrato ancora una volta un forte carattere internazionale, dimostrando di essere pronta per qualsiasi evento di primo livello. Le perfette condizioni meteo inoltre ci hanno aiutati a mantenere un fondo ideale per la competizione.” e ha concluso “Un applauso va a tutti i nostri collaboratori che hanno lavorato sodo negli ultimi mesi e che ora stanno completando il ripristino delle zone interessate dalle gare per consentire ai nostri visitatori di avere la totalità delle piste della Ski Area a disposizione per il weekend. Infine, un grazie speciale ai tantissimi volontari che con grande passione e professionalità hanno garantito la migliore riuscita dell’evento.”

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Serata evento su Robotica ed Esplorazione spaziale

L’Osservatorio Astronomico-Planetario di Fiemme assieme al Gruppo Astrofili Fiemme, grazie alla collaborazione del Gruppo Robotica Gome Neve della Scuola Ladina di Fassa, organizza una serata per illustrare lo stretto legame tra robotica e le esplorazioni spaziali. Gli studenti, in particolare, presenteranno il robot costruito per la competizione internazionale di robotica First Lego League e il progetto scientifico Space Room realizzato in collaborazione con l’astronauta Paolo Nespoli e valutato tra i migliori a livello nazionale tanto da essere presentato, il maggio prossimo a Roma, ai tecnici dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI). Un successo di assoluto prestigio!

L’evento si terrà venerdì 1 marzo dalle ore 20.30 all’Osservatorio Astronomico “Val di Fiemme” a Tesero. La serata è pubblica, gratuita, aperta tutti gli appassionati e curiosi dell’esplorazione spaziale. Potremo altresì dare il nostro apprezzamento a questi meritevoli ragazzi, ben supportati dai loro insegnanti, che affronteranno la fase nazionale della First Lego League Italia, competizione mondiale per studenti su scienza e robotica, dopo aver brillantemente superato la selezione regionale.

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Un campione del mondo e una campionessa d’Europa sulla vetta della terza edizione de “La Sportiva Epic Ski Tour” di scialpinismo, conclusasi a Bellamonte nel Parco Naturale di Paneveggio.

Il fuoriclasse valtellinese Michele Boscacci si è aggiudicato la classifica assoluta al termine della pursuit odierna, con la tappa di ieri sull’Alpe Cermis ad aver determinato i distacchi di partenza. Terzo classificato Davide Magnini che paga dazio sul francese Xavier Gachet, secondo ed autore di una prova esemplare. Ad aver trionfato al femminile è stata invece la moglie del francese, Axelle Gachet-Mollaret, davanti alla bellunese Alba De Silvestro e alla detentrice del titolo Victoria Kreuzer. Se la prima tappa ha avuto luogo nel consolidato appuntamento in notturna sull’Alpe Cermis, la seconda di 13.8 km si è svolta nel meraviglioso Parco Naturale di Paneveggio, nell’area sciistica Alpe Lusia. Partenza da località Castelir di Bellamonte, salendo verso Malga Canvere a circa 2000 metri di altitudine dopo lo start a 1500 metri. Si fa sul serio verso la spettacolare Cima Lastè a quota 2450 metri, da lì primo cambio pelli a scendere a Passo Lusia attorno a 2000 metri, nei pressi dell’omonimo rifugio, dove gli atleti hanno rimesso le pelli. I concorrenti sono risaliti poi all’arrivo della seggiovia Lastè a quota 2.350 metri, togliendo le pelli per scendere sotto la linea dell’impianto, sino a località Campo. Altro cambio pelli e salita fino ai 2000 metri di località La Morea per l’“epico” finale, dove Boscacci è giunto sul traguardo ancora una volta da trionfatore: “Sulla prima salita sono andato al risparmio guadagnando comunque qualcosa sui miei inseguitori, in discesa ho commesso qualche errore sul tracciato che probabilmente non conoscevo bene. Ho stretto i denti sapendo che non mancava poi tanto al traguardo di questo terzo Epic Ski Tour”. Come giudica “La Sportiva Epic Ski Tour” un campione del mondo? “Una bella manifestazione che merita la partecipazione e soprattutto quest’anno il livello è stellare, siamo circa sei atleti di Coppa del Mondo a sfidarci e anche per il pubblico credo sia un bel valore aggiunto, si vedono la sfida e la bagarre, e questo fa bene al nostro sport e a tutto il movimento”. Ottima performance anche per il francese Gachet, mentre Davide Magnini non ha espresso tutto il proprio potenziale: “è andata male perché sulla prima salita uno scarpone mi dava fastidio e ho avuto problemi con un piede. Mi dispiace perché andavo forte, ma ho avuto troppi inconvenienti”. La compagna di Boscacci, Alba De Silvestro, ha invece dato spettacolo al femminile: “Contenta di chiudere in seconda posizione, prendere Axelle era difficile”, superando la svizzera Kreuzer ma non abbastanza per impensierire la francese Gachet-Mollaret, leggera come una farfalla nell’agguantare il successo, replicando quello della giornata precedente. A proposito di legami, la francese si è resa poi protagonista di un bacio ‘velato’ con il marito, dal quale prende parte del cognome, giunto secondo. La seconda tappa de “La Sportiva Epic Ski Tour” ha regalato così una prima parte nel bosco e una seconda affiancando le Pale di San Martino, un panorama davvero suggestivo. Una cinquantina hanno invece scelto di affrontare la versione “4all” – alla portata di tutti – della manifestazione, una “gita” in compagnia della guida alpina Omar Oprandi: “L’accompagnatore ci voleva! Uno che indichi la via e i trucchetti del mestiere, provare i cambi assetto, i modi più veloci per effettuare salite e discese, ‘4all’ era questo, non avere patemi di cronometro e fare le cose in allegria. Ci siamo divertiti”.

I migliori in gara si sono invece suddivisi il montepremi di 18.000 euro, destinato ai primi dieci classificati fra gli uomini e alle prime cinque atlete femminili, con anche il 10° maschio a portarsi a casa un bottino di 100 euro. I primi tre uomini e donne della classifica assoluta hanno ricevuto rispettivamente 2.500, 2.000 e 1.500 euro. Soddisfatto il direttore di gara Giuseppe “Pepi” Ploner, anche se si può sempre migliorare: “Preferisco il format sulle tre giornate, ma quest’anno abbiamo deciso di ridurre il programma. La prima giornata è andata benissimo, nella seconda tempo ottimo. Tanti apprezzano il formato ‘4all’, abbiamo piacere di avere molti atleti forti ma noi puntiamo su di loro. Cosa fare per crescere ulteriormente? Mangiare tanto!”

Classifica generale dopo 2 tappe:

Maschile

1 Boscacci Michele ITA 02.01.19; 2 Gachet Xavier FRA 02.01.48; 3 Magnini Davide ITA 02.03.24; 4 Oberbacher Alex ITA 2.04.21; 5 Bon Mardion William FRA 02.08.16; 6 Facchini Patrick ITA 02:13:58; 7 Kurz Max AUT 02:14:22; 8 Ganahl Daniel AUT 02:15:27; 9 Götsch Phillip ITA 02:15:56; 10 Beccari Filippo ITA 02:17:01

Femminile

1 Gachet-Mollaret Axelle FRA 02.27.25; 2 De Silvestro Alba ITA 02.30.22; 3 Kreuzer Victoria SUI 02.33.25; 4 Ghirardi Corinna ITA 02.37.01; 5 Balzarini Bianca ITA 02.43.31; 6 Kober Theresa AUT 02:49:07; 7 Schmid Alessandra SUI 02:50:23; 8 Angerer Kathrin AUT 02:50:41; 9 Steger Elisabeth ITA 02:55:21; 10 Ploner Nadia 03:18:07

Classifica 2.a tappa Bellamonte:

Maschile

1 Gachet Xavier FRA 01.19.43; 2 Boscacci Michele ITA 01.20.56; 3 Oberbacher Alex ITA 01.21.49; 4 Magnini Davide ITA 01.22.18; 5 Bon Mardion William FRA 01.25.10; 6 Beccari Filippo ITA 01:28:23; 7 Kurz Max AUT 01:28:35; 8 Ganahl Daniel AUT 01:29:37; 9 Facchini Patrick ITA 01:30:32; 10 Feuchter Harald 01:32:41

Femminile

1 Gachet-Mollaret Axelle FRA 01.38.10; 2 De Silvestro Alba ITA 01.38.58; 3 Kreuzer Victoria SUI 01.42.19; 4 Ghirardi Corinna ITA 01.44.37; 5 Balzarini Bianca ITA 01.47.52; 6 Kober Theresa AUT 01:52:44; 7 Angerer Kathrin AUT 01:52:57; 8 Schmid Alessandra SUI 01:55:39; 9 Steger Elisabeth ITA 01:59:05; 10 Ploner Nadia 02:11:57

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“La Sportiva Epic Ski Tour” in Val di Fiemme

Due giornate da non perdere fra gare di scialpinismo scoppiettanti e intrattenimento dentro e fuori i tracciati innevati, è “La Sportiva Epic Ski Tour”, giunto a festeggiare la terza edizione venerdì 22 e sabato 23 febbraio nella trentina Val di Fiemme. La prima sfida si terrà domani in serata, ma al Palafiemme di Cavalese i prodotti dell’Area Expo saranno a disposizione già dalle ore 10 alle ore 15, con anche la possibilità di testare i materiali degli espositori. Dalle ore 11 alle ore 14.30 si effettuerà l’escursione gratuita per principianti in compagnia di Omar Oprandi e il briefing della prima tappa dalle ore 14 alle ore 14.30. Dal Palafiemme all’Alpe Cermis per lo start della gara, tornando al Palafiemme per il gourmet pasta party dalle ore 19 alle ore 21.30, rigorosamente con prodotti trentini. L’Epic Talk completerà il programma del venerdì, festeggiando all’Epic Party in paese alle ore 22. Sabato invece il pasta party sarà dalle ore 13 alle ore 16, l’Expo nel medesimo orario ed Epic Talk conclusivo.

Allettante anche il programma gare, con ritiro pettorali all’Alpe Cermis nella giornata di domani dalle ore 16 alle ore 17, e start della prima tappa a partire dalle ore 17.30. In contemporanea, la partenza del Tour 4All “La Sportiva Epic Ski Tour” con una guida alpina qualificata ad accompagnare gli appassionati verso il traguardo. Sabato ci si sposterà poco distante, a Bellamonte nel Parco Naturale di Paneveggio, per un’altra giornata tutta da vivere tra le cime del Trentino. Il ritiro pettorali avverrà dalle ore 7 alle ore 8.30, mentre la partenza della seconda tappa sarà alle ore 9, così come per i concorrenti con guida alpina. Tantissimi i protagonisti al via, dai fuoriclasse che conquistarono la passata edizione come il campione del mondo Michele Boscacci e Victoria Kreuzer, al talento cristallino della veneta Alba De Silvestro, campionessa italiana, al trentino Davide Magnini re tra gli ‘espoir’, Matteo Eydallin, capace di battere anche Michele Boscacci in questa stagione, Axelle Gachet-Mollaret, campionessa europea in carica, l’altro francese Xavier Gachet, William Bon Mardion, ex campione del mondo, Patrick “The Hawk” Facchini, l’altoatesino Alex Oberbacher e Federico Nicolini, il trentino ‘enfant prodige’ dello scialpinismo mondiale e primattore tra gli under 23. Un parterre che promette spettacolo e che lotterà per aggiudicarsi il montepremi complessivo di 18.000 euro, e gli amatori a potersi divertire assieme ai migliori interpreti della disciplina, ricordando la possibilità di iscriversi entro la giornata odierna, alla cifra di 79 euro comprensiva di un Base Layer UYN.

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Controlli della velocità in Fiemme

Dal 1° gennaio 2019 è attiva la gestione associata del Corpo di Polizia Locale dell’Alta Val di Fiemme, che unisce i Comuni di Predazzo, Ziano di Fiemme, Panchià e Tesero. La convenzione, approvata dai Consigli comunali, ha durata quinquennale. La Conferenza dei sindaci della gestione associata ha nominato quale presidente la sindaca di Predazzo, mentre l’incarico di comandante responsabile del servizio è stato affidato all’ispettore Moreno Colusso.

La gestione condivisa della polizia locale permette un migliore presidio e controllo del territorio. Sono stati così attivati nei giorni scorsi i già anticipati controlli della velocità nei Comuni di competenza. Una misura adottata per migliorare la sicurezza all’interno dei paesi, a tutela di automobilisti e pedoni.

Gli apparecchi utilizzati sono di ultima generazione e sono in grado di rilevare la velocità dei veicoli, filmando gli stessi con una definizione tale da poter individuare i conducenti al telefono o senza cintura di sicurezza.

I controlli sono effettuati a rotazione all’interno dei centri abitati e sulle strade di collegamento. Cartelli informativi fissi e mobili, ove necessari, avvisano gli automobilisti della presenza degli agenti di polizia locale. Luoghi e date dei controlli saranno pubblicizzati il più possibile e comunicati anche sulla pagina Facebook del Corpo di Polizia Locale Alta Val di Fiemme.

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